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INCONTRI CON IL VIVENTE
Stefano Sturloni
Veronica di Persia
Molecole di cielo nell’erba
“Bene, vediamo un po’ come fiorisci, come ti apri, di che colore hai i petali, quanti pistilli hai, che trucchi usi per spargere il tuo polline e ripeterti”
Patrizia Cavalli, 1974
Un fiore minuto occhieggia nell’erba, delicato, suadente, ha quattro petali azzurri screziati di blu e sa farsi firmamento. Lo conoscono adulti e bambini, perché oltre a essere bellissimo è dappertutto, nei prati, negli incolti, alla base dei muri, nelle aiuole, ai bordi delle strade, e anche se dà il meglio di sé all’inizio della primavera, qua e là si offre allo sguardo tutto l’anno.
Lo chiamano familiarmente “Occhi della Madonna”, non tutti sanno che il suo vero nome è Veronica, e più precisamente Veronica di Persia. Va detto, perché di veroniche ce ne sono molte: 44 solo in Italia, e alcune gli assomigliano parecchio. Ma come mai quel nome se vive qui? Domanda legittima e interessante, in grado di rivelarci un fatto curioso.
Il nostro fiorellino, infatti, è originario proprio di quelle terre: per capirci meglio, fino a un paio di secoli fa viveva solo lì, in un’area dell’Asia sudoccidentale. Poi qualcuno se n’è innamorato e ha pensato bene di farlo crescere altrove, in qualche orto botanico europeo, per esempio, da dove è fuggito, ma mica perché si trovava male o perché aveva nostalgie di patria, è che alle piante non piacciono i confini e anche se pensiamo che la loro caratteristica sia di starsene sempre ben radicate al loro posto, viaggiano alla grande, approfittando di qualsiasi passaggio!
Pensate che nel nostro paese è stato osservato per la prima volta in natura nel 1805. Oggi è diffuso in quasi tutto il pianeta e addirittura non di rado si mostra invasivo. Sorprendente!
Veronica di Persia:Veronica persica
Famiglia: Piantaginacee
Veronica ha derivazioni incerte,forse è riferito al nome della donna che pulì il volto di Gesù sul Calvario.
Persica: dalla Persia, il suo luogo di origine.
Dopo averne raccontato la storia, o meglio, quel poco che sappiamo, osserviamolo da vicino, in ogni parte, non limitandoci soltanto alla corolla, come accade di solito: anche il resto della sua anatomia merita attenzioni, consentendoci di avvicinarne meglio l’identità.
Cominciamo dicendo che la Veronica di Persia ha fusti pelosi, prostrati, ramosi, che a ogni nodo possono sviluppare radici, favorendone l’indole tappezzante. Da quegli stessi nodi prendono slancio, in direzione opposta, getti che s’innalzano talora fino a 50 centimetri.
Le piccole foglie sono variabilmente ovate e pelose, mentre il margine è disegnato da pochi denti piuttosto grossolani. Quelle inferiori hanno inserzione speculare sul fusto, le superiori sono invece alterne e di dimensione minore.
I peduncoli fiorali sono sempre più lunghi delle foglie ascellanti e si sviluppano lateralmente in modo alternato. Al di sotto della corolla il fiore dispone di un calice campanulato suddiviso in 4 lacinie ovato-lanceolate, in casi più rari 5; osservandole con una lente le vedremo percorse da 3 nervi ben disegnati.
Le corolle hanno un diametro di 8, massimo 15 millimetri e 4 petali azzurri di cui si è già detto. Al cuore della corolla è presente una macula bianco-giallastra, e da lì si elevano 2 stami con le antere grigio-bluastre e un pistillo più sottile e allungato. La loro compresenza ci indica che il fiore è ermafrodito.
Attenzione: i petali non sono proprio uguali tra loro, nelle veroniche quello inferiore è più piccolo degli altri; per questo si dice che la corolla non è attinomorfa (ossia a simmetria raggiata), bensì leggermente zigomorfa, cioè rispondente a una simmetria bilaterale. Come i bambini sanno, raccogliendo la pianta la corolla si stacca facilmente, rimanendo intera, con un foro alla fauce e i due stami attaccati. I petali delle veroniche, infatti, non sono liberi, ma saldati tra loro alla base. Col buio e il cattivo tempo le corolle si chiudono a protezione degli apparati riproduttivi e del polline, la cui diffusione è affidata ad api e altri piccoli imenotteri.
In questo genere di piante il frutto è spesso determinante per l’identificazione della specie. Occorre valutarne la forma e la lunghezza dello stilo, che persiste a maturazione avvenuta. Nel caso della Veronica di Persia abbiamo una capsula che ricorda le fattezze di una piccola mela compressa lateralmente e più larga che alta. I suoi due lobi hanno orientamento divergente e la loro superficie è percorsa da un reticolo di nervi in rilievo. L’insenatura che divide i lobi è ottusa o retta, con uno stilo lungo 2-3 millimetri che sopravanza l’insenatura stessa.
La capsula contiene da 5 a 20 semi giallastri con un lato concavo e l’altro convesso, come una barchetta. Ognuno di essi è dotato di eleosoma, un’appendice mucillaginosa gradita dalle formiche che, nutrendosene, facilitano la dispersione del seme.
La pianta è officinale e le sue foglie sono utilizzate per la preparazione di infusi amari con proprietà digestive, toniche e sudorifere, indicate dunque anche come antinfluenzali e antireumatiche.
“Io lo so come si chiamano questi fiori, si chiamano
occhi della Madonna”
“Perché sono celesti”
“Sono belli, e anche molto delicati”
“Guarda, dentro c’hanno tre gambetti”
“Sembrano le sue antenne!”
“Quello è il suo frutto, dentro ci sono i semini”
Cavalli P.,
Le mie poesie non cambieranno il mondo, Torino,
Einaudi, 1974
Stefano Sturloni, formatore e naturalista, già atelierista delle Scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia