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LE PAROLE DELL’EDUCAZIONE
Povertà educativa
di Maddalena Sottocorno
L’indigenza economica di bambini e bambine, nonché di adolescenti e giovani adulti, è una condizione che riguarda molte delle persone di cui si occupano coloro che lavorano in ambito educativo, dentro e fuori la scuola. Questi stessi professionisti hanno familiarità, anche, con quelle situazioni in cui la povertà materiale si innesta su una situazione più ampia di mancanza di cure e di attenzioni verso coloro che stanno crescendo. In altri casi, ci si trova ad avere a che fare con soggetti in età evolutiva la cui rete di supporto familiare, amicale e territoriale riesce a compensare una scarsità di risorse economiche. Chi svolge un lavoro pedagogico, dunque, sa bene, come attestato da numerosi organismi internazionali, che la povertà è un concetto multidimensionale, che riguarda, da una parte, l’accesso a beni e servizi, ma più in generale la possibilità di esperire dei contesti capacitanti, che permettano a ciascuno di vivere una vita dignitosa (Nussbaum, 2007). Questi presupposti aprono alla possibilità di parlare di povertà educativa, che, secondo Save the Children (2018), può essere intesa come quella condizione che limita lo sviluppo di capacità, talenti e aspirazioni nelle giovani generazioni, a partire da una condizione di mancanza materiale ma non solo. Vi sono, infatti, minori che provengono da contesti socio-economici svantaggiati e che per questo hanno difficoltà a raggiungere dei livelli di istruzione adeguati a una società globalizzata e basata sulla conoscenza, vedendo così ridotte le loro probabilità di mobilità sociale. Più in generale, molti giovani, in situazioni di indigenza o meno, sperimentano delle condizioni di vita che restringono le loro opportunità di crescere dal punto di vista emotivo, delle relazioni con gli altri, della scoperta di sé stessi e del mondo. La legge 205 del 2015 ha previsto lo stanziamento di un fondo per il contrasto di questo fenomeno, evidenziando la necessità di portare avanti un lavoro educativo che sappia leggere la multiformità della povertà educativa e agire in modo peculiare per farvi fronte. Vi può essere una mancanza che si evince dall’assenza di un bene, una carenza di tipo relazionale, una povertà di esperienze. Di fronte a queste situazioni, in che modo si possono allestire delle esperienze significative? Il filosofo pragmatista John Dewey (2014) afferma che se l’educazione si limita a trasmettere dei contenuti o a suggerire delle soluzioni, slegati rispetto all’esperienza della persona a cui si rivolge, essa diminuisce la sua sensibilità e la sua capacità di reagire, obbligandola a replicare delle routine, piuttosto che a esercitare il proprio pensiero. In altri termini, si può parlare di povertà in senso pedagogico anche quando le proposte educative confermano l’individuo nel suo status e non permettono un’appropriazione critica di ciò che sta avvenendo. Aiutare economicamente una famiglia può trasformarsi in un’occasione di maggiore conoscenza, evitando il rischio di ridursi ad assistenzialismo. Allestire momenti di incontro tra genitori può compensare dei vuoti relazionali, senza che ciò sia percepito come intrusivo. Abituare dei bambini a sperimentare degli spazi destrutturati, a cui non hanno abitualmente accesso, può permettere loro di scoprire capacità inattese. In tal senso, contrastare la povertà educativa significa primariamente comprendere se ciò che viene messo in campo nei servizi permetta davvero a bambini, giovani o adulti di approdare a nuovi apprendimenti su di sé e sul proprio contesto di appartenenza. Se si è dunque abituati a pensare che la deprivazione sia un concetto multiforme, è utile approcciarsi anche alla povertà educativa sapendo che essa si manifesta in diversi modi, spingendo chi educa a declinare le proprie proposte in maniera autenticamente pedagogica.
Ludovico Ariosto
Maddalena Sottocorno, Assegnista di ricerca in Pedagogia generale e sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
BIBLIOGRAFIA
Iori V., Filosofia dell’educazione, Milano, Guerini, 2000.
Iori V., Nei sentieri dell’esistere. Spazio, tempo, corpo nei processi formativi, Trento, Erickson, 2006.
Minkowski E., Il tempo vissuto, Torino, Einaudi, 1971.
RIFERIMENTI
Dewey J., Esperienza e educazione, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014.
Nussbaum M., Le nuove frontiere della giustizia, Bologna, Il Mulino, 2007.
Save the Children Italia, Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia, 2018