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Sostenere il cambiamento nella progettazione didattica

Un approccio partecipativo e riflessivo nella formazione delle docenti

Barbara Bocchi

Ricercatrice in Didattica generale e Pedagogia speciale, Università degli Studi di Trieste

Roberta Maioli

Insegnante scuola dell’infanzia, I.C. Ligabue, Reggio Emilia

Abstract

La riflessione sull’azione e sull’esperienza è da tempo considerata come elemento cruciale per lo sviluppo e l’apprendimento individuale (Schön, 2006), ma da sola non è sufficiente quando si tratta di sviluppare pratiche sociali o progettazioni collaborative. Il dialogo rappresenta infatti un aspetto fondamentale in molti approcci d’intervento partecipativo, ove i problemi vengono identificati e analizzati per formulare visioni future e piani d’azione, generatori di nuove pratiche innovative nell’ottica del continuo sviluppo e dell’evoluzione della professionalità. Il contributo presenta un percorso formativo di un gruppo di docenti di diversi ordini di un istituto comprensivo teso a sostenere il cambiamento attraverso un approccio di apprendistato cognitivo per la riflessione sulle pratiche quotidiane in un contesto di ricerca-formazione.

 

Parole chiave

Formazione in servizio, osservazione, ricerca-formazione, riflessività, innovazione didattica

 

Contatti

barbara.bocchi@units.it


INTRODUZIONE

La riflessione sull’azione assume un ruolo fondamentale quando la ricerca mira a recuperare la dignità della figura dell’insegnante, dei suoi valori e dei suoi saperi pragmatici. Per lo sviluppo professionale è necessario dare voce alle pratiche reali e all’analisi collaborativa dell’attività di chi vive e abita la scuola, valorizzando la sinergia tra apprendimento, esperienza e assegnazione di senso alle pratiche (Iobbi, 2015). Il sapere dell’insegnante si costituisce attraverso la condivisione di pratiche e la sedimentazione di esperienze che strutturano le convinzioni del soggetto, fino a divenire un vero e proprio habitus. La ricerca sullo sviluppo professionale degli insegnanti indica che le attività di formazione professionale tradizionali trovano spesso un debole riscontro nella pratica, evidenziando invece l’importanza del contesto in cui gli insegnanti imparano il ruolo fondamentale dell’interazione con gli altri e la condivisione di competenze professionali. Essenziale per l’apprendimento degli insegnanti nei percorsi di formazione professionale è la comunicazione del feedback (Hattie, 2012) nel contesto classe degli insegnanti e nell’espressione delle loro esigenze personali per identificare i loro punti di forza e i loro limiti e le aree d’azione di miglioramento, per individuare nuove competenze da acquisire e da potenziare, per sfidare le loro convinzioni, arricchendo così la comprensione sulle pratiche di insegnamento.

LA METODOLOGIA DELLA RICERCA

In questa esperienza di ricerca-formazione ci si focalizzerà su due aspetti specifici dello sviluppo professionale degli insegnanti: l’adozione di metodologie trasformative atte a favorire apprendimenti applicabili nei rispettivi contesti lavorativi e la riflessione critica sul materiale prodotto durante il percorso formativo, la cui analisi consente di evidenziare se e in quali condizioni le prospettive formative supportano lo sviluppo dell’identità professionale degli insegnanti, in cui la teoria viene convalidata attraverso la pratica. La co-costruzione degli strumenti consente di sviluppare processi riflessivi sull’azione educativa e didattica ripensando i significati all’interno di una comunità di pratiche. Tuttavia, “una precondizione per la sua affermazione è che i docenti avvertano la necessità di avviare un cambiamento nella loro pratica, poiché la difficoltà maggiore da superare è ammettere che esistano delle problematiche nel proprio modo di agire, il che può minare la percezione di sé e il proprio approccio all’insegnamento” (Nuzzaci, 2018). Attraverso un’analisi condivisa da ricercatori e insegnanti è possibile far emergere quel sapere spesso implicito che accompagna le professionalità della scuola (Perla e Vinci, 2021). La sperimentazione con il gruppo di insegnanti in ricerca-formazione costituisce una riflessione sulla possibilità di innescare quello che Engeström (1987) definisce “apprendimento espansivo” per creare un modello di formazione per e con gli insegnanti attraverso un processo di ri-concettualizzazione e riformulazione del problema di sviluppo e dell’elaborazione di idee per risolverlo.

LA RICERCA

La ricerca-formazione si è svolta nell’arco di due anni presso un istituto comprensivo di Reggio Emilia, coinvolgendo attivamente un gruppo di insegnanti delle scuole, sia nella fase di condivisione degli strumenti d’indagine sia nelle fasi dell’intervento. Le scelte pedagogico-educative della ricerca sono state guidate dai reali bisogni e dalle difficoltà incontrate nelle situazioni quotidiane. La natura partecipativa della ricerca-formazione richiede, sin dall’inizio, il coinvolgimento del gruppo di insegnanti e l’individuazione dei diversi saperi-strumenti, a partire dai bisogni legati alle pratiche didattiche agite nel quotidiano. I principali obiettivi della ricerca-formazione sono stati:

• supportare le insegnanti nel promuovere un pensiero riflessivo condiviso;

• co-costruire uno strumento osservativo per rafforzare il legame tra pratiche di insegnamento e contesto;

• incoraggiare il confronto tra insegnanti per costruire una comunità professionale attraverso la realizzazione di pratiche efficaci. Il bisogno di formazione sulla costruzione di strumenti di osservazione ha dato quindi avvio a un percorso di ricerca-formazione collaborativa con un gruppo di 10 persone, tutte di ruolo, comprendente una docente di scuola secondaria di primo grado, quattro di scuola primaria e cinque di scuola dell’infanzia. Il primo anno, la formazione ha risposto ai bisogni delle insegnanti di sviluppare degli interventi partecipativi focalizzati sugli strumenti di osservazione nelle classi, per migliorare la capacità di leggere il contesto e intervenire nel processo di apprendimento-insegnamento. Le discussioni e i confronti hanno evidenziato la necessità di proseguire la formazione per un secondo anno, per collegare maggiormente la teoria alle particolari pratiche educative. L’intervento è stato condotto attraverso interviste di esplicitazione, situazioni di co-confronto, osservazioni partecipate condivise, un focus group iniziale e uno finale. Si è definito uno strumento digitale per consentire a tutte le partecipanti di monitorare il percorso e aumentare la consapevolezza e la condivisione all’interno del gruppo e con la ricercatrice. È stata creata una Classroom di Google come repository per il materiale prodotto, gli strumenti visionati, le conversazioni e le riflessioni emerse tra insegnanti e ricercatrice, facilitando in seguito la co-costruzione di uno strumento osservativo attraverso un documento condiviso. Tale database, composto da indicazioni bibliografiche, contenuti multimediali e link a risorse web utili per il progetto di ricerca-formazione, ha rappresentato uno strumento estremamente utile per discutere temi e argomenti relativi alla ricerca, specialmente nella fase di creazione dello strumento e di intervento in classe. Nella seconda annualità, partendo dalla fase di sensibilizzazione e di ascolto (inteso anche come raccolta di informazioni sullo status quo, i bisogni e i dubbi espressi), si è avviata la fase di esplicitazione di una “domanda” sollecitata nel gruppo da una delle insegnanti (la disposizione della classe favorisce la partecipazione dei bambini e delle bambine alle attività proposte?) dalla quale partire per costruire uno strumento di osservazione utile a chiarirci la situazione e a fornirci elementi per analizzare il contesto e progettare un eventuale intervento. 

 
La costruzione dello strumento: la riflessione agita

Il gruppo, suddiviso in coppie, ha sperimentato vari strumenti di osservazione (osservazione etnografica, semi-strutturata e strutturata) nella stessa classe, per individuare il più appropriato. Una volta identificato dal gruppo lo strumento più adatto e funzionale, si sono definiti gli indicatori per una lettura adeguata del contesto e del costrutto di partecipazione, includendo un’analisi degli eventi e una breve osservazione etnografica di un’attività proposta in classe. Nei successivi incontri, il gruppo ha analizzato i dati raccolti e discusso le relative interpretazioni attraverso lo strumento creato, riconoscendone sia i punti di forza che i limiti (ad esempio, la sovrapposizione di alcune categorie o la difficoltà di una corretta interpretazione delle stesse durante la pratica osservativa), evidenziando l’importanza di un processo sistematico di riflessione delle pratiche attuate da una comunità professionale. La progettazione e la costruzione dello strumento di osservazione hanno rappresentato per gli insegnanti un momento di analisi, riflessione e confronto sulla propria professionalità e sul significato delle loro azioni, portando all’elaborazione di diverse ipotesi per rispondere alla domanda iniziale e alla proposta di un setting diverso per favorire la partecipazione dei bambini e dei ragazzi. Dalle osservazioni condivise è emerso che l’interazione non dipende solo dal setting d’aula, ma anche dalla progettazione delle attività. Il gruppo ha poi introdotto alcuni cambiamenti in classe, utilizzando lo strumento per rilevare eventuali differenze nel contesto analizzato come supporto alle ipotesi fatte. La ricercatrice ha registrato l’audio di tutti gli incontri, analizzandoli e cercando di cogliere momenti nodali di cambiamento all’interno del gruppo, e raccolto i materiali e gli strumenti prodotti, comprese le diverse versioni create e dettagliando le motivazioni che hanno portato ai cambiamenti apportati dal gruppo.

 

I RISULTATI

Per poter osservare i cambiamenti avvenuti nelle insegnanti, sono state realizzate due sessioni di focus group per effettuare un’analisi qualitativa della percezione delle insegnanti in servizio sia rispetto all’attività formativa svolta sia rispetto alla loro capacità di riflessione e di autovalutazione. Alle insegnanti sono state proposte le stesse domande: una prima volta all’inizio delle attività e poi al termine del periodo di sperimentazione in classe. Il materiale raccolto è stato analizzato attraverso un monitoraggio dei contenuti e sistematizzando successivamente le categorie emerse dalle discussioni del gruppo. I focus miravano a esplorare la percezione delle insegnanti rispetto al lavoro di condivisione, alla riflessività, alla capacità di apportare cambiamenti nel processo di insegnamento.

Da essi è emerso che l’esperienza formativa ha effettivamente aiutato le professioniste ad autovalutarsi con maggiore obiettività, che il processo di costruzione dello strumento osservativo è servito per diventare più consapevoli dei propri punti di forza e di debolezza. Se nella prima fase della ricerca le docenti intervistate tendevano a percepire se stesse come abbastanza efficaci e competenti, dopo il processo di costruzione dello strumento e la discussione condivisa dei dati emersi, hanno manifestato maggiore insicurezza sottolineando, nella maggior parte dei casi, come la riflessione portata avanti abbia incrementato la loro consapevolezza sulla complessità della professione. L’insegnante è chiamato a compiere un lavoro sempre più riflessivo, meno intuitivo e più comunicabile, più coordinato e più interdipendente rispetto alle colleghe e ai colleghi, considerati portatori di esperienze interessanti per il confronto e lo scambio, ma anche all’esterno del contesto scolastico (in riferimento soprattutto ai genitori e agli enti pubblici del territorio). Le attività di costruzione dello strumento osservativo e le sollecitazioni poste dalla ricercatrice durante la ricerca-formazione hanno permesso alle insegnanti di confrontarsi come professioniste e di cogliere la circolarità tra teoria e pratica, agendo da stimolo e fondamento per condurre riflessioni personali e collettive profonde. Queste risposte mostrano un accordo parziale rispetto a quelle fornite durante il focus group iniziale, dove alcune docenti avevano espresso l’opinione che gli argomenti della formazione avrebbero fornito una buona occasione per avviare una riflessione personale, pur sottolineando che la teoria non avrebbe potuto sostituire la loro esperienza diretta. Riguardo alla capacità di lavorare in gruppo, si è notata una sostanziale differenza tra i due focus group: mentre all’inizio la maggior parte riteneva di far già parte di una comunità di apprendimento e di vivere costantemente una dimensione di collegialità, di non avere difficoltà a condividere la propria esperienza con le colleghe e i colleghi, nel focus group finale la maggior parte delle insegnanti ha evidenziato di aver, se non proprio compreso, almeno intuito che cosa comporta realmente lavorare in team, identificandolo come spazio condiviso nel quale si mettono insieme non solo le necessità ma anche le competenze portate da ciascuno, facilitando la condivisione di narrazioni, la ricerca di soluzioni e la progettazione di sviluppi comuni. Hanno poi rilevato come il cambiamento organizzativo all’interno della classe può determinare l’emergere di un’interazione efficace o generare dinamiche che ne ostacolano la realizzazione, chiamando così l’insegnante a svolgere un lavoro sempre più riflessivo, meno intuitivo ma più comunicabile, coordinato e interdipendente con le colleghe e i colleghi, i quali sono considerati portatori di esperienze significative per il confronto e lo scambio di idee.

CONCLUSIONI

La persistenza di una dimensione inconsapevole e implicita nelle azioni del soggetto in formazione ostacola significativamente la possibilità di un cambiamento effettivo. I concetti radicati e le convinzioni profonde (e a volte granitiche), pur non esplicitati, influenzano la selezione degli stimoli esterni e il comportamento in situazione, rischiando di assimilare le proposte formative senza una reale trasformazione dei propri schemi d’azione, aggiornando il linguaggio per adeguarsi alle esigenze istituzionali. Il percorso di formazione intrapreso ha consentito alle insegnanti, insieme alla ricercatrice esperta, di dedicare tempo all’esplorazione e alla riflessione sulla propria professionalità, evitando che le energie si disperdessero semplicemente nell’attività pratica. La riflessività promossa dal processo di costruzione dello strumento di osservazione ha facilitato il passaggio da una conoscenza tacita, implicita nell’azione, a una conoscenza critica, derivata dalla riflessione e dalla condivisione delle pratiche e delle sfide educative. La ricerca-formazione realizzata ha favorito la prospettiva dell’insegnante-ricercatore che conosce in maniera approfondita e scientifica il contesto classe e lo trasforma progettando interventi migliorativi, controllando i processi e reiterandolo, se necessario, con revisione e cambi di strategia.

Patrizia Sposetti, professoressa ordinaria, Dipartimento di Psicologia dei Processi di Sviluppo e Socializzazione, Sapienza Università di Roma.

BIBLIOGRAFIA

Engeström Y., Learning by expanding, Helsinki, Orienta-Konsultit Oy, 1987.

Hattie J., Visible learning for teachers: maximizing impact on learning, New York, Routledge, 2012.

Iobbi V., La concettualizzazione dell’azione come strada innovativa per la formazione degli insegnanti, in “Formazione e Insegnamento”, vol. 8, n. 2, 2015, pp. 303-309.

Nuzzaci A., La Ricerca-Azione nel rapporto tra Teoria e Pratica: praticare la teoria o teorizzare la pratica?, in “MeTis. Mondi educativi. Temi, indagini, suggestioni”, vol. 8, n. 2, 2018, pp. 137-175.

Perla L., Vinci V., “La formazione dell’insegnante attraverso la ricerca. Un modello interpretativo a partire dalla didattica dell’implicito”, in Annali online della Didattica e della Formazione Docente, vol. 13, n. 21, 2021, pp. 38-67.

Schön D.A., Il professionista riflessivo. Per una epistemologia della pratica professionale, Bari, Dedalo, 2006.

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