Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini
Settembre, si sa, per chi lavora nei servizi educativi, è l’inizio di ogni cosa, ma questo settembre, lo sento inizio più di ogni altro precedente inizio. Mi chiamo Agnese. Sono diventata mamma di Giorgio nove mesi fa e tra pochi giorni tornerò al lavoro. Sono fortunata, mi ripeto, forse anche per digerire l’ansia di questa prima importante separazione: Giorgio frequenterà un nido gestito dalla mia stessa cooperativa e io, che faccio l’educatrice, riprenderò il posto nel mio servizio, che è a pochi minuti di strada da quello di Giorgio. Ma non è certo solo la distanza a rassicurarmi. Conosco l’approccio educativo delle mie colleghe con cui ho condiviso momenti di formazione, ma anche intere giornate di lavoro, stringendo con loro una vera e propria alleanza. Prima di rimanere incinta ho avuto la possibilità di conoscere da vicino il futuro nido di Giorgio, senza prefigurarmi minimamente che poi lo sarebbe diventato: avevo fatto alcune sostituzioni e soprattutto ho stretto amicizia in particolare con due colleghe, Miriam e Sandra, con cui abbiamo preso l’abitudine di fumarci la sacra sigaretta di fine giornata, sedute su quella panchina in piazzetta a metà strada tra i due servizi. Un appuntamento di qualche minuto che era diventato un rito di passaggio per ritornare a sentirsi da lavoratrici a donne. Chiacchiere che col passare del tempo sono diventate confidenze tra amiche. Poi, con la gravidanza, ho smesso di fumare, ma che fatica. Quasi smesso, a dire il vero. Non vedo l’ora di tornare al lavoro. Ho bisogno di alleggerire questi mesi di rivoluzione in cui sono diventata mamma, pieni di allegrie, notti insonni, improvvise paure. Sono un’educatrice e sì, molte cose le sapevo ma… Il fatto di “sapere come si fa” è diventato a volte più un peso che un sostegno. Non ero pronta Nuovi inizi a quel turbinio di emozioni a cui Giorgio, in ogni minuto, mi ha sottoposta. Alcuni giorni fa, entrambe le nonne sono capitate qui a casa per far visita al nipotino e mi è sembrata un’ottima occasione per uscire a prendere una boccata d’aria. Preparandomi per uscire, mentre ero nell’altra stanza, le ho sentite vociferare. Mia mamma, da sempre ansiosa, si è confidata con la consuocera: “Non so come farà Agnese a passare il tempo con dei bambini che non sono il suo, sapendo che Giorgio nello stesso tempo è affidato ad altri”. Per fortuna invece, la mamma di mio marito ha ribattuto: “Ma è il suo lavoro, e riprendere la propria vita è solo sano”. Esatto. Anche grazie a quella frase mi sono accorta di avere una gran voglia di tornare al lavoro. Ho voglia di uscire di casa, di avere dei turni, del caffè a metà mattina con le colleghe delle altre sale, di rimettere mano a spazi e materiali. Mi manca persino sentire quell’odore infernale di broccoli che nei giovedì invernali fuoriesce dalla cucina del mio nido. Il servizio mi è mancato e forse sono mancata anche io un po’ a loro. Ma soprattutto sono tranquilla perché so che Miriam e Sandra si occuperanno di Giorgio nel migliore dei modi. Quindi lo ambiento e poi via, si ricomincia.
Martedì è il primo giorno di ambientamento. Giorgio e Io siamo entrambi emozionati, o almeno a me sembra che lo sia anche lui, forse perché legge la mia di emozione. Si tratta di una nuova modalità di ambientamento introdotta dal servizio mentre ero in maternità. Sandra e Miriam mi hanno spiegato in cosa consiste quello partecipato: io o mio marito, insieme a Giorgio, passeremo al nido tutta la giornata per diversi giorni, così da far conoscere a loro e a Giorgio l’ambiente del nido in una maniera il più possibile rassicurante. Lo faccio io.