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LE PAROLE DELL’EDUCAZIONE

Valutazione

Patrizia Sposetti

Abstract

L’osservazione dei bambini piccoli ci aiuta a scoprire il lavorio continuo di pensiero durante le loro azioni. Anche i disegni infantili possono essere osservati come testimonianza di progetti, ipotesi, riflessioni, intuizioni. Una presenza discreta degli adulti, facilita la comprensione di elaborazioni complesse e non sempre prevedibili.

Parole chiave

Pensiero, disegno, oggetti/cose, attesa, accompagnamento

Contatti

gianfranco@staccioli.eu


La parola “valutazione” condivide il destino di molti termini che hanno più accezioni di senso e che hanno un uso sia nel linguaggio comune sia in quello tecnico-specialistico e che, per questo motivo, vanno utilizzati con cautela nei contesti specifici. Troppo spesso in ambito educativo si sovrappone l’atto del valutare con quello di esprimere un giudizio, collocabile in una scala, su una prestazione di bambine, bambini, ragazze e ragazzi, indifferentemente ricondotti alla categoria “allieve” e “allievi”. Questa visione, ancorché riduttiva, sembra ben radicata, tanto da essere accolta anche dai dizionari come parola appartenente al “Vocabolario di Base”, ossia ai vocaboli di maggior uso in una lingua, raccolti dal lavoro di Tullio De Mauro. Nel quadro di un sistema educativo complesso e che metta al centro il soggetto accompagnandolo nello sviluppo di capacità e competenze, e in particolare nel sistema di educazione e istruzione da 0 a 6 anni, questa visione della valutazione si rivela quantomeno limitata. Come ricordano Bondioli e Ferrari: “Valutare in senso educativo significa: usare strumenti scientificamente rigorosi per raccogliere informazioni su di un dato evento; attivare un processo dinamico che a) postula l’interpretazione dei dati stessi sulla base degli strumenti di cui si è detto, b) mira ad un impatto sulla situazione di partenza che implica un’azione, un cambiamento, un miglioramento, una decisione innovativa” (Bondioli e Ferrari, 2010 p. 11). Affinché questo tipo di valutazione sia possibile, è indispensabile disporre di una solida base empirica, costruita attraverso una raccolta di dati sistematica, consapevole e mirata. In altre parole, serve una documentazione di qualità. Questo ci aiuta a mettere a fuoco due elementi: il primo è l’importanza di “documentare” ossia di saper leggere e condividere le informazioni per favorire un cambiamento effettivo e positivo. Il secondo elemento è il nesso indissolubile che nello zerosei, ma non solo, esiste tra documentazione e valutazione. La funzione valutativa della documentazione s’inserisce in un’ottica di valutazione condivisa, che vede la partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti e che si basa sulla riflessione critica, si avvicina ai principi della cosiddetta “valutazione di quarta generazione” (Guba e Lincoln, 1989 e 2007), ed è fondata su un approccio  costruttivista. Si tratta, infatti, di una valutazione “divergente”, che non ha ’obiettivo di misurare quanto una bambina o un bambino sa o sa fare, ma di contribuire a supportare educatrici e insegnanti a capire in che modo sostenere lo sviluppo di ciascuna bambina e di ciascun bambino e lo sviluppo delle sue competenze. Nel passaggio dal misurare al comprendere, la valutazione assume una forma narrativa: si raccontano le competenze già sviluppate e quelle in crescita, costruendo nel tempo un vero e proprio portfolio personale. Questo tipo di valutazione guarda non solo ai risultati, ma anche all’ambiente in cui avviene l’apprendimento, restituendo un ruolo essenziale al contesto e all’ambiente nel quale ha luogo il percorso educativo (Bonaccini, 2018). Questa idea di valutazione mette al centro l’equità, cioè l’impegno a garantire a tutte e tutti le stesse opportunità di crescita, e coinvolge diversi attori: scuole, servizi educativi, insegnanti, famiglie e, naturalmente, le bambine e i bambini. È un modo per migliorare la qualità dell’educazione e rafforzare il legame tra scuola e famiglia, sempre nel rispetto dei bisogni e delle potenzialità di ciascuna e di ciascuno. Si tratta, di fatto, dell’idea presente anche nei documenti cardine del sistema 0-6, gli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia (MI, 2022) e le Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei (MI, 2021), nei quali la valutazione torna al centro dell’azione in quanto processo che deve contribuire al miglioramento dell’agire educativo, in stretta connessione con la documentazione e con l’osservazione.

 

BIBLIOGRAFIA

Bonaccini S. (a cura di), Dare valore alle competenze, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2018.

Bondioli A., Ferrari M. (a cura di), Manuale di valutazione del contesto educativo: teorie, modelli, studi per la rilevazione della qualità della scuola, Milano, FrancoAngeli, 2000.

Guba E.G., Lincoln Y.S., Fourth Generation Evaluation, Sage, Newbury Park, CA, 1989.

Guba E.G., Lincoln Y.S., “La valutazione di quarta generazione”, in N. Stame (a cura di), Classici della valutazione, Milano, FrancoAngeli, 2007, pp. 128-156.

Sposetti P. (in corso di stampa), “Documentare per valutare l’agire educativo”, in G. Szpunar (a cura di), Progettare e valutare a scuola. Strumenti per l’infanzia e la primaria, Roma, Carocci, pp. 103-132.

Patrizia Sposetti, professoressa ordinaria, Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione, Sapienza Università di Roma.

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