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Tenere la porta aperta: l’esperienza del fare insieme
Un’esperienza di co-progettazione tra servizi e famiglie nell’Ambito del Castanese
Cecilia Dotti
Maestra di scuola dell’infanzia e pedagogista, La Grande Casa scs, Sesto San Giovanni (Mi)
Diego Mairani
Pedagogista e progettista sociale, La Grande Casa scs, Sesto San Giovanni (Mi)
Abstract
Attraverso un percorso partecipativo di un anno, il progetto “Di sassi, di ghiaia, di sabbia…” promosso dal Centro per la Famiglia “La Porta Aperta” di La Grande Casa, società cooperativa sociale, in partenariato con diverse realtà istituzionali e del terzo settore dell’Ambito del Castanese, ha esplorato nuove modalità per aprire i servizi alla partecipazione attiva delle famiglie. I risultati evidenziano un rafforzamento del dialogo tra educatori/trici, insegnanti e genitori, promuovendo un ecosistema educativo più aperto, inclusivo e creativo.
Parole chiave
Famiglie, soglia, domandare, co-progettare, osare
Contatti
dotti.cecilia@gmail.com diego.mairani@lagrandecasa.it
Un famoso proverbio africano appare spesso a conclusione di convegni e incontri che hanno come tema la relazione scuola/ famiglia: “Per educare un bambino ci vuole un intero villaggio”. Ci dice: educare i bambini è prendersi cura del futuro, che è molto più della loro crescita, significa pre-occuparsi del mondo che verrà, ci rende evidente che l’educazione è una preoccupazione comunitaria. Ma gli adulti che popolano il villaggio che lingue parlano tra loro? Si riconoscono? Che idee possiedono dell’infanzia? E soprattutto, chi si prende cura di loro? La proposta “Di sassi, di ghiaia, di sabbia…” nasce proprio sul bussare di questa domanda: i servizi 0-6 del castanese, territorio di circa 70.000 abitanti ai confini della città metropolitana di Milano, hanno riflettuto e operato insieme ai genitori per riconoscere e approfondire i loro bisogni e coinvolgerli in esperienze partecipative all’interno di asili nido e scuole dell’infanzia.
OLTRE IL PERIMETRO DELLE NOSTRE CONSUETUDINI
L’iniziativa prende corpo quale azione promossa dal neonato Centro per la Famiglia1 “La Porta Aperta”, promosso da La Grande Casa scs in partenariato con diverse realtà, istituzionali e del Terzo settore, ma lo stimolo alla strutturazione di una proposta ha origini lontane. L’idea prende forma gradualmente a motivo di un senso di inquietudine che non ci abbandona mentre riflettiamo negli anni sulla definizione dei progetti pedagogici relativi ai servizi per la prima infanzia, di una crisi che ci attraversa nel riscontrare che vorremmo fare un passo più in là ma non possiamo, poiché i contorni che abbiamo definito sembrano non consentirlo. Il perimetro della nostra attività sembra talvolta così assodato che ci appare ovvio e naturale, quasi l’avessimo noi stessi tracciato, come a difesa di una “identità di servizio” che altrimenti rischia di perdere le proprie sicurezze, i propri riferimenti. Ma l’accesso a una rinnovata identità è a portata di mano, è sufficiente sporgersi oltre i bordi e già risulta manifesta. “Limen è contemporaneamente la soglia e la barriera, così come limes dice insieme la strada ed il confine” (Debray, 2012, p. 24). Abbiamo quindi ritenuto necessario oltrepassare la soglia per percorrere nuove traiettorie, rispettando e onorando i confini che ci hanno condotto fin qui. Una “chiamata a raccolta” – grazie all’ausilio di un coordinamento dei servizi per la prima infanzia – permette di accrescere la consapevolezza e ottenere un primo orientamento per la strutturazione della proposta. I suggerimenti di più di venti Servizi e circa duecento famiglie, attraverso un questionario online, consentono di tratteggiare il disegno progettuale e offrono spunto per una giornata seminariale di formazione e confronto laboratoriale. Un momento di confronto, “I servizi 0/6 come luoghi di riferimento per le famiglie del territorio: co-costruire esperienze insieme ai genitori”, finalizzato a porre lo sguardo alla dimensione partecipativa delle famiglie all’interno dei servizi e sviluppare opportunità attraverso processi di coprogettazione, come evidenziato nelle Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei (2021). La rinnovata mission educativa dei servizi per l’infanzia richiede oggi di accogliere i bambini e i loro genitori. Perché questo principio non rimanga solo dichiarato ma sia vissuto e osato è necessario, appunto, aprire le porte dei servizi alle famiglie. Il C.p.F. “La Porta Aperta” ha proposto un percorso della durata di un anno con lo scopo di rendere permeabili le soglie, mentali e fisiche, dei diversi servizi, partendo dalla unicità di ciascuno. Un’attività mirata a incrementare la capacità inclusiva e supportiva nei confronti delle famiglie, stimolando e sostenendo la collaborazione tra operatori e famiglie nella progettazione e realizzazione di risposte ai nuovi bisogni adeguate, efficaci, universali e comprensive, promuovendo nei servizi una rilettura della propria offerta in considerazione della centralità delle pratiche di cura dei legami familiari. Il percorso ha previsto quattro fasi:
• la raccolta di elementi indispensabili per una definizione puntuale della proposta;
• momenti formativi e laboratoriali, allo scopo di condividere le precondizioni per la strutturazione di contesti educativi significativi, stimolanti, rispettosi, accoglienti, narrativi, aperti alle sperimentazioni, generatori di relazioni;
• un percorso di consulenza progettuale da parte di una pedagogista per ogni servizio mirata allo sviluppo di progettualità concrete di partecipazione delle famiglie;
• un seminario conclusivo di valutazione della trasferibilità delle esperienze² .
L’adesione alla proposta è andata oltre le aspettative: undici servizi educativi hanno aderito al percorso. Indipendentemente dalla titolarità della gestione del servizio, il desiderio di innescare un cambiamento ha attraversato servizi pubblici e paritari, a gestione statale, comunale o del Terzo settore.
DEL PERCHÉ INTERCETTARE LA VOCE DEI GENITORI
“Quindi le famiglie possono essere grandi, piccole, felici, infelici, ricche, povere, chiassose, tranquille, complicate, di buon carattere, ansiose o rilassate”
(Hoffman, 2012, p. 36)
Aprire le porte, incontrare, e “fare insieme” alle famiglie è sperimentare continuamente differenze e linguaggi. È operare sulle intersezioni, intrecciare ambienti, oggetti e persone, per ri-disegnare un ecosistema, un rinnovato insieme complesso e dinamico di parti che tra loro interagiscono e si influenzano: “I bambini vivono oggi in un ecosistema nel quale le molteplici influenze culturali si incontrano ma non sempre si riconoscono. Non sono «culture» legate solo all’origine dei genitori, ma anche culture educative, scelte familiari […]” (Ministero dell’Istruzione, 2022, p. 12). Per accoglierle e coinvolgerle serve coltivare negli operatori uno sguardo plurale, capace di comprendere le differenze, superare i pregiudizi, esercitare reciprocità, prendere parte nell’ecosistema. I primi passi del progetto hanno visto proprio il necessario ascolto delle famiglie. Il grado di fiducia che le famiglie pongono nei servizi 0/6 è particolarmente elevato: è risultato evidente che essi costituiscono un punto di riferimento nodale in tale delicato momento di vita familiare. Lo spazio di potenziale capability (Sen, 2000) sembra essere ampio, l’incontro tra famiglie e operatori sembra contenere sia le capacità di conseguire gli obiettivi ipotizzati, sia le condizioni per concretizzarli. Il percorso è tracciato: promuovere una co-progettazione attiva e partecipata, andando a cercare, secondo la filosofia dell’outreach work, nel suo mondo vitale chi ha una domanda educativa espressa o inespressa, dare avvio a un’alleanza educativa non episodica ma radicata nella continuità dei rapporti, sino a vivere il cambiamento come connaturato con il nuovo ecosistema creatosi.
RITROVARE LE PAROLE
“Andiamo a rifare il mondo Serviranno le parole brave le parole forti le parole verdi; servirà il silenzio delle foreste, il pensiero di tutte le teste. Serviranno giorni serviranno mani serviranno la rabbia di oggi, e la pace di domani [...]”
(Rigoli e Faccioli, 2022, pp. 6-7)
Creati i presupposti, è risultato opportuno a questo punto procedere ri-significando il lavoro educativo quotidiano. All’approccio scientifico è venuto in supporto quello artistico e poetico. È stato necessario chiedere alle operatrici uno sforzo di riflessione sulle immagini e sugli stereotipi che tutti noi nutriamo attorno al concetto di famiglia, andando a “rifare le parole”, come canta la poesia di Ilaria Rigoli. È stato esplorato il desiderio di relazione, decostruendo l’istintuale distanza percepita tra un legame di ordine familiare e di ordine professionale. Un esercizio per dare spazio alle parole – un acrostico sulle immagini profonde che si celano nel termine famiglia – ha permesso di approfondire e lo sguardo che poniamo e i significati che diamo alla dimensione della famiglia, dismettendo le lenti del ruolo e riconoscendosi tutti più umani, vicini e simili. Trattare di famiglia rimescola codici affettivi intimi alla mutevole condizione sociologica della Famiglia che accede ai servizi e richiede uno sforzo di comprensività, una capacità di avvertire le sfumature e coglierne (e accoglierne) la singolare tonalità. Il lavoro di “smantellamento” dell’usuale è proseguito risultando esercizio necessario e continuativo. Ogni servizio ha presentato un articolato quadro di bisogni nella relazione con le famiglie, orientati da più prospettive: i bisogni formativi dell’équipe educativa, i bisogni che le famiglie presentano ai servizi, i “nodi” della relazione con le famiglie. Tale prima mappatura di pratiche e interrogativi ha consentito la formulazione della domanda di ricerca. Mettere a fuoco costringe le tematiche a manifestarsi nella loro complessità: dialogo, incontro, condivisione, inclusione… parole-pilastro in cui si celano mille pratiche quotidiane ed educative, attenzioni e gesti che chiedono cura. Una buona domanda di ricerca sa rivelare risposte puntuali. La chiave per selezionare la proposta che si desiderava esplorare doveva rispondere a tre criteri guida: essere prioritaria – rispondere a una domanda urgente e importante –, essere concreta – perché il fare insieme allestisce l’alleanza – ed essere realizzabile – misurabile e con una tempistica ragionevole.
FARE INSIEME
Si sta vicini per fare miracoli non per ripetere quello che già c’è quello che già siamo
(Arminio, 2019, p. 35)
Selezionata la domanda di ricerca, gli interrogativi e le istanze sono tracimati, con un’insistenza quasi bambina. Era tempo di affrontare la costruzione di una iniziativa operativa. La divergenza delle proposte emerse ha sorpreso profondamente. Da un incipit comune possono manifestarsi infinite narrazioni. C’è chi ha deciso di ripensare completamente alla documentazione, come strumento principe della comunicazione tra servizio e famiglia, e chi ha desiderato includere le famiglie nell’ordinarietà quotidiana, aprendo le proprie porte con intenzionalità e naturalezza. Ci sono servizi che hanno preso consapevolezza della presenza delle famiglie con un ruolo attivo nella routine dei bambini e hanno deciso di significare percorsi e momenti. Ci sono ancora servizi che hanno scelto di offrire ai genitori momenti speciali, non formali, ideando occasioni di incontro mai sperimentate. È il fare insieme che unisce. L’alleanza si crea nel costruire insieme le cose, nel pensare assieme alle “questioni” e alle pratiche, immaginandole e prestandone cura.
SPERIMENTARE PER SPERIMENTARSI
Molte sono state le scoperte inattese. Un asilo nido ha desiderato concentrarsi sul coinvolgimento dei papà. Ha avvertito la necessità di farli sentire protagonisti preziosi nella crescita dei propri bambini. Le educatrici hanno proposto – con profonda cura di ogni dettaglio – un falò comunitario, scegliendo il fuoco come simbolo di energia paterna e maschile. Due équipe educative di asilo nido e scuola dell’infanzia hanno ritenuto prioritario presentarsi ai genitori come un gruppo che pensa in forma concertata, riflettendo sull’affiancamento ai genitori nella fase di passaggio. “Un filo ci unisce” prevedeva una serata dedicata ai genitori per “accompagnare le famiglie nel riconoscere le competenze dei propri bambini nel loro percorso di crescita”, con attenzione ai particolari, mirati a incrementare il grado di coinvolgimento. Una scuola dell’infanzia ha preso coscienza che le famiglie, ma anche le famiglie allargate e la comunità locale, potevano essere identificate non solo come “utenti” ma anche come alleati operativi. Le maestre hanno desiderato significare in modo più intenzionale questa presenza preziosa e complessa, strutturando un percorso di incontri per diventare volontari e meglio determinare il ruolo e la relazione con maestre e bambini. Un asilo nido ha optato per una modifica della modalità di incontro con le famiglie, conducendolo a piccoli gruppi anziché in plenaria come usualmente proposto. La dimensione raccolta del gruppo ha permesso conoscenza, partecipazione e condivisione più intensa. Un’esplorazione degli interessi dei genitori antecedente all’incontro ha garantito una maggiore soddisfazione delle aspettative reciproche.
LA CURA PER IL FUTURO
Cura In latino cur è l’avverbio interrogativo “perché” e se la cura fosse solo farsi le domande giuste? E se curare fosse continuare a chiedersi perché? E se la curiosità fosse il modo migliore per curare?
(Fabris, 2020, p. 59)
Un anno percorso insieme: un itinerario che ha garantito l’acquisizione di nuove competenze, reso consapevoli delle risorse in possesso, fatto emergere alcune criticità, generato desideri per il futuro. L’incontro e l’alleanza coi genitori in tutti i servizi si è indissolubilmente legato al concetto di cura, nell’accezione che ci propone C. Fabris: un termine che nei servizi 0-6 permea le pratiche quotidiane, spazi, materiali, riflessioni che orientano le attività educative. Quanto accade nei nostri servizi e nelle relazioni quotidiane richiede di essere esplorato con “domande meravigliate”, secondo quanto insegnatoci da Maria Zambrano (2008), non scontate né di controllo. Un interrogarsi sul proprio stile di proporsi alle famiglie: in quantità o con qualità? Le occasioni di incontro possono essersi cumulate negli anni, ma proprio per questo rischiano di perdere di valore e significato. Un esplorare le possibilità di un lavoro comune nella prospettiva 0-6: riunire educatrici e maestre riduce le sensazioni di solitudine, amplia lo sguardo, fa germogliare il desiderio di nuove modalità di collaborazione. Un indagare lo sguardo che utilizziamo per “fare nuova” la comunicazione tra educatrici e genitori: mettere mano a strumenti e stili ricercando nuove parole per parlarsi e relazionarsi. Un ri-domandarsi e ricostruire il significato delle proposte già in uso: conservare le tradizioni rileggendole attraverso modalità condivise e partecipative. E infine una constatazione: il clima disteso creatosi nel corso della realizzazione delle proposte risulta contagioso, si propaga irresistibilmente nei tempi successivi, rinforzando i legami di fiducia e aprendo il desiderio di continuare a “curare le domande”. È necessario allora procedere senza esitazione, mettendosi in un fare in ascolto, “un fare non performativo, una proposta aperta. Un fare che ha i caratteri di un fare avvenire” (Gandolfi, Lizzola, 2024) – come afferma Ivo Lizzola –, lasciando che chi accogliamo possa varcare le nostre soglie e “fare nuovi” i nostri luoghi.
BIBLIOGRAFIA
Arminio F., Resteranno i canti, Milano, Bompiani, 2019.
Debray R., Elogio delle frontiere, Torino, add editore, 2012.
Fabris C., Parole sotto sale. Piccolo vocabolario poetico, Otranto, Anima Mundi, 2020.
Hoffman M., Il grande grosso libro delle famiglie, Milano, Lo Stampatello, 2012.
Gandolfi P., Lizzola I, Ascoltando adolescenze, qui e altrove, in “Roots§Routes”, 2024, www.roots-routes.org/ascoltando -adolescenze-tra-qui-e-altrove-di-paola-gandolfi-e-ivo-lizzola. Ministero dell’istruzione, Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, 2021.
Rigoli I., Faccioli I., A rifare il mondo, Milano, Bompiani, 2022.
Sen A., Development as Freedom, Knopf Doubleday Publishing Group, 2000.
Zambrano M., Per l’amore e per la libertà. Scritti sulla filosofia e sull’educazione, Bologna, Marietti, 2008.