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P.I.P.P.I. va alla scuola dell’infanzia

L’engagement tra servizi sociali, sanitari e educativo-scolastici

Claudia Marcellan e Paola Milani
Dottoranda di ricerca in Scienze Pedagogiche e professoressa ordinaria di Pedagogia Sociale, Università degli Studi di Padova

Serena Magagnotti e Chiara Beschin
Assistente sociale ed educatrice professionale, Azienda ULSS 9 Scaligera, Verona

Abstract

L’articolo descrive un inedito percorso di formazione e co-ricerca, avviato all’interno del Programma nazionale P.I.P.P.I., da parte dei servizi sociosanitari locali dell’Azienda ULSS 9 Scaligera (VR). Esso nasce dalla rilevazione di un bisogno da parte dei servizi sociosanitari a cui è seguita la costruzione di una risposta, attraverso un’azione di formazione e co-ricerca con i professionisti della scuola dell’infanzia e degli stessi servizi coinvolti. Il percorso ha portato alla creazione di una comunità intesa come movimento che tende a unire, collaborare, costruire una rete via via più strutturata di lavoro integrato, efficace e tempestivo tra scuola e servizi per riconoscere il più precocemente possibile, e quindi prevenire, l’impatto negativo della vulnerabilità familiare e sociale sullo sviluppo dei bambini

Parole chiave

Partenariato, prevenzione, scuole dell’infanzia, vulnerabilità

Contatti

info.pippi@unipd.it

La stesura dell’articolo è frutto di un lavoro condiviso fra le autrici. In particolare, tuttavia, il primo paragrafo è da attribuire a Claudia Marcellan e Paola Milani, il secondo paragrafo a Serena Magagnotti, il terzo paragrafo a Chiara Beschin, il quarto paragrafo a tutte le autrici. Paola Milani ha curato la revisione finale dell’articolo.

P.I.P.P.I. E IL DISPOSITIVO DEL PARTENARIATO

Il programma nazionale P.I.P.P.I. (Programma di Intervento Per Prevenire l’Istituzionalizzazione) nasce nel 2011 da una collaborazione tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e il Laboratorio di Ricerca e Intervento in Educazione Familiare (LabRIEF) dell’Università di Padova. Si tratta di un programma che genera innovazione sociale, in quanto si propone di ridurre il gap tra le evidenze prodotte dalla ricerca e le pratiche di intervento che i servizi propongono alle famiglie, mettendo in condizione gli operatori dei servizi ‒ i practitioners ‒ di innovare o sperimentare nuove e più efficaci risposte alle sfide che, nella società attuale, l’aumento della povertà educativa, sociale ed economica pone alle stesse famiglie. Allo stesso tempo, l’innovazione delle pratiche socioeducative genera nuova comprensione e maggiore conoscenza dei fatti, utile a far avanzare la ricerca. L’implementazione dei programmi è infatti considerata una metodologia specifica per connettere ricerca e pratica, soprattutto attraverso metodologie di formazione trasformative (Lave & Wenger, 1991; Fixsen et al., 2019; Milani, 2019). Con la Legge di bilancio 2022 (legge 234 del 30 dicembre 2021), P.I.P.P.I. è stato riconosciuto come strumento per garantire l’attuazione di uno dei primi sei Livelli Essenziali di Prestazione Sociale (LEPS) italiani, quello della Prevenzione dell’allontanamento dei bambini dalla famiglia di origine. La finalità principale di P.I.P.P.I. è infatti quella di innovare le pratiche di intervento verso famiglie che sperimentano situazioni di vulnerabilità allo scopo di ridurre il rischio di maltrattamento, nonché l’allontanamento dei bambini, integrando le aree del sociale, sanitario, educativo-scolastico nella costruzione di un progetto unitario e personalizzato con il bambino e i genitori. Essendo il fenomeno della vulnerabilità complesso e multidimensionale, P.I.P.P.I. risponde attraverso la multidimensionalità degli interventi: l’impegno si rivolge alla possibilità di generare ecosistemi intersettoriali, secondo un approccio olistico alla persona, ai bambini e ai genitori. La popolazione target è costituita da famiglie in cui le figure genitoriali sperimentano delle difficoltà a garantire risposte positive ai bisogni di sviluppo dei loro figli, fenomeno diffuso e allo stesso tempo invisibile, conosciuto come “negligenza familiare”, che ha la caratteristica di generare impatti severi e duraturi sullo sviluppo cognitivo, affettivo, sociale, emotivo dei bambini, limitandone quindi la formazione delle capacità (skills) (Tough, 2016). Come noto, sono in aumento le certificazioni dei cosiddetti “disturbi dello sviluppo e dell’apprendimento ‒ DSA” e le certificazioni relative ai “BES” (Istat, 2024).

© Scuola dell’infanzia Casa del Bambino, Ferrara

Questo fenomeno, se da un lato potrebbe idealmente aiutare a costruire progetti personalizzati per ogni bambino che sperimenta difficoltà nell’apprendimento, dall’altro sta indubbiamente alimentando un’“inflazione diagnostica” (Frances, 2013), che tende a identificare il bambino con la diagnosi e a considerarla un punto di arrivo, invece che un punto di partenza verso la co-costruzione di un progetto con le famiglie, gli insegnanti e i diversi professionisti del welfare sociale e sanitario (Milani, 2018; Iosa, 2024). L’approccio P.I.P.P.I. considera invece il bambino nella sua singolarità e nel suo mondo di relazioni: contrastando ogni “etichettamento”, si mette a fianco dell’équipe multiprofessionale, di cui si favorisce la costruzione e la presenza fattiva. L’obiettivo è accompagnare i professionisti a riconoscere l’impatto delle difficoltà che le figure genitoriali sperimentano nel garantire risposte positive ai bisogni di sviluppo dei bambini, contribuendo a co-costruire tali risposte, non per diagnosticare, ma per analizzare e far vivere le analisi in un progetto personalizzato e unitario, interdisciplinare e interprofessionale, del quale genitori e bambini sono parte attiva, soggetti e mai oggetti di valutazione (Milani, 2022). I dispositivi di intervento rivolti alle famiglie sono l’educativa domiciliare, la vicinanza solidale, i gruppi genitori e bambini, il partenariato e l’integrazione tra nidi-scuole-servizi e famiglie (Milani, 2019, 2022; Marcellan et al., 2024). In questo articolo condividiamo l’esperienza dell’Ambito Territoriale Sociale (ATS) dell’ovest veronese rispetto al dispositivo del partenariato scuola/nido-famiglie-servizi. Questo dispositivo intende promuovere l’azione coordinata e integrata tra i servizi educativi 0-3, la scuola dell’infanzia, la scuola primaria e secondaria, le famiglie, i servizi socio-sanitari e altri servizi del territorio, coinvolti nell’accompagnamento e nella realizzazione di P.I.P.P.I., attraverso due direzioni di intervento prioritarie. Da un lato, la piena integrazione dell’educatrice o dell’insegnante nell’équipe multidisciplinare titolare del progetto del bambino e della famiglia, di cui è case manager l’assistente sociale del servizio sociale di riferimento. Dall’altro, la messa in campo di azioni educative partecipative (quali i gruppi di parenting support rivolti ai genitori, attività di educazione alle emozioni rivolte alla classe intera ecc.) con il coinvolgimento di tutti i bambini e di tutte le famiglie della classe al fine di prevenire l’impatto della vulnerabilità sociale e familiare sui singoli bambini e sull’intera classe.

L’AVVIO DEL PERCORSO: IL “PROGETTO PILOTA”

L’esperienza oggetto di questo contributo è stata realizzata nell’ATS del Distretto 4 dell’ovest veronese, da parte dei servizi sociosanitari dell’Azienda ULSS 9 Scaligera, all’interno del lavoro di implementazione del LEPS P.I.P.P.I., in cui l’Azienda è coinvolta sin dal 2016. Un punto di forza che ha permesso la realizzazione di tale esperienza è la peculiare organizzazione degli stessi servizi: in ognuno dei 37 comuni che afferiscono al Distretto 4 è presente un’équipe socio-educativa composta da assistente sociale ed educatore professionale, assunti a tempo indeterminato dall’Azienda ULSS 9, che lavorano a stretto contatto con la cittadinanza e con le agenzie del territorio, e che progettano interventi di promozione, prevenzione e cura rivolte alle famiglie con figli minori. L’elemento che caratterizza questa esperienza come “buona pratica” è la capacità dei servizi di aver dato attuazione alle due azioni di intervento sopra citate, di aver rilevato un bisogno nel territorio, nonché di aver progettato una risposta adeguata ed efficace a esso: precisamente, un’azione di co-ricerca (Mortari, 2007; Milani, 2019) con tutti gli attori/professionisti coinvolti, creando opportunità di formazione, di conoscenza e di arricchimento reciproco. A partire dall’analisi dei bisogni e dalle caratteristiche territoriali, abbiamo messo a fuoco criticità e risorse nel lavoro con le famiglie che affrontano situazioni di vulnerabilità. Rispetto a tale analisi, è emersa, da una parte, la presenza di reti di collaborazione fra i servizi socioeducativi, le scuole primarie e le scuole secondarie di primo grado, dall’altra parte la carenza di relazioni di scambio con la scuola dell’infanzia e i nidi. Si è ipotizzato che ciò dipendesse dalla scarsa conoscenza e dalla paura e/o pregiudizio degli insegnanti a interfacciarsi con i servizi. Una specifica analisi delle situazioni familiari in carico ai servizi ha in seguito confermato questa ipotesi. Considerato il presupposto teorico del programma, relativo all’efficacia e all’importanza dell’intervento precoce per la prevenzione degli effetti della vulnerabilità sullo sviluppo dei bambini e la promozione di una crescita positiva (Tough, 2016), abbiamo rivolto il nostro sguardo e la nostra attenzione alle scuole dell’infanzia con l’obiettivo di avviare nuovi percorsi di collaborazione e di comunicazione tra loro e l’Azienda ULSS, per generare spazi comuni di pensiero e confronto che mettessero al centro il bambino, l’accompagnamento alle figure genitoriali e ad altri adulti rispetto alla co-costruzione di risposte positive ai suoi bisogni di sviluppo. Si è costituito, così, un tavolo di lavoro, composto dal Referente Territoriale (RT), due coach di P.I.P.P.I., un referente assistente sociale, un referente educatore territoriale e tre referenti del coordinamento pedagogico della FISM (Federazione Italiana Scuole Materne). Nel territorio dell’ovest veronese, infatti, la realtà delle scuole dell’infanzia FISM è molto ampia: afferiscono alla Federazione 67 scuole dell’infanzia con 14.000 bambini iscritti fra scuole dell’infanzia, nidi e sezioni primavera. Da subito, la collaborazione è stata proficua ed efficace: l’interesse è stato elevato da parte di tutti i partecipanti. Abbiamo registrato grande motivazione e apertura, pur sapendo che ogni piccolo comune, ogni scuola e ogni famiglia ha le sue peculiarità e l’impatto, conseguente a una formazione, può essere diverso in ogni realtà. Nello specifico, nel dialogo con le referenti FISM, sono emersi due elementi significativi da parte delle scuole:

• il senso di responsabilità delle insegnanti legato al sentire che le famiglie frequentanti si affidano e fidano di loro, delle coordinatrici, dei referenti in quanto soggetti educativi di riferimento per i bambini di quella fascia di età;

• la percezione che le insegnanti si accorgono spesso e precocemente dei vari segnali di sofferenza e disagio provenienti dal bambino, e di conseguenza dalla famiglia, ma trovano difficoltà ad attribuire loro un senso e un significato condiviso con le famiglie, utile a capire cosa sia possibile fare e quali percorsi di intervento attivare.

Il tavolo di lavoro, quindi, a partire da quanto rilevato, ha elaborato un “Progetto pilota” (Format 0) attuato da gennaio a giugno 2023, costituito da 4 incontri di formazione di 4 ore ciascuno, dedicato a un gruppo di coordinatrici delle scuole FISM. Il format 0 si è focalizzato sull’approfondimento della nozione di famiglia e genitorialità che affronta situazioni di vulnerabilità, sulla conoscenza del programma P.I.P.P.I. e dei servizi specialistici territoriali, al fine di rendere la collaborazione tra insegnanti delle scuole dell’infanzia, educatori e operatori psico-sociali dell’Azienda ULSS più efficace, e migliorare così la qualità degli interventi di prevenzione e la capacità di riconoscimento precoce delle situazioni di vulnerabilità familiare. Le metodologie utilizzate nella formazione sono state per lo più attive, basate sul dialogo e la riflessione critica rispetto a domande comuni, con proposte laboratoriali e interventi didattici fondati sulla metacognizione: brainstorming, riflessione guidata, conversazione clinica, apprendimento di gruppo e attivo, simulazioni, analisi di caso. Una delle prime attività è stata la co-costruzione di una griglia rappresentante i fattori di rischio e protezione osservati nelle famiglie, inserendo elementi da osservare e un punteggio che ne quantificasse la presenza (o l’assenza). Questo lavoro di gruppo ha permesso la creazione di una scheda di osservazione comune per meglio comprendere e affrontare le situazioni di vulnerabilità familiare. Le coordinatrici hanno potuto mettere in scena, grazie alla facilitazione del formatore e all’utilizzo di tecniche simulative, le situazioni in cui si sono trovate più in difficoltà nella relazione con le famiglie. L’attività di simulazione è stata molto coinvolgente, al punto che essa ha richiesto al tavolo di lavoro una riflessione e una modifica progettuale per consentire un momento di rielaborazione successiva dei vissuti emersi tramite le simulazioni. Il Format 0, dunque, ha permesso agli operatori e agli insegnanti di assumere una postura comune di co-ricerca rispetto all’analisi dei bisogni dei bambini e delle risorse delle famiglie, creando così le basi per programmare un piano di formazione più strutturato e capillare: si è cercato di mettere in luce e definire gli elementi da osservare per leggere la presenza di elementi di vulnerabilità nelle famiglie, per poter costruire degli indicatori e un linguaggio comuni, dando modo di riflettere e ri-progettare la proposta di attività e di metodi e tecniche da utilizzare nei format successivi.

P.I.P.P.I. VA ALLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Già nel corso del primo semestre 2023 si è deciso di attivare una seconda fase formativa dedicata non più solo alle coordinatrici, ma a tutte le insegnanti della scuola dell’infanzia, grazie al finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali P.I.P.P.I. PNRR, all’interno del dispositivo del partenariato scuola/nido-famiglia-servizi. In particolare, in seguito ai buoni esiti del Format 0, sia da un punto di vista delle relazioni tra il sistema delle scuole dell’infanzia FISM e i servizi sociali dell’Azienda ULSS, sia da un punto di vista di nuove modalità e approcci messi a disposizione delle famiglie, il Tavolo di lavoro multidisciplinare interno ha ripreso la progettazione del percorso formativo per offrire, a tutte le insegnanti FISM, una maggiore strutturazione dell’attività formativa e la sua continuità. La formazione progettata è in programma a partire dall’anno scolastico 2023/2024 all’intero a.s. 2025/2026 (Format 1, 2, 3); ha già coinvolto 80 educatrici e prevede di formarne 118 per il 2024/2025 e 117 per il 2025/2026. Il progetto dei Format 1, 2, 3 mantiene la struttura del Format 0, con 4 incontri di 4 ore ciascuno, per 5 moduli che accolgono gruppi di massimo 30 insegnanti ciascuno, in base alla localizzazione territoriale delle scuole in cui lavorano. Ogni incontro affronta un tema specifico, con modalità di gestione del gruppo finalizzate alla partecipazione attiva di tutti/e. Le metodologie, quindi, le medesime utilizzate nel Format 0, hanno perseguito i seguenti obiettivi:

• formare gli insegnanti delle scuole dell’infanzia FISM a una migliore comprensione, riconoscimento e trattamento di situazioni di vulnerabilità familiare;

• aumentare il clima di fiducia e collaborazione tra scuola e servizi, in ottica di integrazione, efficacia e tempestività delle azioni con le famiglie;

• aumentare le competenze comunicative degli insegnanti verso le famiglie;

• mettere a disposizione delle scuole strumenti, approcci e conoscenze che facilitino queste reti di relazione, anche tramite la condivisione di quelli già in uso nei servizi.

I temi, modalità e contenuti dei singoli incontri del Format 1 costituiscono anche la struttura dei successivi Format 2 e 3. Nel primo incontro del Format 1, dal titolo “Cosa sono P.I.P.P.I. e la vulnerabilità familiare”, l’attenzione è stata focalizzata sulla conoscenza del programma P.I.P.P.I., approfondendo la nozione di famiglia e genitorialità che affronta situazioni di vulnerabilità. Le insegnanti sono state coinvolte attivamente come co-ricercatrici nell’analisi e nella riflessione sui fattori di rischio e protezione, sperimentando insieme la scheda costruita nel Format 0. Il secondo incontro ha come titolo “La comunicazione con la famiglia attraverso tecniche di counselling”. La prima parte è stata dedicata alla spiegazione teorica delle tecniche di comunicazione e la seconda è stata più partecipativa e laboratoriale: ogni gruppo, infatti, ha potuto sperimentarsi attraverso la tecnica simulativa del role playing sul tema della comunicazione efficace con i genitori, guidato da un formatore specializzato in counselling. Lo scopo era di rendere più consapevoli le insegnanti del loro modo di comunicare, imparando anche a relazionarsi con i genitori che vivono in situazioni di vulnerabilità. Per la complessità dei contenuti dell’incontro, in base anche all’esperienza del Format 0, si è pensato di aprire il terzo incontro con uno spazio dedicato alla rielaborazione del vissuto emotivo dell’incontro precedente, quindi delle dinamiche comunicative ed emotive che influiscono sulla relazione con il genitore, e per accogliere le elaborazioni a posteriori. Il titolo di questo incontro è “Il Mondo del Bambino: strumenti per accompagnare le famiglie” in quanto, nella seconda parte, ci si è dedicati alla conoscenza teorica dei dispositivi e del framework teorico di P.I.P.P.I., denominato appunto il “Mondo del Bambino” (MdB) (Milani, 2022). Con l’obiettivo di mettere al centro il bambino è stato proposto un lavoro di gruppo in cui, a partire dalla storia di una famiglia che vive in situazione di vulnerabilità, le insegnanti hanno dovuto immedesimarsi nel bambino, ri-narrando la storia dal suo punto di vista. Il quarto e ultimo incontro, dal titolo “Tutti in rete”, prevede anch’esso una parte teorica di descrizione di P.I.P.P.I. e, nello specifico, la costruzione delle microprogettualità e del lavoro dell’équipe multidisciplinare. La prima parte ha avuto l’obiettivo di sperimentare attivamente la costruzione di micro-obiettivi attraverso un approccio orizzontale di interazione con la famiglia, che diventa parte integrante dell’équipe nella scelta di decisioni finalizzate al suo benessere. La seconda parte dell’incontro ha riguardato invece la conoscenza diretta dei servizi territoriali, attraverso la presentazione da parte degli stessi operatori attivi nei servizi socioeducativi e sanitari locali. L’obiettivo è infatti quello di conoscersi reciprocamente e avere la possibilità di confrontarsi sulle modalità di comunicazione, segnalazione e collaborazione. Al termine di ogni incontro, per ogni gruppo, è stato dedicato un tempo per raccogliere i feedback delle partecipanti; ciò ha permesso al tavolo di modificare e migliorare, in itinere, gli incontri successivi. Nel complesso, gli esiti (valutati anche attraverso un questionario sugli apprendimenti e di soddisfazione, sottoposto a T0 e a T2) sono stati più che soddisfacenti: le partecipanti hanno espresso il desiderio di approfondire la conoscenza del programma P.I.P.P.I., anche potendo sperimentarsi in prima persona nell’intervento con alcune famiglie frequentanti le loro scuole. Inoltre, è stato molto apprezzato il fatto che buona parte del percorso formativo sia stato gestito in prima persona dagli operatori dei servizi: un fattore, questo, che ha permesso un contatto più diretto tra scuola e servizi territoriali, grazie al fatto di essersi visti, conosciuti e confrontati in presenza, in un tempo e uno spazio specificatamente dedicati. Un punto di forza, riconosciuto come molto utile e interessante, è stato anche l’incontro con il Counselor che ha permesso alle insegnanti di conoscere nuove modalità di approccio e sperimentare concretamente alcune skills relative alla comunicazione con le famiglie, facendole sentire più sicure nella relazione.

ESITI E PROSPETTIVE FUTURE

Coerentemente con le due direzioni di intervento prioritarie del dispositivo del partenariato sopra accennate e per permettere il consolidamento dell’esperienza formativa in pratiche strutturate, il territorio dell’ovest veronese, per l’anno educativo 2024/2025, sta promuovendo la partecipazione delle insegnanti della scuola dell’infanzia come referenti delle situazioni di vulnerabilità familiare. Non saranno quindi più solo i servizi territoriali a contattare le scuole rispetto ai “percorsi di accompagnamento” (espressione questa che si preferisce a “presa in carico”) di situazioni familiari già note ai servizi, ma saranno le insegnanti, in prima persona, a proporre le situazioni rilevate a scuola, per realizzare l’approccio collaborativo, preventivo e integrato sperimentato attraverso il percorso formativo. Tale esito inedito valorizza la capacità della scuola di penetrare nel tessuto sociale delle famiglie e intervenire, in modo proattivo e preventivo, prima della segnalazione. Il percorso formativo descritto ha generato poi ulteriori esiti. Infatti, con l’obiettivo di raggiungere un maggior numero di scuole dell’infanzia, in concomitanza con la realizzazione e sperimentazione del Format 1 (a.s. 2023/2024), abbiamo preso contatto con i referenti delle scuole dell’infanzia statali per presentare e proporre il progetto formativo. Tale proposta è stata accolta favorevolmente e ha permesso di organizzare il Format 2 (a.s. 2024/2025); prevedendo la compartecipazione delle insegnanti delle scuole paritarie FISM e delle scuole statali. Inoltre, cogliendo anche l’occasione offerta dalla Progettualità della Regione del Veneto “1000 giorni” (DGR n. 115 del 12 febbraio 2024), si è scelto di allargare il progetto formativo qui presentato alle diverse realtà che si occupano di primissima infanzia (0-3 anni), coinvolgendo gli operatori dei nidi e adattando il progetto alla specificità del target e delle realtà coinvolte. L’infrastruttura generata attraverso questa azione in P.I.P.P.I. viene quindi messa a disposizione di altre progettualità, confermando l’importanza di una caratteristica costitutiva del LEPS P.I.P.P.I.: generare processi, piuttosto che occupare spazi. In conclusione, fin dal principio, l’esperienza ha offerto una grande opportunità di arricchimento personale e professionale, sia agli operatori sia agli insegnanti. La sinergia e la creatività sono state parte costante, sin dall’inizio, del processo che ha portato il tavolo di lavoro multidisciplinare al design del percorso formativo. Infatti, non si è mai trattato solo di un “lavoro” in termini di prestazione e di “cose da fare”: è stato piuttosto un incontro tra persone motivate che hanno agito insieme con impegno ed entusiasmo, andando oltre la formalità dell’orario di lavoro, con dedizione ed engagement, condividendo esperienze professionali di vicinanza a situazioni complesse, a bambini o a genitori spesso isolati socialmente e in difficoltà nel garantire risposte positive ai bisogni di sviluppo dei loro figli. È affiorata quella parte emotiva latente, che ci si porta dentro nel lavoro con le persone, con i bambini, in particolare quando si può “toccarne” la sofferenza che crea eco e risonanza in chi si avvicina. Gli operatori hanno percepito negli insegnanti (e viceversa) l’interesse autentico di persone che hanno scelto di prendersi cura di altre, nel tentativo di fare bene il proprio lavoro con queste famiglie. La possibilità di stare insieme nella postura della co-ricerca avvicina e sostiene allo stesso tempo, quasi a dirsi: “Io ti conosco e so che posso contare sul tuo aiuto”. Allo stesso tempo; si è percepito come il progetto sia diventato un’opera aperta, di contaminazione, condividendo l’epistemologia del programma P.I.P.P.I.: un progetto che è partito dal basso e da una sperimentazione limitata per arrivare al più ampio territorio, coinvolgendo sempre più insegnanti, una fascia di età più estesa (0-6 anni), operatori dei servizi socioeducativi dei territori e delle comunità cui le scuole e le famiglie fanno riferimento (Milani, 2022). Gli operatori hanno sentito affinità tra l’approccio di P.I.P.P.I. e le loro modalità di relazione e di lavoro: si sono sentiti “legittimati” a coinvolgere, condividere e compartecipare, a mettere in dubbio e a non aver paura di fare, promuovendo un unico intento con più percorsi, talvolta diversi, che incontrano e contaminano il “mondo” circostante. Costruendo formazione, hanno agito loro stessi, come co-ricercatori rispetto agli strumenti da utilizzare con le famiglie, con l’ambizione di co-creare un movimento generativo di connessioni, una rete di base per il lavoro di équipe che si prende cura di ciascuno e delle famiglie stesse, che decide di vedere i bambini non visti, mettendo loro e i loro genitori al centro dell’attenzione. 

Ludovico Ariosto

Ioanna Palaiologou, University of Bristol, UK.

Jacky Tyrie, Swansea University, UK.

Elisabetta Biffi, professoressa di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Chiara Carla Montà, ricercatrice di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

 

 

BIBLIOGRAFIA

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