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IN-COMPRENSIONI

Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini

Storia di Theo

11 NOVEMBRE 2022

Eleonora, la supervisora del nido, è un po’ preoccupata. Durante le osservazioni nella sezione Salici ha visto le educatrici affaticate, in particolare Giovanna, che ha speso tutte le sue energie cercando di relazionarsi con Theo, senza grandi successi. Le colleghe hanno cercato di aiutarla, ma si sa, i bambini richiedono tanta attenzione e loro non sono riuscite a darle il supporto di cui aveva bisogno. Bisognerà parlarne in riunione. Eleonora decide di lasciare che siano le educatrici a raccontare: “Prima di entrare nel merito di quello che ho osservato, vorrei sapere come state”. Le educatrici si scambiano uno sguardo rapido e Raffaella cerca di sdrammatizzare: “Un’altra domanda?”. La risata che segue si spegne però in fretta, non appena Giovanna prende la parola: “Io sono esausta!”. Eleonora la guarda e, sorridendo, le dice: “Ti senti esausta?”. Giovanna, come un fiume in piena, inizia a raccontare di quanta fatica stia facendo con Theo, un bambino di 20 mesi che è stato ambientato a febbraio dell’anno precedente: “Io non ci riesco! Per farlo sedere a tavola ci metto mezz’ora e, dopo dieci minuti, si alza e gira per la sala. Se cerco di parlandogli dolcemente per coinvolgerlo nel momento del pranzo lui grida, lancia il piatto e si dimena sulla sedia. Durante la mattinata devo sempre stare con lui, altrimenti va in crisi se un bambino gli si avvicina. Ci sono anche gli altri bambini, con le loro esigenze e io non riesco mai a stare con loro più di dieci minuti. E poi non mi sembra giusto nei confronti delle mie colleghe, le lascio sempre a occuparsi di troppi bambini! Abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti, perché è evidente che Theo ha bisogno di un rapporto uno a uno e noi da sole non ce la facciamo”. Eleonora prende la parola: “Mi rendo conto di come stai e ti capisco. Ho visto gli sforzi che stai facendo per gestire tutto e la frustrazione che provi per non riuscire a dedicarti con serenità anche al resto del lavoro in sezione è più che comprensibile”. Eleonora propone alcune modifiche alla gestione della quotidianità in sezione affinché, da un lato, il bambino sia soddisfatto nelle sue necessità e, dall’altro, Giovanna riesca a ritrovare la sua serenità. Eleonora conclude la riunione concordando con le educatrici un periodo di osservazione continuativa di Theo. Il sospetto che ci sia qualcosa che non va è presente in tutte loro, che sono consapevoli della necessità di parlare con la mamma, a breve. “La settimana prossima ci sarà la prima riunione, vedremo, subito dopo, di organizzare” conclude Monica, la coordinatrice.

28 NOVEMBRE 2022

È il momento della verifica della riunione e, dopo una valutazione complessiva, Eleonora chiede: “Come avete visto Paola, la mamma di Theo? Come pensate che stia?” Le educatrici sono un po’ in difficoltà a rispondere a questa domanda perché, come al solito, l’hanno vista serena e partecipe. Ha persino detto che vede Theo migliorato nella qualità delle sue relazioni. A loro sembra strano che sia così tranquilla. L’anno scorso non si era mai accennato alle difficoltà di Theo, era ancora piccolo. Però adesso! Come fa a non rendersi conto? Eleonora chiede al gruppo di riflettere sulla frase pronunciata dalla mamma: “In questi ultimi tempi vedo che si relaziona di più con i bambini che trova al parco. Prima era più timido. Frequentare il nido gli fa proprio bene! Certo ha ancora qualche difficoltà, a volte è sfuggente, ma io lo vedo migliorato”. Le educatrici, dopo un lungo confronto, concordano nel dire che con ogni probabilità Paola non ha la percezione delle reali difficoltà di Theo ed è mossa da una grande speranza e dalla fiducia nel nido. Si decide collegialmente di fissare un colloquio: “È necessario condividere con la mamma le nostre preoccupazioni e le osservazioni che abbiamo raccolto in questo periodo. Theo ha bisogno che tutti gli adulti intorno a lui si attivino” conclude Monica. Giovanna ha un fremito, si agita sulla sedia, cercando lo sguardo della sua collega, poi prende coraggio e dice: “Io non me la sento! Io non sono pronta a comunicare a Paola che sospettiamo l’autismo o altro. Theo ha l’età della mia secondogenita, per me in questo momento è troppo”. Il gruppo accoglie la difficoltà di Giovanna e si organizza diversamente. L’accordo è che Raffaella, la collega di sezione di Giovanna, chiami la mamma per chiederle un colloquio con lei e con il marito.

14 FEBBRAIO 2025

Caro Theo, sono circa due anni che scrivo questo diario, da quando eri al secondo anno di nido. Ho iniziato così, un po’ per sfogarmi, un po’ per ricordarmi i tuoi progressi. Sono stati anni intensi, faticosi, ma anche bellissimi. Ora sei alla scuola dell’infanzia e anche qui sta andando tutto molto bene. Siamo fortunati, noi, con le persone che incontriamo. Quando sei nato era solo un anno che io e papà ci eravamo trasferiti da giù e io ho sentito un gran bisogno del calore della mia famiglia. Papà lavorava tutto il giorno, allora abbiamo deciso che io e te ci saremmo trasferiti per qualche tempo dai nonni e dalla zia, al mare. Che bello tornare a casa mia insieme a te! È stato tutto facile, ci coccolavano e accudivano tutto il giorno. La nonna mi aiutava a capire come muoverti, come cambiarti il pannolino e a comprendere i motivi dei tuoi pianti. In fin dei conti lei ha cresciuto quattro figli. Il papà veniva a trovarci appena poteva, ma pian piano ho iniziato a sentire la sua mancanza e poi non volevo che crescessi lontano dal lui. Per questo sono risalita e, dopo pochi mesi, mi hanno proposto un lavoro. Allora ti ho iscritto al nido. L’ambientamento lo ricordo come se fosse ieri: io chiacchieravo con le educatrici e tu andavi in giro per la sezione, un po’ gattonando, un po’ attaccandoti ai tavolini. Giovanna cercava di coinvolgerti, ma tu eri nel tuo mondo e sembrava che ci stessi proprio bene. Quando era l’ora di andare gridavi e poi ti agitavi tanto quando ti volevo vestire. Era impossibile farti smettere di protestare. In quei mesi io guardavo gli altri bambini e li vedevo così uguali a te, concentrati e capricciosi come solo i bambini di quell’età sanno essere. Loro però si giravano quando venivano chiamati e si guardavano tra di loro, tu, invece, rimanevi nel tuo guscio, nel tuo mondo imperturbabile. Dentro di me ho iniziato a fremere, come se un ronzio continuasse a risuonare nella mia mente. Pensa che un giorno ho persino mandato alla nonna e alla zia un video in cui mettevi in fila le macchinine mentre io ti chiamavo più e più volte, ma tu non mi rispondevi. L’ho inviato a loro per capire cosa ne pensassero del tuo modo di fare, ma loro mi hanno detto: “E di che ti preoccupi? Guarda come è concentrato sulle macchinine! Sei tu che vuoi distrarlo. Lascialo in pace!” E poi non parlavi, non dicevi una parola. Di questo ne ho discusso con papà, ma anche lui ha provato a rassicurarmi: “Anche io ho iniziato a parlare tardi, chiedilo a mia madre”. Poi, un giorno, mi hanno chiamata dal nido. Ricordo che c’era appena stata la riunione e in quei giorni tu eri a casa ammalato. Nella telefonata Raffaella chiedeva la disponibilità mia e di papà per un colloquio. Mi si è gelato il sangue nelle vene, perché mi ero accorta del loro sorriso imbarazzato quando, durante la riunione, ho detto che ti ho visto migliorato, che socializzavi di più. Quella notte non ho dormito e non ho nemmeno parlato a tuo padre dei miei dubbi, forse volevo solo che si godesse un ultimo momento di illusione, quella che in me si stava già sgretolando da tempo. Quel colloquio, voglio dirtelo, è stata la nostra salvezza. Dopo quel giorno ho finalmente smesso di crogiolarmi nei miei tentennamenti, nelle mie paure e vergogne. Ho chiesto e ho ricevuto aiuto. Tutte loro si sono prodigate per noi, compresa Giovanna, che era così spaventata all’inizio. Loro mi hanno segnalato i migliori servizi della zona, hanno partecipato alle tue sedute terapeutiche, hanno parlato con i servizi sociali che hanno trovato l’assistente educativa. Hanno ideato un progetto solo per te e hanno riempito il nido di simboli e parole affinché tu potessi comunicare con loro. Da quel giorno è iniziata la tua crescita, il tuo percorso, quello di cui avevi bisogno e io, finalmente, ho dato un nome alla tua stranezza, mi sono pacificata e mi sono predisposta a starti vicino e a cercare insieme a te e a papà il meglio di ciò che ti serve. Vedi Theo, tesoro mio, ora stai facendo passi da gigante, la strada sarà difficile, ma voglio che tu sappia che non sei solo, che non siamo mai stati lasciati soli.

¹Se siete interessati al progetto NEW ABC e ai dettagli delle attività che abbiamo co-creato con i bambini, visitate il sito newabc.eu.

© Scuola dell’infanzia Casa del Bambino, Ferrara

Daniela Mainetti, consulente pedagogica e formatrice.

Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini, pedagogiste e formatrici.

© Monica Guerra per Bambini e Natura – www.bambinienatura.it

Abbiamo bisogno di abitare il mondo in altri modi, più attenti e rispettosi, ripensando alle nostre azioni ed educandoci a sensibilità e comportamenti rinnovati. Un piccolo vocabolario di parole note, ma declinate in chiave ecologica, da condividere, discutere, vivere, perché un altro modo di abitare questa Terra è possibile. Una suggestione preziosa per riscrivere una diversa relazione con gli ambienti che attraversiamo, parola dopo parola, azione dopo azione, gioco dopo gioco.

 

 

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