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Vivere spazi fuoriporta
Il soggiorno come esperienza di crescita e di cura
Greta Chiarappa
Già Coordinatrice pedagogica, Fondazione Cresci@mo, Modena
Francesca Merusi
Coordinatrice pedagogica, Comune di Parma
Abstract
I bambini della scuola dell’infanzia Saluzzo di Modena hanno una storia consolidata di esperienze vissute fuori, che si caratterizzano per il valore della condivisione e della co-progettazione. L’articolo presenta un’esperienza vissuta dai bambini e dalle bambine di 5 anni che hanno abitato per due giorni in un contesto in sinergia con la natura. Bambine, bambini, insegnanti e genitori si sono preparati al viaggio attraverso un percorso che ha previsto momenti di incontro, di attività, di scoperta delle risorse del territorio, di ascolto delle proprie e altrui emozioni nei confronti del nuovo. Il soggiorno, esperienza di crescita e di cura del singolo e del gruppo, è dunque un esempio di proposta formativa stra-ordinaria, che porta a riflettere sul significato di alleanza educativa e di fiducia nel bambino.
Parole chiave
Autonomia, gruppo, cura, tempo, natura
Contatti
gretachiarappa@gmail.com
INTRODUZIONE
La scuola dell’infanzia comunale Saluzzo, gestita da Fondazione Cresci@mo, si trova nella città di Modena, a pochi passi dal centro storico, e accoglie tre sezioni omogenee per età, in un’antica villa con uno spazio giardino. È un contesto ricco di storie e narrazioni di chi lo abita: bambine e bambini, famiglie, insegnanti, operatrici… un forte sentimento di appartenenza quello dei saluzzini, che negli anni hanno conosciuto la complessità e quindi la ricerca di nuove definizioni e punti fermi, tra cui le esperienze educative oltre i confini scola
Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)
stici. Nei luoghi visitati i bambini non sono mai semplici ospiti, ma attori coinvolti nella gestione degli spazi e delle attività. Il “soggiorno” oggetto di questo articolo è un’iniziativa educativa inserita nella cornice progettuale di sperimentazione dell’outdoor urbano, che ha coinvolto in diversi anni scolastici le bambine e i bambini della sezione 5 anni in due giornate fuori casa, accompagnati dalle insegnanti. Durante tutto l’anno la scuola propone uscite, escursioni e visite culturali e, sebbene il soggiorno sia proposto negli ultimi mesi dell’anno, non è da considerarsi un punto di arrivo, ma una ulteriore occasione per sostenere i bambini nella costruzione di competenze trasversali che si consolidano nel loro percorso di crescita. Per questo suo obiettivo educativo invisibile, l’esperienza si costruisce a partire dalla preparazione dello zaino e si nutre di quella forte partecipazione delle famiglie che rappresenta un supporto fondamentale sia sul piano organizzativo sia su quello educativo.
IL PERCORSO: UN’ESPERIENZA LUNGA UN ANNO
La preparazione riflessiva del soggiorno ha coinvolto da vicino tutti gli adulti e i bambini/e. Le insegnanti hanno osservato il gruppo riconoscendone potenzialità e bisogni, al fine di personalizzare l’esperienza e rendere possibile per tutti/e e ciascuno la partecipazione attiva. Dopo la raccolta ed elaborazione delle osservazioni nei momenti di collettivo con il coordinatore pedagogico, si è individuata la struttura più adatta al tipo di esperienza da proporre, scegliendo, nell’annata a cui ci riferiamo, un agriturismo immerso nel verde, i cui spazi (camerette, agorà, spazi esterni) potessero offrire ai bambini e alle bambine la libertà di agire in prima persona e sentirsi protagonisti. Per prepararsi all’esperienza, i bambini sono stati suddivisi in tre gruppi, ognuno con uno specifico ruolo nella gestione dei momenti di routine: selezionare i libri per il momento della buonanotte, riunire i compagni al momento dell’agorà, scegliere le attività da vivere insieme. La divisione in gruppi è stata pensata a partire dalle competenze e considerando gli interessi di ciascuno, guardando alla dimensione relazionale in termini di risorsa rappresentata dai compagni, fondamentale per affrontare le sfide educative.
ESERCIZI DI FIDUCIA: COMPETENZE IN COSTRUZIONE
“Sono convinta che i bambini non ci chiedano che questo: fiducia in loro e consapevolezza che, se dovessero provare smarrimento, paura, preoccupazione e malinconia, tutto ciò andrebbe vissuto pienamente per poterlo affrontare e capire che è necessario per trovare strategie e nuovi punti di forza” (insegnante). “Tata ce l’ho fatta! Ho dormito tutta la notte da solo senza la mamma! Ma c’erano i miei amici!”: con questa esclamazione si è aperta la seconda giornata di soggiorno; i bambini avevano appena trascorso la loro prima notte fuori casa senza genitori, svegliandosi con
“MI SONO SVEGLIATO PRESTISSIMO! ED È STATO BELLO. HO DETTO: “TATA, CE L’HO FATTA!”, PENSAVO DI NON FARCELA. ERO VICINO A GABRI!”
la percezione di avercela fatta grazie alla forza di un’esperienza vissuta insieme. “Sviluppare l’autonomia significa avere fiducia in sé e fidarsi degli altri; provare soddisfazione nel fare da sé e saper chiedere aiuto o poter esprimere insoddisfazione e frustrazione, elaborando progressivamente risposte e strategie; esprimere sentimenti ed emozioni; partecipare alle decisioni esprimendo opinioni, imparando ad operare scelte e ad assumere comportamenti e atteggiamenti sempre più consapevoli” (Miur, 2012, p. 16). Nell’esperienza la dimensione dell’autonomia viene ampiamente problematizzata (Mortari, 2003): i bambini e le insegnanti hanno infatti vissuto momenti peculiari che hanno rappresentato delle vere e proprie “zone di sviluppo prossimale” (Vygotskij, 2008): “Sviluppare curiosità ed interesse verso l’ambiente naturale, avere fiducia in sé e verso gli altri, vivere con serenità il distacco dalla famiglia, avere cura delle cose personali, comprendere la difficoltà in cui si trovano gli amici e la ricerca di aiuto attraverso la collaborazione” (insegnante). I bambini sono stati protagonisti di un percorso fuori dal comune, collaborando per obiettivi collettivi e sperimentando, nel loro essere in relazione, competenze cooperative. Durante il circle time del mattino sono stati proposti veri e propri esercizi di cittadinanza, attraverso la discussione comune per la soluzione di problemi e quindi la partecipazione di tutti ai processi decisionali perché “La scuola affianca al compito dell’insegnare ad apprendere quello dell’insegnare a essere”(– Miur, 2012).
PREVISIONI DEL TEMPO LENTO: ACCOGLIERE PERCEZIONI E ASPETTATIVE
“Quando arrivai in questa scuola e scoprii questa iniziativa del soggiorno, rimasi piacevolmente impressionata: mi colpì la sensazione di benessere che provai nell’ascoltare i racconti; dentro di me pensavo: è una cosa stupenda!” (insegnante). Prepararsi e preparare all’esperienza ha significato creare aspettative positive nei bambini e nelle bambine, parlare degli aspetti legati all’autonomia, raccontare in modo puntuale ma graduale cosa sarebbe accaduto, anche attraverso la presentazione di alcune fotografie del luogo e delle persone che avrebbero poi incontrato. Al contempo è stato fondamentale, per la co-costruzione del percorso, che i bambini potessero partecipare alle scelte: dare il nome alle camere, occuparsi dei giochi, controllare l’equipaggiamento. A scuola i bambini e le bambine hanno preparato uno zaino simbolico ritagliando immagini di oggetti che ritenevano utili al loro viaggio (pigiama, magliette, calzini…), mentre a casa avveniva la preparazione della valigia vera assieme ai genitori. Dalle conversazioni con il gruppo sono emersi sia entusiasmo e curiosità sia qualche timore legato alle situazioni nuove. Anche le famiglie hanno condiviso le loro aspettative durante gli incontri di scambio e confronto durante tutto l’anno: “Per tutto il periodo di preparazione ho visto mio figlio provare eccitazione ed entusiasmo. Prima della partenza avevo un po’ di preoccupazione, ma al contempo avevo fiducia che si sarebbe trovato bene e avrebbe superato anche un eventuale momento di frustrazione; l’aspettativa principale riguardava il fatto che sarebbe stata un’esperienza per sempre impressa nei bambini” (genitore).
IN VIAGGIO A LA COLLINA DEI CAVALLI
“Mi è piaciuto fare le avventure, mangiare sulla casa sull’albero e dormire e camminare”. La Collina dei Cavalli è un agriturismo situato tra le colline reggiane, nato come supporto a un progetto ambientale di recupero del territorio abbandonato, attraverso la realizzazione di un parco equino per ospitare i cavalli “a fine carriera”, con annessa fattoria didattica. L’agriturismo si compone di un edificio rustico, con cucina, due aree ristoro e due camerate con letti a castello. All’esterno si trovano una spaziosa tettoia in legno attrezzata e un ampio prato sormontato da una collinetta. “Mi è piaciuto il fiume con il ponte, scavare dove c’erano i lombrichi, le piante e l’orto. Salire sul cavallo, perché andava veloce. Poi mi è piaciuto dormire con tutti gli amici. E anche rotolare dalla collina”. Dalla fermata del pullman, per arrivare a destinazione, è stato necessario proseguire a piedi per un sentiero tra i boschi fino ad arrivare al corso d’acqua da attraversare per mezzo di un ponte di tronchi e corde. Sassi, piante, rami, insetti, tracce, impronte hanno attirato costantemente l’attenzione dei bambini, che hanno osservato e raccolto tesori naturali. Qualcuno ha spontaneamente messo in pratica quanto appreso a scuola in un progetto sulla conoscenza degli insetti, spostando grossi massi per scoprire se sotto fossero nascosti i piccoli animali, nominandoli, e contando le zampe. In questo contesto anche il pranzo al sacco, in due ampie casette sugli alberi, è stata un’esperienza portatrice di meraviglia. “Non avevo mai visto degli animali, avevo visto solo dei cani e dei gatti. Mi è piaciuto stare con il nostro amico Roy. È una capra molto carina senza corna”. I bambini hanno conosciuto gli animali della fattoria nei loro ambienti di vita e al pascolo, contribuendo attivamente alla loro cura. Nella relazione con l’animale sono emersi curiosità e stupore, che hanno sostenuto i bambini nella costruzione di ponti comunicativi. Gli animali quindi hanno rappresentato un “attivatore emozionale e facilitatore sociale” (Marchesini, 2016) offrendo a bambine e bambini la possibilità di implementare le competenze relazionali, decentrandosi ed esercitando l’empatia. Oltre all’incontro con gli animali, a contatto con la terra in un contesto sostenibile, i bambini hanno iniziato ad apprendere la complessità dei processi vitali delle piante e da dove viene il cibo (Guerra, 2015). Tutto il gruppo ha potuto sperimentare le proprie competenze piantando pomodori e zucchine e collaborando alla preparazione della cena a base di pizza fatta in casa, impastando, aggiungendo ingredienti, raccogliendo le frasche per la cottura nel forno a legna, osservando come si accende un fuoco. “La sera nella camera del sonno quando mi sono trovato senza la mamma e il papà mi sono sentito un po’ sì e un po’ no, perché ero con tutti i miei amici ed era un’esperienza nuova per me e anche per tutti; mi sono sentito bene e non del tutto bene”. In questa esperienza hanno trovato il loro spazio anche la frustrazione e la tristezza, elaborate assieme all’adulto e ai compagni e mitigate dalla ritualità che ha accompagnato il passaggio delicato dell’addormentamento, con le letture scelte e lette con i bambini utilizzando una torcia. Ha stupito molto il modo in cui i bambini, al loro rientro, hanno raccontato ai fratelli l’esperienza della routine dell’addormentamento, riportandone i dettagli (libri letti, compagni di stanza…) e quindi la significatività.
Il tempo di soggiorno è stato ricco di emozioni anche per le famiglie: “Ero curiosa di sapere cosa i bambini stessero facendo. Ho comunque vissuto la distanza con serenità, supportata dal rapporto di fiducia instaurato con le insegnanti durante la preparazione” (genitore) e un’esperienza conoscitiva per le insegnanti, che hanno osservato in bambini/e il crescere della fiducia in sé stessi, coinvolti e immersi, propositivi, sempre più consapevoli.
RIFLESSIONI E RI-PARTENZE: IL SOGGIORNO COME ESPERIENZA DI APPRENDIMENTO
È la “riflessione sull’esperienza” (Dewey, 2012) a creare nuovi apprendimenti, attraverso connessioni con il quotidiano, rivisto con criticità e quindi con sguardo trasformativo (Mortari, 2003): “Cresci come insegnante perché scopri potenzialità e competenze emergenti dei bambini, oltre a creare un clima di collettivo molto coeso” (insegnante). Al ritorno, insegnanti e famiglie hanno osservato nei bambini e nelle bambine maggior consapevolezza e cura verso i loro oggetti personali: “Ora mi dice che vuole portare lo zaino da solo!” (genitore) e una propensione al racconto dettagliato e emozionato del vissuto. Queste riflessioni ci hanno portate a considerare il soggiorno, nell’intreccio di ordinario e straordinario, un tempo per i bambini, con loro, a loro misura; un tempo raro, prezioso. “Il ricordo più bello è di quando abbiamo giocato e ci siamo divertiti tanto, abbiamo scoperto delle cose nuove; poi con le maestre, perché abbiamo passato del tempo insieme e ci inventavamo delle attività per noi che ci facevano divertire”. L’intensa condivisione del quotidiano ha permesso ai bambini e alle loro famiglie di vivere un’esperienza di comunità, in cui diverse e molteplici identità si incontrano, entrano in relazione e si modificano nel rapporto tra loro. Semplici azioni come preparare il proprio letto, gestire il proprio zaino, apparecchiare, camminare insieme in mezzo al bosco hanno restituito ai bambini la percezione che la scoperta di sé si arricchisce nell’incontro, che l’autonomia passa attraverso tentativi personali, richieste di aiuto e compromessi che la convivenza rende più semplice accogliere e affrontare. Negli anni successivi all’esperienza raccontata è iniziata la sperimentazione di una progettualità orientata alla realizzazione di sezioni eterogenee per età. Il collettivo-insegnante, accompagnato nella riflessione dal coordinamento pedagogico, continua a progettare nuovi contesti dove la considerazione di spazi, tempi e relazioni si tradurrà in proposte educative arricchite della preziosa esperienza del soggiorno, che a sua volta può essere continuamente ripensata per accogliere i bisogni, gli interessi e le competenze emergenti, sostenendo sempre il valore educativo che nasce da una progettazione condivisa con le famiglie, con i bambini.
Hanno collaborato a questo articolo: Giulia Garagnani, Chiara Iacconi e Alice Magnani, insegnanti Fondazione Cresci@mo
1 L’autore e le autrici sono sensibili al tema del rispetto, anche nel linguaggio, delle identità di genere delle bambine e dei bambini; tuttavia, per non appesantire il testo, si è scelto di parlare prevalentemente di “bambini” ricomprendendo nell’orizzonte della pluralità tutti i diversi generi.
Nicoletta Ferri, ricercatrice e docente di Pedagogia del corpo, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
BIBLIOGRAFIA
Dewey J., Democrazia e educazione, Milano, Sansoni, 2012. Guerra M. (a cura di), Fuori. Suggestioni nell’incontro tra educazione e natura, Milano, FrancoAngeli, 2015.
Marchesini R., Il bambino e l’animale. Fondamenti per una pedagogia zooantropologica, Roma, Anicia, 2016.
MIUR, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, 2012.
Mortari L., Apprendere dall’esperienza. Il pensare riflessivo nella formazione, Roma, Carocci, 2003.
Vygotskij L.S., Pensiero e linguaggio, Bari, Laterza, 2008.
DOMANDE GENERATIVE
Francesca Ciabotti Trascorrere alcuni giorni fuori casa con i propri compagni e insegnanti è un’esperienza che richiede ai bambini fatiche emotive e cognitive. Vi sembra pronto il vostro gruppo ad affrontare un soggiorno educativo di più giorni senza i genitori? Quali difficoltà e ansie dovremo affrontare, come gruppo educativo di adulti, per sostenere e accompagnare una prolungata esperienza di distacco dalla realtà familiare da parte dei nostri bambini? Il viaggio è sempre un’esperienza conoscitiva arricchente. Come costruire un’alleanza educativa con le famiglie, così da favorire progetti e percorsi formativi fuori dai confini scolastici?
Francesca Ciabotti