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Educare all’affettività tra opposizioni e provocazioni
Il viaggio educativo-affettivo dei bambini e delle bambine
Federica Gazzoli
Coordinatrice pedagogica, Cadiai cooperativa sociale, Bologna
Sofia Cappellari e Ilenia Orlando Educatrici, Progetto 1-6, Bologna
Abstract
L’articolo presenta un progetto educativo rivolto ai bambini e alle bambine di una scuola dell’infanzia. Il progetto si è posto l’obiettivo di educare all’affettività, all’espressione libera e regolata del sé, al riconoscimento della propria identità a partire dalla valorizzazione delle risorse di ogni bambino e bambina e tenendo in considerazione limiti e fragilità, oltre la visione rivolta alla sola diagnosi di un eventuale disturbo.
Parole chiave
Comunicazione empatica, uso delle parole, philosophy for children, curiosità, UDL
Contatti
f.gazzoli@cadiai.it
Le immagini che accompagnano l’articolo sono dei nidi e delle scuole dell’infanzia del Comune di Correggio (RE)
"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”
Gilles Clément, 1991
ALLENARE L’EMPATIA: DALLA CURA DEGLI OGGETTI E DELL’AMBIENTE ALLA CURA DEGLI AFFETTI
Questa narrazione ha origine dalle riflessioni di un team educativo che si è interrogato su come offrire a tutti i bambini e le bambine di una classe di scuola dell’infanzia delle occasioni per nuove esplorazioni, conoscenza più approfondita di sé e soprattutto benessere, all’interno della comunità educante. Due educatrici, due insegnanti di sezione, una pedagogista e le colleghe di altre due sezioni, partendo dalle fatiche dei bambini e delle bambine a trovare un buon equilibrio tra sé e gli altri, hanno riflettuto su sguardi, stimoli, parole e strumenti che potessero facilitare una buona regolazione emotiva a scuola. Una storia, in particolare, ci ha consentito di avviare un percorso critico di riflessività rispetto alle pratiche educative messe in atto e alle teorie che le intenzionano. Il progetto educativo all’affettività qui raccontato segue la proposta della Philosophy for Children, delineata da Silvia Demozzi (2022). Tale spazio di pensiero, che la scuola sta iniziando a esercitare grazie alla formazione sul pensiero complesso, realizzata dalla cooperativa Cadiai, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze dell’Educazione G.M. Bertin di Bologna, vuole accogliere la natura interrogante dell’infanzia, nonché restituirle pieno diritto di cittadinanza e, non ultimo, di partecipazione.
A PARTIRE DALLO SGUARDO DI G.
È principalmente con l’educatrice Ilenia che G., 4 anni, inizia a conoscere la scuola; per lui qui tutto è nuovo: le maestre, i compagni e le compagne, gli spazi, i giochi, i libri. G. è un bambino molto curioso e fin da subito esplora ogni piccolo particolare della sezione, pone tantissime domande, riflette sui perché delle cose e delle situazioni che vede e incontra; spesso lo fa in modo scomposto e poco regolato, apparentemente poco coerente, prendendo oggetti e buttandoli in aria, come se i suoi gesti e i suoi comportamenti rispecchiassero e raccontassero il suo stato di agitazione, e forse di confusione, che è necessario accogliere, riconoscere e riempire di significato. Con Ilenia proviamo così a comprendere quali gesti e parole, fin dall’inizio della sua nuova avventura, possono essere stati per G. dei ponti di regolazione e ritorno a un equilibrio incerto. Quella che segue è un’intervista-riflessiva della pedagogista alle educatrici che più si sono relazionate con G. e si sono alternate nel suo percorso, consapevoli che le meta-riflessioni che riportiamo sono il frutto di pensieri a più voci. Federica, coordinatrice: “Ilenia, ricordo che ci siamo confrontate quasi subito per dirci che un solo, semplice, ‘no’ a G. serviva poco, vero? Come hai costruito con lui la scatola degli oggetti preziosi, in modo da prestare un’attenzione curiosa ai suoi perché, che si ponevano come elaborazione delle sue emozioni e del loro fluire che, da vorticoso, tornava a essere, come un’onda di mare, più calmo e posato?”. Ilenia, educatrice: “Per G. il ‘no’ è come varcare una porta, una soglia che conduce a una stanza in cui lui sarebbe Max, il protagonista dell’albo Il paese dei mostri selvaggi. Dire ‘no’ è come dare il via a una ridda selvaggia. Per me, adulta, è come cercare di camminare su un terreno sdrucciolevole. Alla base di queste considerazioni e dandoci il tempo di conoscere G., insieme a te, Federica, ho ritenuto utile e prezioso utilizzare delle strategie che fossero regolative per il bambino e anche per l’adulto che, in quel momento, aveva una funzione di contenimento. Tra queste strategie, per fare degli esempi, ho lavorato sul tono della voce adulta che può accogliere e attenuare i momenti in cui il bambino è in uno stato di frustrazione, di rabbia. Si intende validare e fare da specchio a ciò che G. sta provando, ma con un tono della voce più basso e calmo, che possa dimostrare al bambino la fermezza e la presenza dell’adulto pronto e disponibile ad accogliere e restituire il turbinio delle sue emozioni”. Mettersi in gioco come adulti di riferimento è spesso il primo passo di un vero cambiamento che fa percepire al bambino una vera e propria variazione rispetto al consueto, che crea dunque spiazzamento e quella pausa utile a spezzare il già noto che spesso crea l’automatismo: ecco quindi che il non urlare, abbassarsi alla sua altezza, toccarlo, portarlo in un luogo in cui ci fossero meno stimoli hanno rappresentato una variazione alla norma che ha permesso un nuovo spazio d’azione sia mentale che corporea. Inoltre, attraverso i gesti di una comunicazione meno verbale e più paraverbale e la trasformazione delle parole, abbiamo provato a creare alternative a una visione duale sì/no a favore di un e/e. Ilenia, educatrice: “Tra le attività che ci hanno viste coinvolte con G., rientra la ‘scatola delle parole’. Essa nasce dalle parole che incontriamo durante il giorno a scuola. La considero una cassetta degli attrezzi per la gestione del dialogo necessario per la costruzione di un’immagine di sé positiva. Per utilizzare una metafora, immagino le parole come dei varchi, delle porticine possibili. Nella scatola sono state inserite delle parole (tra cui: riparazione, trasformare – al posto di distruggere –, prezioso, per favore, patto…) che servivano per spiegare cosa sarebbe successo durante la giornata, per decidere insieme cosa ci sarebbe piaciuto fare, per stabilire delle regole condivise che aiutassero G. ad autoregolarsi. Altre parole erano: gentilezza, segreto, grazie, posso, mi aiuti… Al posto del ‘Non so fare niente’, ‘Non sono capace’, c’erano: ‘Desidero imparare’, e anche, ‘Che cosa dice il tuo cuore?’. La scatola è stata costruita e decorata da G. e su un foglio venivano trascritte le parole su cui il bambino aveva poi fatto dei disegni-segni. Queste parole costruivano parte di un dizionario che pian piano andava arricchendosi di senso e di esperienza perché G. imparava a utilizzarle, chiamando le azioni in modo funzionale”. Un’altra scatola utilizzata è stata “la scatola degli oggetti preziosi”, nata dall’osservazione dei bambini e delle bambine durante il gioco in giardino. Il giardino è stato per tutto il percorso un luogo di esplorazione, come direbbe Monica Guerra: “un modo possibile tra i tanti per esercitare un’educazione che intende rinnovarsi, impegnandosi a tenere in dialogo individui, oggetti e contesti, mettendo al centro le domande anziché le risposte” (Guerra, 2022, p. 18)
Ogni bambino portava con sé nel ritorno in classe dei “tesori” come sassolini, pigne, rametti, gusci di ghiande. Dare una collocazione a questi oggetti preziosi permette di conoscere il mondo del bambino, di guardare il reale dal suo punto di vista, attraverso il suo sguardo, di valorizzare ciò che per lui è importante e stabilire una relazione di fiducia e un patto con G. rispetto alle regole condivise, necessarie per regolare il suo comportamento. Il bambino ha mostrato, in alcune situazioni, consapevolezza dei suoi comportamenti e lo ha verbalizzato: “Prendimi le cose preziose, sto per fare una birbata”. È proprio dal gioco delle parole risignificate che nascono nuove consapevolezze e, dunque, nuove posture sull’agire, come G. ci ha dimostrato. Ilenia, educatrice: “Ho pensato che le parole di G. potessero essere una sorta di richiesta di contenimento, come a dire: «Per favore so che non riuscirò a fermarmi, devo proprio farlo anche se so che è sbagliato». Questa metodologia è stata utilizzata nei primi mesi di conoscenza del bambino, in cui la cassetta degli attrezzi si andava creando. Ho raggruppato i bambini e le bambine di 4 e 5 anni nella raccolta delle proprie cose preziose. È stata creata una mostra delle cose preziose, in cui ognuno aveva attaccato la propria su un cartellone, raccontando cosa rappresentasse per lui o per lei, ad esempio: «Questo legnetto mi ricorda il profumo del caffè che beve mio papà»”. Educare all’unicità è un passaggio importante per promuovere relazioni armoniose. Quello che è prezioso per me può non esserlo per te. Questo dà la possibilità di imparare a chiedere ai compagni se i loro oggetti possono essere toccati, condivisi, o come vorrebbero che fossero toccati/usati. Ilenia, educatrice, ricorda: “Il mio lavoro con G. mi rimanda al pensiero di Beatrice Alemagna1 che invita a considerare meno importanti i drammi più pesanti e a considerare di grande importanza quello che è piccolo, che è leggero, che è un dettaglio, ciò che può apparire di contorno: come quando in una storia c’è la morte di un personaggio e sullo sfondo c’è un personaggio che mangia il gelato. Il bambino sarà attirato dal chiedersi perché quella persona sta mangiando il gelato. Questa è l’idea del dettaglio, del minuscolo e dell’infondamentale”. A un certo punto dell’anno scolastico, G. deve fare i conti con un nuovo cambiamento: Ilenia lascia la scuola e viene sostituita da Sofia che, sapientemente, dà continuità al percorso di individuazione del bambino.
Come ci ricorda Scarpini (2023), la costruzione di relazioni significative che comprendono l’altro non in senso generalizzato, ma come il compagno o l’amico con cui concretamente mi relaziono e costruisco orizzonti di senso, può realizzarsi se parte da una propria individualizzazione, prima di passare alla socializzazione. E così è stato il percorso di G. che, dal fare e dall’agire impulsivo, si è trasformato in “aiutami a pensare da me”. Perché un bambino che agisce le sue emozioni in modo precipitoso e irriflessivo ha bisogno di essere accompagnato a rallentare e rielaborare ciò che accade dentro e fuori di sé, a riflettere e progettare la sua azione prima che affiori in modo disorganizzato. Per salutare G., l’educatrice Ilenia ha colto l’opportunità e l’occasione di portare nella relazione educativa la sua competenza e passione di illustratrice: le sue immagini e i suoi disegni, tanto amati dal bambino, hanno accompagnato la conclusione della relazione educativa e hanno costruito un ponte di continuità e affiancamento con Sofia, che, dopo essere stata accanto a Ilenia, per un tempo giusto e pensato, ha proseguito con G. l’avventura educativa e di scoperta di sé e degli altri.
UN PONTE PER LE AZIONI COSTRUTTIVE
Sofia ha accolto il vissuto dirompente e, alcune volte, distruttivo di G. (“Io non sono capace”, “Io rompo tutto”, “Io sono solo arrabbiato”) offrendogli uno spazio di parola, di cura di sé, di attenzione e dono verso gli altri. Federica, coordinatrice: “Quali attività hanno permesso questo ribaltamento di significato da negativo a positivo per G.?”. Sofia, educatrice: “Sono partita dalle parole chiave che per me hanno dato senso ad alcune attività proposte a G. e a tutti/e nella sezione: calore, connessione emotiva, sguardo empatico e incoraggiante; non solo parole, ma postura e linguaggio non verbale; parlo di un vero e proprio allenamento della pazienza, facendo leva sui punti di forza, proponendo un ventaglio di possibilità positive rispetto ai comportamenti disfunzionali e l’anticipazione per prevenire frustrazione. Riporto alcuni esempi di conversazioni svolte con G. e i compagni: «Che cosa è la gentilezza?». I bambini e le bambine rispondono con gesti gentili e propongo una sorta di allenamento alla gratitudine. «Qual è la parola gentile che esprimiamo quando qualcuno ci fa un favore o una gentilezza?». Così capita che G. chieda: «Sono stato gentile a fare questo?» e il compagno E. sottolinei: «È bello quando si fa qualcosa di bello per la sezione, per abbellirla! Tutti insieme!». Ed è così che tra le azioni che G. propone dopo il nostro allenamento vi sono, per esempio, quelle di costruire fiori con i materiali di riciclo, mostrare gli oggetti preziosi agli altri condividendoli, prendersi cura degli spazi scolastici riordinando gli armadi”. Il gioco “danzante” tra io e noi è sempre una forte leva di confronto che occorre vedere in modo bidirezionale ricordando che la relazione è parte fondante della nostra identità; pertanto, seppur giocata in rapporto duale tra educatore e bambino, è sempre importante riportarla alla dimensione tra pari. Federica, coordinatrice: “Come e con quali albi2 e attività si sono potute esplorare possibilità non univoche o non negative di vedere gli eventi e le emozioni?”. Sofia, educatrice: “Per esempio, lavorando quotidianamente sulla corporeità, sul rispetto per il corpo altrui. Ho proposto un libro intitolato Il tuo corpo è tuo (Serrano, 2023) a cui sono susseguite riflessioni del gruppo sull’essere diversi per esigenze e bisogni, ma allo stesso tempo uguali perché persone fatte di un corpo degno di rispetto e formato dalle stesse parti; oppure, sul saper prendere decisioni rispettando le proprie volontà, mettendo sani confini nei confronti degli altri (saper dire di no se non si vuole essere toccati, abbracciati o baciati, sia dai pari che dagli adulti). La cura dell’altro avviene anche attraverso la cura delle cose, degli animali e del mondo, in questo caso delle chiocciole che si trovano in giardino: G. ama prenderle in mano e accarezzarle. Un’altra attività divenuta routine è il prendersi cura delle piante, seguendo l’approccio Montessori. Si utilizzano una piccola scopa per togliere residui e polvere dalle foglie, uno spruzzino per dosare l’acqua e una piccola spugna da immergere nell’acqua. Dopo la presentazione del materiale, e dopo aver visto come svolgere l’attività, G. ripete i passaggi con dedizione e concentrazione, chiedendone conferma”. Il trattamento dedicato alle piantine della scuola è propedeutico alla cura delle relazioni, mette alla prova il bambino nel misurare la propria forza (il tocco) e nel maneggiare un essere vivente, la pianta, delicata e fragile. Nel progetto educativo della scuola la natura e la sua cura sono elementi fondanti dell’agire educativo – la scuola si rifà al metodo Montessori e ai principi cardine dell’educazione cosmica, finalizzati a promuovere l’amore e il rispetto per la natura e la consapevolezza dell’interdipendenza di tutti gli esseri viventi (AA.VV., 2016). Attraverso il gioco, la relazione con i pari e il rapporto con la natura si trovano spunti significativi di regolazione e scambio affettivo; si lavora costantemente sul cambiare la modalità di gioco, da distruttiva a costruttiva-edificante, con l’adulto che propone opzioni di gioco differenti, sollecitando il bambino attraverso domande come: “Che ne dici se anziché accatastare e tirare tutto a terra, non pensiamo a qualcosa per rendere la casa più bella?” o con l’inserimento di elementi “magici” (per esempio le conchiglie) che trasformano tutto ciò che toccano in oggetti e o pensieri buoni, utili, belli.
LA POSTURA DELL’INSEGNANTE PER FAVORIRE UN ASCOLTO EMPATICO
Tutte le insegnanti della sezione hanno assunto come modello di riferimento pedagogico quello della “comunicazione emotiva” (Contini, 1992), che prevede una sorta di training, in gruppo e singolarmente, per imparare a esprimere, con le parole più adatte, i propri vissuti emotivi nel modo più articolato e preciso possibile, verificando, con domande agli altri, il grado di comprensibilità della propria comunicazione e accettando di indagare ulteriormente il proprio sé, mettendolo in gioco, contro le paure, verso un rapporto più profondo con le proprie emozioni. Perché, come ci insegnano le neuroscienze, il mirroring per il/ la bambino/a è il primo codice di significato. È qui il passaggio, nel fare educazione, dall’essere custodi dell’infanzia al creare per essa spazi per liberare le proprie potenzialità, ed è proprio tra spazio e cura dell’ambiente che operano i nostri sguardi fino a qui descritti. G. è sempre stato pensato e visto come un bambino della sezione e per lui, come per tutti gli altri, il pensiero, le azioni, le attività e gli spazi sono stati progettati in una logica di UDL – Universal Design For Learning (Cast, 2011), che prospetta tre principi su cui, come gruppo di lavoro, ci interroghiamo quotidianamente:
• favorire molteplici forme di coinvolgimento; • favorire molteplici mezzi di rappresentazione;
• favorire molteplici mezzi di espressione La riflessione pedagogica, in tal senso, ha favorito un pensiero laterale che ha permesso l’espressività di tutti (per approfondire cfr. Malaguti et al., 2024). Ripensando alla nostra postura in questo percorso, ci sentiamo rispecchiate nelle parole di Silvia Vecchini: “I bambini sono come maestri che insegnano instancabilmente, in ogni istante. Io mi metto alla loro scuola e mi sembra sempre di imparare” (Vecchini, 2023, p. 10).
1 Intervista a Beatrice Alemagna di Alessandro Mele, Il mondo Invisibile, podcast del 14 aprile 2023.
2 Si segnala una lista di gli albi che si sono rivelati una preziosa risorsa in questo progetto.
ALBI ILLUSTRATI UTILIZZATI
Adbage E., La buca, Roma, Camelozampa, 2020.
Alemagna B., Il Meraviglioso Cicciapelliccia, Milano, Topipittori, 2015.
Alemagna B., I cinque Malfatti, Milano, Topipittori, 2016.
Alemagna B., Un gran giorno di niente, Milano, Topipittori, 2016. Ballesteros C. Naylor, Cosa c’è nella tua valigia, Milano, Terre di Mezzo, 2019.
Candace Fleming C., Du Bois G., La collezione di Joey, Roma, Orecchio Acerbo, 2019.
Carrier I., Il pentolino di Antonino, Padova, Kite, 2018.
Castagnoli A., Cneut C., La voliera d’oro dell’imperatore, Milano, Topipittori, 2015.
Concejo J., Il signor Nessuno, Milano, Topipittori. Doeerrfeld C., Ascolta, Milano, Il Castoro, 2020.
Donaldson J., Il gigante più elegante, Milano, Emme Edizioni, 2015.
Gliovi D., Ti voglio bene anche se, Milano, Mondadori, 2014. John J., Semino cattivo, Milano, HarperCollins Italia, 2021.
Le Huche M., Ettore, l’uomo straordinariamente forte, Cagli, Settenove Edizioni, 2014.
Munari B., Toc Toc chi è?, Mantova, Corraini, 2003.
Sendak M., Il paese dei mostri selvaggi, Milano, Adelphi, 2018.
Serrano L., Il tuo corpo è tuo, Madrid, Nube Ocho, 2023.
Teckentrup B., Il grande muro rosso, Roma, Gallucci Editore, 2021
BIBLIOGRAFIA
AA.VV., Maria Montessori: Educazione e Pace – Atti del Convegno internazionale del 3 ottobre 2015, Torino, Il Leone verde, 2016. CAST (2011), Universal Design for Learning (UDL).
Guidelines version 2.0., Wakefield, MA, (2011), trad. it, Savia G., Mulè P. (a cura di), 2015. Contini M.G., Per una pedagogia delle Emozioni, Firenze, La Nuova Italia, 1992.
Demozzi S., La grande domanda-Quando l’infanzia interroga l’esistenza, Brescia, Editrice Morcelliana – Scholè, 2022.
Guerra M., Le più piccole cose, Milano, Franco Angeli, 2022.
Malaguti E., Di Camillo T., Maffeo R., Gramantieri L., Bonati C., Quando l’educazione inclusiva diviene realtà? Index per l’inclusione 06 e contesti educativi per la primissima e prima infanzia. Ricerca formazione secondo un approccio ecologico e nell’Area Metropolitana del Comune di Bologna, in “Italian Journal Of Special Education For Inclusion”, 12(1), 2024, pp. 313-326.
Scarpini M., Per un’infanzia che fa filosofia. In dialogo con Maria Montessori e Matthew Lipman, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2023. Serrano L., Il tuo corpo è tuo, Madrid, Nube Ocho, 2023.
Vecchini S., I bambini si rompono facilmente, Milano, Giunti Editore-Bompiani, 2023.
Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano.
DOMANDE GENERATIVE
L’articolo invita a riflettere su strategie di mirroring consapevolmente agite dagli adulti. Prova ad analizzare le possibilità di applicazione nel tuo servizio: parole, azioni, proposte ai bambini e alle bambine. Quali contesti del tuo servizio potresti rivedere utilizzando gli spunti della scatola delle parole? Prova a elencare dieci parole del tuo vocabolario di relazione con le bambine e i bambini che ti piacerebbe rivedere, ampliare, modificare e parlane con i colleghi.
Cinzia D’Alessandro