Elena Luciano
Professoressa associata di Pedagogia generale e sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Ciascun essere umano vive in relazione con gli altri, e proprio nelle relazioni progressivamente trova una fonte di nutrimento indispensabile fin dalla nascita. Lungo il percorso di vita, le relazioni sono infatti luogo di cura e di affetti, di incontro e di conoscenza di sé, dell’altro e del mondo, di dialogo e di conflitto. Nelle relazioni interpersonali si incontrano, si esprimono e si trasformano dunque le esistenze umane e, in tal senso, proprio le relazioni costituiscono quel terreno sul quale prendono gradualmente forma l’identità, la formazione e il progetto di vita di ciascuno.
In ambito educativo la relazione è strumento e contesto di lavoro primario dei professionisti, il che comporta fatica (di capire, di capirsi, di attendere, di scontrarsi…) e richiede la consapevolezza e la capacità di interrogare il proprio modo di essere e di esplorare le relazioni umane e la progressiva percezione e costruzione della realtà che con esse avviene.
Nei servizi per l’infanzia, in particolare, centrale è un intreccio complesso di relazioni, ovvero quelle che si instaurano tra adulti e bambini/e innanzitutto, ma anche tra bambini/e e tra adulti (educatori, educatrici, insegnanti, coordinatori e coordinatrici pedagogiche, dirigenti scolastici, figure familiari e talora esperti di altri ambiti professionali).
Oggi, anche grazie agli studi nell’ambito delle scienze umane che fin dal Novecento hanno promosso la libertà e la valorizzazione dell’infanzia, la relazione prende la forma di una relazione di aiuto, che trova il fondamento in un’azione educativa democratica, non autoritaria e non violenta, nella quale è indispensabile favorire “una valorizzazione maggiore delle risorse personali del soggetto ed una maggiore possibilità di espressione” (Rogers, 1970, p. 68). Inoltre, affinché non si limiti a una relazione qualsiasi, ma si connoti come una relazione di tipo educativo, essa assume caratteri particolari tra cui l’intenzionalità e l’asimmetria, che attribuiscono a educatori e insegnanti la guida di tale relazione attraverso un impegno etico, progettuale e didattico-educativo che mira alla cura e all’educazione del bambino e della bambina, considerati fin dalla nascita attori sociali, cittadini soggetti di diritto, esploratori liberi, curiosi e competenti.
È proprio l’intenzionalità educativa dell’adulto che può superare dannose derive autoritarie e narcisistiche illusioni di plasmare bambini e bambine, per orientare la relazione verso una caratterizzazione sempre più inclusiva e partecipata, che rispetti e promuova la dignità umana, l’ascolto e le potenzialità di sviluppo di ciascuno, senza prevaricazioni ma in una ricerca reciproca e rispettosa di sé e dell’altro.
Tale relazione si gioca tra soggetti che comunicano innanzitutto con le parole e con il corpo, attraverso l’esercizio dei cinque sensi e le loro molteplici implicazioni simboliche, emotive e affettive, e ciò assume particolare valore se si considera che è la qualità dell’incontro interpersonale l’elemento che, in modo più significativo, determina l’efficacia e la riuscita della relazione stessa (Rogers, 1970). Pertanto, la cura di tale relazione è prioritaria rispetto ai suoi contenuti: ciò significa per i professionisti dell’educazione riconoscere gli impliciti del proprio agire e fare scelte consapevoli in merito ai propri comportamenti comunicativi, assumendo lo sforzo di tradurre – nelle relazioni con bambine, bambini, figure familiari e colleghe/i – la fiducia nella capacità di ciascuno di sviluppare ed esprimere il proprio potenziale umano, il rispetto per la sua diversità, la comprensione empatica, la capacità di accettare positivamente e incondizionatamente l’altro e di incoraggiarlo valorizzandone risorse e potenzialità. Ciò richiede un atteggiamento non giudicante e non possessivo, bensì caldo e positivo, comprensivo e disponibile, interessato e curioso anche di fronte al dissenso o al conflitto; è un atteggiamento relazionale assai faticoso e non privo di problematicità, che va tuttavia continuamente esercitato affinché possa incoraggiare ogni attore della relazione a pensarsi e a divenire sempre più capace di quell’ascolto e quell’empatia che ci illudiamo di aver già imparato.
BIBLIOGRAFIA
Luciano E., Tra adulti e bambini, Milano, FrancoAngeli, 2023.
Palmieri C., Prada G., Non di sola relazione. Per una cura del processo educativo, Milano, Mimesis, 2008.
Rogers C., La terapia centrata-sul-cliente, Firenze, Martinelli& C., 1970.