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IN-COMPRENSIONI
Daniela Mainetti, Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini
Questione… questioni
“Doveva rientrare a scuola in questi giorni ma il papà ha telefonato e ci ha avvisato che si fermerà in Egitto per qualche altro tempo… lui e la moglie hanno deciso che per Malek e per la sorellina è importante poter stare con la famiglia d’origine per qualche altro mese e quindi è probabile che Malek rientri in primavera”.
È così che Arianna preannuncia alla sua collega Flavia che Malek, quel bambino di 3 anni e mezzo inserito scuola a settembre, non rientrerà per un certo tempo e aggiunge altresì che il papà verrà comunque nel pomeriggio al colloquio che era stato fissato per condividere i cambiamenti del bambino dall’inizio della scuola e altrettanto le sue fatiche… quelle fatiche che un po’ interrogano le insegnanti. Flavia risponde: “Bhe, l’importante è che oggi venga, così iniziamo a condividere alcuni pensieri su Malek e ci faremo anche raccontare come sta andando in Egitto”. Sono le ore 16:00 e il papà di Malek, estremamente puntuale, arriva a scuola e Arianna e Flavia lo accolgono in sezione; dopo, averlo fatto accomodare, introducono il motivo del colloquio che era stato fissato senza immaginare che Malek sarebbe stato assente per qualche altro mese. “Ben arrivato! Ci fa piacere che tu possa essere qui oggi per raccontarci un po’ di Malek, di come sta andando, di cosa sta facendo in Egitto e anche magari per aiutarci a capire quando rientrerà… ci hai preannunciato che Malek è in Egitto insieme alla mamma e alla sorella”.
“Buongiorno maestra Arianna, buongiorno maestra Flavia ben trovate, come state? Sì, con mia moglie abbiamo deciso che è importante che i bambini si fermino ancora un po’ in Egitto, così almeno possono stare a contatto con i famigliari, con i nonni, possono conoscere un po’ meglio la nostra terra e quindi Malek, come vi avevo anticipato, rientrerà tra qualche mese”. “Certo, capiamo perfettamente, è molto importante quello che ci stai dicendo. Altrettanto siamo un po’ dispiaciute che Malek non possa venire a scuola per un tempo così lungo, perché pensiamo che per lui sia davvero una bella opportunità poter stare con gli altri bambini, poter frequentare il contesto della scuola, fare certi tipi di esperienze che a casa non è detto che i bambini abbiano modo di fare soprattutto perché, per come abbiamo conosciuto Malek nel corso dei primi mesi di frequenza, ci è sembrato che abbia davvero bisogno di stare insieme agli altri, riuscire a capire quelle che possono essere alcune regole sociali, imparare a giocare con gli altri, lavorare sull’apprendimento della lingua italiana”. “O no maestre, di questo non vi dovete assolutamente preoccupare! Malek in Egitto sta frequentando un’altra scuola e le cose stanno andando molto bene, e la stessa cosa sta facendo sua sorella che voi conoscete bene, perché viene qua a scuola nell’altra sezione. Anche mia moglie – e mia moglie è molto brava, non solo è una buona mamma ma lei in Egitto ha anche studiato e sa di bambini – ecco anche lei mi dice sempre che è importante per i nostri figli che stiano insieme agli altri ed è per questo che abbiamo deciso che anche in Egitto loro debbano frequentare la scuola. Mia moglie è proprio brava e io l’ascolto. Sapete maestre, io sono in Italia da tanti anni, conosco come vanno le cose qua in Italia. In Italia ho costruito il mio lavoro. Lavoro tante ore e ho costruito la mia piccola attività… quando sono arrivato avevo una commercialista donna e con lei ho litigato, avevo un avvocato donna e con lei ho litigato, ma sono riuscito a costruire bene la mia attività e mia moglie in tutto questo mi ha sempre aiutato”.
Flavia e Arianna si guardano in maniera fuggevole ed è chiaro a entrambe che il papà di Malek sta mandando loro un messaggio importante. Arianna in particolare sente una grande fatica, ha la netta percezione che il colore del suo viso stia cambiando… A sentir parlare di quei conflitti che il papà di Malek ha aperto con le altre figure femminili è come se stesse rimettendo al loro posto lei e Flavia, è come se stesse dicendo loro: “Io ascolto mia moglie, ma non faccio altrettanto con le altre donne”. Arianna sente un tonfo dentro di sé, si sente infastidita, guarda il papà di Malek e non riesce ad accettare l’arroganza con cui quell’uomo si sta ponendo. Una cosa simile non le era mai accaduta, aveva sempre ipotizzato che, a seconda delle culture, le posture di alcuni uomini nei confronti delle donne potessero essere giudicanti o intolleranti o che potessero creare un distacco importante, ma non gli era mai accaduto di sentirsi dire in quel modo di non intromettersi nella vita di un bambino e della sua famiglia, soprattutto nel momento in cui lei, in qualità di insegnante, è responsabile del benessere di quel bambino. Flavia sente tutta la fatica di Arianna e coglie soprattutto il suo sguardo irrigidito, la sua postura che diviene più tesa, comprende il silenzio che si è creato come una situazione che necessita di essere ripresa.
Anche lei si è sentita colpita dalle parole del papà di Malek, ma decide che è importante continuare a tenere il dialogo e a quel punto, con un tono scherzoso e uno sguardo accogliente, dice: “Vedrai che con noi non ci sarà occasione per litigare!”. Il papà sembra raccogliere l’invito di Flavia, sembra capire che Flavia non l’ha presa sul personale, che per Flavia e per la scuola è più importante poter continuare a parlare con lui del suo bambino, di come sta e di quello che insieme pensano possano essere i bisogni del piccolo Malek. Dopo un momento di tensione, la situazione sembra sciogliersi. Il papà di Malak sorride nuovamente e Flavia, rassicurata da questo sorriso, riprende le cose che il papà prima aveva riportato in merito alla decisione relativa al prolungamento dell’assenza di Malek: “Ci sembra davvero una scelta molto importante quella che avete fatto tu e tua moglie. Ci sembra davvero fondamentale, come ci dicevi prima, che Malek possa stare un tempo più lungo in Egitto”. “Sì maestra Flavia, devi sapere che per me è molto importante che i miei figli non dimentichino da dove arrivano, che imparino la lingua del Paese a cui appartengono. Qui loro hanno tante opportunità. Io lavoro e lavoro tanto e voglio fare per loro tutto il meglio possibile, voglio far sì che per loro e per mia moglie l’Italia possa davvero essere il posto dove possono imparare, crescere e conoscere. Da questo Paese io ho avuto tanto e voglio che anche loro possano avere le stesse occasioni che ho avuto io.
Ma ciò non toglie che devono ricordarsi da dove arrivano, devono sapere qual è la loro storia, devono riconoscere quelle parole che appartengono ai luoghi in cui io e la loro madre siamo nati”. Quante cose stava dicendo quel papà… questo è il pensiero che passava nella testa di Flavia mentre lo ascoltava e mentre Arianna continuava a tenere una postura un po’ distaccata, come se per lei quel colloquio si fosse già concluso. Il papà continua a parlare e, a un certo punto, aggiunge un altro pezzo: “Abbiamo deciso di far frequentare a Malek e alla sorella la scuola in Egitto perché per noi è importante che imparino tante cose e anche perché sappiamo quanto Malek abbia bisogno di stare con gli altri… alle volte, lui sembra fare un po’ fatica, lo sai anche tu vero maestra Flavia… sai anche tu che ogni tanto Malek è un po’ difficile, ma sai… lui è un maschio”. Ecco un’altra stilettata, ecco un’altra cosa che Flavia non avrebbe voluto sentire dire! Ed ecco che Flavia sente su di sé gli occhi di Arianna quasi come a dire: “Vedi… con questo qua non c’è possibilità di dialogo!”; ma Flavia decide di non demordere, di accogliere anche questo elemento e di provare a comprendere anche questa dimensione.
L’incontro si chiude di lì a poco con la decisione di risentirsi per sapere quando Malek con la sorella sarebbero tornati a scuola e sulla porta il papà saluta nuovamente dicendo: “Grazie di tutto maestra Flavia, grazie anche a te maestra Arianna”. Non appena uscito Flavia e Arianna tirano un sospiro e si guardano negli occhi. Arianna sembra essere particolarmente alterata e un po’ scocciata. Flavia prova a condividere alcuni pensieri con la collega: “Anche a me ha fatto molto arrabbiare quando ha parlato delle donne e, soprattutto, quando ha sottolineato che Malek è un maschio… a un certo punto mi veniva voglia di alzarmi e andarmene, ma poi ho pensato a due cose. Innanzitutto che forse non abbiamo tenuto in debito conto la storia di questa famiglia, la loro storia culturale, e abbiamo dato per scontato che fosse semplicemente una delle famiglie della scuola. L’altra cosa che mi ha fatto pensare è che quando menzionava i nostri nomi, li abbinava sempre al termine maestra e, forse, questo è un modo per riconoscerci quello che fin qui abbiamo fatto con il suo bambino. Beh Arianna, per ora siamo qui, per tutto il resto, come dice qualcuno, ci penseremo domani… e assolutamente ci penseremo insieme!”
© Beatrice Verdura, Nidoscuola di Lipomo (Co)
Daniela Mainetti, consulente pedagogica e formatrice.
Elisabetta Marazzi e Alessia Todeschini, pedagogiste e formatrici.
1 www.topipittori.it/it/topipittori/corpi- narranti (ultima consultazione: 15/3/2025). 2 Definizione attuale di museo secondo l’ICOM (International Council of Museu- ms Italia): www.icom-italia.org/defini- zione-di-museo (ultima consultazione: 15/3/2025).