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Questione di immaginari
Libri illustrati ed educazione alla lettura
Diletta Colombo
Libraia
Ludovico Ariosto
Abstract
L’articolo esplora cinque dimensioni chiave per lo sviluppo individuale e collettivo dell’immaginario tramite i libri illustrati, combinando letture interdisciplinari con l’esperienza de “Il libro nella giungla”, un progetto di formazione itinerante curato dalla libreria VolumebK (ex Spaziob**k) per educare adulti e bambini alla lettura, all’insegna della bibliodiversità e della libertà.
Parole Chiave
Tatto, esplorazione, bibliodiversità, no borders, comunità
ORIGINE DI UN’AVVENTURA NON IMMAGINARIA CON I LIBRI ILLUSTRATI
Nel 2012 ha aperto a Milano la libreria Spaziob**k (ora rinata VolumebK) con il suo laboratorio di formazione permanente che coinvolge le figure professionali più interessanti e affini alla propria ricerca sull’educazione alla lettura. Dopo qualche anno, la necessità di uscire dallo spazio libreria per esplorare nuovi terreni di relazione, a contatto diretto con il pubblico dei lettori soprattutto adulti ma anche bambini si è fatta più forte.
La prima sollecitazione a cambiare prospettiva arrivò dal giardiniere di Manifesto del Terzo Paesaggio di Gilles Clement: “In un giardino in movimento la figura del giardiniere ha un ruolo apparentemente debole (gli viene riconosciuto meno potere che in passato) ma tuttavia centrale. Il giardiniere parte da quello che si trova sul terreno […]. Il problema è soprattutto decifrare i rapporti che si stabiliscono tra gli esseri viventi le relazioni, i comportamenti. […] Questa propensione all’ascolto non esclude l’intervento e ne costituisce anzi il presupposto. Il giardiniere introduce nuove specie. Taglia (o sceglie di non tagliare). Rimuove (o sceglie di non rimuovere). Ogni sua osservazione porta con sé un’azione. […] Collabora con il potere di invenzione della natura e si trova all’incrocio di incontri imprevisti” (Clement, 2005, p. 91). I libri cominciarono a essere tolti dagli scaffali e a essere portati nei contesti e negli spazi più diversi per essere esplorati in autonomia e libertà, mettendosi a osservare quali rapporti si stabiliscono tra libri e persone, ad ascoltare i gusti, le scelte e le interpretazioni di ogni persona, ad approfondire quali cambiamenti avvengono nell’immaginario grazie al confronto.
Decisivo fu anche l’incontro con Nicoletta Gramantieri, direttrice della biblioteca Salaborsa Ragazzi di Bologna, che, riprendendo Umberto Eco (2020), rifletteva su come in Italia non esista una narrazione dell’esperienza di lettura e ci si concentri più sull’analisi critica, mentre il lettore ha sempre un ruolo attivo fondamentale nell’interpretazione di un testo, colmando il “non-detto”. Nacque così “Il libro nella giungla”: un progetto di formazione itinerante per focalizzare l’attenzione sulla relazione tra le persone e i libri con le figure, dai primi mesi di vita fino all’età adulta.
La giungla è diventata la metafora guida per esprimere un’avventura esplorativa nella bibliodiversità editoriale dove ognuno è libero di fare esperienza di una grandissima varietà di albi e libri illustrati, allestiti senz’ordine su una superficie orizzontale di qualsiasi tipo, alla scoperta della meravigliosa ricchezza di stimoli data da differenti formati e materiali, stili di illustrazione e scrittura, lingue ed età, obiettivi e approcci con cui si tratta un contenuto. In tanti anni di “giungle” si è costruita un po’ alla volta la nostra visione di educazione alla lettura: offrire con fiducia esperienze che incoraggiano trasformazioni, sperimentazioni e apertura tramite i libri illustrati, intesi come dispositivo individuale e collettivo per lo sviluppo dell’attenzione e della pazienza, della capacità di scegliere e di interpretare, dell’immaginazione, della cura e delle relazioni.
Allenarsi a muoversi con naturalezza attraverso un paesaggio multiforme di libri illustrati è uno dei presupposti per camminare con fiducia nel mondo. Imparare a leggere il mondo è una condizione per cambiarlo, per inventare nuovi modi di immaginare noi stessi al suo interno.
A CONTATTO CON L’IMMAGINARIO
Anche se si tende a scollegarlo dalla realtà, l’immaginario nasce, si radica, si arricchisce e si espande attraverso il contatto diretto con l’oggetto libro, grazie al quale il lettore partecipa in prima persona a un’esperienza con tutto il corpo contro il predominio visivo e uditivo della lettura.
La dimensione tattile non appartiene solo alla prima infanzia, ma può diventare un approccio trasversale da affiancare alle esperienze di lettura tradizionali, anche per la sua accessibilità. “Il corpo esplora il mondo, e in questa esplorazione sente e costituisce se stesso. Come sottolinea Merleau Ponty (1962), mentre la vista offre allo spettatore una scena della distanza, l’esperienza del mondo attraverso il tatto passa attraverso il proprio corpo mentre questi si orienta nel mondo. […] Il tatto non è solo la fonte di esperienze percettive passive, ma si manifesta come modalità esplorativa di azione del soggetto. La percezione diventa, in tal modo, un atto coinvolgente che unisce passività e attività in una struttura di significato in continua evoluzione. Il soggetto non è soltanto un ricevitore passivo di informazioni, ma un ente che agisce e trasforma, che è sia affetto da ciò che lo circonda che capace di esercitare un’azione su di esso” (Arielli 2023, pp. 47-49).
Toccare i libri, prenderli in mano, aprirli ed entrarci dentro, sfogliarli, capovolgerli, leggerli al contrario, saltare da una pagina all’altra, sentire come sono fatti, annusarli, coglierne la forma, attraversare la differenza e la meraviglia dei formati (rilegato, brossura, pop up, leporello…), delle dimensioni, dei materiali, dei pesi, delle confezioni e delle legature, provare a usarli per altri scopi (una casa, un castello, uno scudo, come invita Con la testa e con i piedi, il libro con copertine in legno di Ingrid Hora, Les Cerises, 2019), scarabocchiarli, smontarli e ricostruirli: tutto questo moltiplica le possibilità che ogni persona entri in un libro non solo dalla parola, ma da porte diverse per spalancare sensazioni, percezioni, ricordi, fantasie, desideri, visioni e azioni. L’immaginario prende ancora più vita nel gesto autonomo di aprire e chiudere un libro, si alimenta nell’attraversare la varietà che invita a compiere gesti diversi, si dilata e cambia nel movimento dei nostri occhi, mani, corpi e piedi dentro al libro e intorno ai libri.
Se si osservano i lettori mentre si muovono liberamente nello spazio con i libri e intorno ai libri scopriamo gesti, posizioni, atteggiamenti e movimenti che mostrano, come le immagini iconiche di Remy Charlip e Bruno Munari, che leggere non è una questione mentale. “Il gesto ha a che fare con la liberazione dell’essere umano, perché più gesti conosci, più sei in grado di creare spazi di libertà. […] Più sei consapevole dei gesti che fai, anche i più inusuali e complessi, più riesci ad aprire questi spazi di libertà che ti permettono di dialogare con gli altri” (Sieni, 2023, p. 129)
ESPLORARE: LA STRADA VERSO L’IMMAGINARIO
Nel bellissimo racconto di Tove Jansson La barca e io (ANNO), al suo dodicesimo compleanno una bambina riceve in regalo una barca a remi con cui decide di fare un lungo giro dell’arcipelago “in forma assolutamente privata”. Accompagnata dai panini della mamma, che aveva intuito le sue intenzioni, quasi in mare aperto si ferma a riflettere e scarta il pranzo: “W la libertà”, trova scritto sulla carta. “Ridicolo” pensa tra sé, rinunciando al dono.
Appena sul punto di girare la barca e vedere finalmente il suo territorio dal mare, arriva il padre per riportarla a casa: “Perché devi proprio mettere tua madre così in ansia!?” protesta mentre la figlia guarda verso terra e pensa: “Più avanzavamo più mi rendevo conto che visto dal mare il mio territorio non era nient’altro che una noiosissima striscia di costa finlandese”.
Le cose “non vanno mai come si erano immaginate”, la vita prende sempre altre direzioni, ma il desiderio di esplorare, il gusto della libertà e il diritto alla lontananza rimangono irrinunciabili per costruire la propria prospettiva da cui guardare il mondo. La mente e il corpo hanno bisogno di perdersi, di vagare e di giocare, senza attenersi sempre a regole, doveri e istruzioni o a qualcosa che sia sempre utile e necessario per assolvere a un compito, più o meno diretto, più o meno consapevole.
“L’andare a perdersi fuori dalle vie note e in luoghi sconosciuti aveva e ha un’attrattiva vitale: nasce dallo stimolo innato all’esplorazione, comune a tutti gli esseri viventi, animali, uomini e piante (anch’esse esplorano, pur con metodi diversi). In natura il tempo dedicato all’esplorazione non ha un obiettivo utilitario immediato: consiste nell’andare alla scoperta di cose ignote che si trovano vicine e lontane, con il solo scopo di conoscerle: prima o poi verranno utili. Nel farlo, è lecito perdersi: venendo meno gli abituali riferimenti, si è stimolati ad averne di nuovi, e intanto il caso favorisce incontri interessanti” (Michieli, 2015, p. 16).
Anche nell’educazione alla lettura, esplorare apre alla possibilità di perdersi e di fare incontri imprevisti che, immediatamente o nel tempo, arricchiscono e cambiano l’immaginario, ridando fiducia alle capacità di ognuno di entrare in relazione con tutte le cose, libri compresi. “Educare nell’esperienza, educare attraverso l’esplorazione, è credere nella potenza delle cose, credere che quello che è in esse sia interrogativo e contemporaneamente già sapiente, così da rendere loro onore permettendo di essere, in sé e nello sguardo di chi le incontra, ma è anche credere nell’uomo, nell’uomo bambino – in tutte le sue forme, immagini ed evoluzioni – e nell’uomo adulto, nella loro capacità di ricerca, ascolto, cura” (Guerra, 2019, p. 130).
LE ANIME CONNESSE SONO INVASE DA PIÙ MONDO INCONTRANO PIÙ STORIE PIÙ INCIAMPI, PIÙ SCOPERTE. LE ANIME CONNESSE GENERANO IBRIDI, PIENI DI MISTERO DELLE VIE E DEGLI INCROCI. NON SI ANNULLANO, SOLO SANNO ESISTERE È UNO STATO DI CONTATTO
Gianluigi Gherzi
BIBLIODIVERSITÀ E IMMAGINAZIONE
Nessun libro è un eroe solitario: tutti i libri cooperano insieme alla costruzione dell’immaginario. Moltiplicare il contatto con la diversità di genere, stile, forma, formato, materiale, registro, età, lingua, obiettivi è un’esperienza reale e tangibile di incontro che ha effetti concreti sulla percezione di sé e dell’altro, perché è il perno per confrontarsi con il proprio vissuto autobiografico ed elaborare nuove prospettive attraverso ciò che sentiamo come simile e ciò che scopriamo come diverso in modo inaspettato e casuale. “Adoravo quei libri americani e inglesi che leggevo. Colpivano la mia immaginazione. Mi aprivano nuovi mondi. Ma l’effetto non voluto è stato quello di non sapere che le persone come me potessero esistere in letteratura. Dunque, scoprire gli scrittori africani ha rappresentato questo per me: mi ha salvato dall’avere un’unica storia su che cosa sono i libri” (Adichie, 2020, p. 5)
Ma nello stesso tempo: “Vorrei cercare di rompere il processo di identificazione individuale. […] Vorrei far capire ai ragazzi che possono anche guardare una storia… Possiamo anche metterci di fronte a un’opera, contemplarla, senza per forza esserne i protagonisti. […] Noi siamo qui per vivere una storia più grande, una storia collettiva, dove le nostre paure esistono, ma dentro una tessitura più larga”. (Rohrwacher, 2023, p. 55).
Queste due strade, dell’identificazione e della scoperta dell’altro, viaggiano insieme nell’ottica di dare ai lettori possibilità diverse di immaginarsi, immaginare gli altri, immaginare il mondo e il futuro. La varietà incontra la quantità in modi differenti: da tre libri a centinaia, ognuno può allestire la propria offerta all’insegna della bibliodiversità. Bastano tre libri diversi – non solo nel contenuto – per esplorare un tema da punti di vista diversi; ma anche un’immersione in una grande quantità di libri diventa un’esperienza vertiginosa, insolita e speciale. Per creare la quantità si possono mettere in comune le risorse con fiducia e impegno: i propri libri sono l’inizio di una giungla, piccola o grande, a cui aggiungere quelli dei colleghi, delle persone e delle famiglie con cui ci si relaziona, si può collaborare con una libreria, prenderli in prestito da una biblioteca o più biblioteche. L’unione fa la forza!
IMMAGINARE OLTRE I CONFINI
Nel saggio La città autistica, Alberto Vanolo scrive: “La neurodiversità è un campo di ricerca che esplora i differenti modi di essere di una mente, in particolare quella non-normotipica, anche detta neurodivergente. […] La prospettiva della neurodiverma di visualizzarlo dal punto di vista degli altri” (Mirzoeff, 2017, pp. 65-66). Fuori dalla “giungla” è il momento del confronto: dare la parola ai lettori che raccontano le proprie scelte e scoperte; ascoltare le interpretazioni; raccogliere riflessioni, ricordi, desideri e sogni, capendo come sono emersi nel processo di lettura; accogliere pareri diversi sugli stessi aspetti; creare associazioni tra cose molto diverse vissute nell’incontro e nella propria vita; entrare nell’immaginario altrui e coglierne le sfumature. Si creano così una costellazione di libri e suggestioni che sono il frutto di un’esperienza condivisa e non una bibliografia standard fornita dall’alto. Si tesse una visione d’insieme in cui tutti gli sguardi trovano poeticamente composizione facendo nascere un immaginario comune sità trae ispirazione dalle teorie femministe, da quelle queer e dalla critica razziale, ed è tesa a sfidare approcci dominanti, stigmatizzanti, patologizzanti. […] È indubbio che le classificazioni possano risultare assai utili. […] Lo sforzo suggerito dalla teoria crip, così come da altri filoni delle scienze sociali, è di non considerare categorie e definizioni come elementi fissi e immutabili, ma come ambiti da mettere in discussione, esplorare, deformare o contestare per aprire nuovi sguardi e formulare nuovi interrogativi in grado di generare altre prospettive e modi di alternativi di vivere e immaginare una condizione di diversità” (Vanolo 2024, pp. 21-23). Sarebbe interessante che anche l’educazione alla lettura abbracciasse la teoria crip per reimmaginare i confini delle classificazioni “libro bello-libro brutto”, “di qualità-non di qualità”, “spendibile-non spendibile”, “fruibile-non fruibile” a favore di una visione del libro come spazio di possibilità, spostando l’attenzione, come fa l’educazione all’arte, sull’analisi e la documentazione di tutti i fattori che condizionano la lettura, la incoraggiano o la spengono, più che sul libro in sé
IMMAGINARIO E COMUNITÀ
“Una delle intuizioni più affascinanti della scienza moderna ci rivela che impariamo prevalentemente gli uni dagli altri, più che da soli, e che i nostri cervelli sono specificatamente progettati a tale scopo. L’esperienza sensoriale non è individuale ma comune. […] L’empatia è una qualità innata […] il cervello è uno spazio condiviso con un “noi” che non è una massa di individui ma una formazione collettiva. […] L’immaginazione, più che una distrazione dalla realtà, è fondamentale per capire davvero come esistiamo nel mondo. In sintesi, i neuroni a specchio non solo mi consentono di vedere il mondo dal mio punto di vista, ma di visualizzarlo dal punto di vista degli altri” (Mirzoeff, 2017, pp. 65-66). Fuori dalla “giungla” è il momento del confronto: dare la parola ai lettori che raccontano le proprie scelte e scoperte; ascoltare le interpretazioni; raccogliere riflessioni, ricordi, desideri e sogni, capendo come sono emersi nel processo di lettura; accogliere pareri diversi sugli stessi aspetti; creare associazioni tra cose molto diverse vissute nell’incontro e nella propria vita; entrare nell’immaginario altrui e coglierne le sfumature.
Si creano così una costellazione di libri e suggestioni che sono il frutto di un’esperienza condivisa e non una bibliografia standard fornita dall’alto. Si tesse una visione d’insieme in cui tutti gli sguardi trovano poeticamente composizione facendo nascere un immaginario comune.
Vanna Iori, membro del Direttivo dell’Istituto di Studi Superiori “Toniolo” di Milano. Già professoressa ordinaria di Pedagogia Generale e Sociale all’Università Cattolica di Milano.
1 www.topipittori.it/it/topipittori/corpi- narranti (ultima consultazione: 15/3/2025). 2 Definizione attuale di museo secondo l’ICOM (International Council of Museu- ms Italia): www.icom-italia.org/defini- zione-di-museo (ultima consultazione: 15/3/2025).
BIBLIOGRAFIA
Adichie C.N., Il pericolo di un’unica storia, Torino, Einaudi, 2020.
Arielli E., “Tattilità espansa”, in AA.VV., Arte del tatto. Il ruolo della percezione tattile nell’esperienza estetica, Roma, Numero Cromatico, 2023.
Clement G., Manifesto del Terzo Paesaggio, Macerata, Quodlibet, 2005.
Eco U., Lector in fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, Milano, La Nave di Teseo, 2020.
Gherzi G., Alfabeti della gioia, Otranto (Le), AnimaMundi, 2022.
Guerra M., Le più piccole cose. L’esplorazione come esperienza educativa, Milano, FrancoAngeli, 2019.
Jansson T., La barca e io, Milano, Iperborea, 2005.
Michieli F., La vocazione di perdersi. Piccolo saggio su come le vie trovano i viandanti, Portogruaro (Ve), Ediciclo, 2015.
Mirzoeff N., Come vedere il mondo. Un’introduzione alle immagini : dall’autoritratto al selfie, dalle mappe ai film (e altro ancora), Monza (MB), Johan & Levi, 2017.
Rohrwacher A., Dopo il cinema. Le domande di una regista, Roma, E/O, 2023.
Vanolo A., La città autistica, Torino, Einaudi, 2024.