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TACCUINI
a cura di Letizia Luini e Greta Persico
Taccuini all’aperto
Letizia Luini
Studi nazionali e internazionali (si vedano ad esempio Sandseter e Seland, 2016; Guerra, 2020) mostrano sempre più chiaramente come gli spazi all’aperto, con la loro varietà, il cambiamento continuo e un certo grado d’incertezza, offrano a bambine e bambini ampie possibilità di azione e interpretazione personale. Il contatto immersivo e continuativo con ambienti unici e non riproducibili stimola l’esplorazione libera e incoraggia percorsi di ricerca sempre nuovi, proprio grazie alla presenza di elementi che invitano a sperimentare possibilità imprevedibili, rispondendo a interessi e propensioni soggettive. Pertanto, tenere traccia di osservazioni, piste d’indagine e interrogativi, che emergono durante le esperienze all’aperto, permette di registrare ciò che accade nell’incontro con gli ambienti attraversati.
In questi contesti, la documentazione è una pratica fondamentale: ciò che accade all’aperto, se non osservato e registrato con attenzione, rischia altrimenti di passare inosservato e andare perduto, limitando possibilità di riflessione. Documentare significa attribuire valore all’esperienza, sostenendo processi in evoluzione (Guerra, 2020) e favorendo un pensiero ricorsivo, capace di ritornare su ciò che è già accaduto per rileggerlo alla luce di nuove scoperte. Più che fissare un risultato finale, dunque, la documentazione apre a esplorazioni continue, che permettono di rileggere e approfondire l’esperienza vissuta con nuove consapevolezze. La documentazione di incontri e relazioni con l’ambiente si configura effettivamente come un’azione dinamica e aperta, che prende forma progressivamente e non si conclude mai in modo definitivo: le osservazioni raccolte vengono temporaneamente fissate, per poi essere riaperte e rielaborate, rilanciando nuove piste di indagine e interrogativi che nascono proprio dall’incontro con il mondo (ivi). Si tratta, infine, di una pratica che coinvolge persone adulte, bambine e bambini, offrendo a tutte e tutti la possibilità di osservare, riflettere e rielaborare pensieri e intuizioni.
Tale processo può essere realizzato, per esempio, munendosi di un taccuino, uno strumento versatile e tascabile per poter essere agilmente portato con sé nel corso di esplorazioni e ricerche, per registrare in progress o a esperienza conclusa appunti o schizzi più o meno articolati, utili a fermare nel tempo prime scoperte o questioni su cui si poggia l’attenzione.
La pratica di tenere un taccuino all’aperto, sin dalla prima infanzia, si sta sempre più diffondendo come esperienza educativa, ed è esplorata come metodo pedagogico che offre numerosi benefici: in particolare, favorisce una riconnessione con i luoghi attraversati (Guerra, 2020), rafforzando così il legame con l’ambiente naturale, sostiene il senso di meraviglia e permette di esercitare competenze di osservazione scientifica (McClain et al., 2025). Registrare osservazioni su un taccuino incoraggia poi differenti prospettive individuali e collettive, nonché diversi modi di conoscere e vedere il mondo che ci circonda.
Le sue radici affondano nei lavori di John Muir, Jane Goodall e Henry David Thoreau, che storicamente hanno esplorato le potenzialità del taccuino in relazione a differenti contesti naturalistici: dotarsi di un taccuino durante un’esperienza all’aperto crea memoria, utile per tracciare prime riflessioni, osservazioni, domande e ipotesi, maturate alla luce di quanto si sta osservando nel contesto in cui ci si trova (ivi). Tenere un taccuino non richiede necessariamente particolari abilità artistiche, ma invita ciascuno a partire da dove si è, sperimentando in modo diretto l’ambiente attraverso l’attivazione di osservazioni ravvicinate, annotazioni, disegni o scatti fotografici: le abilità per sfruttare alcuni di questi linguaggi si possono acquisire nel tempo (Laws e Lygren, 2020), sperimentando con curiosità diversi codici e strumenti per annotare ciò che si scopre.
In conclusione, il taccuino si configura non solo come uno strumento di documentazione per persone di tutte le età, ma come una possibile pratica educativa capace di intrecciare osservazione, riflessione e connessione profonda con l’ambiente. Nell’esperienza all’aperto, diventa un vero e proprio alleato osservativo e riflessivo, un ponte tra il dentro e il fuori, tra chi esplora e il mondo, capace di favorire posture più consapevoli, curiose e rispettose, sia in bambini e bambine sia nelle persone adulte che accompagnano il processo. Una pratica, dunque, facilmente riproducibile ma potente, che invita a guardare con attenzione e a restituire nuovi significati alle esperienze vissute.
Il presente contributo è realizzato nell’ambito delle azioni di NBFC. Funder: Project funded under the National Recovery and Resilience Plan (NRRP), Mission 4 Component 2 Investment 1.4 – Call for tender No. 3138 of 16 December 2021, rectified by Decree n. 3175 of 18 December 2021 of Italian Ministry of University and Research funded by the European Union – NextGenerationEU; Award Number: Project code CN_00000033, Concession Decree No. 1034 of 17 June 2022 adopted by the Italian Ministry of University and Research, CUP H43C22000530001 Project title “National Biodiversity Future Center – NBFC”.
PER APPROFONDIRE
Guerra M., Nel mondo. Pagine per un’educazione aperta e all’aperto, FrancoAngeli, Milano, 2020.
Laws J.M., Lygren E., How to teach nature journaling. Curiosity, wonder, attention, HeyDay, 2020.
McClain L.R., Powell A.E., Bettwy K.A., Community nature journaling: wellbeing and learning outcomes for adult and youth participants, in “Journal of Adventure Education and Outdoor Learning”, 25(1), 2025, pp. 282-300.
Sandseter E.B., Seland M., Children’s Experience of Activities and Participation and their Subjective Well-Being in Norwegian Early Childhood Education and Care Institutions, in “Child Ind Res”, 9, 2016, pp. 913-932.
Letizia Luini, assegnista di ricerca di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Greta Persico, ricercatrice di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca