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IN-COMPRENSIONI

Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini

Sintonie

IN OFFICINA, ORE 12.30

Giulio: Ciao, ciao Paolo, ci vediamo alle due. Paolo: Sempre di corsa eh? Ma non ti stancherai troppo? Giulio: Ma no, sai che mi fa piacere andare a prenderlo al nido. A parte che non avrei alternative perché Michela non riesce a staccarsi dal lavoro a quest’ora e i nonni non hanno la macchina, ma poi lo voglio un po’ anche io. Piuttosto che passare un’ora seduto in mensa, preferisco andare a prendere Marco per portarlo dai nonni e stare una mezz’oretta con lui mentre mangio un boccone, prima di scappare di nuovo al lavoro. Sai come si dice: siamo “una macchina da guerra” io e Michela, facciamo di tutto per esserci, pur continuando a lavorare. Ora ti saluto, che sono al pelo.

IN OFFICINA, ORE 13.30

Paolo: Ciao Giulio, bentornato. Sei in anticipo. Ma tutto bene? Hai una faccia! Giulio: Lascia stare, Paolo! Tutto sto sbattimento per poi arrivare lì ed essere trattato a pesci in faccia. Va beh che ha 2 anni e mezzo, ma che diamine! Sono pur sempre suo padre e faccio il triplo salto mortale per andare a prenderlo e lui fa delle scene, ma delle scene che lo prenderei a sberle. Mi viene voglia di lasciarlo lì tutto il giorno. Se il nido non costasse così tanto lo farei di sicuro, così potrebbe andare sua madre a prenderlo alle quattro e saremmo tutti più contenti! Dal nervoso non sono nemmeno riuscito a mangiare, l’ho mollato lì e sono venuto via. Torno a lavorare che è meglio! Paolo: Ma non prendertela, dai, cosa sarà mai successo?!

Giulio: No, ascolta, arrivo lì tutto felice e ben disposto a tollerare anche i suoi capricci quando lo devo rivestire, perché tutte le volte che cerco di mettergli le scarpe scalcia, grida e si butta a terra. ’Na figura davanti alle maestre, penseranno che sono un mollaccione che non riesce a gestire un bambino di poco più di 2 anni. Ma passi… ci sta che si ribelli un po’, ma oggi ha proprio esagerato! Ti dico, ma intanto mi mangio un panino che mi è tornata la fame. Arrivo un po’ più tardi del solito e lui è lì da solo con l’educatrice che sta giocando con le costruzioni. Lei mi fa segno di entrare e io entro. Entro con il mio modo, lo saluto con un sorrisone chiamandolo per nome. Ho pensato: sarà contento di vedermi entrare felice di incontrarlo. Non hai idea! Non hai idea della scena che ha fatto. Appena mi vede si butta per terra gridando: “No! No!” e scoppia in uno dei suoi pianti senza lacrime e si dimena. Monica, l’educatrice, gli si avvicina un po’ in imbarazzo per dirgli di non fare così, che il papà è venuto a prenderlo per andare a casa dei nonni insieme. Che deve salutarmi e che potrà continuare a giocare domani mattina. A me erano già girate! Quindi resto lì in piedi e non dico niente. Quel furbetto mi guarda, calmandosi per un attimo, e poi ricomincia. Non ci ho più visto: “Guarda che se non mi vuoi me ne vado e ti lascio qui!”. A ’sto punto Marco ha iniziato a piangere davvero, con i lacrimoni. Per fortuna che Monica ha una grande pazienza e, non so come, è riuscita a calmarlo. Gli ha proposto di portare con sé i tre pezzi di costruzioni che aveva in mano per giocare con me. Sembrava convinto e ha iniziato a calmarsi, fino a quando ho provato a vestirlo, poi di nuovo un delirio. Ha lanciato i giochi per la stanza, io l’ho stretto e, guardandolo in faccia, gli ho detto severamente: “Adesso basta!”. Poi l’ho preso, e senza nemmeno tentare di vestirlo, sono uscito. Metterlo sul seggiolino dell’auto è stata una lotta e poi è andato avanti a piangere fino a casa. L’ho mollato giù e sono venuto via, che padre del cavolo sono! Ma non posso sopportare questi capricci, se inizia adesso a ribellarsi diventa un problema. Paolo: Ti capisco, ci sono passato anche io, ma vedrai che poi passa. Anzi, goditi questi momenti, perché poi, quando crescono i problemi sono altri! Giulio: Sì, certo, figli piccoli, problemi piccoli, figli grandi problemi grandi. Sarà anche così, ma a me girano adesso!

AL NIDO, IL GIORNO DOPO

Monica e Francesca, la coordinatrice del nido, stanno parlando davanti a un caffè. Monica: Sai Francesca, sono molto dispiaciuta per Giulio, il papà di Marco. Ieri è venuto a prenderlo ed è stato molto faticoso per loro. Francesca: Peggio del solito? Monica: Sì! E forse ho sbagliato io a chiedere a Giulio di entrare in sezione. Lui è arrivato un po’ più tardi ed ero rimasta sola con Marco, che stava giocando tranquillamente. Ho pensato che fosse una buona occasione per farli stare qualche minuto insieme a giocare, credevo che rompendo la routine del ricongiungimento in salone, sulla soglia della porta, potessero ritrovarsi in un altro modo. Ma è stato peggio perché Giulio è entrato con la sua solita verve, ha chiamato con voce allegra Marco, andandogli incontro sorridendo. Ma Marco era concentrato sul suo gioco e, sai come è fatto lui, ha un temperamento così pacato e tranquillo, quando è concentrato su un gioco è totalmente preso. Giulio, invece, è un tornado di emozioni, il suo buonumore può essere contagioso. Per questo ho pensato fosse una buona idea farlo entrare, quando l’ho visto sereno e solare come al solito. Invece per Marco è stato… non so nemmeno come dirlo… è stato come un cortocircuito, ecco questo rende bene quello che è successo, un vero cortocircuito. E Giulio, questa volta, ci è rimasto male. L’ho visto intristirsi e poi arrabbiarsi molto. Mi sa che ho sbagliato io! Francesca: Me lo ricordo Giulio durante l’ambientamento, cercava in tutti i modi di far giocare Marco, coinvolgendo anche gli altri bambini. Ma Marco è un bambino osservatore, ha bisogno dei suoi tempi e di una calma diversa. Ho sempre avuto l’impressione che non fossero in sintonia, che non si capissero, malgrado le buone intenzioni di Giulio. Cosa pensi di fare? Cosa credi sia utile fare? Monica: Non saprei, forse un colloquio, forse potremmo organizzare una serata per soli papà per dare anche a loro uno spazio di parola, per condividere difficoltà e risorse. Francesca: Pensiamoci, Monica, poi ne parliamo tutte insieme domani.

A CASA DI GIULIO E MICHELA, LA SERA, A LETTO

Giulio: Michela, sai che oggi è andata un po’ meglio con Marco? Ero un po’ triste in questi ultimi giorni perché mi era quasi passata la voglia di andare a prenderlo. Michela: Mi spiace Giulio. Marco è un bambino così dolce e vorrei tanto che non facesse così con te! Però hai detto che è andata meglio, raccontami dai. Giulio: Niente, sono arrivato al nido un po’ mogio, ma determinato a non perdere la pazienza e l’ho trovato con le scarpe già indossate. Monica, che deve aver capito che ero al limite, l’ha preparato in anticipo e quando mi ha visto arrivare mi è venuta incontro con Marco, dicendomi: “Ciao Giulio, guarda: Marco ha messo le scarpe da solo, mentre aspettava che arrivassi e abbiamo già preso la giacca e il cappello dall’armadietto, ci puoi aiutare anche tu?”. Marco era contento e io mi sono accovacciato e ho aspettato che indossasse da solo la giacca, poi gliel’ho allacciata con calma… E ha funzionato! Siamo usciti sereni, mano nella mano, salutando Monica dalla vetrata del nido. È stato bello, veramente bello. Michela: Forse avete trovato il vostro modo? Giulio: Penso di sì, e comunque lo spero! Michela: Sono sicura che è così. Buonanotte super papà.

Giulio: Buonanotte amore

© Scuola dell’infanzia Casa del Bambino, Ferrara

Ogni materiale contiene in sé utilizzi, conosciuti e sconosciuti, pertinenti e impertinenti, soliti o insoliti. Il materiale naturale stimola la curiosità dei bambini e delle bambine che, insieme, nel qui e ora, ne significano l’utilizzo facendoli diventare racconti di straordinaria bellezza
Ludovico Ariosto

Daniela Mainetti, consulente pedagogica e formatrice.

ElisabettaMarazzi e Alessia Todeschini, pedagogiste e formatrici.

PER APPROFONDIRE

Clark A., “Talking and listening to children”, in M. Dudek, Children’s spaces, Routledge, 2012, pp. 1-13.

Kiili J., Larkins C., Invited to labour or participate: intra-and inter-generational distinctions and the role of capital in children’s invited participation, in “Discourse: Studies in the cultural politics of education”, vol. 39, n. 3, 2018, pp. 408-421.

Larkins C., Making the critical links: Strategies for connecting marginalised children’s action research with European citizenshi, in “Revista de Asistenţă Socială”, n. 2, 2016, pp. 11-23.

Larkins C., Deeping the roots of children’s participation, in “Sociedad e Infancias”, vol. 7, n. 1, 2023, pp. 147-163.

Larkins C., Thomas N., Carter B., Farrelly N., Judd D., Lloyd J., Support for children’s protagonism: Methodological moves towards critical children rights research framed from below, in “The International Journal of Children’s Rights”, vol. 23, n. 2, 2015, pp. 332-364.

Percy-Smith B., Thomas N.P., O’Kane C., Imoh A.T.D. (a cura di), A handbook of children and young people’s participation. Conversations for transformational change, Taylor & Francis, 2023.

Tisdall E.K.M., Gadda A.M., Butler U.M. (a cura di), Children and young people’s participation and its transformative potential. Learning from across countries, Springer, 2014.

Wyness M., Children’s participation and intergenerational dialogue. Bringing adults back into the analysis, in “Childhood”, vol. 20, n. 4, 2013, pp. 429-442.

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