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ESPERIENZE

Esperienze che restano

Quando la scelta della scuola secondaria ha a che fare con i ricordi d’infanzia

di Mariangela Scarpini

Mariangela Scarpini

Ricercatrice, Dipartimento delle discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali, Università degli Studi di Parma

Abstract

A fronte di normative nazionali e internazionali che si muovono nella direzione dell’accessibilità alle discipline STEM – Science, Technology, Engineering e Ma-thematics – e dell’impegno verso il superamento delle discrimina-zioni di genere, la scelta della se-condaria di secondo grado mo-stra ancora una segregazione formativa piuttosto accentuata. All’interno del progetto di ricerca “Play4STEM” ne abbiamo parla-to con un gruppo di ragazze e ragazzi in procinto di scegliere la loro scuola e dalle loro parole sono emersi numerosi racconti che hanno a che vedere con i ri-cordi della prima infanzia. Ascol-tare i loro punti di vista può esse-re un’opportunità di crescita per i professionisti e le professioniste dell’educazione.

Parole chiave
Pedagogia di genere, gioco, conversazioni in classe, esercizio del pensiero, riflessività pedagogica
Contatti
mariangela.scarpini@unipr.it
SE UNA MATTINA, UNA CLASSE DI TREDICENNI
QUANDO LA SEGREGAZIONE FORMATIVA HA ORIGINI LONTANE

Mentre ascoltavo le considerazioni di questo gruppo di tredicenni alle prese con le loro scelte di vita e con le loro domande sul passato, sul presente e sul futuro, Dalla parte delle bambine, il celebre testo di Elena Giannini Belotti (1973), festeggiava i suoi 50 anni: le indagini della pedagoga intorno all’influenza dei condizionamenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita (come recita il sottotitolo) sembravano (sembrano) quanto mai attuali e interroganti.

Elena Gianini Belotti ha provato a indagare il potere delle influenze sociali nella formazione del ruolo del genere, già dalla nascita e anche prima della nascita, provando a operare un ribaltamento di sguardo intorno alla proverbiale differenza di carattere tra maschio e femmina, mostrando il ruolo che giocano i condizionamenti culturali che passano anche attraverso comportamenti, atteggiamenti e azioni delle figure educative in generale, spesso addirittura senza che queste ne abbiano consapevolezza o intenzionalità. Anche quando si indagano gli stereotipi di genere che possiamo trovare nel contesto contemporaneo, questo volume rimane un’importante riferimento.

Quella di cui “i nostri” stavano parlando è ciò che viene definita come “segregazione formativa”. Si tratta di una suddivisione che potremmo definire sessista, nella misura in cui sembra destinare a priori la scelta di una scuola o dell’altra in relazione alle presunte capacità delle persone in base al sesso. La segregazione formativa, insita nel nostro contesto culturale, convoglia gli uni verso indirizzi definiti più prettamente maschili (materie tecnico-scientifiche), e le altre verso indirizzi considerati femminili (materie umanistiche), portando, in generale, alla privazione di orizzonte esistenziale sia le une, sia gli altri (Biemmi e Leonelli, 2017). Il fenomeno emerge già a partire dalla scelta della scuola secondaria di secondo grado, è evidente all’atto dell’iscrizione all’università e diventa sempre più manifesto a ogni successivo passaggio, fino a comprendere la segregazione occupazionale.

Le scelte all’ingresso della secondaria di secondo grado sono oggetto del report del 2022 di Save The Children, intitolato Barriere sociali e di genere alla formazione e all’educazione STEM tra i/le giovani in situazione di povertà educativa in Italia. Il report evidenzia che le studentesse ottengono risultati migliori con un tasso di abbandono inferiore, e si concentrano nei licei con una elevata percentuale delle iscritte in indirizzi umanistici, mentre i ragazzi tendono a distribuirsi prevalentemente nelle scuole tecniche e professionali, rispettivamente in corsi a indirizzo tecnologico (83%) e manifatturiero (78%). Allo stesso tempo, Il Sole 24 Ore (Da Rold, 2022) sottolinea che “le iscritte al liceo classico sono il doppio degli iscritti, al liceo linguistico sono quasi il quadruplo dei maschi, al liceo artistico quasi il triplo, al liceo delle scienze umane quasi il quintuplo. L’unico liceo dove le ragazze sono meno dei ragazzi è il liceo scientifico: 54 mila contro 73 mila. I maschi quindi dove sono? Prevalentemente all’istituto tecnico tecnologico e (85 mila iscritti contro 19 mila iscritte nel 2020-21) e al professionale (43 mila ragazzi e 31 mila ragazze)”. Queste differenze verranno amplificate nella scelta del corso di laurea (dati AlmaLaurea, 2023), e anche la Commissione Europea (2006) evidenzia l’urgenza di comprendere le ragioni di un divario che sembra immutabile e di trovare percorsi per il suo superamento. La segregazione formativa può essere intesa come la cartina al tornasole che racconta le diseguaglianze di genere presenti nel nostro sistema scolastico dalla scuola secondaria all’accademia (Biemmi, Leonelli, 2017). Si tratta di un fenomeno che non nasce dall’oggi al domani, e non affonda le proprie radici nel progetto di orientamento fatto nell’ultimo anno prima della scelta della scuola: anche, ma non solo. Avendo a che fare con la progettazione della propria esistenza (progettazione esistenziale diremmo con Bertin e Contini, 2004), con la presa di responsabilità che il singolo compie con sé stesso e che comporta la pensabilità e la scelta di obiettivi e strade che si snodano in direzione di quanta più apertura al possibile, la segregazione formativa si struttura e si costruisce ben prima, ed è uno dei condizionamenti che influenzano (e interferiscono con) la scelta di un percorso di formazione.

Forse, pensa G., c’è anche dell’altro, oltre all’interesse, al piacere per le materie scolastiche. Allora prende la parola: “Diciamo che si parla tanto di questi argomenti, però c’è anche da dire che forse non tutti pensano che le donne debbano avere il modo di fare tutte le scuole davvero, cioè possono fare tutte le materie. Quindi forse siamo influenzate sin da piccole, però forse sbaglio io”.

Con la sua intuizione G. è in buona compagnia, non solo delle compagne e dei compagni, che considerano il suo punto di vista come qualcosa di cui “parlare meglio”, ma anche di una fetta importante di autori che, a partire da volumi come il già citato Dalla parte delle bambine (Gianini Belotti, 1973) o Ancora dalla parte delle bambine (Lipperini, 2007), indagano questi assunti attraverso la lente della pedagogia di genere (Ulivieri, 2019; Biemmi, 2020).

Negli ultimi anni la letteratura ha confermato, in linea con quanto riferito fin qui, come il divario di genere rispetto alle discipline STEM e digitali si formi già in età prescolare e nei primissimi anni del percorso formativo, per poi consolidarsi in età adolescenziale (Addabbo et al., 2016). Questo divario risulta legato alla presenza di stereotipi di genere nei contesti familiari (Cavazza et al., 2015) e scolastici, e si traduce in diseguaglianze di genere nel mercato del lavoro a svantaggio delle donne, in Italia e non solo (Carlana, 2019; Carrell et al., 2009). “Tra gli studenti con alto rendimento in matematica o scienze, circa un ragazzo su quattro in Italia prevede di lavorare come ingegnere o professionista nell’ambito delle scienze all’età di 30 anni, contro una ragazza su otto che si aspetta di farlo. […] Circa il 7% dei ragazzi e una percentuale trascurabile di ragazze in Italia prevede di lavorare in professioni legate alle TIC” (OECD, 2019).

TRA LE CORSIE DI UN NEGOZIO DI GIOCATTOLI

“Se alle donne non c’è alcuna proibizione per le discipline STEM, allora perché alla fine se ne iscrivono ancora poche?” si chiede M. e prosegue: “Non ci sono proibizioni, però le femmine non si iscrivono anche perché magari pensano di non essere abbastanza brave per andarci. È una cosa che viene fin da piccoli, comunque, se tu vai a vedere ad esempio i giochi nei reparti dei negozi di giocattoli per i maschi, ci sono le costruzioni, tutte le cose di logica.”

Nei loro botta e risposta il tema del gioco e del giocare emerge in numerose occasioni, le loro frasi sono state raccolte, trascritte e rilette. In numerosi passaggi emergono le rappresentazioni delle discriminazioni che condizionano la scelta del percorso formativo e l’ingresso nel mondo del lavoro. Emerge un elemento in comune: sembrano collocarsi in un contesto culturale ricco di condizionamenti diffusi che favoriscono la segregazione formativa e che assumono le sembianze dell’invisibile. Un “contesto che non c’è” (Contini, 2002), impercettibile e dato per scontato, ma che, in maniera a volte fin troppo determinante seppur non consapevole, rischia di indirizzare le nostre traiettorie e le nostre azioni.

Uno strumento di protezione è l’esercizio del pensiero all’interno di una comunità di ricerca, opportunità privilegiata per provare a smascherare e decostruire stereotipi (anche quelli impercettibili) e proporre nuove direzioni di riflessione. Infatti, se è vero che le politiche, soprattutto negli ultimi anni, puntano alla riduzione della segregazione di genere, non sempre c’è altrettanta attenzione alla realizzazione di percorsi che vadano effettivamente in questa direzione. Tuttavia, questi sarebbero in linea con la normativa vigente in Italia e con gli obiettivi europei (Consiglio d’Europa, 2018) che invitano la scuola a sostenere lo sviluppo delle competenze degli studenti e delle studentesse nelle diverse aree del sapere, oltre che con le Indicazioni Nazionali (MIUR, 2012), I Nuovi Scenari (MIUR, 2017) e il Piano Nazionale Scuola Digitale (MIUR, 2015).

I servizi educativi e la scuola possono fare la differenza, sia perpetuando le “gabbie di genere” (Biemmi e Leonelli, 2017), sia supportando un percorso di consapevolezza e offrendo prospettive di superamento. Occorre però che sia presente la consapevolezza dei temi connessi ai condizionamenti e alle discriminazioni (di genere e non solo), consapevolezza arricchita dall’ascolto della ricchezza dei pensieri dei ragazzi e delle ragazze.

QUASI PER CONCLUDERE (QUASI!)

“Per esempio, ai maschi vengono dati dei giocattoli, mentre alle ragazze vengono dati degli altri giochi […] alle femmine vengono date cose che si pensa più da femmina”, racconta S.

Quante volte abbiamo detto (diciamo) cose che vanno a consolidare stereotipi diffusi? Quante volte abbiamo avuto un atteggiamento o compiuto azioni che fanno da specchio a quelli che, a distanza di quasi dieci anni, un ragazzino, F., i suoi compagni e le sue compagne ricordano come impliciti che costruiscono il mondo delle rappresentazioni intorno al genere e ai giocattoli (ma non solo) “adatti” per i maschi e per le femmine?

Cosa possiamo fare? Tra le strade che potremmo percorrere, individuiamo due traiettorie, quasi una conclusione che vuole rilanciare all’apertura e a ulteriori riflessioni.

La prima è un invito a maturare la consapevolezza del nostro potere: come insegnanti, abbiamo un potere che si fa responsabilità con i bambini e le bambine che accompagniamo nel loro cammino di crescita. Tutti noi, nei nostri rispettivi ruoli, dobbiamo ricordare che i pensieri che ci accompagnano guidano le nostre azioni, anche (soprattutto) quelle di cui non siamo pienamente consapevoli.

Pertanto, si rende necessario esercitare la riflessività pedagogica (Contini et al., 2014), occorre soffermarsi, confrontarsi, avere il coraggio di osservarci reciprocamente, anche in gruppo, con l’indulgenza di chi sa che abitiamo gli stessi confini di rappresentazione del mondo, a volte molto più ristretti di quanto vorremmo, e con la fermezza di chi ha chiara la responsabilità del ruolo delle nostre parole e azioni.

In seconda battuta, è necessario contemplare e inserire, all’interno della quotidianità, l’esercizio del pensiero (critico, creativo, caring, cosmopolita); occorre prevedere tempi per l’ascolto dei punti di vista, per predisporre esperienze e opportunità di pensare insieme, dialogare, farsi domande, anche se le risposte diventano difficili, anche se ci chiedono di metterci in discussione.

In fondo, se avessimo voluto un lavoro comodo, forse ne avremmo scelto uno in cui si sta seduti molte ore dietro a una scrivania e non in seggioline di 32 centimetri o in ginocchio all’altezza degli occhi di un bambino o di una bambina che hanno il diritto di sognare un mondo ricco di possibilità esistenziali, le più originali e differenti possibili.

1 Il piano per la ripresa dell’Europa (Reinforced Multiannual Financial Fra-mework 2021-2027, Next Generation EU, European Green Deal) sottolinea il valore della formazione delle gio-vani generazioni, intesa come uno dei punti fondamentali di intervento. Sulla scia di questa direzione, che vede im-pegnati in prima linea gli stati mem-bri, l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ha avviato il progetto dal titolo “Play4STEM”, la cui Principal Investigator (P.I.) è Chiara Bertolini. Il progetto si inserisce all’interno di un più ampio contesto di ricerca nell’am-bito di attività del Game Science Rese-arch Center, centro interuniversitario multidisciplinare avente sede presso la Scuola IMT di Lucca (https://game-science.imtlucca.it). Il presente elabo-rato fa riferimento all’anno scolastico 2021/2022 in cui sono state condotte delle sessioni di confronto e di proget-tazione con alcuni Istituti Comprensivi di Modena (IC 10 3° A, IC 5 3° G, IC 4 3° G, IC 8 3° F) con la supervisione del centro di Ricerca “Insegnanti e innovazione didattica” (CERIID).

2 Le quattro discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) intersecandosi tra loro promuovono una comprensione approfondita del mondo che ci circonda e, al contempo, favoriscono l’innovazione tecnologi-ca. In tempi più recenti si è introdotto anche l’acronimo STEAM, che ha ag-giunto l’arte alle precedenti discipline.

L’educazione STEM e STEAM va intesa come un approccio interdisciplinare che connette abilità e materie d’inse-gnamento diverse.

3 Le frasi sono state raccolte da con-versazioni svolte in classe durante il progetto, i nomi o le iniziali sono di pura fantasia per garantire l’anonimato.
4 Cfr. The European Institute for Gender Equality – EIGE.
5 Il modo è qui inteso come la possibilità.

PER APPROFONDIRE
BIBLIOGRAFIA

Addabbo T., Di Tommaso M.L., Macca-gnan A., Education capability: a focus on gender and science, in “Social Indi-cators Research”, vol. 128, n. 2, 2016, pp. 793-812.

Bertin G.M., Contini M., Educazione alla progettualità esistenziale, Roma, Ar-mando, 2004.

Biemmi I., Leonelli S., Gabbie di genere. Retaggi sessisti e scelte formative, To-rino, Rosenberg & Sellier, 2017.

Biemmi I., Educazione sessista: stereo-tipi di genere nei libri delle elementari, Torino, Rosenberg & Sellier, 2020.

Carlana M., Implicit Stereotypes: Evi-dence from Teachers’ Gender Bias, in “The Quarterly Journal of Economics”, n. 134, 2019, pp. 1163-1224.

Carrell S.E., Page M.E., West J.E., Sex and Science: “How Professor Gender Perpetuates the Gender Gap”. NBER Working Paper No. 14959, in National Bureau of Economic Research, 2009.

Cavazza N., Guidetti M., Butera F., Ingredients of gender-based stere-otypes about food. Indirect influence of food type, portion size and presen-tation on gendered intentions to eat, in “Appetite”, n. 91, 2015, pp. 266-272.

Commissione Europea, Thesaurus eu-ropeo dei sistemi educativi, Eurydice, 2006.

Consiglio d’Europa, Raccomandazio-ne del Consiglio del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (Testo rilevante ai fini del SEE), 2018.

Contini M., La comunicazione intersog-

gettiva fra solitudine e globalizzazione, Firenze, La Nuova Italia, 2002.
Contini M., Demozzi S, Fabbri M., Tolo-melli A., Deontologia pedagogica. Ri-flessività e pratiche di resistenza, Mila-no, FrancoAngeli, 2014.
Da Rold C., Le ragazze continuano a non scegliere scuole superiori “scienti-fiche”, in “Il Sole24ore”, 31 maggio 2022. EIGE, Economic Benefits of Gender Equality in the European Union, Overall economic impacts of gender equality, Publications Office of the EU, 2017.

Gianini Belotti E., Dalla parte delle bambine. L’influenza dei condizio-namenti sociali nella formazione del ruolo femminile nei primi anni di vita. Milano, Feltrinelli, 1973.
Lipperini L., Ancora dalla parte delle bambine, Milano, Feltrinelli, 2007. MIUR, Indicazioni nazionali per il curri-colo della scuola dell’infanzia e del pri-mo ciclo d’istruzione, 2012.
MIUR, Piano Nazionale Scuola Digitale, 2015.
MIUR, Indicazioni nazionali e nuovi sce-nari, 2017.
OECD, Education at a Glance, OECD indicators, Paris, 10 Settembre 2019 (disponibile all’indirizzo: https://www. oecd-ilibrary.org/education/educa-tion-at-a-glance-2021_b35a14e5-en)
Save The Children, Barriere sociali e di genere alla formazione e all’educazio-ne stem tra i/le giovani in situazione di povertà educativa in Italia, 2022.
Ulivieri S., Le donne si raccontano. Au-tobiografia, genere e formazione del sé, Pisa, ETS, 2019.

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