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La scuola dell’infanzia, luogo di progettualità politica, sociale e educativa

Riflessioni a partire dall’eredità pedagogica di Loris Malaguzzi

Maria Vincenza Raso Professoressa associata in pedagogia dell’infanzia, Università di Sherbrooke, QC, Canada sperimentale, Università di Parma

Abstract

Lo Stato italiano, dalla Costituzione alla più specifica normativa in materia di istruzione, attribuisce alla scuola sin dall’infanzia una funzione pubblica volta al contempo alla formazione della persona e alla crescita del Paese, per la creazione di una comunità democratica, protesa verso il bene collettivo. Tuttavia, le trasformazioni sociali degli ultimi anni mettono a dura prova tale missione, che appare oggi orientata al mero conseguimento di apprendimenti (Moss e Urban, 2019), riducendo il quadro di senso rispetto a un auspicabile progetto educativo di più ampio respiro. Ripercorrendo l’esperienza educativa e l’apporto teorico di Loris Malaguzzi, sostenitore di un modello di scuola aperto al territorio, il presente contributo intende proporre una riflessione sulla scuola dell’infanzia nel quadro del Sistema integrato 0-6, come luogo di progettualità educativa, sociale e politica.

 

Parole Chiave

Malaguzzi, Sistema integrato 0-6, comunità educante, continuità educativa, corresponsabilità educativa

 

Contatti

maria.vincenza.raso@usher brooke.ca

"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”

Gilles Clément, 1991
LA SCUOLA DELL’INFANZIA OGGI, TRA ORIENTAMENTI NORMATIVI E SFIDE EDUCATIVE

La scuola dell’infanzia deve far fronte oggi a nuovi scenari educativi e sociali, che la obbligano a un perenne processo di riaffermazione del proprio statuto come agenzia educativa che, non solo svolge un ruolo chiave nella formazione della persona e nell’instaurarsi del primo rapporto tra istituzione pubblica e famiglia, ma concorre altresì alla creazione di forme di governance partecipanti e democratiche. Tale missione è sostenuta in primis dalla Costituzione della Repubblica. Difatti, lo Stato italiano attraverso tutti i suoi apparati, tra cui la scuola di ogni ordine e grado, opera affinché siano rimossi gli ostacoli di ordine sociale e economico che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, Costituzione italiana). La funzione civica, sociale e politica della scuola dell’infanzia è parimenti valorizzata dai più recenti documenti ministeriali in materia di istruzione. Nello specifico, le Indicazioni nazionali per il curriculum della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012 sottolineano come il segmento rivolto ai più piccoli contribuisca “in modo determinante all’elevazione culturale, sociale ed economica del Paese” rappresentando “un fattore decisivo di sviluppo e di innovazione” (Miur, 2012, p. 9). Ma non solo, esso costituisce uno spazio pubblico di confronto “per costruire rapporti di fiducia e legami di comunità” e per nutrire “i valori di convivenza in una società aperta e democratica” (ivi, p. 17). Nella stessa prospettiva, le Indicazioni Nazionali e nuovi scenari esaltano la cifra formativa della relazione scuola-famiglia, identificando la realtà scolastica “come spazio di incontro e di dialogo, di approfondimento culturale e di reciproca formazione tra genitori e insegnanti […], nel comune intento di rafforzare i presupposti della convivenza democratica” (Miur, 2018, p. 8), in una prospettiva di sviluppo delle competenze di cittadinanza di tutti gli attori implicati, siano essi minori o adulti. Questo stesso concetto è ribadito dalle Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei: sostenendo relazioni fondate sul mutuo-aiuto e sulla solidarietà, collaborazioni e alleanze con le famiglie e con il territorio, i servizi educativi per la prima infanzia promuovono “possibilità di dialogo, incontro, conoscenza per i genitori e i bambini”, favorendo “il senso di appartenenza a una comune cittadinanza” e stimolando, inoltre, “dinamiche di coesione sociale” (MI, 2021, p. 13). Tuttavia, come le stesse Linee pedagogiche fanno emergere, i profondi cambiamenti delle strutture societarie contemporanee mettono a dura prova la missione della scuola e dei servizi educativi per l’infanzia. Segnatamente, si evidenziano le trasformazioni che hanno coinvolto negli ultimi cinquant’anni l’istituto familiare, caratterizzato oggi da una molteplicità di rapporti di coppia e di forme relazionali tra i suoi membri (Bellingreri, 2014), che si riconoscono come “famiglia”. Questa pluralizzazione dei sistemi familiari (Bobbio e Savio, 2019) è ulteriormente accresciuta dalla dimensione culturale, che è all’origine di una diversità di lingue e di linguaggi, di storie, di interpretazioni e di visioni del mondo, di abitudini e di stili di vita, nonché di modelli educativi etnoparentali. La scuola dell’infanzia si trova, quindi, a interloquire con realtà pluriformi, con cui la comunicazione può essere a volte difficoltosa. Le incomprensioni che scaturiscono nell’incontro con il diverso rischiano di appesantire i rapporti di collaborazione educativa scuola-famiglia (Pati, 2018), inficiando così il processo di integrazione non solo del bambino o della bambina, ma anche delle famiglie all’interno della comunità. D’altro canto, il diffondersi di spinte precocistiche e di tendenze preventive agisce sull’identità della scuola dell’infanzia, confinandola in una visione puramente funzionalistica e sempre più medicalizzata, volta, da un lato, al raggiungimento di apprendimenti in preparazione alla scuola primaria, dall’altro, all’individuazione meticolosa di traguardi nello sviluppo delle competenze e di eventuali difficoltà nel loro conseguimento, mediante l’uso di strumenti di misurazione scevri di qualsiasi contestualizzazione (Moss e Urban, 2019). Alla luce di tali premesse, si propone qui una riflessione sulla costituzione di comunità educanti in una realtà sociale, quella odierna, intrisa di complessità, all’interno della quale la scuola dell’infanzia conserva il mandato di agenzia educativa promotrice di cittadinanza e di democrazia. Tale riflessione muove dal pensiero pedagogico di Loris Malaguzzi, figura emblematica nello scenario pedagogico italiano, che ha saputo concretizzare la sua visione comunitaria e militante in esperienze educative e umane arricchenti per tutti gli interlocutori – persone fisiche, istituzioni e servizi – coinvolti nel processo educativo dei bambini e delle bambine.

 

MALAGUZZI: LE “SCUOLE A NUOVO INDIRIZZO

” Fondatore della rete di scuole e nidi d’infanzia comunali di Reggio Emilia negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, la fama di Loris Malaguzzi si estende sul piano internazionale a partire dagli anni Novanta grazie al Reggio Approach. In particolar modo, l’apporto di Malaguzzi, riconosciuto a tutte le latitudini, concerne l’immagine rinnovata del bambino che, posto al centro del processo educativo, si esprime mediante i “cento linguaggi”: un bambino che possiede “dotazioni e potenzialità native di straordinaria forza, ricchezza, creatività, che non possono essere misconosciute e deluse” (Malaguzzi, 1995, p. 65). Da qui l’importanza di offrire proposte formative aperte e flessibili – che prendono la forma di “atelier” –, fondate su di una pluralità di linguaggi, di materiali, di modalità, di punti di vista. Gli “atelier” aprono così la via a innumerevoli percorsi di ricerca, scoperta, creazione, immaginazione, gioco, consentendo la comunione di pensiero e di pratica, e favorendo in tal modo il completo dispiegamento delle potenzialità, in particolar modo creative, di questa età evolutiva. Ma la scuola dell’infanzia di Malaguzzi non è solo questo. Come evidenzia Lupi (2020), le sue origini si collocano in un chiaro progetto culturale e politico trasformativo, in una volontà e in un impegno civico di rinnovo della società secondo i principi di uguaglianza, di cooperazione e di democrazia. Il rapporto tra educazione e politica nell’operato di Malaguzzi è così tracciato da Bobbio: “Un percorso, anche di carattere politico, che vedeva nella costruzione dei servizi per l’infanzia la chiave di volta per edificare una società nuova, più giusta e democratica, capace di tenere conto dei diritti delle donne, dei bambini, dei soggetti fragili, delle nuove esigenze familiari. In tal senso il loro sviluppo contribuiva, da un lato, a superare tutte le insufficienze della famiglia tradizionale […], e dall’altro era in grado di valorizzare gli apporti del territorio all’educazione del bambino, contribuendo a promuovere, tempestivamente, il suo radicamento nella comunità locale, potenziare la sua fisionomia di “essere sociale” (Becchi) e penetrare con vigore democratico il suo senso di appartenenza alla città” (Bobbio, 2020, p. 89). Definite come “scuole a nuovo indirizzo” (Borghi e Frabboni, 2017), tali realtà educative si contrassegnano per la loro missione politica e sociale, nonché per una pedagogia popolare centrata sul bambino. I tratti distintivi sono: l’apertura verso il territorio, le città, i villaggi e gli ambienti naturali, riconosciuti tutti come contesti formativi; la promozione dell’inclusione-integrazione di ogni forma di diversità; il bilanciamento tra il lavoro di sezione, volto al conseguimento di apprendimenti, e l’attività d’intersezione, che ruota attorno agli interessi delle bambine e dei bambini; la pratica del lavoro di gruppo, destinata allo sviluppo di competenze sociali; l’identità di comunità educante, di cui la scuola dell’infanzia è perno, favorendo interazioni fondate sulla solidarietà tra i cittadini (Borghi e Frabboni, 2017). Ed è proprio il concetto di comunità educante che acquista pieno significato nelle esperienze pedagogiche del Malaguzzi, in uno spaccato storico permeato dalla lotta di classe estesa contro ogni forma di disuguaglianza, e ancora dalla rivendicazione dei diritti imprescindibili all’essere umano. L’educazione dell’infanzia diviene allora motore di trasformazione sociale e responsabilità dell’intera comunità, che agisce mediante risposte collettive. Il progetto educativo, dalla sua concezione alla sua realizzazione, è frutto della compartecipazione di legislatori, amministratori, educatori, genitori e di varie agenzie sul territorio, con funzione emancipatoria per quei minori e per le loro famiglie provenienti da contesti socioeconomici spesso svantaggiati, dando così voce e possibilità di espressione ai “cento linguaggi” che contraddistinguono la natura umana.

VERSO UN SISTEMA INTEGRATO E INTEGRANTE:

RIFLESSIONI Rispetto al periodo storico e sociale di Loris Malaguzzi, la comunità umana e sociale contemporanea è costituita da nuovi bambini e bambine, da pluriformi e inaspettate tipologie di famiglie, da diversi meccanismi e modalità d’interazione. La città acquista volti multiformi, riflettendo nella sua architettura i modi e i bisogni inediti di vivere gli spazi pubblici(cfr. Malavasi et al., 2024). Sono trasformazioni ancora in atto, che disorientano per l’accelerazione con la quale si manifestano, con uno iato evidente rispetto al processo decisamente più lento di riformulazione delle rappresentazioni sociali, che si situano a monte di pratiche sociali e educative. Con chiaro riferimento all’eredità di Malaguzzi, che vede l’educazione come progetto collettivo, azione e responsabilità condivise, tali trasformazioni richiedono, in primo luogo, di ripensare al ruolo di ogni singolo cittadino, che agisce all’interno e all’esterno della scuola, indipendentemente dalla posizione sociale, professione o dalle ideologie. In tale direzione, l’istituzione di un Sistema integrato 0-6 rappresenta la volontà non solo di costruire una visione unitaria dei servizi educativi rivolti all’infanzia, ma anche di promuovere una corresponsabilità educativa a vari livelli del sistema societario. Difatti, nelle Linee pedagogiche (MI, 2021), la continuità educativa si esplica tra i servizi, le istituzioni, le amministrazioni e i contesti educativi e di vita dei bambini e delle bambine, e ancora tra i diversi caregiver, assegnando così al concetto di “sistema integrato” un ampio spettro di significati che confluiscono verso un’armonia educativa a più voci (Bobbio e Raso, 2021). In tale configurazione, la scuola è chiamata a sollecitare, sostenere, generare e indirizzare un’intenzionalità educativa associata a forme di azione compartecipata nei vari ambiti, dal formale, all’informale e al non-formale in una logica integrata e sotto la spinta di una rinnovata pedagogia impegnata. Una prospettiva, questa, che appare in continuità con la concezione e le esperienze della scuola dell’infanzia “a nuovo indirizzo” (Lupi, 2020), poiché coniuga politica e educazione, verso un dialogo rinnovato all’interno di una realtà frammentata. La scuola dell’infanzia è allora, al contempo, integrata in un coro di voci e integrante, in quanto diventa luogo di progettualità e pratica politica, mediante la promozione di “processi democratici di presa di decisione collettiva per il bene comune” (Moss, 2021, p. 2), favorendo in tal modo l’inclusione e la coesione sociali. Sebbene la realizzazione di un tale disegno rappresenti una vera e propria sfida per la chiara complessità sistemica, è doveroso sottolinearne la portata che restituisce senso politico ed etico all’azione della scuola dell’infanzia, per una progettualità educativa condivisa.

CIAO ALESSIA, HARMAN, SOFIA -PABLO

BIBLIOGRAFIA

Bellingreri A., La famiglia come esistenziale. Saggio di antropologia pedagogica, Brescia, La Scuola, 2014.

Bobbio A., La pedagogia di Loris Malaguzzi. Per una “nuova” idea di bambino, in “RELAdEI”, vol. 9, n. 2, 2020, pp. 85-93.

Bobbio A., Raso M.V., Interpretare l’infanzia. Visioni, problematiche e prospettive a partire dai classici, in “Nuova Secondaria”, vol. 38, n. 9, 2021, pp. 132-151.

Bobbio A., Savio D., Bambini, famiglie, servizi: Verso un sistema integrato 0-6, Firenze, Mondadori, 2019.

Borghi B.Q., Frabboni F., Loris Malaguzzi e la scuola a nuovo indirizzo, Bergamo, Zeroseiup, 2017.

Lupi A., La dimensione politica della scuola a nuovo indirizzo, in “RELAdEI”, vol. 9, n. 2, 2020, pp. 57-73.

Malaguzzi L., “La storia, le idee, la cultura”, in C. Edwards, L. Gandini, G. Forman (a cura di), I cento linguaggi dei bambini, Bergamo, Azzano S. Paolo, 1995, pp. 43-112.

Malavasi P., Grande T., Nuti G., Bobbio A. (a cura di), La pedagogia nella città che cambia. Note a margine, studi e ricerche a partire dal Convegno Siped di Aosta (15-16 dicembre), Lecce, PensaMultimedia, 2024.

Miur, Indicazioni nazionali per il curriculum della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, 2012.

Miur, D.M. 1/8/2017, n. 537, integrato con D.M. 16/11/2017, n. 910, Indicazioni nazionali e Nuovi Scenari, 2018.

MI, D.M. 22/11/2021, n. 334, Linee pedagogiche per il sistema integrato “zerosei”. Moss P., “Democracy as First Practice in Early Childhood Education and Care”, in R.E. Tremblay et al. (a cura di), Encyclopedia on Early Childhood Development, Montréal, 2021, pp. 1-7.

Moss P., Urban M., The Organization for Economic Co-operation and Development’s International Early Learning Study: What’s going on, in “Contemporary Issues in Early Childhood”, vol. 20, n. 2, 2019, pp. 2007-2012.

Pati L., “I rapporti scuola-famiglia. Tra incomprensioni e collaborazioni”, in S. Ulivieri, L. Binanti, S. Colazzo, M. Piccinno (a cura di), Scuola Democrazia Educazione, Lecce, PensaMultimedia, 2018.

 

 

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