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Le parole dell'educazione

Anima

Silvia Vecchini – scrittrice

Mentre si moltiplicano le sollecitazioni che riguardano stili diversi di educazione, soluzioni, strategie sempre più simili a prodotti da acquistare, forse dovremmo tornare a una specie di alfabeto minimo e discutere delle cose indispensabili ai bambini, parlarne, costruire insieme questa base. In questo alfabeto, dedicherei volentieri la lettera A alla parola Attenzione. Una forma altissima di amore. Ma anche alla parola Anima come un richiamo a considerare e prendersi cura di questa parte profonda. Credo che aumenterebbe la nostra capacità di ascolto, di connessione, di verità e di delicatezza. 

Nel contesto educativo attuale, dove gli adulti sono così distratti, e così divisa, frammentata è la nostra attenzione, così incerta la possibilità di andare in profondità, se avvicino queste parole illuminanti al mondo dell’infanzia, è ancora più evidente che l’attenzione da riservare ai bambini e alle bambine non è quella caricatura che li mette continuamente al centro in modo grottesco, senza limiti e pudore, ma qualcosa che ha a che fare con una pratica quasi ascetica. 

A volte, l’attenzione che rivolgiamo all’infanzia, è un’attenzione armata, va a caccia. 

Cosa fare allora? Come recuperare l’attenzione capace di vedere e sentire, scoprire che le cose e gli esseri esistono? Ecco, in questo fare marcia indietro, la poesia può venirci in soccorso. Christian Bobin, nel suo libro Le plâtrier siffleur (2019) descrive la difficoltà e la necessità di “tornare alle cose vive e vere” abitando poeticamente il mondo, cioè abitarlo umanamente, pacificamente, senza voler forzare, prendere, afferrare, ottenere. Io credo che verso dopo verso, la poesia ci possa insegnare ad affinare la nostra attenzione verso le cose, le persone, gli esseri viventi e non, i dettagli, i movimenti dell’anima. A guardare pacificamente. 

Quanto preziosa potrebbe rivelarsi questa postura se l’assumessimo come punto di osservazione dei bambini che incontriamo? 

Anche Franco Lorenzoni avverte: “Se non c’è qualità nell’attenzione e un contesto capace di accogliere ogni sorta di dono, bambine e bambini rinunceranno a condividere ciò che a loro è più caro. […] Noi adulti, quando siamo con i bambini, raramente siamo capaci di stare vicini e sostare silenziosamente, senza fare e proporre nulla, restando semplicemente in attesa” (Lorenzoni, 2023, pp. 69-70). 

Qualche mese fa, è arrivato uno di quei sogni vividi, quelli in cui ti sembra di sentire una presenza accanto, il suo passaggio, tanto che puoi percepirne il movimento nella stanza oppure il peso ai piedi del letto. O ancora una voce abbastanza chiara, sonora, all’orecchio. In questo sogno una bambina mi diceva: “Anche le cose più piccole possono spezzarsi”. Ho subito aperto gli occhi. Era una frase enigmatica. Poi ho pensato che è vero, che davanti alle cose di piccole dimensioni a volte sottovalutiamo questa possibilità. Forse perché ci sembrano già dei frammenti. Qualcosa che non può essere diviso ulteriormente. Oppure contiamo sulla loro resistenza perché le pensiamo indistruttibili. Questa frase aveva qualcosa di importante da dirmi. Mi metteva in guardia dall’esporre le piccole cose dei bambini, mi redarguiva, mi chiedeva di vigilare, di non calcare la mano, la voce. 

La retorica sulla meraviglia, sullo stupore, sulle piccole, magnifiche, preziose cose dell’infanzia, le parole dei bambini, i loro gesti, il loro muoversi nel mondo, le forme in cui s’intravede la presenza, il lavoro incessante dell’anima, il suo chiedere e pensare, è qualcosa che rischia di spezzarle, di svuotarle, di macinarle nel tritatutto che è diventata la nostra comunicazione. L’attenzione è altro. È questo fare marcia indietro, guardare disarmati, a mani vuote, farlo nella tenerezza prima di compiere ogni altra azione. Diventare un campo di neve o un prato d’erba tenera. Accogliere un’impronta. 

 

Quando vedi una piccola cosa | alza una siepe d’attenzione | ma non guardare troppo | non chiamarla | che non si metta in posa | al contrario resta accanto | silenziosamente | non prenderla | lei si dona – | coda di volpe, minuscola | fiamma che corre – | rompi la tagliola, scompari | fatti campo di neve | prato d’erba per l’impronta | passeggera – | Onora così | la sua forma più vera. 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

Bobin C., Abitare poeticamente il mondo. Le platrier siffleur, Otranto (Le), AnimaMundi, 2019.

Lorenzoni F., Educare controvento. Storie di maestre e maestri ribelli, Palermo, Sellerio, 2023.

Vecchini S., I bambini si rompono facilmente, Milano, Bompiani, 2023.

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