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AVER CURA

La natura vista da noi

Sguardi ecologici ispiratori di progetti di cura

 

Nicoletta Notari

Insegnante, scuola comunale dell’infanzia Le Margherite, Correggio (RE)

Abstract

All’interno di questo percorso educativo emerge l’innata tendenza, propria dei bambini e delle bambine, di concentrare l’attenzione sulle diverse forme di vita che incontrano e di affiliarvisi emotivamente, percependone il fascino e sviluppando un’immediata empatia. Scegliere di coltivare queste caratteristiche significa potenziare la predisposizione a relazionarsi con il mondo naturale attraverso la parte più profonda di sé. Questa è la condizione per lo sviluppo di una sensibilità ecologica radicata e duratura nel tempo. I pensieri che nascono dagli incontri in natura portano il gruppo a riflettere, a porsi domande, a rilevare problemi, a proporre soluzioni, ricercando idee realizzabili e strategie adeguate. Il tema della cura emerge in modo spontaneo e necessario, divenendo parte integrante delle loro esperienze.

 

Parole chiave

Cura, natura, empatia, pensiero ecologico, cittadinanza attiva

Contatti

notarinicoletta@libero.it

Le immagini che accompagnano l’articolo sono dei nidi e delle scuole dell’infanzia del Comune di Correggio (RE)

"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”

Gilles Clément, 1991

Osservando le ricerche dei bambini e delle bambine abbiamo imparato che: “Solo raccontando come vedi il mondo troverai chi vuole cambiarlo insieme a te”. Una frase che racchiude il significato intrinseco a questo percorso di ricerca, nato all’interno di una sezione di bambini e bambine di 5 anni della scuola comunale dell’infanzia.

Le Margherite di Correggio (RE). Nei primi mesi di scuola vengono progettate uscite a piccolo gruppo, all’interno dei contesti naturali adiacenti, in cui l’adulto si pone come osservatore della direzione dei loro sguardi e dei loro interessi allo scopo di poterli conoscere, sostenere e alimentare, per poter attivare nuovi percorsi di ricerca inerenti e coerenti.

Già dalle prime passeggiate i bambini e le bambine si immergono in un ambiente naturale che li incanta con la bellezza, che li stupisce con l’inaspettato, che li turba con il degrado, sostenendo quell’aspetto visivo che li invita a tenere memoria degli elementi incontrati attraverso gli scatti fotografici. Le immagini, reali e digitali, generano, in tempi di osservazione diversi, riflessioni su temi importanti e urgenti, che li investono nella dimensione cognitiva, emotiva ed empatica. Già dalle prime esperienze esplorative i bambini e le bambine si pongono domande che li portano a meditare su questioni ambientali che interrogano la loro coscienza e che attivano un coinvolgimento spontaneo e appassionato di tutto il gruppo. L’osservazione di questi vissuti sostiene negli adulti alcune riflessioni: cosa colgono gli sguardi dei bambini e delle bambine? Come interpretano ciò che osservano? Quali pratiche di cura emergono dai loro pensieri? Come rendere visibile e leggibile il loro coinvolgimento emotivo? Attraverso quali interventi è possibile promuovere e sostenere il ruolo di cittadinanza attiva di cui si investe il gruppo?

COSA VEDO NELLA NATURA?

Nelle uscite nel territorio a piccolo gruppo i bambini e le bambine mostrano di avvicinarsi al mondo naturale non solo attraverso i sensi, ma di essere guidati da sentimenti ed emozioni a cui danno voce, manifestando quella sensibilità che li porta a considerarsi parte integrante della natura. Dalle loro parole emerge una dimensione empatica che consente loro di immedesimarsi in ciò che può provare un fiore, un insetto, un albero. La bellezza della natura si svela ai loro occhi attraverso diversi elementi: i fiori, le foglie autunnali, gli alberi, il cielo, gli animali… M.: “Che bella la natura! A me piace tanto il colore verde… mi fa sentire bene… Le foglie, l’erba… a volte mi sdraio sopra all’erba e mi sento felice! E dopo chiudo gli occhi e penso alle cose belle…”. I piccoli esploratori però non si soffermano al solo aspetto esteriore, interpretano la bellezza come un dono, come una risorsa preziosa da tutelare, in cui l’uomo riveste un ruolo primario nel preservarla tramite azioni di rispetto, reciprocità e cura. L.: “Gli animali sono belli ma senza gli uomini a volte non riescono a vivere e noi li possiamo aiutare! Tutti si devono prendere cura degli animali del parco, perché sono di tutti. Ti prendi cura se li rispetti, non li spaventi, non gli fai male, gli dai da mangiare, li lasci stare…”. Durante l’incontro con l’apiario comunale emerge una consapevolezza interessante: per gli aspetti della natura più difficili da gestire occorre prestare una cura speciale. Un significato profondo descritto con semplicità, una verità svelata con la spontaneità di chi entra in empatia con le esigenze di una cura differente, dove il rispetto, la gentilezza e l’amore consentono di superare qualsiasi ostacolo. M.: “Mio nonno si prende cura di queste api del parco, se non ci fosse lui starebbero male perché sono da sole! È importante che si prende cura anche delle cose che pungono! È molto difficile curare le api che pungono, perché le cose che pungono fanno male e ci vuole più cura, perché sono più difficili e si fa fatica…”. F.: “Tuo nonno le tocca le api?”. M.: “Certo che le tocca, si prende cura delle api! Infatti mio nonno fa fatica a farlo, però usa tanta gentilezza così non lo pungono! È importante la gentilezza perché dopo nasce l’amore… la gentilezza fa nascere l’amore. Per avere cura ci vuole la gentilezza e l’amore e infatti mio nonno ama le api!”. Le cose brutte, riscontrate in natura e fotografate, smuovono ancor più pensieri, emozioni e riflessioni. Questi incontri portano bambine e bambini a porsi interrogativi sullo stato di salute dell’ambiente in cui abitano, rilevando diverse problematiche a cui scelgono di dedicare cura e attenzione particolare. G.: “Abbiamo esplorato la natura e abbiamo visto che la trattano sempre male la natura… sono le persone… devono cambiare… se no la natura pensa che non gli vogliamo bene! La natura è il mio cuore, perché io amo la natura!”. Poiché fra questo gruppo di bambini e bambine e gli alberi esiste un legame profondo generato da esperienze di incontro, conoscitive e affettive consolidate nel tempo; vedere alberi deturpati, tagliati o feriti provoca in loro un forte coinvolgimento emotivo che, scaturendo da una relazione empatica autentica, li porta a immedesimarsi in loro, a personificarli, dando voce a ciò che possono provare. F.: “È un tronco tagliato, non mi piace, perché era grande e bello e dopo l’hanno tagliato, io stavo per piangere perché non si può tagliare la natura! Al suo cuore gli viene da piangere. Sta malissimo!”. E.: “L’albero coi graffi si sente male perché gli hanno fatto male… Se fanno male a me mi sento male e quindi anche l’albero si sente male!”. M.: “L’albero che sanguina è molto impegnativo… cioè vedere un albero che sanguina fa dispiacere! Vedere un albero che sanguina in tutte le parti del corpo, soffriva dal dolore… era una cosa che non ci era mai capitata! Io l’ho abbracciato perché mi faceva molto dispiacere che era molto sanguinante… Ho sentito questo desiderio perché almeno uno che sanguina si sente meglio se uno lo abbraccia! Se uno mi abbraccia quando sto male mi sento meglio perché questo è volere bene, è come una cura!”. I rifiuti abbandonati in natura attirano l’attenzione dei bambini e delle bambine che decidono di fotografarli come testimonianza delle conseguenze di un comportamento riconosciuto come non corretto e non rispettoso nei confronti della natura. Azioni che si ripercuotono sul benessere dell’ambiente ma anche di chi lo abita. Nasce uno sguardo ecologico che si interroga sul senso di responsabilità di ciascuno. A.: “Qui comincia la tragedia… c’è di tutto in terra! Sembriamo in mezzo a una discarica! C’è un problema dei rifiuti nella natura!”. G.: “Tutti dovrebbero fare del bene alla natura. Quando uno butta le cose a terra dopo si deve sentire in colpa perché la natura gli dà tantissime cose. Tutti dovrebbero voler bene alla natura!”. L.: “Io ho fatto le foto a delle cose brutte, non mi piace niente delle cose brutte della natura… le cartacce, i tappi in terra, mi viene il cuore che batte perché si sente male la natura e mi sento male per lei!”. I mozziconi di sigaretta vengono ritrovati in diversi luoghi e, più degli altri rifiuti, vengono considerati deturpanti per la natura e la loro presenza sembra portare sofferenza a chi si trova vicino.

B.: “Sigaretta e fiore è terribile! È la cosa più terribile che abbia mai visto nella mia vita! Una cosa bella sta male con vicino una cosa brutta! Il fiore vicino alla sigaretta si sente malissimo perché una cosa bella non vuole vicino una cosa brutta… come il bene e il male… non vanno vicino! Perché se no dopo il bello si dispiace e diventa triste! Quello che ha buttato la sigaretta non gli voleva per niente bene alla natura!”. Il gruppo si interroga sulle motivazioni che portano gli adulti a non prendersi cura dell’ambiente in cui vivono, dimostrando di non provare amore nei confronti della natura. Seguono ragionamenti logici in cui emerge un’apparente semplicità delle soluzioni alle problematiche incontrate, rimanendo increduli di fronte al fatto che non vengano applicate dai cittadini. Vengono inoltre individuate le caratteristiche di coloro che non si comportano correttamente, il loro modo di essere, facendo emergere il divario con le caratteristiche opposte che appartengono ai bambini, alle bambine e alla loro sensibilità.

A.: “Non li potevano buttare dentro ai pattumi? Ci sono tanti pattumi qui vicino! Secondo me fanno finta di niente, lo fanno apposta!”. G.: “I bambini vogliono bene alla natura perché i bambini sono maturi e ascoltano la natura, ma alcuni grandi non sono maturi, perché invece del cuore hanno una cosa che è nera… tipo un cuore nero!”

 
COSA POSSO FARE PER LA NATURA?

Dopo aver rilevato e condiviso le diverse problematiche riscontrate nell’ambiente naturale esplorato, i bambini e le bambine iniziano a ricercare e a ipotizzare possibili soluzioni con la volontà di aiutare la natura a ri-appropriarsi di quello stato di benessere che le dovrebbe appartenere di diritto. Si chiedono cosa possono fare per aiutare la natura, proponendosi in prima persona per promuovere azioni di cura nell’immediato. Percepiscono l’urgenza, la necessità di agire in tempi brevi e l’importanza di riuscire a coinvolgere più persone possibili per agire sulla base di valori comuni. Sperimentano l’esercizio del diritto di valutare e modificare spazi e contesti della propria quotidianità allo scopo di migliorarli, coltivando la pratica di una cittadinanza attiva in un ruolo di persone consapevoli, capaci e autonome in grado di contribuire a un bene comune e sociale sia individualmente che collettivamente. S.: “La natura ha bisogno di qualcuno che la curi perché non guarisce da sola e sono le persone che l’aiutano ma non quelle cattive… quelle buone… tipo noi che siamo buoni… perché a noi ci piace la natura!”. La consapevolezza della necessità di unire le forze per riuscire a ripulire dai rifiuti tutto il territorio attorno alla scuola li porta a formulare l’idea di richiedere l’aiuto e la collaborazione dei genitori. Per sostenere e realizzare la proposta operativa del gruppo, gli adulti organizzano una raccolta dei rifiuti nel territorio, invitando tutte le famiglie della scuola in un sabato mattina di aprile per condividere pratiche di cura attraverso azioni concrete. Le famiglie delle tre sezioni si suddividono in diversi luoghi del territorio circostante, per agire in una dimensione ambientale più ampia, muniti di guanti, pinze raccogli-rifiuti, sacchetti e di un cartellino che attribuisce una precisa identità a un gruppo che opera per il bene comune con la scritta “Amici della natura”, pensato e realizzato dai bambini stessi. Genitori e bambini/e vengono affiancati dalle guardie giurate ecologiche volontarie, invitate per accompagnarli in questa esperienza dall’importante valore ecologico, ambientale e comunitario. Riteniamo importante trasmettere il messaggio e la consapevolezza che ciascuno/a di noi può e deve fare la sua parte per contribuire al rispetto e al benessere dell’ambiente in cui viviamo, anche con piccole e semplici azioni. Come è importante favorire l’incontro con adulti responsabili che, attraverso l’esempio concreto, possono diventare per i bambini un modello positivo da imitare, e a cui fare riferimento, nel loro percorso di crescita.

 
COME POSSO AIUTARE LA MIA CITTÀ?

Il fervore che scorre tra i bambini e le bambine quando si ritrovano a dialogare, confrontarsi e discutere sulle possibili soluzioni per risolvere il problema dei rifiuti riscontrato in natura, diventa tangibile dalle numerose proposte presentate al gruppo. Le ipotesi formulate nascono dalla capacità di immaginarle applicate alla realtà, prefigurandosi l’attinenza ai diversi contesti a cui vengono rivolte. Una delle idee che coinvolge maggiormente il gruppo è il progetto per la realizzazione dei copri-pattume. Osservando i contenitori per i rifiuti dislocati in città i bambini ipotizzano che le cause per cui non vengono utilizzati potrebbero riguardare il fatto che sono poco visibili. Dichiararne l’identità e renderli maggiormente visibili, applicando le loro grafiche che invitano i cittadini a utilizzarli nel modo corretto, è la proposta che emerge condivisa da tutti. Attraverso il linguaggio grafico ogni bambino/a rappresenta la propria idea, rendendo visivamente efficace il messaggio da rivolgere alla cittadinanza per raggiungere lo scopo ecologico concordato. L’adulto realizza dei prototipi assemblando il materiale grafico prodotto, che vengono mostrati all’assemblea per condividere opinioni e pensieri in merito a eventuali modifiche da apportare, per poterli rendere conformi alle loro intenzioni e prefigurazioni iniziali. F.: “Noi stiamo curando la natura, così almeno risolviamo il problema dei rifiuti! Anche se siamo bambini possiamo risolvere i problemi perché abbiamo delle idee e poi possiamo farle le idee, tipo abbiamo avuto l’idea dei copri-pattume e li abbiamo fatti!

 

 

Emerge però una problematica: quali sono le procedure per potere installare i copri-pattume in città? A chi bisogna rivolgersi per poter realizzare il nostro progetto? G.: “È il Sindaco che decide! È il capo della città! Possiamo andare da lui e chiederglielo!”. Il gruppo concorda con questa strategia, così gli adulti organizzano un appuntamento con la Giunta comunale per presentare il progetto della sezione e chiedere di installare i copri-pattume nel territorio. I protagonisti dell’esperienza spiegano le motivazioni che li hanno portati a ipotizzare la realizzazione dei copri-pattume e mostrano alla Giunta alcuni prototipi con lo scopo di chiedere il permesso di poterli collocare sul nostro territorio. L.: “Il Sindaco ci ha ascoltato che gli abbiamo detto che volevamo mettere i copri-pattumi, perché anche i bimbi possono decidere nella città, perché ci abitiamo anche noi nella città, quindi possiamo parlare anche noi, non solo i grandi!” +. Dopo aver ricevuto l’approvazione della Giunta comunale per posizionare i nostri copri-pattumi andiamo a individuare i luoghi in cui installarli. Grazie a questa strategia, le prefigurazioni dei bambini e delle bambine assumono una forma concreta, i loro intenti educativi nei confronti della comunità possono essere divulgati, il loro impegno sociale si realizza attraverso la condivisione di nuove risorse e possibilità. Uno strumento comunicativo che sentono proprio, frutto di ricerche, processi e collaborazioni che consentono di dare forma a un progetto comune, dove la partecipazione di ciascuno si intreccia al fare degli altri per emergere come gruppo e riconoscersi in esso.

 
SIGNIFICATI DEL PERCORSO

Le esperienze vissute dai bambini e dalle bambine all’interno di queste ricerche hanno offerto loro la possibilità di sperimentare un nuovo modo di relazionarsi con l’ambiente, la natura e la città. Attraverso il loro sguardo ci hanno trasmesso e portato a conoscenza di prospettive diverse, dove il coinvolgimento emotivo, sentimentale ed empatico si è rivelato il motore e il promotore dell’esperienza stessa. Il nostro intento è stato quello di rendere visibile la nostra idea di infanzia, mettendone in luce cultura e competenze, sostenendo i valori della solidarietà, della reciprocità, della cura, della collaborazione, del rispetto, cui educare le nuove generazioni. Abbiamo incentivato una scuola protagonista nella città, capace di generare senso di appartenenza, conoscenza del territorio, possibilità di intervenire e partecipare per esprimere la propria opinione, di offrire il proprio contributo, attraverso il desiderio di appropriarsi dello spazio urbano. Abbiamo sostenuto il diritto dei bambini e delle bambine ad abitare i luoghi della comunità con l’idea di una città trasformabile dall’azione dei suoi cittadini attraverso uno sguardo empatico, spaesante, ecologico, capace di dare nuove letture e identità ai luoghi quotidiani. Abbiamo testimoniato come la scuola possa diventare un soggetto promotore di cura attraverso il dialogo e l’interazione con le realtà culturali, sociali e politiche, sostenendo un nuovo pensiero e una nuova cultura della cittadinanza, inclusiva di tutte le differenze e le identità, perché… solo raccontando come vedi il mondo troverai chi vuole cambiarlo insieme a te!

 

1 ECEC: abbreviazione in lingua inglese di Early Childhood Education and Care. 2 Tale abbreviazione indica la traduzione a cura dell’autrice.

3 ECE: abbreviazione in lingua inglese di Early Childhood Education.

BIBLIOGRAFIA

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Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano.

CIAO ALESSIA, HARMAN, SOFIA -PABLO

 

 

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