Emanuela Mancino – Professoressa associata di Pedagogia generale e sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Si è soliti leggere e interpretare la parola “desiderio” e il suo senso di esperienza alla luce di una privazione, di una mancanza. La matrice del desiderio vede, nell’etimologia, un “de” che significa “senza”, “in mancanza di” o “lontano da” e “sidera” che significa stelle.
Ci si potrebbe limitare a una lettura del desiderio come mancanza di stelle o lontananza dalle stelle e quindi come desiderio delle stelle stesse. Da qui a ricondurre il desiderio alla mancanza o alla nostalgia il passo è breve. Ma vogliamo davvero trattare in modo semplice o semplificato un sentimento tanto complesso, articolato e vitale come il desiderio?
Sarebbe bene chiedersi a chi mancavano le stelle, così da dover portare la lingua a esprimere tale mancanza: il “desiderium” era l’espressione delle interpretazioni del presente e del futuro da parte degli indovini che dovevano dare responsi interpretando, solitamente, le stelle. Ma se il cielo era velato, le stelle non potevano essere viste. In ogni caso si poteva esprimere un pensiero (di speranza, di attesa) rivolto a un poi, pur in assenza di riferimenti. Le stelle erano segnali delle direzioni e delle rotte degli antichi. Quindi il desiderium è espressione di un’attesa pur in mancanza di segnali dal cielo o segnali ritenuti saldi, certi.
La mancanza, quindi, non sarebbe solo la causa del desiderio. Sembra che il gesto di desiderare sia, al contrario, un’azione capace di superare la mancanza.
Forse desideriamo a dispetto di tutti quei segnali esterni e di tutti quei riferimenti concreti e ambientali che ci circondano e che potrebbero indurci a non desiderare affatto. Un invito alla concretezza? Come a dire: esprimi i tuoi desideri misurando le tue possibilità. Non vedi le stelle, osserva te stesso, domanda ai tuoi passi.
O, al contrario, desiderare è azione così vitale che esprime tutto il dinamismo che ci porta altrove anche quando sembra impossibile. Indovinare il domani è sempre uno scambio tra visibile e invisibile. Il desiderio è possibilità di porre sentimenti, progetti e quel che cerchiamo di favorire, nello spazio educativo che curiamo nell’incontro con gli altri, in Emanuela Mancino, professoressa associata di Pedagogia generale e sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo massa”, Università degli Studi di Milano- Bicocca. relazione con un contesto più ampio, lontano. Le stelle sono anche misura di tempo. Quando le vediamo, non ci sono già più.
Possiamo invece metterci in ascolto dei nostri desideri per attenderli con pazienza, contemplandoli. Come quando si aspetta una stella cadente, per esprimere un desiderio cullato in silenzio.
Proviamo allora a pensare che la privazione delle stelle non sia una mancanza, ma che la differenza e l’alternanza tra presenza e assenza, tra visibile e invisibile, sia ciò che crea energia. Si può affinare lo sguardo del desiderio se non si vede bene quel che si desidera o se non lo si sente a portata di mano. Si accede a un evento che mostra, insieme, me e ciò che desidero. Allora desiderare è legare, tendere fili tra un qui e un lì e cercare di averne cura.
In questo modo, tra l’altro, sapremo meglio distinguere tra desideri personali e desideri indotti. Perché questi ultimi, sì, ci suggeriscono mancanze difficili da gestire.
Per non essere troppo lontani dai propri desideri e da sé, forse si potrebbe tornare all’etimologia, che dice lontananza ma non addita una meta fissa. Anzi, ci muove verso le stelle non a scopo augurale o in attesa di risposte certe, ma imparando ad accettare un più misurato, seppur sognante, confronto con se stessi e con il mondo intorno.
Se ci fermiamo al di qua dei nostri desideri, facciamo un torto anche alle stelle che brillano, pur se non viste. Stare nelle domande del desiderio ci permette di sentire dove siamo, in relazione a quali sogni ci muoviamo, come costruiamo vie per intrecciare i nostri ai desideri degli altri, come misuriamo lo spazio stesso del desiderare. Questo si deve confrontare con il limite, con il possibile senza mai dimenticare che le stelle che cerchiamo sono astri. Se li guardiamo troppo o troppo poco, può perfino capitare di fare dis-astri…