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Disegnare per crescere

Dai primi segni ai tentativi rappresentativi

Enrica Barani, Marianna Cornini, Michela Lazzarelli e Carolina Magnani Educatrici nido d’infanzia Bollicine, Monticelli Terme (Pr)

Abstract

L’articolo racconta l’esperienza di ricerca del nido che, nello scorso anno educativo, ha aderito al progetto “Archivio Digitale del Disegno Infantile”, condotto dai ricercatorə del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane di Unimore. La ricerca ha lo scopo di restituire valore al gesto grafico dei bambinə1 . L’attività grafica viene intesa come occasione comunicativa-relazionale, cognitiva, e come opportunità per costruire conoscenze e teorie sul mondo, oltre che per allenare il pensiero creativo e controfattuale.

 

Parole chiave

Grafica, scarabocchio, traccia, gesto, evoluzione

Contatti

comastri.sara@coopaccento.it

Le immagini che accompagnano l’articolo sono dei nidi e delle scuole dell’infanzia del Comune di Correggio (RE)

"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”

Gilles Clément, 1991
INTRODUZIONE

Nel corso dell’anno educativo 2024-2025, il nido d’infanzia Bollicine di Monticelli Terme ha preso parte al progetto “Archivio Digitale del Disegno Infantile”, promosso dai ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia2 . Alla base di questa ricerca c’è la volontà di restituire valore al gesto grafico, poiché fin dai primi anni di vita, l’attività grafica riveste un ruolo centrale nei processi di apprendimento dei bambinə e del loro sviluppo globale. Non si tratta solo di “scarabocchiare” o “riempire il tempo”, ma di esplorare il mondo, conoscere se stessi, comunicare emozioni e costruire significati. Questo progetto propone uno sguardo analitico attraverso il quale osservare e interpretare i tanti processi e le intelligenti strategie che i bambinə mettono in atto per realizzare le loro grafiche. Disegnare, infatti, è un gesto semplice solo in apparenza; in realtà coinvolge simultaneamente abilità motorie, cognitive, simboliche e relazionali (Calabrese e Broglia, 2022). Questo percorso esplorativo haposto in evidenza come il disegno evolva nei bambinə da 0 a 3 anni e quale valore educativo racchiuda per chi cresce – e per chi li accompagna nella crescita.

 
L’ATTIVITÀ GRAFICA: UNO SPAZIO DI PENSIERO, RELAZIONE E COSTRUZIONE DEL SÉ

L’attività grafica rappresenta per il bambinə una molteplicità di opportunità: è un allenamento al pensiero creativo e controfattuale, una possibilità per costruire teorie sul mondo, un mezzo per comunicare vissuti interiori e un’occasione per entrare in relazione con l’Altro. Il disegno è un gesto che connette mente e corpo, pensiero ed emozione (Ghiaroni, 2012). In questa prospettiva, la traccia grafica assume un significato profondo: diventa espressione del sé, strumento per organizzare le esperienze e mezzo per esplorare la realtà. È proprio in questi primi anni che l’adulto – genitore, educatore, insegnante – può sostenere il bambinə nel suo processo di crescita attraverso ambienti ricchi di stimoli e uno sguardo attento al valore del processo, più che al risultato. Quella del gesto grafico è un’evoluzione che, come accade per tutti i processi di apprendimento, ha andate, ritorni, avanzamenti, soste, che si alimentano reciprocamente nell’incontro e nello scambio con gli altri e con ciò che ci circonda. L’apprendimento non è un processo lineare ma un percorso che, se consapevolmente sostenuto, è ricco di sperimentazioni, scoperte cognitive e immaginative (Giani Gallino, 2008).

 

PROGETTARE LO SPAZIO EDUCATIVO IN UN REPARTO DI PEDIATRIA

Perché lo spazio sia uno strumento educativo è necessario che venga progettato (Bondioli e Savio, 2018), che sia riconoscibile come luogo dell’intenzionalità educativa, non lasciando nulla al caso o all’improvvisazione. Come accade nei servizi per l’infanzia, l’organizzazione e la cura degli spazi di un reparto di pediatria riflette l’idea di bambino di coloro che vi lavorano in qualità di sanitari o di professionisti dell’educazione. Spazi angusti, bui, anonimi accompagnati da materiali poveri richiamano un’idea di bambino passivo, cui la malattia impedisce di essere curioso, di muoversi e sperimentare. Al contrario, la progettazione di spazi luminosi, dipinti con colori caldi, con arredi funzionali e materiali vari (compatibili chiaramente con il regolamento che vige nei reparti) esprimono l’idea di un bambino non solo malato, ma anche in grado di esplorare l’ambiente circostante, conoscere e intrattenere relazioni significative. “La qualità educativa richiede ambienti definiti e attrezzati con cura, accessibili a tutti, belli e sicuri, arredi e materiali scelti con attenzione, condizioni organizzative, spazi, tempi, progettazioni contestualizzati e condivisi” (MI, 2022, p. 38), perché solo in questo modo è possibile rendere lo spazio in ospedale “a misura di bambino”, pur con tutte difficoltà insite in un contesto sanitario. Gli ambienti ben progettati e accoglienti stimolano la curiosità dei bambini, incoraggiano la mente a spostare l’attenzione dal loro stato di malattia all’osservazione di ciò che li circonda, alla sperimentazione di materiali di diverso genere e all’utilizzo di oggetti e giochi proposti dall’adulto. Anche in ospedale, dunque, risulta fondamentale predisporre ambienti generosi, in cui i piccoli pazienti possano giocare con materiali diversi, ambienti attivi, che li invitino a esplorare gli oggetti e a conoscerli, ambienti conviviali e sociali che favoriscano gli scambi tra pari (Bondioli e Savio, 2018). Vi sono alcuni aspetti che caratterizzano la progettazione degli spazi di un reparto di pediatria. Innanzitutto, è necessario che essi siano frutto della collaborazione tra tutti i professionisti coinvolti nel percorso di cura (medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi, educatori, insegnanti, volontari) e, se possibile, del contributo di architetti e designer. In secondo luogo, la progettazione implica un’approfondita conoscenza dei bisogni reali dei bambini che richiedono cure ospedaliere, dei loro interessi, delle competenze che caratterizzano ciascuna fase evolutiva. La progettazione di un ambiente che favorisca un’esperienza positiva di ospedalizzazione predilige, inoltre, l’utilizzo di colori tenui, di luce naturale, di oggetti che richiamano ambienti domestici (una poltrona, dei cuscini) o naturali (piante di cui prendersi cura), di zone dipinte “a tema” che consentano ai piccoli pazienti e ai loro genitori di orientarsi nei diversi spazi di cui si compone il reparto (le sale d’attesa, i diversi ambulatori, la zona dei prelievi, la sala giochi e la scuola, i corridoi che collegano le varie camere di degenza e così via). Nel rispetto di questi criteri, anche lo spazio di un reparto pediatrico, oltre che rassicurante e familiare, da un punto di vista psicologico diviene un ambiente in cui i bambini possono mettersi alla prova, acquisire conoscenze e competenze, arricchire il loro bagaglio esperienziale, non lasciando che la malattia interrompa il loro percorso di crescita.

 
DALLO SCARABOCCHIO AL PENSIERO GRAFICO: LA FASE 0–3 ANNI

Nei primissimi mesi, i segni grafici emergono come espressione spontanea del movimento: lo scribble è un gesto carico di piacere motorio e percettivo, un’esperienza cinestetica che nasce dal desiderio di lasciare una traccia. Questa prima forma di disegno, apparentemente casuale, è in realtà ricca di significati. Essa testimonia la volontà del bambinə di agire sul mondo e di lasciare una presenza (Monti et al., 2005). Secondo una prospettiva evolutiva, lo scribble inizia come semplice esplorazione motoria, ma si trasforma progressivamente in strumento cognitivo, capace di sostenere la costruzione di rappresentazioni mentali. La traccia grafica, inizialmente guidata dal corpo, diventa sempre più organizzata dal pensiero (Longobardi et al., 2012). Il disegno evolve quindi dal piacere motorio e cinestetico al piacere figurativo e simbolico: si passa dal riconoscimento del proprio corpo in azione alla capacità di rappresentare oggetti, persone e relazioni. In questa trasformazione, il segno grafico diventa una forma di linguaggio non verbale, che accompagna e arricchisce lo sviluppo del linguaggio verbale.

DAL GESTO ALLA FORMA: COORDINAZIONE, INTENZIONALITÀ E SIGNIFICATO

Le prime tracce sono grossolane, esplorative, frammentarie, ma nel tempo diventano sempre più intenzionali e controllate. Il bambinə scopre che può tracciare segni di andata e ritorno, linee semplici e ripetute, punti isolati. In parallelo si sviluppa la coordinazione oculo-manuale che permette di realizzare segni controllati e auto-conclusi, espressione di una crescente padronanza del gesto (Giani Gallino, 2008). Un punto di svolta nello sviluppo grafico è rappresentato dalla comparsa della linea chiusa: una forma contenitiva che non solo organizza lo spazio, ma consente al bambinə di rappresentare un’unità, un “qualcosa” che esiste. Questo segno grafico non è solo una conquista tecnica, ma anche una tappa fondamentale nello sviluppo del pensiero figurativo e dell’organizzazione simbolica della realtà. All’inizio, le forme sono collocate sul foglio senza un criterio preciso, spesso sovrapposte o stratificate. Ma col tempo, il bambinə inizia a disporre intenzionalmente i segni nello spazio, avvicinando elementi per creare figure dotate di significato. Questo passaggio riflette una crescente capacità di orientamento spaziale, di pensare per immagini, di rappresentare storie, relazioni, emozioni (Cappelletti, 2018). A volte è l’idea a dare forma al segno, a volte sono le linee tracciate a suggerire un pensiero nuovo. Con il disegno i bambinə costruiscono anche “teorie” su ciò che li circonda: spesso gli schizzi e i disegni anticipano le loro argomentazioni e ipotesi e sostengono il processo di comprensione della realtà. Pensiero e segno si alimentano l’un l’altro senza posa, in un rapporto intercambiabile e unico nel suo genere.

CONSIDERAZIONI DIDATTICHE: IL PERCORSO GRAFICO AL NIDO

Nel corso dell’anno educativo, il nido Bollicine ha portato avanti un’articolata indagine sull’evoluzione della traccia grafica, declinata in modo differente da ciascuna sezione, in base agli interessi emersi nei gruppi di bambinə. In tutte le progettualità, il linguaggio grafico è stato integrato con quello scientifico, favorendo nei bambinə lo sviluppo di conoscenze trasversali e interconnesse (Reggio Children, s.d.).

Sezione Gialla 12-36 mesi:

osservare gli alberi con occhi e mani La sezione Gialla ha scelto di indagare il mondo degli alberi del parco del nido attraverso un percorso che ha unito osservazione scientifica e sperimentazione grafica. L’esplorazione ha preso avvio da un’osservazione ravvicinata degli alberi, realizzata con strumenti come lenti d’ingrandimento e microscopio ottico. Successivamente i bambinə hanno potuto restituire graficamente quanto osservato, utilizzando diversi strumenti di cancelleria: tempere solide e liquide, pennarelli, matite e tratto pen. Il progetto ha seguito l’evoluzione della traccia grafica osservando come i tratti, inizialmente più grossolani e indefiniti, diventassero via via più precisi e intenzionali. In conclusione, è stata proposta un’attività sul tavolo luminoso, sul quale erano disposte foglie di tiglio, fogli trasparenti e tratto pen: la luce ha messo in risalto dettagli come venature e bordi zigrinati, sollecitando nei bambinə una restituzione grafica più dettagliata e consapevole.

Sezione Azzurra 12-36 mesi:

natura, forme e punti di vista Nella sezione Azzurra il progetto è nato da una domanda generativa: l’osservazione degli elementi naturali può influenzare le rappresentazioni grafiche dei bambinə? Inizialmente è stato proposto l’uso esclusivo del bianco e nero, per focalizzare l’attenzione sulla forma, sul tratto e sull’essenzialità del segno grafico. L’introduzione del colore è avvenuta successivamente, permettendo ai bambinə di esplorare sfumature, contrasti e dettagli, affinando la sensibilità nel tracciare. Nella seconda parte dell’anno sono stati introdotti materiali trasparenti, che hanno favorito un’esplorazione stratificata, in cui il gesto grafico si è legato a scelte spaziali, profondità e punti di vista. Proprio il punto di vista si è rivelato un nodo centrale del percorso: da un lato, lo sguardo diretto del bambinə sul soggetto, dall’altro la sua interpretazione attraverso il disegno. L’osservazione, in ogni sua forma, si è confermata il fondamento della pratica grafica, facendo emergere la soggettività di ciascun bambinə, attraverso un personale modo di vedere, interpretare e rappresentare la realtà.

 
Sezione Lilla 12-36 mesi:

tracce, elementi e trasformazioni Le sperimentazioni naturali hanno accompagnato la quotidianità della sezione Lilla fin dall’ambientamento, contribuendo alla costruzione dell’identità del gruppo sezione. Il progetto grafico è stato affiancato da esperienze di ricerca e osservazione dei materiali in un contesto outdoor, utilizzando strumenti sia analogici sia digitali. I bambinə hanno raccolto, identificato e catalogato elementi naturali, unendo così sperimentazioni grafiche e sensoriali. Le tracce lasciate – contorni, forme, impronte e scie – sono diventate oggetto di indagine. L’approccio scientifico è stato supportato dall’uso di reagenti naturali quali: la tintura di cavolo viola, il succo di limone, il bicarbonato, il sale grosso e l’alcool per le mani, osservandone le reazioni chimiche e le trasformazioni cromatiche. Attraverso questi esperimenti i bambinə hanno scoperto nuovi colori e modalità espressive, arricchendo il linguaggio grafico con una dimensione esperienziale e multisensoriale. Le osservazioni sono state riproposte nel tempo per sollecitare nuovi scambi, ipotesi e conoscenze. La varietà di tecniche, approcci, strumenti e contesti complessi, messi a disposizione durante l’anno, ha permesso il manifestarsi di sensibilità e personalità di ognunə nel gruppo, osservabili attraverso le tracce grafiche raccolte: dalle più tenui e impercettibili, alle più granulose; dai gesti più lievi a quelli più tenaci, anche in virtù di una variazione di supporti sempre diversi, determinanti nella ricerca. L’intero percorso ha incluso anche esplorazioni con la creta, unendo corpo e materia in un dialogo continuo tra grafica e fisicità.

Sezione Verde 4-12 mesi:

esplorazioni grafiche e sensoriali La sezione dei più piccoli ha sviluppato un percorso grafico-sensoriale, partendo dalla manipolazione di un grande blocco di creta, proseguendo poi con altri solidi di forme diverse e infine con la creta liquida. Queste esperienze hanno introdotto i bambinə alla conoscenza delle caratteristiche intrinseche dei materiali, trasformando l’azione del corpo nello spazio in segno grafico. Il tema dell’identità, del riconoscere se stessi attraverso le tracce lasciate, ha guidato l’ultima fase del progetto della sezione Verde: ambienti immersivi con proiezioni tra creta e luce hanno stimolato ulteriori esplorazioni. Le numerose sperimentazioni proposte hanno ricevuto una risposta entusiasta e partecipe da parte di tutti i bambinə, che, con tempi e modalità differenti, si sono scoperti autori di segni, gesti e significati.

CONCLUSIONE: UN GESTO CARICO DI SENSO

Nel disegno del bambinə c’è molto più di quanto si possa vedere a prima vista. Ogni tratto, ogni linea, ogni figura è il risultato di un complesso processo di sviluppo che coinvolge corpo, mente e affettività. Per questo, l’attività grafica va accolta, osservata e valorizzata non come prodotto estetico, ma come processo espressivo e conoscitivo, ricco di significato (Longobardi et al., 2012). Per educatori e genitori, accompagnare i bambinə nel loro percorso grafico significa offrire tempo, spazio e libertà di esplorazione, ma anche riconoscere il valore profondo di quei segni che, giorno dopo giorno, raccontano la crescita del pensiero, dell’identità e della relazione con il mondo (Compagnoni, 2010). Alla luce delle valutazioni relative a questo percorso, l’attività grafica nei primi anni di vita si conferma come un dispositivo educativo centrale: non è un “pre-esercizio” della scrittura, ma un’esperienza completa che coinvolge corpo, mente e affettività. Riconoscere il valore formativo del disegno significa offrire al bambinə spazi e tempi per esprimersi, strumenti adeguati, e adulti capaci di leggere in quei tratti non solo il gesto, ma anche il pensiero in formazione, un pensiero visivo del bambino che attraverso il gesto grafico si manifesta.

1 Per rendere il testo più scorrevole, nella definizione del personale e dell’utenza non si differenzia la doppia declinazione di genere maschile e femminile, nonostante vi sia la consapevolezza della maggioranza al femminile che caratterizza il personale coinvolto e il rispetto delle pari opportunità di bambine e bambini. A tal proposito la cooperativa Accento ha ottenuto la certificazione UNI/PdR 125:2022 relativa alla Parità di genere.

2 Il personale educativo ha sostenuto questa progettualità raccogliendo le grafiche realizzate con tecniche e strumenti differenti da tutte le sezioni (4-36 mesi). Gli elaborati sono condivisi nell’Archivio Digitale dell’Unimore, accessibile a tutti coloro che sono interessati al tema. n.

BIBLIOGRAFIA

Calabrese S., Broglia L., Il linguaggio adamitico delle immagini. Riflessioni narratologiche sul disegno sequenziale dei bambini, in “Comparatismi”, n. 7, 2022, pp. 477-495.

Cappelletti A.R., Disegno e narrazione al nido, Trento, Erickson 2018.

Compagnoni E., Scarabocchi e non solo. Per una pedagogia del disegno nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, Bari, La Meridiana, 2010.

Giani Gallino T., Il mondo disegnato dai bambini. L’evoluzione grafica e la costruzione dell’identità, Firenze, Giunti, 2008. Ghiaroni S., Il disegno selvaggio.

Un’antropologia del grafismo infantile, Milano, Meltemi, 2012. Longobardi C., Pasta T., Quaglia R., Manuale del disegno infantile. Vecchie e nuove prospettive in ambito educativo e psicologico, Torino, Utet, 2012.

Monti F., Fava R., Luppi B., Lo scarabocchio al nido. Emozioni e tracce grafiche, Azzano S. Paolo (Bg), Edizioni Junior, 2005. Reggio Children, Il piacere di disegnare, www.reggiochildren.it/rc/mostre/ il-piacere-di-disegnare.

Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano.

DOMANDE GENERATIVE

Francesca Ciabotti Un contesto pensato e organizzato è fondamentale per favorire l’attività grafica. Nella vostra sezione c’è uno spazio dedicato al disegno e all’arte? Quali tecniche, approcci e strumenti è utile mettete a disposizione del disegno dei bambini e delle bambine durante l’anno educativo? Per sostenete il disegno spontaneo ci vogliono umiltà, esperienza e competenza relazionale da parte degli educatori. Come supportate, tra sguardo e parole, la liberà di espressione e l’unicità di ogni risultato grafico nei primi anni di vita?

Francesca Ciabotti

 

 

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