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Storie per pensare insieme

Uno strumento narrativo per promuovere la riflessione etica dei bambini

Federica Valbusa e Marco Ubbiali

Professore associato, Dipartimento di Scienze Umane, Università di Verona

Rosi Bombieri

Ricercatrice, Dipartimento di Scienze Umane, Università di Verona

Abstract

MelArete è un progetto di educazione all’etica sviluppato dai centri CRED e MELETE dell’Università di Verona e realizzato in alcune scuole dell’infanzia italiane. Il suo obiettivo educativo è quello di promuovere lo sviluppo del pensiero etico di bambini e bambine, incoraggiandoli a riflettere su concetti eticamente rilevanti, quali quelli di bene, cura e virtù, e su alcune virtù specifiche, quali quelle di coraggio, generosità, rispetto e giustizia. Uno degli strumenti educativi utilizzati nell’ambito del progetto è costituito dalle storie, nelle quali gli animali del “Bosco delle virtù” si confrontano fra loro su come è bene agire in situazioni eticamente problematiche. Tali storie vengono animate con i burattini, e rappresentano lo stimolo per avviare una conversazione ispirata a uno stile socratico, che porta bambini e bambine a ragionare su come si qualifica l’esperienza virtuosa. Nel contributo verranno approfondite le caratteristiche strutturali di queste storie, pensate per promuovere la riflessione dei bambini, e sarà poi chiarito come può essere condotta una conversazione attivata a partire da esse.

 

Parole chiave

Educazione etica, cura, virtù, MelArete, storie, coraggio

Contatti

federica.valbusa@univr.it

marco.ubbiali@univr.it

rosi.bombieri@univr.it

L’UTILIZZO DI STORIE NELL’EDUCAZIONE ETICA

La presentazione di storie costituisce uno strumento largamente utilizzato nell’educazione etica. Tuttavia, soprattutto in passato, le narrazioni sulle virtù venivano spesso proposte con un’intenzione indottrinante, volta ad accomodare la mente dei più giovani ai valori di una comunità. Questo articolo intende presentare e argomentare un utilizzo delle storie finalizzato a un diverso obiettivo educativo: non quello di promuovere la conformità morale a una tradizione, ma quello di suscitare la riflessione e il pensiero critico rispetto a questioni eticamente rilevanti. La ricerca degli ultimi decenni ha messo in luce che la lettura di storie con contenuti etici non può essere pensata come un processo di assimilazione passiva: i lettori, infatti, traggono dal testo informazioni differenti in base alle conoscenze sul mondo che già hanno e non necessariamente traggono il messaggio che l’autore intendeva veicolare (Narvaez, 2002); l’esperienza educativa consente di evidenziare che lo stesso dovrebbe essere affermato per l’ascolto di storie, che è la modalità con cui le narrazioni vengono proposte ai bambini più piccoli, quelli che ancora non sanno leggere. Anche l’ascolto, infatti, proprio come la lettura, coinvolge processi interpretativi e di costruzione dei significati, processi che sono evidenti anche nei bambini della scuola dell’infanzia. Tenendo presenti queste premesse, la questione che si pone è: come utilizzare dunque le storie all’interno di un programma di educazione all’etica? Che le storie siano uno strumento con un enorme potenziale educativo è largamente riconosciuto e, avendo l’opportunità di servirsene in contesti educativi, occorre innanzitutto domandarsi qual è l’obiettivo educativo che si vuole perseguire mediante il loro utilizzo (Noddings, 2002). La proposta del progetto MelArete Il progetto MelArete, proposto dai ricercatori dei centri CRED (Centro di Ricerca Educativa e Didattica) e MELETE (Center of Ethics for Care) dell’Università di Verona per le scuole dell’infanzia, scuole primarie e secondarie di primo grado assume come obiettivo centrale dell’educazione etica la promozione della riflessione su concetti ed esperienze eticamente rilevanti (Mortari, 2019a); in questa prospettiva, le storie rappresentano il punto di partenza per conversazioni ispirate a uno stile socratico che portano gli alunni a ragionare insieme sulle azioni virtuose messe in atto dai protagonisti (Mortari, Ubbiali e Vannini, 2021; Mortari e Valbusa, 2021). MelArete è un progetto di educazione all’etica delle virtù, pensate come modi dell’esserci che qualificano l’agire con cura. Il titolo del progetto tiene insieme infatti le parole del greco antico “melete” e “arete”, che significano rispettivamente “cura” e “virtù”, che sono i due concetti cardine della teoria dell’educazione all’etica che fa da sfondo al percorso proposto ai bambini. Tale teoria assume come centrale la prospettiva socratica relativa all’importanza di ragionare dialogicamente sulle virtù (Platone, Apologia, 38a), per comprenderne l’essenza; al tempo stesso assume come riferimento anche la prospettiva aristotelica che, proponendo che le virtù si imparino mettendole in pratica (Aristotele, Etica Nicomachea, II 1103b), invita a focalizzarsi sull’agire etico. MelArete intende promuovere la riflessione dei bambini sui concetti di bene, cura e virtù, oltre che su alcune virtù specifiche. Le virtù specifiche oggetto della prima edizione del progetto sono quelle di coraggio, generosità, rispetto e giustizia (Mortari, 2019b; Mortari, Ubbiali e Vannini, 2020; Mortari e Valbusa, 2020; Valbusa, 2020), mentre la seconda edizione del progetto si focalizza sulle virtù di amicizia e gratitudine (Mortari, Ubbiali e Bombieri, 2023; Berardi, Valbusa e Ubbiali, 2024; Bombieri, 2024). Nell’identificarsi come progetto di educazione etica, MelArete abbraccia la definizione di etica proposta da Ricoeur, che la intende come quel discorso che si occupa della “cura di sé, cura degli altri e cura delle istituzioni” (Ricoeur, 2007, p. 34). E anche l’educazione viene concepita come pratica di cura, socraticamente intesa come cura dell’anima dell’altro affinché porti a fioritura le sue potenzialità esistenziali (Mortari e Ubbiali, 2021). Il percorso proposto attraverso il progetto MelArete, che nella scuola dell’infanzia si struttura in undici incontri di circa un’ora e mezza l’uno fra i ricercatori e i bambini/e, prevede diverse attività, fra cui la proposta di storie inventate dai ricercatori stessi per portare l’attenzione su un’esperienza etica e suscitare, attraverso il dialogo, la riflessione su di essa. La proposta di storie – che hanno come protagonisti gli animali del “Bosco delle virtù”, a cui sono attribuiti nomi tratti dai dialoghi socratici o dalla letteratura greca antica – non intende direzionare il pensiero di bambine e bambini verso concettualizzazioni e definizioni prestabilite, ma stimolare la loro interpretazione critica: innanzitutto, nei testi non appare il nome della virtù che i ricercatori hanno inteso essere oggetto della storia, perché il processo di descrizione e nominazione del gesto virtuoso è lasciato ai bambini stessi; inoltre, attraverso la voce degli animali che dialogano fra loro, vengono presentate posizioni diverse rispetto a una situazione eticamente problematica, introdotta nella narrazione con l’obiettivo di promuovere fra bambini un confronto co-costruttivo attraversato da un autentico spirito di problematizzazione. Anche la presentazione di storie, infatti, come tutte le attività del progetto, intende rispondere al principio per cui i contesti educativi che si ispirano alla paideia socratica dovrebbero essere guidati dall’intenzione di “far acquisire pratica del come pensare senza voler prescrivere che cosa si debba pensare, né quali verità debbano essere credute” (Arendt, 1999, p. 37). Nei paragrafi che seguiranno verrà presentata un’attività che ha previsto la proposta di una storia sul coraggio, nell’ambito della prima edizione del progetto MelArete che ha coinvolto 116 bambini e bambine di 4 e 5 anni di dodici sezioni di sei scuole dell’infanzia italiane. Verranno inoltre brevemente esposti i risultati emersi dall’analisi delle risposte date dai bambini alle domande poste loro durante la conversazione che ha seguito la presentazione della storia.

 

“IL PRATO ERBOSO”: UNA STORIA PER RIFLETTERE E DIALOGARE

Una delle storie che il progetto propone sul coraggio si intitola “Il prato erboso” (Mortari, Ubbiali e Vannini, 2021). Questo, in sintesi, il contenuto: in una tiepida mattina di primavera, mentre attraversa il bosco, l’asino Alcibiade viene accerchiato da un gruppo di cinghiali che non lo lasciano passare, e si rivolgono a lui in maniera arrogante e minacciosa. Lo scoiattolo Teeteto assiste alla scena dalla cima di un alto faggio e, nonostante pure lui sia impaurito, tutto d’un fiato intima ai cinghiali di smetterla di prendersela con il suo amico. Il merlo Timeo cerca di far desistere lo scoiattolo dall’intervenire, facendogli notare quanto sono grandi i cinghiali rispetto a lui, che è così piccolo, e gli suggerisce di non immischiarsi in faccende che non lo riguardano. Lo scoiattolo Teeteto risponde che in realtà quello che sta succedendo riguarda tutti, dato che non è bene che nel bosco, che è la casa di tutti gli animali, ci sia qualcuno che si sente più potente degli altri, e trova uno stratagemma per consentire al suo amico asino di mettersi in salvo. Alla fine, Alcibiade e Teeteto si reincontrano nella radura ai confini del bosco, e l’asino ringrazia lo scoiattolo per il suo gesto. Durante l’attività del progetto MelArete che prevede la presentazione di questa storia, per stimolare maggiormente il coinvolgimento dei bambini, la narrazione viene animata attraverso dei burattini di stoffa. Nonostante, per i ricercatori che l’hanno inventata, questa sia una storia sulla virtù del coraggio, la parola “coraggio” non appare mai all’interno del testo, affinché siano i bambini a concettualizzare il gesto virtuoso narrato in base alla loro interpretazione dell’esperienza etica. Inoltre, è evidente come la problematicità etica della situazione, che vede un confronto fra i cinghiali e l’asino, sia ulteriormente aumentata dal dialogo fra il merlo e lo scoiattolo, con il primo che offre al secondo le ragioni per desistere dall’intervento virtuoso e il secondo che risponde argomentando il suo diverso punto di vista. Dopo la presentazione della storia, si apre il momento della conversazione che avviene a partire dalle seguenti domande: • Che cosa ha fatto Teeteto? • Se tu fossi Alcibiade che cosa penseresti? • Se tu fossi al posto di Teeteto che cosa faresti? Perché? • Come chiameresti il gesto di Teeteto? Che nome daresti a questa virtù? Bambine e bambini sono invitati a rispondere in maniera dialogica a queste domande, attraverso un confronto costruttivo in un clima rispettoso. La conversazione che ne emerge è ispirata allo stile socratico, perché il conduttore, che nel progetto MelArete è il ricercatore, a partire da queste domande ne pone altre, che invitano bambine/i a chiarire e approfondire le idee che a mano a mano espongono. Si tratta di una conversazione guidata ma non direttiva, nel senso che il conduttore non intende portare il pensiero dei bambini in una precisa direzione, non orienta il dialogo verso una risposta che nella sua idea sarebbe quella giusta, ma accompagna nella riflessione attraverso le domande che pone, affinché il processo dialogico, nutrendo la pratica del ragionare insieme, si qualifichi come co-costruttivo. Essenziale è che il ricercatore ringrazi sempre i bambini per ogni loro risposta, perché esprimendo il loro pensiero nutrono il pensiero di tutti. La prima domanda chiede di concentrarsi sul gesto dello scoiattolo, la seconda di mettersi nei panni dell’asino e ragionare sui suoi processi cognitivi, mentre la terza di mettersi nei panni dello scoiattolo. È importante chiedere ai bambini di argomentare la loro posizione, attraverso la domanda: “Perché?”. Infine, con l’ultima domanda si pone l’attenzione sull’essenza del gesto virtuoso attuato dal protagonista, per arrivare a definirlo e nominarlo. È evidente quindi che la conversazione che segue la storia non sia un’attività di comprensione del testo, ma un’attività di interpretazione, ragionamento e costruzione collettiva del pensiero. IL CORAGGIO NELL’INTERPRETAZIONE DEI BAMBINI Le risposte date dai bambini coinvolti nell’attività mostrano chiaramente le loro risorse e potenzialità di pensare in termini etici. Rispetto alla domanda: “Che cosa ha fatto Teeteto?”, la maggior parte dei bambini e delle bambine non si limita a descrivere il gesto compiuto, ma sa interpretare il significato del racconto, definendo l’azione del protagonista con espressioni quali “aiutare l’asino” o “salvare l’amico”. In alcuni casi i pensieri espressi richiamano una connotazione etica, nella misura in cui mostrano come vedere l’altro in una situazione di difficoltà spinga a intervenire in suo aiuto, come evidente nella seguente risposta: “Perché ha fatto un urlo e ha salvato il suo amico perché era in pericolo” (V., 5 anni). In alcuni casi, i bambini mostrano un ulteriore livello di profondità del loro pensiero, facendo riferimento alle risorse a cui è possibile attingere per agire in modo virtuoso. Viene messo in luce, ad esempio, come il protagonista abbia fatto leva su tutte le sue forze per intervenire, suggerendo talvolta come queste forze possano essere intese non solo in termini fisici ma anche come strumenti interiori: “Ha usato tutta la forza che c’aveva dentro di lui” (P., 5 anni). L’attenzione alla dimensione della virtù del coraggio come risorsa interiore emerge ancor più chiaramente nel seguente pensiero: “Nel suo cuore c’è tanta virtù! […] Dentro c’aveva la virtù… Aveva la virtù perché invece di restare a guardare la scena lo salva. Perché la virtù significa che vuoi bene a qualcuno” (M., 5 anni). In questo caso, oltre a riflettere su cosa sia la virtù, collegandola a qualcosa che è dentro di sé, al cuore e al voler bene, viene sottolineato come il gesto virtuoso si configuri come la scelta di non restare a guardare ma di attivarsi quando necessario per il bene dell’altro. Rispetto al mettersi nei panni di Alcibiade per esprimere cosa si penserebbe al suo posto, i bambini tendono a immedesimarsi in situazioni diverse della storia e portano conseguentemente pensieri molto diversificati a seconda che si tratti del momento di vulnerabilità in cui l’asino fronteggia i cinghiali o del momento conclusivo in cui tutto è volto al meglio. Nella maggior parte dei casi vengono espressi pensieri orientati alla ricerca di una soluzione, che si configura come soluzione fisica, come fuggire o combattere, o in termini relazionali di richiesta di aiuto. Parte dei bambini si concentra su pensieri relativi alla condizione di bisogno e vulnerabilità, sapendo esplorare la dimensione emotiva e relazionale dell’esperienza, come è evidente nelle seguenti risposte: “Pensava che aveva paura” (F., 5 anni); “Ha pensato: ma qualcuno mi verrà a salvare?” (M., 5 anni). Questi esempi suggeriscono come la conversazione seguita alla presentazione della storia si presti a essere ulteriormente sviluppata secondo una prospettiva di integrazione tra educazione etica ed educazione affettiva. In altri casi i bambini si immedesimano nella situazione di ingiustizia vissuta dall’asino, o nel momento conclusivo che narra il lieto fine, rispetto al quale danno voce a diverse sfumature di significato dell’esperienza. Alcuni riconoscono il gesto di Teeteto come atto di coraggio, altri lo identificano in termini di salvezza o affetto, altri ancora esprimono una forma di riconoscimento verso l’altro in termini di gratitudine: “Di ringraziare lo scoiattolo per quello che ha fatto” (N., 5 anni). Quando viene chiesto di mettersi nei panni di Teeteto, nella maggior parte dei casi la scelta è di intervenire in modo diretto, secondo modalità d’azione più concrete, come combattere usando la forza fisica, o in termini più astratti, come salvare l’amico. In qualche caso si fa riferimento anche all’intervenire con la parola, per difendere l’asino o per interrompere e far riflettere i “cattivi”. Particolarmente significativo è l’attivarsi, nel corso della conversazione, di scambi co-costruttivi che mostrano la capacità dei bambini di riflettere insieme approfondendo il significato di quanto ascoltato. Ricercatore: “Quindi se tu fossi al posto di Teeteto cosa faresti?” F.: “Lo aiutiamo”. L.: “Perché se no è morto… è mangiato… è stato mangiato”. F.: “Cioè perché è ingiusto che la foresta è solo di due”. […] L.: “La foresta è di tutti”. S.: “Sì, hai proprio ragione, la foresta è di tutti”. L.: “È perché l’erba cresce sempre”. S.: “E si mangia”. F.: “E se si finisce da una parte si può andare dall’altra e un angolo di erba non è solo di due, è di tutti” 

Questo breve scambio mostra come bambine e bambini (di 5 anni) siano in grado di valutare e riconoscere una situazione di ingiustizia, che diventa spinta ad agire eticamente in aiuto dell’altro per evitare le conseguenze negative di un mancato intervento. L’esito della co-costruzione di pensiero che si attiva porta a un arricchimento comune, espresso in conclusione da F. che riesce a individuare un possibile finale positivo. Riguardo alla domanda finale, che mira a comprendere se i bambini riconoscono il gesto dello scoiattolo come virtuoso e li invita a definirlo, le risposte si orientano in parte nell’identificarlo proprio come coraggio, in parte utilizzando altre espressioni, comunque eticamente connotate, come gentilezza, forza e generosità. È interessante notare come in alcune sezioni si siano aperti dei veri e propri dibattiti che hanno saputo stimolare ulteriori risorse riflessive. In un caso i bambini si sono confrontati con un dilemma etico: hanno osservato come lo scoiattolo abbia fatto un gesto buono nell’intervenire in aiuto dell’amico, ma al contempo abbia sbagliato nel gridare ai cinghiali, perché urlare è sbagliato. In un certo senso è come se, nel riflettere insieme, i bambini si siano trovati a sperimentare la fatica di orientarsi tra codice morale (che chiede di attenersi a regole dalla valenza generale, in questo caso quella di non gridare), e pregnanza etica della situazione proposta (che chiede sempre interpretazioni uniche e contestuali). In un’altra sezione, soffermandosi sull’analisi del comportamento dei cinghiali, i bambini si sono interrogati, con il supporto del ricercatore, sulla necessità o meno di andare sempre d’accordo. Nonostante nel corso della conversazione non si sia giunti alla possibilità d’interpretare il conflitto anche in termini costruttivi, offrire uno spazio di riflessione in cui l’adulto sa tenere aperti degli interrogativi risulta una modalità preziosa per stimolare ulteriori interpretazioni rispetto a quelle già considerate. Nel complesso, gli esempi riportati mostrano come l’attività proposta abbia ingaggiato i partecipanti nell’attivare profonde risorse riflessive, sia in forma individuale che co-costruita insieme ai compagni, rivelandosi efficace nel promuovere le potenzialità del pensiero etico dei bambini. 

1 Si tratta di un nome dato da un bambino del gruppo a una struttura a ponte presente nel soggiorno, nome che è poi stato utilizzato da tutto il gruppo dei bambini e delle bambine per nominare la struttura.

2 La domanda è stata consegnata per iscritto ai genitori, i quali hanno potuto rispondere con tranquillità a casa e riportare il foglio al nido riponendolo in una scatola, nel rispetto dell’anonimato.

3 Il Percorso della Sezione e del Gruppo rappresenta uno strumento operativo dei Nidi del Comune di Verona che raccoglie le riflessioni delle educatrici e documenta l’attività della sezione e lo specifico dei gruppi di riferimento.

Il suo utilizzo è finalizzato a costruire connessioni coerenti tra progetto di sezione e pratica, attraverso documentazioni osservative, che sostengano il processo di riflessione e progettazione durante tutto l’anno educativo.

4 Piattaforma che consente di creare delle pagine digitali interattive condivise tra nido e famiglie, in questo caso utilizzate per documentare attraverso immagini fotografiche significative e brevi didascalie le esperienze delle bambine e dei bambini al nido.

5 Applicazione digitale che consente la condivisione istantanea con le famiglie di immagini fotografiche e descrizioni relative alle esperienze della giornata al nido.

BIBLIOGRAFIA

Aristotele, Etica Nicomachea, Milano, Rusconi, 1993.

Arendt H., Tra passato e futuro, Milano, Garzanti, 1999.

Berardi I., Valbusa F., Ubbiali M., “The journal of gratitude”:a reflective tool to foster ethical education in school, in L. Gòmez Chova, C. González Martínez, J. Lees (a cura di), ICERI2024 Proceedings, Siviglia, IATED, 2024, pp. 7841-7849.

Bombieri R., Promuovere l’etica per la cittadinanza: potenzialità di una ricerca educativa sull’amicizia nella scuola primaria, in “Encyclopaideia”, 28(68), 2024, 57-73. Mortari L., MelArete. Cura Etica Virtù, Milano, Vita e Pensiero, 2019a.

Mortari L. (a cura di), MelArete. Ricerca e pratica dell’etica delle virtù, Milano, Vita e Pensiero, 2019b.

Mortari L., Ubbiali M., Educare a scuola. Teorie e pratiche per la scuola, Milano, Pearson, 2021.

Mortari L., Valbusa F., MelArete. Educazione all’etica per la scuola primaria, Milano, Vita e Pensiero, 2020.

Mortari L., Valbusa F., Cura e virtù. Progetto MelArete: storie per dialogare (6- 10 anni), Milano, Vita e Pensiero, 2021.

Mortari L., Ubbiali M., Vannini L., Educazione all’etica per la scuola dell’infanzia, Milano, Vita e Pensiero, 2020.

Mortari L., Ubbiali M., Vannini L., Cura e virtù. Storie per dialogare (3-5 anni), Milano, Vita e Pensiero, 2021.

Mortari L., Ubbiali M., Bombieri R., “Dialoguing on friendship as political virtue: an experience of citizenship education for primary school children”, in M. Carmo (a cura di), Education and New Developments, Lisbona, inScience Press, 2023, pp. 57-61.

Narvaez, D., Does reading moral stories build character?, in “Educational Psychology Review”, 14, 2002, 155-171.

Noddings N., Educating moral people. A caring alternative to character education, New York, Teachers College Press, 2002. Platone, Tutti gli scritti, Milano, Bompiani, 2000.

Ricoeur P., Etica e morale, Brescia, Morcelliana, 2007. Valbusa F., Il fogliario delle virtù, in “Bambini”, vol. 36, n. 2, 2020, pp. 19-23.

 

 

DOMANDE GENERATIVE

Quali osservazioni e riflessioni provengono dalla vostra pratica educativa sul modo di ragionare dei bambini piccoli di fronte a problemi di natura morale? Nel vostro contesto educativo quali gesti, comportamenti e strumenti hanno come obiettivo lo sviluppo di una educazione all’etica? Nella vostra biblioteca dii sezione ci sono albi e storie che potrebbero essere utilizzati per conversare con i bambini su particolari “azioni virtuose”? Provate ad analizzare i contenuti e le immagini tenendo presente questa finalità.

Francesca Ciabotti

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