Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini
Siamo a settembre. Marco è un bambino di 3 anni che ha appena iniziato a frequentare la scuola dell’infanzia. È una scuola che la mamma e il papà di Marco hanno scelto esprimendo anche una preferenza per la sezione rossa, che il bambino ha iniziato a frequentare. L’ambientamento procede in maniera sufficientemente serena: Marco, in alcuni frangenti, esplicita la tristezza per l’assenza della mamma ma altrettanto si fa consolare da Lucia e da Emma che sono le due insegnanti di sezione e altresì accoglie la vicinanza dei pari iniziando a costruire piccole relazioni e attivando momenti di gioco insieme agli altri. Dal canto loro i genitori, quando portano Marco al mattino o lo vengono a prendere al pomeriggio, dialogano serenamente con le insegnanti e soprattutto condividono i bei cambiamenti che il bambino ha fatto nel corso dei primi mesi di frequenza a scuola.
A gennaio Lucia ed Emma iniziano a percepire un cambiamento nella postura di Anna, la mamma di Marco: quando arriva a scuola la mattina o al pomeriggio sembra essere più distaccata, più veloce nel saluto e soprattutto inizia a dire al figlio che, se dovesse avere bisogno di qualunque cosa, deve rivolgersi a Emma o Lucia che sicuramente lo terranno vicino e lo aiuteranno nelle sue necessità o per un momento di coccola.
Emma inizia a interrogarsi su quello che sta accadendo e parlando con Lucia le chiede se anche lei ha notato il distacco della mamma di Marco, se anche lei ha la percezione che Anna abbia qualcosa da dire loro ma che non trova il modo per parlarne, se anche lei ha l’impressione che la mamma abbia qualcosa che non la soddisfa rispetto alla vita del suo bambino all’interno della scuola. Lucia risponde che probabilmente la mamma avrà dei pensieri suoi, che sicuramente tutto questo non ha niente a che vedere con la relazione di fiducia nei confronti della scuola e soprattutto nei loro confronti. Aggiunge anche che è vero che hanno cambiato anche loro qualcosa nel momento in cui accolgono Marco al mattino, ma d’altro canto il bambino tra poco compirà 4 anni e quindi sta diventando più grande.
Emma decide di aspettare e osservare quello che succede, anche se il confronto con Lucia non l’ha soddisfatta appieno perché, secondo lei, c’è qualcosa di più e inizia a porsi alcune domande continuando a dialogare con la collega… “Com’è possibile che sembri essere così sfuggente? Fino a prima di Natale sulla porta quando arrivavano con la mamma c’era la possibilità di scambiare due chiacchiere, alle volte si parlava anche di come fosse andato il fine settimana o di quali erano i progetti per il pomeriggio o la serata. Non mi sembra che sia successo assolutamente niente di particolarmente rilevante. In fin dei conti lei aveva scelto proprio noi per la frequenza a scuola di suo figlio, ce l’ha detto e ripetuto a più riprese sia durante l’open day che durante il colloquio pre-ambientamento. Anche il papà sembra essere meno partecipativo, eppure noi ci mettiamo tutta la stessa attenzione che dedicavamo loro prima. Non so… forse abbiamo modificato qualcosa nella comunicazione… magari adesso dedichiamo un tempo leggermente diverso per raccontare cosa fa Marco a scuola, ma è anche vero che questo va di pari passo con la crescita del bambino e quindi anche con la possibilità che Marco possa raccontare in prima persona alla sua mamma e al suo papà tutto quello che ha fatto; anzi proprio questa può essere una bella occasione per rafforzare la relazione tra loro, per sostenerla e per creare un legame sempre più forte tra Marco e i genitori. Anche il suo ribadire a Marco di venirci a cercare può essere rischioso perché potrebbe determinare un eccessivo avvicinamento del bambino a noi e un distacco dal gruppo dei pari… anzi sembra proprio che in questi giorni Marco ci cerchi e si avvicini in una modalità particolarmente richiestiva e sembri altrettanto ricercare meno la compagnia degli amici, tant’è che dobbiamo essere noi ad accompagnarlo e a entrare nella mediazione della relazione tra Marco e gli altri. Ho davvero la sensazione che ci sia qualcosa che non funziona, ma non riesco a capire cosa e non posso chiederglielo perché se così non fosse le insinuò il dubbio, e se così fosse potrebbe leggere questa mia non comprensione come una scarsa professionalità… E poi forse se ha bisogno di parlarmi me lo può dire”. Anche Anna, la mamma di Marco, sembra essere particolarmente “in studio”: quando arriva è più cauta nei suoi movimenti, rimane sulla soglia della porta della sezione (rispondendo di fatto alla richiesta che era stata fatta a lei e agli altri genitori e quindi non entrando più dentro come accadeva prima) e sembra anche fare maggiore fatica a distaccarsi da Marco ripetendo al suo bambino che può chiedere aiuto alle insegnanti, che lei gli vuole bene e che lo penserà nell’arco della giornata. Al ricongiungimento cerca sempre di coinvolgere le insegnanti chiedendo loro come sia andata la giornata e ogni qualvolta si sente rispondere: “Tutto bene, fatti raccontare da Marco delle grandi imprese”, le sembra di sprofondare. “Certo che non me lo sarei aspettato, mi avevano detto che questa scuola era attenta ai bisogni e alle specificità dei bambini e in particolar modo mi avevano detto che Emma e Lucia avevano uno sguardo importante verso i bambini piccoli, che se li tenevano accanto che li accompagnavano nella loro crescita, che li aiutavano a trovare il loro posto nelle relazioni all’interno della classe. Eppure così non mi sembra… la mattina adesso lo accolgono diversamente, io non posso più entrare in sezione e quando ci vedono arrivare chiamano Marco nell’attesa che sia lui ad andare dalle insegnanti e dai bambini senza venirlo a prendere. Altrettanto al pomeriggio mi dicono sempre che va tutto bene e nell’ultimo mese difficilmente mi raccontano dei cambiamenti o delle piccole cose che il mio bambino ha fatto nell’arco della giornata, invitandolo a raccontarmi che cosa è successo e quali avventure ha vissuto… ma quando io glielo chiedo lui non mi racconta niente. Del resto lui è un bambino piccolo, ha solo 3 anni, è vero che a breve ne compirà 4 ma lui è piccolo. Io ho bisogno di sapere cosa fa in mia assenza, lui abita qua a scuola un tempo molto lungo, otto ore della sua giornata tutti i giorni della settimana mentre io sono al lavoro, lui qui sta costruendo dei mondi, delle relazioni sta facendo mille esperienze e sta imparando mille cose e io non sono qui a vedere quello che succede, non sono qui a vedere cosa fa, non sono qui a vedere come gli altri si relazionano con lui. Lo so che quando siamo a casa se lui ha bisogno, se è triste, se necessita di una coccola o di un momento di attenzione specifica io o il suo papà ci siamo, ma a scuola so anche che ci sono altri bambini e che quindi Emma e Lucia non possono stare con lui tutto il tempo. In tutto questo mi chiedo quanto e come effettivamente stiano con lui, quanto effettivamente riescono a consolarlo se per caso dovesse essere triste, quanto riescono ad aiutarlo dovesse litigare con un amico. Ho la sensazione di perdermi dei pezzi della sua vita, ho il timore che dentro al grande gruppo il mio bambino possa non essere visto o, a fronte di bisogni di altri, possa essere ignorato. Certo posso anche aggiungere che, come alle volte mi dicono delle amiche, forse ho un eccesso di preoccupazione. Emma e Lucia stanno vedendo che io posso essere un po’ risentita eppure non mi cercano… magari potrebbero chiedermi di incontrarci per parlare”. Lucia e soprattutto Emma continuano a rimuginare su che cosa possa essere accaduto e soprattutto si domandano quali possano essere i passaggi da fare… “Magari potremmo parlarne con le colleghe delle altre sezioni, magari potremmo anche parlarne con la coordinatrice… lei è al di fuori di certe dinamiche e quindi potrebbe avere uno sguardo diverso, potrebbe aiutarci a leggere meglio cosa ci sembra che non funzioni, ma soprattutto potrebbe darci due consigli per capire che cosa fare. O forse potrebbe anche organizzarsi per dedicare un piccolo tempo di osservazione durante l’accoglienza e il ricongiungimento di Marco con Anna oppure sostenerci nella gestione o nell’organizzazione di un momento di colloquio o magari anche per offrire un caffè davanti alle macchinette della scuola quando Anna arriva… In effetti non sappiamo quale sia la strada migliore ma sicuramente abbiamo tutti bisogno di fermarci un attimo per rimettere insieme i pezzi di questa relazione con quella famiglia, per recuperare e rafforzare ulteriormente la relazione di fiducia… sì possiamo provare a confrontarci con le colleghe e la coordinatrice. Per il solo fatto che ci stiamo pensando sicuramente una strategia la troveremo”.