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Raccontare le esperienze al nido
Raccontare le esperienze al nido
Il diario giornaliero: uno strumento di documentazione quotidiana
Paola Compri, Stefania Sarti e Jenny Zanini
Coordinatrici pedagogiche Servizi Zerosei, Comune di Verona
Abstract
Il diario giornaliero rappresenta uno strumento di narrazione delle esperienze delle bambine e dei bambini al nido, redatto dalle educatrici e rivolto alle famiglie. È uno strumento adottato dai servizi educativi per la prima infanzia del Comune di Verona: comprende una parte riferita alle routine delle bambine e dei bambini (informazioni relative ad alimentazione, sonno, cure igieniche) e una parte riferita alle esperienze della giornata vissuta dal gruppo. I diari analizzati sono stati stesi dall’educatrice Monica Corbellari, in collaborazione con il gruppo di lavoro del nido Bruco Felice di San Felice Extra nel triennio 2021-2024
Parole chiave
Diario giornaliero, scrittura, riflessività, documentazione, quotidianità
Contatti
servizi06@comune.verona.it
UN DIARIO PER CHI?
Per le famiglie
Le famiglie sono le prime destinatarie del diario giornaliero. Ma qual è la loro prospettiva su questo strumento? Non sono mancati i rimandi di gradimento e di interesse in questi anni, tanto che al termine degli scorsi anni educativi i genitori hanno richiesto alle educatrici di poterne avere una copia, per conservare memoria del tempo trascorso al nido. Per poter approfondire, abbiamo chiesto2 ai genitori delle bambine e dei bambini del gruppo quali fossero gli aspetti che hanno particolarmente apprezzato del diario in questi anni di frequenza al nido. Un aspetto evidenziato dalla maggior parte delle famiglie è la possibilità offerta dal diario di entrare nella vita quotidiana dei propri bambini e delle proprie bambine al nido: il diario offre, secondo un genitore, “degli spaccati di quotidianità, per farci immaginare le facce dei bambini e delle bambine di fronte a una esperienza nuova, per sorridere di fronte a una frase o a un aneddoto”. O ancora, un altro genitore scrive: “Ho amato leggere i piccoli aneddoti che giorno dopo giorno ci raccontavano la quotidianità dei nostri bimbi. Questi piccoli pezzettini della loro vita per noi genitori sono preziosi”. Sono stati apprezzati anche i riferimenti ai singoli bambini e bambine: “Riportando i fatti accaduti, le storie di cosa faceva ogni singolo bambino, le loro emozioni, a volte è stato un po’ come essere lì con loro!”. Al contempo, i riferimenti individuali sono stati apprezzati nel loro valore per il gruppo: “[ho apprezzato] il fatto che, se veniva nominato un bambino, era per qualcosa che riguardava soprattutto la relazione all’interno del gruppo o uno scatto di consapevolezza significativo per tutti”. Possiamo affermare che la scrittura del diario consenta alle educatrici di generare “un materiale vivo che si apre a possibili dialoghi” (Luini e Mussini, 2023, p. 77) con le famiglie: il diario integra infatti la comunicazione quotidiana verbale e diretta tra le educatrici e le famiglie, dando l’opportunità di focalizzare un momento particolare della giornata e di restituirlo alle famiglie, illuminato del suo valore educativo. Il diario è così uno strumento di incontro e relazione, che nasce dai pensieri di chi scrive (su cosa scrivere, con quali linguaggi…) e apre pensieri in chi lo legge, in un processo riflessivo circolare che coinvolge tutti gli attori in gioco. “La scrittura risponde alla necessità di fare ordine […] è ricerca di nessi, di legami, funge da strumento meditativo” (Musi, 2011, p. 89). Il diario così pensato e progettato rappresenta non solo uno strumento narrativo della quotidianità, ma anche di risignificazione dell’esperienza, valorizzata nella sua ricchezza e complessità. Per le famiglie il diario è uno strumento di conoscenza della realtà che il bambino vive al nido, delle relazioni che intessono la quotidianità, dei significati educativi attribuiti dalle educatrici alle esperienze e dei percorsi di crescita. Le parole scritte delle educatrici comunicano la cultura dell’infanzia che abita il nido e che viene sostenuta dal gruppo di lavoro. Questo strumento contribuisce inoltre a costruire una memoria storica condivisa. Come hanno scritto alcuni genitori: “conservare alcune di quelle pagine, per noi, vuol dire conservare dei ricordi del nido, suoi, ma anche nostri”; e ancora: “Il diario ha anche contribuito a creare preziosi ricordi. […] mi ha permesso di rivivere con gioia le sue piccole conquiste”. Alla costruzione di questa memoria storica contribuisce anche la scrittura dei genitori stessi: nella giornata speciale “Genitori al nido”, sono loro stessi a scrivere il diario per raccontare quanto vissuto alle altre famiglie. “Le esperienze, le scoperte, le teorie dei bambini si costruiscono in un contesto di ascolti plurimi degli educatori, ma anche del gruppo dei bambini e dei genitori” (Serbati e Agnoli, 2019, p. 63). Il diario, in questo senso, diviene incontro di sguardi e di narrazioni diverse. Alla base di questa scelta, l’idea che la partecipazione sia “anche condividere situazioni e sentimenti, rendere comune” (Maselli, 2020, p. 195.)
Per le educatrici: la pratica professionale di scrittura
“Pensiero e parola si anticipano reciprocamente: sono tutt’uno”
(Mortari, 2002, p. 117) Il processo di scrittura del diario giornaliero rappresenta per le educatrici un’opportunità per lavorare sul proprio sguardo educativo e quindi sulla qualità dell’esserci nella quotidianità come professioniste in relazione, con una postura riflessiva. Ripensare alle esperienze vissute con i bambini e le bambine nel corso della giornata, scegliere di riattraversarne alcuni momenti selezionando con cura le parole attraverso cui descrivere e nominare la ricchezza di ciò che è stato vissuto sono tutte azioni professionali che richiedono esercizio di riflessività e che contribuiscono a coltivare uno sguardo capace di cogliere lo straordinario nell’ordinario (Musi, 2011). Ecco quindi che l’azione dello scrivere consente alle educatrici di fermare le esperienze e i vissuti, di guardarsi e riflettere su se stesse, rende visibile il pensiero sia a chi scrive sia a chi legge e consente di tenere traccia, di costruire memoria delle esperienze delle bambine e dei bambini. Perché la scrittura rappresenti una pratica professionale occorre dedicarvi un tempo opportuno, in cui concentrarsi. Riportiamo le parole dell’educatrice a questo proposito: “Raccontare le esperienze dei bambini nel diario è a tutti gli effetti un’attività professionale, che richiede cura, così come preparare un contesto: la cura che metto nella scrittura rispecchia l’importanza del bambino e della sua famiglia”. Le parole che le educatrici utilizzano rimandano alla propria idea di bambina e di bambino e alle idee di cura e di educazione del servizio; queste idee influenzano i pensieri delle famiglie e contribuiscono a costruire l’immagine che le bambine e i bambini hanno di loro stessi. Relativamente al linguaggio, l’educatrice utilizza talvolta parole che appartengono alla cultura peculiare costruita e condivisa da quel gruppo specifico di bambine e bambini. Ad esempio, le “bici da urlo” sono le bici senza pedali, ce ne sono tre nel nido e sono le più preziose, sono spesso oggetto di conversazione nel gruppo; il “ponte di Bassano” è il nome che i bambini e le bambine hanno dato a una struttura motoria ponte presente nel soggiorno… L’educatrice sceglie di nominare gli oggetti in questi modi, permettendo anche ai genitori di conoscere, attraverso queste parole, frammenti di vita al nido. Lo strumento del diario diviene traccia utile alle educatrici per ricostruire il percorso del gruppo, tanto da poter divenire parte integrante dello strumento “Percorso della sezione e del gruppo”3 , in uso presso i nidi del Comune di Verona. Gli strumenti di documentazione si pongono come strettamente intrecciati e nel loro insieme contribuiscono a restituire la complessità della rete di relazioni e di esperienze che hanno luogo nel servizio attraverso una molteplicità di punti di vista e di focalizzazioni.
Per le bambine e i bambini
“I bambini […] fanno castelli di sabbia e giocano con vuote conchiglie. Con foglie secche intessono barchette e sorridendo le fanno galleggiare sull’immensa distesa del mare. I bambini giocano sulla riva dei mondi” (Tagore, 2006) E le bambine e i bambini? Sono i protagonisti della narrazione, del loro essere al nido, individualmente e con il gruppo: si vedono e si leggono negli scritti delle educatrici che documentano i loro processi di crescita, dando valore alle storie di apprendimento e alle relazioni, nella condivisione con le famiglie. Nei diari analizzati, si riconosce la ricchezza delle relazioni che si intrecciano nel gruppo delle bambine e dei bambini e nel contempo emerge l’unicità di ciascuno/a, guardato e raccontato nelle proprie conquiste, con attenzione alla propria storia di vita (Demetrio, 2007). Nel diario, come abbiamo visto, trovano spazio le dinamiche e i movimenti del gruppo, si rendono visibili i pensieri co-costruiti attraverso le sperimentazioni e il gioco. Trovano posto le parole delle bambine e dei bambini che accompagnano i gesti e che utilizzano con le compagne, i compagni e con le adulte, per descrivere la realtà e raccontar-si. Si restituisce così, anche attraverso la scrittura quotidiana, un’immagine di bambino e di bambina competente, protagonista del proprio apprendimento, sociale sin da piccolissimo. Questa restituzione arriva alle famiglie a attraverso di loro alle bambine e ai bambini e contribuisce a costruire una cultura dell’infanzia e dell’educazione. PER NON CONCLUDERE: ALLARGARE LE PROSPETTIVE Le modalità di utilizzo del diario giornaliero, così come le altre forme di documentazione, hanno la necessità di essere periodicamente oggetto di riflessione collegiale, affinché venga mantenuta alta la riflessività rispetto alle scelte dei contenuti, delle parole e affinché ne venga monitorata l’adeguatezza in relazione alle caratteristiche delle famiglie frequentanti il servizio. La condivisione nel gruppo di lavoro delle scelte, con la supervisione della coordinatrice pedagogica, permette di tenere “vivo” lo strumento e di non darne per scontate le modalità di utilizzo, pena la perdita di efficacia nella comunicazione con le famiglie e di utilità per il lavoro osservativo e progettuale delle educatrici. Un possibile ampliamento dell’esperienza virtuosa dell’utilizzo del diario potrebbe essere rappresentata dal favorire la possibilità quotidiana per i genitori di scrivere, in uno spazio dedicato, vicino al diario dell’educatrice, pensieri, riscontri, esperienze e parole dei bambini e delle bambine sulle esperienze vissute, a casa e al nido, promuovendo così il lasciar traccia della circolarità di pensiero e di sguardi che si genera nella comunità educante. L’esperienza riportata in questo contributo descrive una delle possibili forme di documentazione quotidiana rivolta alle famiglie adottata dalle educatrici dei nidi del Comune di Verona. Altre esperienze documentative di qualità vedono l’utilizzo in alcuni servizi della piattaforma Netboard4 , come il nido “Il Piccolo Principe” di Santa Croce e il nido integrato “Pestrino” e dell’applicazione Telegram5 , come il nido Aziendale “La Piuma”. Quello che ci sembra accomuni l’utilizzo di questi diversi strumenti è la riflessività che li accompagna e li sostiene, alimentata da domande generative. Inoltre, la consapevolezza, e di conseguenza la responsabilità, del ruolo delle educatrici come costruttrici e promotrici di una cultura dell’infanzia e dell’educazione, attraverso uno sguardo che si rende leggibile attraverso la scrittura.
1 Si tratta di un nome dato da un bambino del gruppo a una struttura a ponte presente nel soggiorno, nome che è poi stato utilizzato da tutto il gruppo dei bambini e delle bambine per nominare la struttura.
2 La domanda è stata consegnata per iscritto ai genitori, i quali hanno potuto rispondere con tranquillità a casa e riportare il foglio al nido riponendolo in una scatola, nel rispetto dell’anonimato.
3 Il Percorso della Sezione e del Gruppo rappresenta uno strumento operativo dei Nidi del Comune di Verona che raccoglie le riflessioni delle educatrici e documenta l’attività della sezione e lo specifico dei gruppi di riferimento.
Il suo utilizzo è finalizzato a costruire connessioni coerenti tra progetto di sezione e pratica, attraverso documentazioni osservative, che sostengano il processo di riflessione e progettazione durante tutto l’anno educativo.
4 Piattaforma che consente di creare delle pagine digitali interattive condivise tra nido e famiglie, in questo caso utilizzate per documentare attraverso immagini fotografiche significative e brevi didascalie le esperienze delle bambine e dei bambini al nido.
5 Applicazione digitale che consente la condivisione istantanea con le famiglie di immagini fotografiche e descrizioni relative alle esperienze della giornata al nido.
BIBLIOGRAFIA
Demetrio D., Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé, Milano, Raffaello Cortina, 2007.
Luini L., Mussini I., La documentazione come strategia riflessiva per chi opera nei servizi educativi, in “Bambini”, n. 1, gennaio, 2023, pp. 76-77.
Maselli M., Una documentazione partecipata con e per i bambini, in “Infanzia”, n. 3, 2020, pp. 195-199.
Mortari L., Aver cura della vita della mente, Milano, La Nuova Italia, 2022.
Musi E., Invisibili sapienze. Pratiche di cura al nido, Parma, Edizioni Junior, 2011.
Serbati C., Agnoli N., Osservare i bambini in relazione, in “Bambini”, n. 2, febbraio 2019, pp. 60-64. Tagore, Gitanjali, Milano, Giunti, 2006
DOMANDE GENERATIVE
Francesca Romana Grasso Quali modalità di documentazione dell’esperienza di ogni bambina e bambino privilegiate come gruppo di lavoro? Quali caratteristiche hanno gli strumenti che avete individuato? Per chi si sta documentando? Quali linguaggi possono essere più adatti alle famiglie che incontriamo nei servizi quest’anno? Quali canali si possono utilizzare e con quale finalità? La documentazione scelta influenza i temi trattati negli incontri di équipe? In che maniera?
Francesca Romana Grasso