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Le parole dell’educazione

Partecipazione

Paola Milani – Docente di Pedagogia Sociale all’Università di Padova, Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia applicata

La partecipazione è una dimensione cardine del sapere pedagogico: non si dà educazione se non in chiave partecipativa, all’interno e tramite la relazione. La relazione educativa, infatti, si basa sulla considerazione che ogni persona, fin dall’infanzia, sia “protagonista della propria storia e di quella della propria comunità” come emerge già nel discorso pedagogico dei grandi classici (Orlando Cian, 1993).

Fino a pochi anni fa sembrava riguardasse solo il rapporto adulto-bambino, mentre oggi essa è alla base delle nozioni di alleanza educativa, corresponsabilità, patto educativo, co-educazione tra genitori, bambini e professionisti dei diversi servizi. Tali nozioni non rappresentano solo una felice, e talvolta retorica, intuizione pedagogica in quanto molte ricerche (fra cui: Bronfrenbrenner, 1979; Epstein et al., 2009) ne hanno offerto conferma empirica evidenziando gli effetti positivi sullo sviluppo dei bambini del cosiddetto parental involvement (Bove, 2007), dimostrando che i servizi educativi e le scuole che sanno costruire vie e porte d’ingresso per lasciar entrare i genitori e che si concepiscono come comunità educative dei bambini, per e con le famiglie, producono risultati maggiori dal punto di vista dello sviluppo del bambino e della crescita della qualità degli apprendimenti (Milani, 2016).

Sappiamo che l’early child development (ecd) è la complessa base dello sviluppo umano integrale, che influenza da molteplici punti di vista sia il ben-essere individuale che quello sociale. Alcuni dei principali fattori che permettono la costruzione positiva dell’ecd sono: reddito familiare; background dei genitori e livello di istruzione; parental investement e parental engagement sia materiale che emotivo- relazionale nella relazione con i figli; attaccamento sicuro con almeno un care giver; qualità degli ambienti educativi frequentati dai bambini, in particolare dei servizi educativi della fascia 0-6 anni; qualità delle relazioni fra questi e le famiglie ecc. (Farah et al., 2008).

Dato il suo potenziale, investire nella qualità dell’ecd di ogni bambino è una priorità politica, umana ed etica: l’educazione familiare, che è in relazione all’ambiente ecologico complessivo in cui bambino e famiglia vivono, è il più potente fattore che può agire come compensatore delle disuguaglianze sociali.

L’educazione non può che essere sociale, parteci pativa e comunitaria: educare i bambini, nella complessa epoca che stiamo attraversando, richiede non tanto e non solo di accompagnare i genitori, quanto di costruire comunità “ben trattanti” che generino le condizioni affinché le diverse figure genitoriali possano esercitare al meglio il loro ruolo. L’educazione dei bambini va assunta in modo articolato e partecipato per creare non “genitori perfetti di bambini perfetti”, ma nicchie ecologiche favorevoli allo sviluppo dei bambini (Milani, 2017).

Si tratta di fare posto all’agency di bambini e genitori nei servizi educativi e nella scuola, di allargare il ventaglio dei servizi finalizzati ad aumentare il capitale sociale ed educativo dei genitori, di costruire luoghi diffusi di incontro e dialogo, di far ripartire un discorso sociale, non solo tecnico e psicologistico, sulla genitorialità e sull’educazione tramite laboratori di cittadinanza, atelier di co-educazione e progettazione dove costruire insieme – educatori, insegnanti e genitori – la riuscita dei bambini: la luce in fondo al tunnel esiste, diceva Bauman, ed è nella parola “noi”.

BIBLIOGRAFIA

Bove C., “Parental Involvement”, in R.S. New, M. Cochran (a cura di), Early childhood education. An international encyclopedia, vol. 4, Praeger, Westport, 2007, pp. 1141-1145.

Bronfenbrenner U. (1979), Ecologia dello sviluppo umano, 1986, Il Mulino, Bologna.

Epstein J.L. et al., School, family, and community partnerships. Your handbook for action, Corwin Press, Thousand Oaks, 2009.

Farah M.J., Betancourt L., Shera D.M., Hurt H., Environmental stimulation, parental nurturance and cognitive development in humans, in “Developmental science”, 2008, pp. 793-801.

Milani P., “Le relazioni tra famiglie, scuole e servizi: fare squadra intorno ai bambini”, in M. Castoldi, L. Cisotto, Diventare insegnanti, Carocci, Roma, 2016 pp. 68-92.

Milani P., Genitorialità e educazione. Ricerca per la pratica, Carocci, Roma, 2017, in press.

Orlando Cian D. (a cura di), Il bambino protagonista. Quale educazione? Unicopli, 1993, Milano.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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