My EduBox

Menu

SGUARDI

Sostenere bambine e bambini nella scoperta del mondo

Esperienze nell’ambito

del progetto internazionale STEAMworks
sostenere i loro percorsi di scoperta. Un’educatriCaroline Boudry, Lisandre Bergeron-Morin e Nima Sharmahd

Dare valore alle scoperte dei bambini

Louka (L.) spinge un carrellino in giardino. Passa sulle lastre vicino alla porta, poi entra nel prato. L. continua a spingere, ma il carrellino si ferma! L. è sorpreso. Ha appena incontrato la “frizione”. L. prova a spingere un po’ più forte. Funziona! Il carrellino sobbalza ma poi si ferma di nuovo. Mary si è appena seduta nel carrellino. L., il carrellino e la “frizione” hanno appena incontrato il “peso” di Mary.

Isabel vede che L. ha bisogno di aiuto. Con L. che spinge e Isabel che tira, il carrellino procede per due metri e poi si ferma di nuovo. I bambini arrivano alla piccola collinetta al centro del giardino e il carrellino non riesce a salire. Il trio ha incontrato la “forza di gravità”.

Mary scende dal carrellino. I tre bambini salgono sulla collina e corrono giù dall’altra parte, ridendo, finché non cadono tra le braccia di Jasmine, l’educatrice. Lei li ha osservati per tutto il tempo: come spingevano, cosa sperimentavano… e sta già pensando a cos’altro potranno spingere e tirare, per continuare la loro scoperta.

Fin dalla più tenera età, i bambini e le bambine sperimentano l’ambiente circostante e i fenomeni che lo regolano. Non la chiamano (ancora) “scienza” o “fisica”, ma a modo loro formulano ipotesi, cercano soluzioni. E quando gli adulti li osservano con interesse e curiosità, possono trovare nuove idee per accompagnarli nel loro percorso.

Mona (M.), 18 mesi, guarda la lumaca avanzare sul tavolo, sempre più vicina al bordo. Ha già esperienza con oggetti che si avvicinano al bordo del tavolo: la palla che papà le ha lanciato… Boom, a terra! Il bicchiere vuoto che ha iniziato a rotolare di lato… Boom a terra!

M. non può ancora spiegare il concetto di gravità, ma ha elaborato una “working theory” (ipotesi di lavoro) (Areljung e Kelly-Ware, 2016), che al momento potrebbe essere la seguente: ogni oggetto che si muove verso il bordo del tavolo cadrà a terra. Così, quando vede la lumaca arrivare al bordo, esclama “Boom!”, certa di quello che accadrà. Ma quando vede che la lumaca continua tranquillamente il suo cammino, a testa in giù, lungo la gamba del tavolo, resta sorpresa. È il momento di rivedere e aggiornare la sua ipotesi. M. avrà bisogno di altre esperienze per capire quali forze possono permettere di sfidare la gravità. È così che i bambini affinano le loro teorie sul mondo.

Dal momento che queste esperienze appartengono al quotidiano dei più piccoli, gli educatori nei servizi per l’infanzia possono fare molto per sostenere i loro percorsi di scoperta. Un’educatrice capace di osservare Mona, potrà incuriosirsi e accompagnare le sue domande con esperimenti con gli oggetti più disparati, su superfici diverse… Questo sempre legando i nuovi stimoli a quello che Mona già sta scoprendo, lavorando concretamente in quella che Vygotsky chiamava la “zona di sviluppo prossimale” (Vygotskij, 2010).

Il progetto STEAMworks ha esplorato proprio questi aspetti. I quattro paesi partner (Italia, Belgio, Portogallo e Svezia) hanno collaborato nello sperimentare un approccio olistico capace di far avvicinare i più piccoli a Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Arti e Matematica. Lungi da una visione “scolastica” dell’apprendimento, questo approccio valorizza le scoperte quotidiane dei bambini e i diversi modi per sostenerle. Si tratta di dare nome e riconoscimento alle esperienze dei più piccoli, partendo dalla loro osservazione.

Dare voce alla propria curiosità, per sostenere quella dei bambini

Riportiamo di seguito alcune esperienze raccontate da un’educatrice del servizio Elmer, partner belga del progetto (Boudry e Delbarre, 2025).

Scoprire e co-creare tra luci e ombre

La stanza è oscurata. Emily, l’educatrice, mette all’interno di due ceste alcune lastre di plexiglas colorato, CD, cartoncini e torce. Quattro bambini, Chogleg, Titus, Fran e Jaya iniziano a sperimentare con luce e ombre. Chogleg mette vari oggetti davanti alla luce, creando sulla parete dei riflessi gialli, rossi o verdi che osserva con meraviglia.

“All’inizio non collegavamo la fonte di luce, l’oggetto e l’ombra – dice Emily – Ho tenuto un cartoncino con dei fori davanti alla lampada e insieme abbiamo osservato l’ombra sulla parete: diventava una macchia scura con cerchi bianchi. Poi un bambino ha messo un pezzo di plexiglas davanti alla lampada e la parete si è colorata di rosso. Ho visto un’evoluzione nel loro gioco: col tempo, hanno iniziato a mettere gli oggetti davanti alla lampada per poi guardare l’ombra sulla parete. […] Do soprattutto ai bambini il tempo di scoprire […] E io scopro con loro”.

Avanti e indietro

Fran e Jaya corrono da un lato all’altro con una torcia in mano. Una macchia di luce danza davanti ai loro piedi. Ridendo, le corrono dietro. Più veloce corrono, più velocemente la macchia di luce li precede.

“All’inizio pensavo che si divertissero solo a correre avanti e indietro, senza interesse per il materiale proposto, finché non ho notato che era la macchia di luce a dettare il ritmo del movimento. È stata un’ispirazione per altre attività con luce e movimento”.

Concludendo

Il progetto STEAMworks ha sostenuto un cambiamento di sguardo e di atteggiamento degli adulti, a sostegno delle esplorazioni dei bambini. Pur sembrando semplice, occorrono solide competenze professionali e un lavoro di gruppo per essere capaci di sostenere senza interferire. Per questo motivo, sulla base delle esperienze dei paesi partner, il progetto ha sviluppato materiali finalizzati a sostenere il personale in questo ruolo.

In particolare sono stati elaborati un quadro concettuale e una guida all’implementazione. Tre sono gli aspetti principali tenuti in considerazione: le “lenti STEAM” (per osservare i bambini), i “filtri” (per interpretare le esperienze dei bambini) e le “mappe” (per esplorare l’ambiente e quello che potrebbe offrire per rispondere alle curiosità dei bambini).

La guida, in corso di pubblicazione, contiene anche esperienze del Comune di Ravenna, uno dei partner italiani, su come rafforzare la collaborazione con le famiglie nell’ambito di questo approccio. Il progetto è in fase di conclusione e gli strumenti sono disponibili a questo link: www.steamworks-project.eu.

Sarà poi utile per il supervisore creare spazi di confronto con il coordinatore e con un educatore storico del servizio, e identificare gli strumenti per attivare nell’équipe di osservazione le occasioni di verifica e autovalutazione a più voci (ad esempio visiva, testuale e orale). È prevista anche l’organizzazione di percorsi di supervisione per tutti gli educatori per favorire la valorizzazione dei talenti e delle differenze di ciascuno e di ciascuna, ma anche per offrire un supporto per ridurre il rischio di burnout ed esaurimento emotivo dei professionisti che lavorano con il disagio e con le fragilità (Penny, 2024). Infine è bene prevedere tempi e spazi di accoglienza del personale nuovo (pratica di benvenuto e momenti di onboarding) per includere e rendere noto fin dal principio gli stili e le visioni educative della struttura educativa o dell’istituto. La supervisione pedagogica, quindi, è ritenuta rilevante anche per le nuove forme di organizzazione didattica improntate sulla partecipazione, sull’apertura e sull’autodeterminazione, poiché potrebbe portare a interessanti innovazioni in senso inclusivo (Dal Zovo e Farinella, 2022).

STEAMworks è un progetto cofinanziato dalla Commissione Europea e sviluppato nei servizi alla prima infanzia gestiti dalle seguenti organizzazioni: Elmer (Belgio), Comune di Ravenna (Italia), Comune di Piteå (Svezia), Osmope (Portogallo). Il progetto è stato coordinato da Sern (network internazionale per la collaborazione tra il nord e il sud Europa, in particolare tra Svezia e Italia), con il supporto del VBJK.

Elena Luciano

Professoressa associata di Pedagogia generale e sociale, Dipartimento Scienze umane per la formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Caroline Boudry

Pedagogista, VBJK – Centro per l’innovazione dei servizi all’infanzia, Belgio.

Lisandre Bergeron-Morin

Coordinatrice, nido Elmer Nord.

Nima Sharmahd

Ricercatrice, VBJK.

Per approfondire

Boudry C., Delbarre L., Spelen met schaduw en licht (Giocare con luci e ombre), in “Kindertijd”, 17, 2025, pp. 16-17.

Areljung S., Kelly-Ware J., Navigating the risky terrain of children’s working theories, in “Early Years”, 37(4), 2016, pp. 370-385.

Vygotskij L.S., Pensiero e Linguaggio, Firenze, Giunti, 2010.

 

 

Scopri gli altri ruoli della PSLZero6

Attuale