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Le parole dell’educazione
Soglia
Chiara Sità – Docente di Pedagogia dell’infanzia, Università di Verona
La nota filastrocca “tra casa e scuola” di Bruno Tognolini (2013) si conclude così: “a casa io sono, a scuola divento | a casa c’è il sole, a scuola c’è il vento | a casa io chiedo, a scuola rispondo | a casa c’è il nido, a scuola c’è il mondo”.
Questi versi ci ricordano che la crescita si poggia su una necessaria compresenza di “sole”, radici, conferme, e di “vento”, stimoli, movimento che la casa e la scuola, in diversi modi, assicurano. Ma c’è, forse, anche qualcosa in più: le parole ci raccontano che diventare grandi è possibile nella misura in cui si attraversano (e ri-attraversano) delle soglie.
Questo movimento di andare e tornare, trovare e lasciare, che caratterizza molti processi di crescita, trova conferma in ciò che sappiamo, al momento attuale, su come gli esseri umani apprendono. Non impariamo, infatti, semplicemente situandoci in uno o nell’altro contesto: la casa, la sezione del nido o della scuola dell’infanzia non sono i “contenitori” dei processi di apprendimento; al contrario, la nostra comprensione si consolida, sin dalla giovanissima età, quando possiamo attraversare contesti e relazioni portando con noi pensieri, linguaggi, abilità.
Potremmo dire che attraversare delle soglie, più ancora che “stare” in uno spazio, costituisce una condizione per crescere. Un’affascinante teoria della psicologia evoluzionistica (Blaffer Hrdy, 2009) ci propone l’ipotesi che l’umanità, come la conosciamo oggi, sia nata dalle cure non parentali che costituivano una realtà frequente per i nostri antenati ominidi. Un’umanità che non si fonda sull’immagine iconica dell’abbraccio di una madre e un neonato, ma sul passaggio dalle braccia materne ad altre braccia. I contesti di cura condivisa erano un’opzione obbligata per massimizzare le possibilità di sopravvivenza dei bambini e per consentire alle madri di affrontare parti ravvicinati. Secondo questa teoria è proprio il passaggio da un braccio all’altro, da uno sguardo all’altro, a spiegare lo sviluppo delle capacità umane di socialità e cooperazione, basate su raffinate competenze di lettura della mente degli altri, che sarebbero state così stimolate fin dalla tenera età.
Se dalle teorie sull’evoluzione passiamo a quelle sullo sviluppo non possiamo che fare riferimento alla teoria bioecologica di Bronfenbrenner (1986), secondo la quale gli esseri umani, lungo tutto l’arco della vita, sono impegnati a costruire interazioni via via più complesse con gli ambienti (e tra gli ambienti) che li circondano. La prospettiva bioecologica si fonda su un’idea di soggetto che apprende per connessione. Questo assetto relazionale non è esterno al soggetto, ma diventa fattore di crescita quando si ripropone anche nella sua mente, che diviene sempre più capace di attraversare esperienze e contesti costruendone una cornice di senso.
Passare e ripassare attraverso le soglie disegna un momento sensibile per lo sviluppo e per l’apprendimento, non solo dei bambini ma anche degli adulti: questo movimento conduce ciascuno a riposizionarsi, sperimentare nuovi ruoli e possibilità, suscita vari vissuti emotivi e apre lo spazio per nuove domande. Le transizioni, inoltre, consentono di vedere con più chiarezza ciò che è essenziale. Il tempo di lasciare e di ritrovare è prezioso perché offre uno sguardo privilegiato su affetti, relazioni significative, rilevanza di alcuni gesti e luoghi, su ciò che si desidera che permanga nonostante i cambiamenti e i distacchi.
Non è un caso che i progetti di continuità educativa si fondino proprio sul dare salienza e valore alle soglie e ai movimenti di attraversamento. Le loro principali risorse riguardano la capacità di rendere visibili questi passaggi (anche simbolizzandoli con oggetti e rituali) ponendo al centro il ruolo attivo del bambino e attivando processi di comprensione e di costruzione condivisa di senso.
Bibliografia
Blaffer Hrdy S., Mothers and Others. The evolutionary origin of mutual understanding, Harvard University Press, Cambridge (MA), 2009.
Bronfenbrenner U., Ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino, Bologna, 1986.
Tognolini B., Rime Raminghe, Milano, Salani, 2013.
Per approfondire
• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio