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Rivista Bambini | Dicembre 2025

Mi chiamo Crow.

Quando ero appena nata, qualcuno mi mise

su una vecchia barca e mi spinse in mare aperto.

La corrente mi depositò su un’isoletta,

come un seme portato dalla marea.

Fu Osh a trovarmi e a prendermi con sé. Fu lui a insegnarmi a mettere radici e a crescere vigorosa con la pioggia o con il sole;

a farmi capire cosa voglia dire sbocciare.

Lauren Wolk (2017), Al di là del mare, Salani, 2019

Abitiamo un mondo complesso, in tanti sensi e modi, così tanti che a volte la complessità finisce per farsi sentire soprattutto come una dif-ficoltà. E questa, certe volte, non è solo una percezione, ma una realtà. Lo sa bene ogni educatrice, educatore, insegnante, coordinatrice, coordinatore, perché i servizi educativi e le scuole dell’infanzia non sono altro da questo nostro mondo, contenendone dunque tutte le complessità e anche le difficoltà. Come quelle di essere tanti e diver-si, di avere abitudini che non si conoscono, di pensare in modi che non si comprendono, di parlare lingue che non si capiscono. Com-plessità e difficoltà che rischiano di crescere, e anche di inquinarsi, quando il mondo fuori si fa meno accogliente, quando sembra giu-stificare il dovere degli altri – quelli che hanno altre abitudini, pensie-ri, lingue – di adattarsi e uniformarsi, come se dall’altra parte ci fosse un merito nell’essere quelli che possono permettersi di accogliere, di conoscere già come muoversi, pensare e parlare.

Ma i servizi educativi e le scuole dell’infanzia, lungi dall’essere luoghi esenti dall’errore, diversi o perfetti, sono anche una parte specia-le, promettente, potenziale di quel mondo esterno, una parte a cui poter guardare con fiducia quando fuori c’è confusione. Perché lì, dentro quei luoghi, era e resta chiaro che ogni bambina e bambi-no, insieme a ogni adulto che li accompagna, hanno diritti identici, a cominciare dal diritto di essere riconosciuti, rispettati, valorizzati nella loro unicità e specificità. Luoghi che non possono permettersi di dimenticare cosa può costare, a chi lo fa, mettere un figlio o una figlia in una barca e lasciarlo andare nel mare verso la speranza di una vita, la migliore possibile.

I servizi educativi e le scuole dell’infanzia sono posti capaci di vedere il resto, prezioso, che la complessità, sempre e comunque, contiene, a cominciare dalla bellezza di condividere storie con suoni differenti e colori pieni di sfumature. Posti in cui mettere radici e crescere vi-gorosi con la pioggia o con il sole. Posti in cui ciascuna e ciascuno, piccolo o grande, possa capire cosa voglia dire sbocciare. Posti che possono insegnare al resto del mondo fuori che un altro mondo, ancora, è possibile.

Che sia un buon inizio, qualunque sia la barca che per prima ci ha raccolto.

In questo numero

L’EDITORIALE
di Monica Guerra

Fondata da Loris Malaguzzi Direttore responsabile Andrea Pagano Direttrice scientifica Monica Guerra Comitato scientifico Monica Amadini (Milano), Francesca Anto-nacci (Milano), Maja Antonietti (Parma), Fabrizio Bertolino (Aosta), Andrea Bobbio (Aosta) …

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