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SERVIZI 0-6
Quando lo scarto diventa risorsa
La raccolta dei materiali di recupero come opportunità di protagonismo per i bambini e le famiglie
Aldo Fortunati, Anna Becherelli, Giada Valentini e Silvia Scarlatti
Abstract
Il protagonismo dei bambini, il ruolo dell’educatore e il coinvolgimento attivo delle famiglie nella raccolta dei materiali di recupero offrono opportunità all’interno dell’esperienza dei servizi educativi. I materiali di scarto, attraverso la loro natura destrutturata e adattabile, provocano l’esplorazione sensoriale, sollecitano la libertà espressiva e favoriscono la relazione tra pari.
Parole chiave
Protagonismo, famiglie, provocazione, recupero, libertà espressiva
Contatti
segreteria@bottegadigeppetto.it www.bottegadigeppetto.it
LO SCARTO: UN’OPPORTUNITÀ PER ANDARE VERSO IL POSSIBILE
Ogni oggetto o materiale messo a disposizione in un servizio educativo trasmette un’idea implicita di bambino, di gioco e, più in generale, di infanzia. Diventa quindi di primaria importanza chiedersi quali materiali possano sostenere lo sviluppo di un bambino competente, curioso, attivo protagonista della sua crescita. È fondamentale, innanzitutto, predisporre materiali che offrano ai bambini opportunità di sperimentare in autonomia, a partire dalle loro ricerche e intuizioni originali, oggetti che possano essere esplorati, modificati, combinati tra loro, re-interpretati; che siano insomma al servizio del loro gioco, stimolandoli a esplorare delle idee, a inventarne di nuove, a metterle alla prova.
Questo è possibile in particolare con materiali raccolti in natura, ma anche di scarto industriale e domestico, per lo più aperti e destrutturati, adattabili a tutti i contesti e a tutti i bambini, “con caratteristiche sensoriali, forme, dimensioni, consistenze e tessiture differenti, dotati di interessanti sonorità e qualità termiche” (Miur, 2022, p. 44). Tali materiali devono essere allestiti e proposti dopo aver operato una scelta qualitativa – classificandoli e ordinandoli adeguatamente anche dal punto di vista estetico – e quantitativa – rispetto al numero di bambini – così da costruire una situazione che solleciti l’incontro e il dialogo con essi.
Si tratta insomma di dare la possibilità di stare a contatto con materiali che non inducono in sé un’idea di gioco prestabilita, un modo giusto o sbagliato di essere usati, così che siano i bambini a decidere come utilizzarli, manipolarli, reinventarli, sia negli spazi disponibili all’interno del nido che nel giardino della struttura. Sono materiali da considerare come vere e proprie alternative ai giochi commerciali, solitamente presenti in ambito domestico, per il vantaggio con cui si prestano a usi creativi e portando con sé libertà di scelta, rendendo i bambini protagonisti e inventori del loro gioco: non lo subiscono, ma lo creano, non rispondono passivamente, ma hanno l’opportunità di ampliare le loro possibilità espressive, la naturale tendenza esplorativa che li contraddistingue, di sviluppare una mente flessibile e creativa, capace di stupirsi e meravigliarsi anche per le più piccole cose.
Essi vengono letti e rielaborati creativamente non solo per quello che sono, ma anche per quello che potrebbero essere e, nelle mani dei bambini, prendono nuova vita. Se vengono raccolti anche con la collaborazione delle famiglie, permettono di rinnovare l’allestimento degli spazi e di ideare laboratori che abbiano come focus la loro utilizzazione libera e creativa. L’arricchimento dell’ambiente con questi materiali offre sicuramente ai bambini percorsi di conoscenza più complessi e soprattutto meno banali; tali risorse assumono infatti significati completamente nuovi quando sono isolate dal loro contesto di provenienza, si arricchiscono di valore e diventano opportunità per creare collaborazioni, processi di scoperta e conoscenza individuale e condivisa. Le scoperte fatte insieme acquistano in effetti un significato particolare proprio perché si traducono in linguaggio comune. In pratica, questo tipo di materiale diviene speciale davanti a un gruppo di bambini che insieme lo osservano, lo toccano, si scambiano idee e ipotesi.
Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)
biano sguardi, gesti, parole e vocalizzi; poi quando è possibile rievocano l’esperienza e fanno altri tentativi. In altre parole, la novità, la complessità e l’indeterminatezza delle situazioni vissute nella dimensione del piccolo gruppo con questi materiali raccolgono le potenzialità di ognuno e diventano ricchezza comune. Affinché i bambini possano godere pienamente di tali materiali, è necessario sostenere e accompagnare l’adulto ad abbandonare schemi dati come fissi e percorsi di conoscenza prestabiliti, per offrire invece strategie e modalità di apprendimento aperte alla libera interpretazione dei bambini. Insieme al coordinatore pedagogico gli educatori valutano l’introduzione progressiva di materiali di recupero, considerando gli aspetti di sicurezza da condividere nel gruppo di lavoro e con le famiglie. Il punto di partenza è allora la responsabilità di chi si prende cura dei bambini, la capacità e la volontà di trovare un giusto equilibrio tra rischio e opportunità; opportunità che, fuori da ogni spazio strutturato, diventa scoperta coinvolgente e autentica. In questo modo l’esperienza dei bambini è sostenuta nella sua interezza e senza forzature, sul piano fisico, motorio e sensoriale, sul piano cognitivo e logico, su quello sociale ed emotivo. Certo non è facile né per un genitore né per un educatore accettare di non conoscere il risultato a cui porterà una proposta, ma sicurezza e potenzialità educative possono essere entrambe soddisfatte lavorando con il piccolo gruppo e con un’attenta predisposizione dei materiali e degli ambienti. Si tratta di dosare con cura elementi familiari e provocazioni, di predisporre situazioni che of frano possibilità molteplici e di essere pronti ad accogliere la diversità, il cambiamento e l’inatteso (Fortunati, 2020).
L’ATELIER: CONTESTO PRIVILEGIATO PER IL PROTAGONISMO DEI BAMBINI
In una prospettiva come quella di cui abbiamo appena parlato un ruolo centrale è svolto dall’adulto, che non si limita a proporre i materiali di recupero, ma diventa un ideatore e un osservatore attento. Il suo primo compito è quello di scegliere gli oggetti e predisporli in modo organizzato nei diversi spazi. Nel nido l’atelier è il luogo privilegiato per l’utilizzo di questi materiali: è uno spazio che parla ai bambini attraverso un’organizzazione curata, dove ogni dettaglio stimola curiosità e autonomia. “La sobrietà dell’insieme, unita alla ricchezza delle occasioni e alla giusta misura, o meglio, alle giuste misure, compongono il contesto più adatto ad accogliere e favorire relazioni ed esperienze. Per questo è opportuno che i mobili contenitore mantengano neutralità rispetto agli oggetti che conterranno, e che abbiano forma e modularità che consentano di ordinare i materiali con buona visibilità ed accessibilità” (Fumagalli, 2016, pp. 36-47). Gli oggetti di recupero e scarto, divisi per colori, forme o texture, non sono disposti casualmente, ma sono accuratamente posizionati in modo da rendere l’ambiente altamente leggibile: questo facilita l’esplorazione e invita a progettare, sperimentare e costruire. Quando uno spazio è leggibile? Quando offre ai bambini la possibilità di orientarsi facilmente, di capire cosa possono fare, come possono farlo e con quali materiali possono interagire. All’interno di un progetto che valorizza la raccolta di materiali naturali e di recupero, l’atelier diventa il luogo in cui gli “scarti”, anziché essere considerati rifiuti inutilizzabili, si trasformano in opportunità. Oggetti come cartoni, bottiglie di plastica, stoffe, tappi, blocchetti di legno, metalli e altro sono disposti in modo che ogni bambino possa facilmente accedere a questi oggetti, esplorarli, toccarli, manipolarli, assemblarli. I bambini possono impegnarsi attivamente in percorsi di esplorazione, scoperta e apprendimento, riuscendo a operare scelte autonome tra possibilità diverse. Ma quando un tappo di sughero, un tubo di cartone o una suola di cuoio divengono oggetti preziosi? Lo diventano nel momento in cui uno o più bambini ne apprezzano l’esplorazione sensoriale: il sughero con la sua texture leggera e morbida; il cartone liscio più o meno robusto; il cuoio con il suo odore caratteristico. Oppure quando, grazie al protagonismo dei bambini, acquisiscono significati diversi dall’uso specifico per cui sono nati: il sughero può diventare una pietanza dentro una pentola nell’angolo cucina o un elemento di una torre, il tubo di cartone un cannocchiale con cui esplorare il mondo, o un microfono con cui intonare delle canzoni, la suola di cuoio una bistecca da cuocere sul braciere, o un elemento con cui costruire un riparo per gli animali. Tutto ciò è possibile quando, accanto a un ambiente educativo sufficientemente adeguato, vi è anche un adulto che, rifiutando un approccio direttivo, lavora “dietro le quinte” (Tognetti, 2014, pp. 24-34): un adulto impegnato nella strutturazione del contesto, un osservatore capace di leggere i gesti e le creazioni dei bambini senza tradirne il significato. Interpretare senza alterare, tradurre senza tradire, assumendo il compito di restituire, attraverso le parole e la documentazione, il senso profondo di queste esperienze, rendendole comprensibili anche a chi osserva dall’esterno.
LE FAMIGLIE: UNA RISORSA PER UNA CIRCOLARITÀ VIRTUOSA
I materiali non strutturati rappresentano indubbiamente una risorsa intorno alla quale può animarsi il protagonismo sia di chi li seleziona sia di chi li utilizza, sia di chi concorre alla loro raccolta (Fortunati et al., 2020). Nei servizi educativi del Comune di San Miniato, le famiglie sono coinvolte fin dai primi momenti di frequenza nel reperimento dei materiali naturali e di recupero, dando vita a un percorso di partecipazione e protagonismo degli adulti che inizia ancor prima dell’ingresso dei bambini al nido. Già durante la riunione di pre-ambientamento, organizzata per le famiglie dei nuovi iscritti (solitamente nel mese di giugno), gli educatori presentano ai genitori le diverse possibilità di utilizzo dei materiali. L’esplorazione dello spazio, la narrazione coinvolgente da parte degli educatori, la cura nella selezione e disposizione dei materiali sono tutti elementi che offrono ai genitori una prima opportunità per immergersi nel progetto educativo del servizio.
Inoltre, ogni famiglia riceve una cartellina contenente alcuni documenti utili per la frequenza del bambino e una lista di materiali naturali e oggetti di uso comune da raccogliere durante l’estate e da portare al nido a settembre. Questa richiesta, semplice ma significativa, è accolta con entusiasmo e partecipazione dalle famiglie. Il processo di raccolta diventa per i genitori un’occasione per immaginare insieme al bambino l’esperienza che li aspetta al nido, trasformando la selezione dei materiali in un’attività che anticipa e accompagna il loro ingresso nel contesto educativo. La lista dei materiali da raccogliere è personalizzata in base alle professioni, alle passioni e ai luoghi frequentati dai genitori. E così i materiali che arrivano nei nidi sono carichi di memorie e di storie personali, portatori di significati che parlano di partecipazione, protagonismo e opportunità. Dopo un’attenta selezione da parte degli educatori, questi oggetti trovano la loro collocazione per provocare, arricchire e sostenere le trame di gioco dei singoli e del gruppo. Fin dall’ambientamento, i genitori hanno l’opportunità di conoscere, comprendere e intuire la funzione dei materiali di recupero osservando le modalità con le quali i bambini li utilizzano per i giochi che loro stessi creano e dei quali sono protagonisti. Successivamente, il coinvolgimento delle famiglie nelle situazioni di “laboratorio”, solitamente organizzate nel mese di dicembre in previsione del Natale, offre ai genitori la possibilità di fare esperienza diretta della ricchezza offerta dai materiali destrutturati. Il protagonismo delle idee dei genitori si coniuga con l’utilizzo dei materiali di recupero e naturali dando vita a oggetti artigianali, unici e preziosi, nati dal confronto, dallo scambio, dal vaglio di ipotesi e idee. In genere, il clima informale di questi contesti facilita anche il dialogo tra adulti: “fare insieme” dà origine a domande e approfondimenti rispetto alle caratteristiche più adeguate che l’oggetto, il gioco o la costruzione dovrebbe possedere, aprendo connessioni circa le infinite possibilità di utilizzo da parte dei bambini. Queste esperienze di protagonismo e partecipazione permettono dunque anche ai genitori di acquisire una nuova sensibilità verso i materiali di recupero. Il risultato è una circolarità virtuosa tra casa e nido in cui le famiglie attribuiscono rinnovato valore a materiali semplici e naturali, che da oggetti di recupero diventano parte integrante di nuove e significative esperienze di gioco nel nido.
1 L’autore e le autrici sono sensibili al tema del rispetto, anche nel linguaggio, delle identità di genere delle bambine e dei bambini; tuttavia, per non appesantire il testo, si è scelto di parlare prevalentemente di “bambini” ricomprendendo nell’orizzonte della pluralità tutti i diversi generi.
Nicoletta Ferri, ricercatrice e docente di Pedagogia del corpo, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
* Presidente de La Bottega di Geppetto, Centro internazionale di Ricerca e documentazione sull’Infanzia Gloria Tognetti, San Miniato (PI) ** Coordinatrice pedagogica, fa parte del gruppo di ricerca de La Bottega di Geppetto ***
Educatrici dei servizi educativi per la prima infanzia del Comune di San Miniato, fanno parte del gruppo di ricerca de La Bottega di Geppetto.
Le immagini a corredo provengono dall’archivio de La Bottega di Geppetto
BIBLIOGRAFIA
Fortunati A. (a cura di), Per un curriculum aperto al possibile. Protagonismo dei bambini e educazione. I pensieri, le pratiche e gli strumenti, Centro Ricerca e documentazione La Bottega di Geppetto, 2016.
Fortunati A. (a cura di), L’approccio di San Miniato all’educazione dei bambini. Protagonismo dei bambini, partecipazione delle famiglie e responsabilità della comunità per un curriculum del possibile, Pisa, ETS, 2014.
Fortunati A., Pagni B., Bagni E., Parrini C., Tani S., Fiducia, opportunità, tempo. Guardare, immaginare, costruire il futuro con gli occhi dei bambini, Centro Ricerca e documentazione La Bottega di Geppetto, 2020.
Fumagalli G., “Contesto e opportunità, idea e progetto dell’ambiente educativo”, in A. Fortunati A. (a cura di), Per un curriculum aperto al possibile protagonismo dei bambini e educazione, i pensieri, le pratiche, gli strumenti, La Bottega di Geppetto, 2016, pp. 36-47.
Miur, Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia, 2022.
Tognetti G., “Partendo da dietro le quinte. La complessa articolazione dell’intenzionalità educativa”, in A.
Fortunati (a cura di), L’approccio di San Miniato all’educazione dei bambini. Protagonismo dei bambini, partecipazione delle famiglie e responsabilità della comunità per un curriculum del possibile, Pisa, ETS, 2014, pp. 24-34.
DOMANDE GENERATIVE
Cinzia D’Alessandro Quali luoghi dentro il nido puoi dedicare a uno e più allestimenti per le raccolte di materiale non strutturato? Quali scelte puoi fare perché queste raccolte assumano un valore sollecitante l’azione diretta dei bambini? Quale dialogo tra gli spazi dentro e fuori è possibile sostenere a partire dalla presenza di materiale non strutturato ben organizzato?
Cinzia D’Alessandro