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Un’idea di sostenibilità nei servizi educativi 0-6
Pensieri adulti per futuri bambini
Claudia Ciccardi
Responsabile Pedagogica cooperativa Consorzio Torino Infanzia,
pedagogista e formatrice, PhD student XXXVIII cycle ‒ Educazione nella società contemporanea,
Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”,
Università degli Studi di Milano-Bicocca
Abstract
Quali sfumature può assumere la sostenibilità all’interno di contesti riflessivi? E in che modo le pratiche educative possono essere integrate con i principi di sostenibilità, intesa come cura dell’umano, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030? Il contributo vuole presentare alcune visioni ed esperienze intorno al tema della sostenibilità vissute dagli adulti dei servizi 0/6: educatrici, insegnanti e famiglie.
Parole chiave
Sostenibilità, cura
dell’umano, adulti, riflessività,
consapevolezza
Contatti
claudia.ciccardi@proges.it
“I DIRITTI DI PARTECIPAZIONE SONO DIRITTI DI LIBERTÀ: RICONOSCERLI ALL’INFANZIA SIGNIFICA RICONOSCERE LA LIBERTÀ DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE ED È SU QUESTO RICONOSCIMENTO CHE IL MONDO ADULTO VIENE SFIDATO
La sostenibilità, intesa come cura e rispetto dell’ambiente e delle persone, è diventata una priorità fondamentale per il futuro del nostro pianeta e delle generazioni che lo abitano. Negli ultimi anni, questo concetto ha assunto una centralità crescente evolvendosi oltre il semplice ambito ambientale, per abbracciare una visione più complessa. Questo elemento è divenuto centrale nel dibattito educativo e sociale, sia in termini di educazione alla sostenibilità sia di educazione sostenibile (Farné, 2018) al fine di abbracciare una prospettiva più ampia e integrata. In questo quadro di riferimento, il ruolo delle istituzioni educative, in particolare dei nidi e delle scuole dell’infanzia, assume una rilevanza centrale. Infatti, questi non sono solo luoghi in cui si trasmettono conoscenze, ma spazi di piena cittadinanza e realizzazione umana.
L’Agenda 2030 (UN, 2015), con i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile, ha sottolineato con forza la necessità di integrare i principi di sostenibilità all’interno delle politiche educative. In particolare, l’Obiettivo 4 (Educazione di qualità) e l’Obiettivo 3 (Salute e benessere) pongono al centro l’importanza di formare cittadini capaci di contribuire attivamente al benessere della società e alla cura del nostro ambiente. L’invito è chiaro: occorre promuovere un’educazione che favorisca gli stili di vita sostenibili, il rispetto delle diversità e un comportamento responsabile nei confronti dell’ambiente. Tuttavia, spesso l’interpretazione comune di questi obiettivi si concentra principalmente sugli aspetti ecologici e ambientali, tralasciando una dimensione altrettanto cruciale: quella sociale e umana. Se è fondamentale salvaguardare il nostro ambiente naturale, è altrettanto essenziale prendersi cura delle persone, delle loro relazioni e del loro benessere psicofisico. L’approccio integrato che si intende esplorare in questo contributo si basa proprio sulla consapevolezza che l’impegno per un futuro sostenibile passa anche attraverso la valorizzazione dell’umano e il rispetto delle diversità. Se, infatti, consideriamo la sostenibilità come l’impegno verso la salvaguardia dell’umanità, l’insieme delle azioni umane deve essere visto come un obiettivo centrale e, di conseguenza, anche la gestione delle relazioni tra le persone assume un’importanza cruciale (Loiodice, 2018).
La dimensione della cura per la salvaguardia collettiva del futuro, dunque, non riguarda solo l’attenzione all’ambiente, ma si riferisce anche alla costruzione di una comunità in cui la solidarietà, la cooperazione e l’empatia siano valori condivisi e praticati quotidianamente. Nei contesti educativi, questo si traduce in un approccio che riconosce e valorizza la relazione tra educatori, bambini e famiglie. Nidi e scuole d’infanzia sono luoghi ad alta densità umana e relazionale: ogni azione educativa contribuisce a costruire un tessuto sociale ricco di legami e di interazioni. E, proprio per questo, possono essere una grandissima opportunità per costruire pratiche orientate all’umanizzazione necessaria per la nostra salvaguardia. Diventa, quindi, imprescindibile un approccio educativo che integri la dimensione sociale del “relazionarsi con l’altro”, in grado di formare cittadini consapevoli e responsabili, che sappiano uscire dall’individualismo accogliendo l’alterità dell’incontro, preparati ad affrontare le sfide globali nel rispetto della giustizia sociale e della sostenibilità.
Questo significa che ogni scelta intenzionalmente educativa, sia da parte dei professionisti dell’educazione sia delle famiglie, deve essere orientata non solo a favorire lo sviluppo e il benessere dei bambini, ma anche a sostenere la loro crescita emotiva, relazionale e sociale. Per questo è essenziale comprendere che anche gli adulti sono parte integrante di un continuo percorso di apprendimento e crescita. Il loro impegno educativo, infatti, risulterebbe privo di coerenza e impatto se non fosse capace di trasformare anche le loro azioni, convinzioni e riflessioni.
Nel contributo qui presentato, si intende narrare come i temi della sostenibilità così intesa attraversino tutto l’agire educativo. Le esperienze che seguiranno¹, pur non essendo state concepite come interventi didattici o progetti mirati in modo esplicito al raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, si sono rivelate preziose per stimolare una maggiore consapevolezza e attivare un senso di responsabilità rispetto alle politiche e alle azioni suggerite dall’Agenda. In questo modo, pur non trattandone direttamente i temi, queste pratiche hanno contribuito a far sì che le professioniste si percepissero come maggiormente attive e partecipi alla costruzione di un ambiente più sostenibile per il futuro. La chiave di lettura che si vuole offrire è, quindi, la possibilità di attivare maggior consapevolezza negli adulti che vivono i servizi educativi (professionisti e famiglie) al fine di agire con maggior intenzionalità la loro postura di “agenti morali”. Quali strumenti e metodologie possono essere adottati per promuovere maggiore consapevolezza e cura dell’umano sia nei genitori sia nei professionisti, affinché possano contribuire a costruire un futuro più umano e solidale?
INSIEME SI FA MONDO: FLESSIBILITÀ E PARTECIPAZIONE
Nidi e scuole possono farsi carico del benessere delle persone che vi partecipano, creando ambienti in cui tutti possano sentirsi accolti, rispettati e valorizzati. Riconoscere la fatica e le difficoltà dei membri della comunità educativa è essenziale per costruire un ambiente capace di sostenere² l’altro. In quest’ottica, riconoscere le famiglie come soggetti sociali competenti e responsabili è necessario per una progettazione dei servizi che promuova un’autentica partecipazione educativa (Sità, 2005). Una partecipazione non intesa esclusivamente come presenza delle famiglie ai momenti di incontro, ma come azione capace di fare spazio a istanze che possono anche modificare strutture e schemi caratteristici del servizio educativo. Questo pensiero è stato portato fortemente all’interno dei nidi, soprattutto in relazione a tutte quelle pratiche quotidiane che richiedono la messa in discussione di schemi di riferimento e azione consolidati e, quindi, maggior flessibilità.
Si riporta, a titolo esemplificativo, l’importante lavoro di riflessione che è stato fatto sugli orari di ingresso e uscita dal servizio. Questi, molto spesso vissuti come rigidi e immodificabili, possono generare fatiche e stress in situazioni familiari specifiche. Se le istituzioni educative devono farsi carico del benessere delle persone che vi partecipano, promuovendo ambienti in cui tutti possano sentirsi accolti, probabilmente può essere necessario rivedere questi schemi e trovare delle vie per andare incontro a differenti esigenze. Per raggiungere questo obiettivo, i gruppi di lavoro, impegnati in un continuo processo progettuale riflessivo (Schön, 1993; Mortari, 2004), hanno cercato compromessi che permettessero alle famiglie di vivere i momenti di transizione famiglia-nido con maggior serenità: prima di tutto con una maggior flessibilità di accoglienza e meno rigidità nel richiedere il rispetto tassativo dell’orario; in secondo luogo, favorendo una presenza delle famiglie all’interno della sezione nei momenti di accoglienza. Questo ha portato a un ripensamento del nido come spazio condiviso tra bambini, famiglie ed educatori. Non più un luogo in cui i genitori sono semplici utenti di passaggio, ma un contesto in cui tutti si sentono parte di una comunità educativa e possono partecipare attivamente. I tempi e gli spazi sono stati progettati affinché le famiglie possano “abitare” il nido, prendere del tempo per stare e non correre, un ambiente che possa essere per tutti luogo di incontro e spazio per rendere maggiormente sostenibile le fatiche della crescita.
Nei nidi d’infanzia CTI, le famiglie possono oggi vivere momenti di incontro con le educatrici e di gioco con i bambini durante l’accoglienza, sperimentando un contatto quotidiano che favorisce la coesione e la nascita di nuove relazioni anche tra genitori. Inoltre, questa pratica ha portato la necessità di ripensare e approfondire il concetto di partecipazione. Far cadere i pregiudizi e i falsi miti che circondano la relazione con le famiglie ha permesso una trasformazione che vedesse le famiglie non più come soggetti passivi o semplicemente presenti nei momenti di incontro, ma come competenti e parte attiva reale del processo educativo e organizzativo del servizio (Formenti e Cino, 2023). Anche i momenti di incontro, infatti, non sono più visti solo come occasioni per le educatrici di comunicare e condividere progetti e informazioni, ma come spazi di dialogo collettivo, dove le famiglie possono esprimere le loro fatiche, il proprio punto di vista sulla crescita del bambino, contribuendo alla progettazione delle attività quotidiane. Questo approccio ha permesso di promuovere una relazione di reciproco ascolto e di co-programmazione, in cui le domande e i dubbi dei genitori sono diventati risorse importanti per il processo educativo. Questi gruppi di co-apprendimento tra educatori e genitori si sono rivelati uno strumento prezioso per costruire un dialogo continuo e profondo sulle pratiche educative, con l’obiettivo di sviluppare una visione comune della cura dell’altro come strumento educativo. I momenti di incontro così progettati, oltre a promuovere una riflessione sui bambini e sul loro percorso di crescita, sono infatti un’opportunità per consolidare il dialogo tra adulti, superando la solitudine che spesso caratterizza la vita familiare.
Il confronto che si attiva aiuta a comprendere meglio i propri vissuti e a instaurare relazioni più forti tra i genitori, favorendone l’aggregazione e la socializzazione. La partecipazione, così intesa, non è solo un metodo di lavoro, ma una vera e propria filosofia che valorizza il dialogo, la riflessione comune e l’empowerment di tutti gli attori educativi. Questo permette di passare da una visione individualistica a una visione collettiva di cura dell’umano. L’integrazione dei principi di sostenibilità, come la cura e il rispetto reciproco, ha reso questo processo non solo un cambiamento educativo, ma anche un impegno per costruire relazioni di lungo periodo, sostenibili e inclusive.
USCIRE DALL’IO E CERCARE IL NOI: DOCUMENTARE PER COSTRUIRE UNA DIMENSIONE COLLETTIVA
Nel lavoro educativo quotidiano, la documentazione delle esperienze diventa uno strumento fondamentale per promuovere la consapevolezza collettiva. Documentare significa, infatti, restituire alla comunità educativa il senso e il valore delle esperienze. La documentazione nei nidi e nelle scuole dell’infanzia deve essere orientata alla narrazione collettiva e alla valorizzazione del processo (Malavasi e Zoccatelli, 2019). Per questo, quando al nido si decide di progettare una documentazione, il focus sono i processi di apprendimento. Raramente, nei pannelli di documentazione, sono presenti tutti i bambini. La scelta che si fa è quella di rappresentare, attraverso un/una bambino/a o un gruppo misto, quello che tutti/e i/le bambini/e vivono al nido. Questo, spesso, genera feedback di disappunto o incomprensione nelle famiglie: “Ma il ‘mio’ bambino non ha vissuto questa esperienza? Perché la ‘mia’ bambina non ha la foto?”.
In quest’ottica, anche la documentazione può diventare uno strumento per mettere in evidenza la dimensione relazionale e collettiva dell’apprendimento nei luoghi educativi, dove ogni bambino è parte di un processo che coinvolge tutta la comunità educativa e può rappresentarne, per tutti, l’esperienza vissuta. In questo senso, la documentazione come pratica riflessiva e collettiva si lega strettamente ai principi di sostenibilità, in quanto valorizza le relazioni umane e la crescita condivisa, anziché l’individualismo. Infatti, in un mondo in cui prevale l’individualismo, l’educazione deve cercare di riscoprire il valore della dimensione gruppale e dell’appartenenza al genere umano.
“L’atteggiamento di conquista e di dominio che l’uomo soprattutto sotto l’impulso occidentale ha assunto nei confronti degli altri uomini e della natura archivia ogni idea di saggezza facendo deperire le antiche solidarietà e facendo prevalere atteggiamenti fortemente individualistici” (Morin, 2015). L’“io” e il “mio” di cui parla Morin non sono lontani dalla realtà dei servizi. In un nido d’infanzia un’educazione che valorizza la dimensione relazionale e collettiva, promuovendo la coesione e la collaborazione tra i bambini, sottolinea l’importanza delle interazioni sociali e della crescita condivisa. La documentazione, mettendo in evidenza il valore delle relazioni, della collaborazione tra individui e un protagonismo collettivo, può quindi diventare un mezzo per promuovere, anche agli adulti di famiglia, una cultura all’appartenenza a una collettività capace di spostarsi dall’attenzione all’io, per riscoprire una dimensione del noi.
LA RIFLESSIVITÀ COME STRUMENTO PER COSTRUIRE CULTURA E CONOSCENZA
In questo contesto, la formazione e l’accompagnamento continuo dei professionisti dell’educazione giocano un ruolo fondamentale (Picchio e Di Giandomenico, 2021). Sappiamo bene, infatti, che la cura e la costruzione dell’umano sono un processo educativo che implica un continuo lavoro di riflessione e consapevolezza (Mortari, 2015). In quest’ottica, i momenti di incontro con i gruppi di lavoro sono pensati come momenti per sostenere le fatiche delle educatrici ma anche come spazi in cui esprimere consapevolezza e tensione a prendersi cura degli altri, di riflettere sulle proprie pratiche educative e di promuovere una cultura della sostenibilità. Per noi, infatti, le educatrici non sono solo professioniste capaci di vivere esperienze educative con i bambini, ma agenti di cambiamento sociale, in grado di contribuire alla costruzione di una società più equa e sostenibile. Questo richiede un impegno continuo, che deve essere sostenuto da una continua supervisione pedagogica da parte delle coordinatrici che attivano, anche attraverso momenti di formazione, la riflessione critica e la consapevolezza dei gruppi di lavoro. Sappiamo anche che questa azione può generare, in modo circolare, una vera valorizzazione del capitale umano e favorire non solo la capacità di prendersi cura dell’altro, ma una più solida autoconsapevolezza e attenzione ai temi sociali oggi cruciali per la salvaguardia dell’umanità. Un’attenzione focalizzata sul sapere e sulla conoscenza, sul potere trasformativo ed emancipativo da cui nessuno risulta escluso. Una costruzione di sostenibilità tradotta come continuo apprendimento per dotarsi di conoscenze capaci di lottare contro le ingiustizie, contrastando, quindi, quei sistemi di idee, di valori e di pratiche che ancora oggi dividono e discriminano persone, gruppi, culture e società.
In conclusione, la formazione continua dei professionisti dell’educazione e il supporto ai genitori come educatori nel contesto familiare possono contribuire all’educazione alla sostenibilità. Questa, infatti, non può essere separata dalla cura dell’umano. La creazione di ambienti educativi inclusivi e partecipativi, e la promozione della consapevolezza di adulti come agenti morali, sono tutti elementi che devono convergere in un’unica visione, quella di un’educazione che ponga al centro la dignità della persona, il rispetto reciproco e la cura dell’umano. In un’epoca in cui la sfida globale riguarda non solo la conservazione dell’ambiente ma anche il miglioramento delle condizioni di vita e di benessere per le generazioni future, l’educazione ha il compito di costruire questa visione culturale. Pertanto, è oggi sempre più importante inserire nel focus della riflessività educativa riletture delle pratiche e temi sociali orientati a una maggior consapevolezza della responsabilità che anche le azioni più consolidate possono assumere, acquisendo nuovo valore per la costruzione di luoghi capaci di prendersi cura dell’altro. Solo così sarà possibile costruire un futuro in cui le generazioni future possano vivere in armonia con sé stesse, con gli altri e con il nostro pianeta.
Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)
¹ Le esperienze narrate fanno riferimento ai servizi comunali della Città di Torino gestiti dalla cooperativa Consorzio Torino Infanzia (www.consorziotorinoinfanzia.it), nel testo CTI. Non si fa specifico cenno ai servizi perché la riflessione sul tema della sostenibilità qui esposta è frutto di una condivisione e riflessione del coordinamento della cooperativa a partire da pratiche differenti esperite nei differenti nidi. Il coordinamento è composto da Leanca Kacari, Noemi Mondino, Simona Berton, Francesca Defeudis, Francesca Azzarà, Valentina Bonventre che l’autrice ringrazia per la vivace e appassionata professionalità.
² Solitamente quando parliamo della relazione con le famiglie preferiamo utilizzare il termine “accompagnare”. In questo caso “sostenere” è utilizzato come radice etimologica di sostenibilità (dal latino “sustinere”, che è composto da “sub” ‒ sotto ‒ e “tenere”).
1 Legge 205/2017, commi 594-601, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020.
2 Al momento della scrittura del presente articolo, l’implementazione della legge è in fase di attuazione e i decreti attuativi non sono stati emanati.
BIBLIOGRAFIA
Farné R., L’insostenibile pesantezza dell’educazione, in “Pedagogia Oggi”, anno XVI, n. 1, 2018, pp. 51-69.
Formenti L., Cino D., Oltre il senso comune. Un viaggio di ricerca nella pedagogia della famiglia, Milano, FrancoAngeli, 2023.
Loiodice I., Investire pedagogicamente nel paradigma della sostenibilità, in “Pedagogia Oggi”, anno XVI, n. 1, 2018, pp. 105-114.
Malavasi L., Zoccatelli B., Documentare le progettualità nei servizi e nelle scuole dell’infanzia, Reggio Emilia, Edizioni Junior-Bambini S.r.l., 2019.
Morin E., Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2015.
Mortari L., Apprendere dall’esperienza, Roma, Carocci, 2004.
Mortari L., Filosofia della cura, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2015.
Picchio M., Di Giandomenico I., “Contesti e processi della collegialità per affrontare il cambiamento”, in L. Balduzzi, A. Lazzari (a cura di), Ripartire dall’infanzia, Reggio Emilia, Edizioni Junior-Bambini S.r.l., 2021, pp. 79-97.
Schön D., Il professionista riflessivo, Bari, Dedalo, 1993.
Sità C., Il sostegno alla genitorialità. Analisi dei modelli di intervento e prospettive educative, Brescia, La Scuola, 2005.
United Nations, Transforming Our World: the 2030 Agenda for Sustainable Development, Resolution A/70/L.1, 25 September 2015.
L’educazione è un dipanarsi di momenti, spesso molto simili gli uni agli altri, eppure tutti straordinari. Come una luce che entra all’improvviso, o un colore che cambia le cose, sospendendo spazio e tempo e mostrando tutto in un’altra prospettiva. Non serve molto, se non uno sguardo continuamente aperto a cogliere il divenire e a introdurre piccole variabili che evidenzino nuove possibilità. Che poi è moltissimo.