Pietro Corraini – Progettista
Parlando di parole, mi preme sottolineare che, con sommo dispiacere di chi inneggia a una nostalgica svolta autarchica sul linguaggio, la parola Design in italiano non si può tradurre.
Disegno, che sarebbe la scelta più facile, è in realtà una scelta sbagliata (come tutte le scelte facili d’altronde). C’è una sola lettera di differenza, ma molta differenza nella pratica: il designer usa il disegno come mezzo di rappresentazione e di pensiero. Attraverso il disegno, per esempio, definisce la forma delle cose. Ci sono designer che usano forme più tondeggianti e organiche, altri che disegnano oggetti dall’aspetto più tecnologico e così via.
Anche chi usa la parola stile per tradurre la parola design commette un errore grave. Lo stile è un modo di dare un’identità estetica a ciò che si crea (uno stile gotico, amicale, elegante o sportivo). Lo stilista non è per forza un designer, anzi il più delle volte fa trionfare l’aspetto esteriore delle proprie creazioni al posto della loro funzionalità, usando come scusa la creatività.
Ecco, il peggior errore che si possa fare per parlare di design è usare la parola creatività, una parola che ha fatto danni a grandi e piccini, sorpassata solo dalla parola lavoretti.
Purtroppo la parola creatività è ormai diventata sintomo della bassa considerazione del lavoro di artisti, designer, atelieristi, scrittori e, in generale, di chi si occupa di creazione di prodotti culturali. L’idea romantica e borghese di artistoidi strambi che concedono spazio all’intuizione estemporanea e all’estro non ha nulla a che fare con il lavoro di questi professionisti.
Al contrario, quello del designer è un mestiere fatto di ricerca, studio, tentativi ed errori. Catalogare come creativo un professionista spesso significa non volersi confrontare realmente con la sua visione di mondo, vedendola come qualcosa di altro e di distante dalla normalità (normalità, che come ben sappiamo, non esiste).
Nello stesso modo, chiamare lavoretti i prodotti delle invenzioni metodologiche di molti insegnanti, artisti e atelieristi è riduttivo e svilente.
Se un docente crea un sistema per imparare sperimentando attraverso l’arte o altri strumenti anticonvenzionali, non lo si chiami lavoretto per carità, ma ci si fregi con orgoglio della parola progetto. Progetto è proprio la parola italiana con cui ci si avvicina di più al concetto di design. La parola Design (per come ne stiamo parlando qui) infatti nasce all’inizio dell’Ottocento assieme alla rivoluzione industriale. Per disegnare un oggetto non si poteva più ragionare in maniera artigianale ma bisognava ragionare in maniera progettuale, nel senso più letterale del termine (pro jacere – gettare in avanti). Il progettista non aveva più le mani sull’oggetto e quindi non poteva correggere come un abile artigiano ogni azione, ma doveva prevedere problemi e soluzioni produttive e funzionali prima che si presentassero.
Il design nasce da qui: saper progettare cose prevedendo e tenendo conto di tutto ciò che comporta la filiera produttiva e di utilizzo. Negli anni questo approccio si è ovviamente evoluto e modificato per rispondere alle problematiche e alle sensibilità di ogni epoca, ed è stato applicato a vari campi del sapere umano, dal graphic design al fashion design, dal food design fino al design thinking; un abile pensatore americano (John Maeda) pochi anni fa ha addirittura parlato di verbal design per descrivere un approccio progettuale alla scrittura. Insegnare Design, quindi, dovrebbe significare insegnare a progettare, a porsi domande sul mondo e sul perché delle cose (“Progettare per non essere Progettati”, diceva Enzo Mari).
Un bambino che dovrà progettare una sedia, per esempio, per il lupo di Cappuccetto Rosso non dovrà essere indirizzato a disegnare una seduta cupa e cattiva, che fa paura, ma dovrà essere spinto a farsi delle domande:
– Che forma ha il sedere del lupo? Che materiale trovo abbondante nelle vicinanze della casa dove dovrà usarlo? Il lupo ha spesso ospiti a casa, quindi gli serve un set di sedie? Al lupo serve una sedia?
– No!
– Allora gli disegno una tana comoda così non va a disturbare Cappuccetto Rosso!