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TRA CIELO E RAMI

Giorgia Lo Giudice e Marina Nova

Dimmi che becco hai e ti dirò che cosa mangi

 

 

Le immagini che accompagnano l’articolo sono dei nidi e delle scuole dell’infanzia del Comune di Correggio (RE)

[…] e si tesse si tesse la luce con l’ombra. Il secco con l’umido del sotto terra. Nei fiori.

Mariangela Gualtieri, 20151

I bambini e le bambine quando disegnano la figura di un uccello, spesso identificano il becco come il naso; e non è del tutto errato perché nella parte superiore del becco si trovano due forellini che corrispondono alle narici. Il becco però è anche la bocca: al suo interno infatti troviamo la lingua che cambia di forme e dimensioni a seconda della specie. Ha una punta appiccicosa e sulle estremità ha dei piccoli seghetti chiamate “barbe”, perfette per appiccicarsi e catturare piccoli insetti. Il becco è formato da una parte superiore detta “mascella” o rinoteca, e una parte inferiore, la “mandibola” o gnatoteca. Le mascelle sono fatte di osso spesso e poroso per garantire la leggerezza necessaria al volo. Gli uccelli non hanno denti perché non masticano ma vi sono alcune specie come gli smerghi che hanno i margini del becco seghettato, utili per afferrare i pesci scivolosi. Il becco degli uccelli è uno strumento multifunzionale, potremmo definirlo il “coltellino svizzero” del mondo alato: serve alla cura del piumaggio, a catturare prede, rompere semi, costruire il nido, difendersi, pescare, filtrare, scavare, strappare o semplicemente raccogliere. In ogni specie la sua forma rivela il tipo di alimentazione e il modo in cui il cibo viene ottenuto. Il fringuello usa il suo piccolo becco a cono come uno schiaccianoci per aprire i semi. Il crociere ha mandibole incrociate perfette per estrarre i semi dalle pigne. Il fagiano, onnivoro, usa un becco robusto e leggermente uncinato per tutto: dai frutti ai piccoli insetti, così come il merlo, che cerca vermi e bacche, mentre la cinciallegra, con il suo becco sottile, afferra solo minuscoli insetti. Ci sono poi i picchi, come il picchio rosso maggiore e il picchio verde che, con il loro becco, scavano il legno come abili carpentieri alla ricerca di larve di insetti. I rapaci, come ad esempio il gheppio, hanno un becco ricurvo e affilato, ideale per lacerare la carne delle prede. Il martin pescatore brandisce una sorta di arpione, perfetto per afferrare i pesci, mentre il beccaccino esplora il fango con un lungo sondino vivente. Le anatre filtrano l’acqua grazie al loro becco piatto e lamellare, e la spatola usa il suo becco per setacciare molluschi e crostacei. Ogni forma racconta un modo di vivere, un adattamento evolutivo, che rivela il ruolo che l’animale svolge nell’ambiente in cui vive: frugivoro, granivoro, carnivoro, insettivoro, erbivoro.

“Il fiore ha 5 petali… sono fatti bianchi con una riga in mezzo” “Dentro mi sembra una corona, perché è tutta intorno” “Ci sono dei piccoli pelini…” “Forse i pelini servono per tenere caldo il fiore quando c’è l’inverno” “Il giallo serve per le api per fare il miele e succhiano il nettare”

Giorgia Lo Giudice, educatrice di scuola dell’infanzia, Comune di Milano.

Marina Nova, docente di Scienze Naturali, Liceo Artistico di Brera, presidentessa dell’Associazione GuardaMI, Milano

PER APPROFONDIRE

Raiteri F., Valli L., “Provocazioni. Materiali inusuali e pensiero divergente”, in Guerra M. (a cura di), Materie intelligenti: il ruolo dei materiali non strutturati naturali e artificiali negli apprendimenti di bambine e bambini, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2017, pp. 147-153

 

 

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