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OIC: Oltre I Confini
Esperienza di scambio interculturale fra una scuola dell’infanzia italiana e una danese
Valentina Buffon
Pedagogista, Cultrice della materia, Università degli Studi di Milano-Bicocca
Sara Cavazzin, Silvia Personè e Raffaella Tibiletti
Scuola dell’infanzia Ugo Bassi, Inarzo (Va)
Abstract
L’articolo racconta un’esperienza di scambio interculturale e multilinguistico tra una scuola dell’infanzia italiana (0-6 anni), di ispirazione reggiana, e una scuola danese, caratterizzata da un approccio outdoor. Il progetto, con l’obiettivo di potenziare le competenze in chiave europea e le life skills, ha coinvolto le due scuole attraverso incontri online in cui i bambini italiani di 5-6 anni, protagonisti dalla progettazione alla realizzazione delle esperienze, hanno co-ideato le modalità di comunicazione, la struttura e le proposte per i compagni danesi.
Parole chiave
Bambini protagonisti, scambio interculturale, multilinguismo, life skills, scuola infanzia
Contatti
valentina.buffon@unimib.it
Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)
PREMESSA E METODOLOGIA
Nell’anno scolastico 22-23, le professioniste della struttura 0-6 anni, Ugo Bassi di Inarzo (Va), hanno realizzato un progetto di scambio interculturale-multilinguistico per i bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia. L’idea è nata l’anno precedente, a seguito di una visita da parte di un gruppo di educatori e del manager della scuola dell’infanzia Bornehuset di Egernsund. In questa visita, gli ospiti danesi hanno potuto partecipare ad alcuni momenti di vita della scuola, seguendo il metodo dello shadowing (Sclavi, 2005). In questo scambio i professionisti danesi hanno potuto approfondire l’approccio reggiano (Edwards et al., 2017), a cui si ispira il servizio 0-6, mentre le insegnanti italiane hanno conosciuto meglio l’approccio danese all’outdoor education1 . Da questo incontro è nata l’idea di creare e co-costruire un progetto che potesse coinvolgere non solo OIC: Oltre I Confini Esperienza di scambio interculturale fra una scuola dell’infanzia italiana e una danese Valentina Buffon Pedagogista, Cultrice della materia, Università degli Studi di Milano-Bicocca Sara Cavazzin, Silvia Personè e Raffaella Tibiletti Scuola dell’infanzia Ugo Bassi, Inarzo (Va) gli adulti ma anche i bambini e le bambine e, adottando una postura di ricerca (Dewey, 1951), i professionisti hanno cominciato a riflettere per individuare un punto di partenza comune e una metodologia di lavoro condivisa. La scelta è ricaduta sul concetto di “contaminazione”, inteso come “contagio positivo” fra i due approcci educativi che vedono i bambini come attori potenti, co-costruttori del proprio sapere, dotati di strumenti per conoscere il mondo e predisposti all’esplorazione e alla scoperta (Bruner, 2000). In questo progetto, le professioniste hanno “registrato” le dinamiche, secondo il metodo osservativo (Vigna, 2006), e compilato in un secondo momento un diario personale2 , raccogliendo anche tutti gli aspetti emotivi legati all’esperienza vissuta. L’esperienza si è articolata in sette incontri3 virtuali e in altri momenti, fra una chiamata e l’altra, di “scambi indiretti”, di debriefing4 , di progettazione degli appuntamenti successivi. I device elettronici hanno avuto il “ruolo” di veicoli atti a creare uno spazio e un tempo per nuovi incontri e nuovi apprendimenti, ma anche il compito di monitorare i processi, documentarli e condividere o ri-condividere (Giudici et al., 2009) l’esperienza all’interno di una comunità di pari e di professionisti, ampia e allargata oltre i confini.
I PROTAGONISTI
I protagonisti del progetto OIC (Olre i Confini) sono stati 14 bambini e bambine italiani del gruppo delle Farfalle5 che hanno incontrato virtualmente 7 compagni/e danesi, gli Oranges6 . Il percorso è stato possibile grazie alla regia degli adulti: un’educatrice della scuola danese, una della scuola italiana e la responsabile del progetto che, parlando fluentemente l’inglese, nel corso di tutta l’esperienza ha svolto il ruolo di mediatore linguistico.
GLI INCONTRI VIRTUALI
Nel corso del primo incontro di settembre, i bambini hanno avuto modo di osservarsi e di scambiare le prime parole in inglese, come per esempio “Hello! What’s your name?” (G., 5 anni), e hanno scelto una canzone, conosciuta in Italia come “Fra Martino Campanaro” e in Danimarca come “Mr Jacob”, per salutarsi imparando a cantarla in entrambe le lingue della scolarizzazione (Saccardo, 2016) e in inglese, lingua di mediazione del progetto. Al termine della chiamata, i bambini hanno avuto modo di confrontarsi e di riflettere insieme, come una “piccola comunità di ricerca” (Cacciamani, 2008), sull’esperienza vissuta riportando nel gruppo le evidenti differenze fra le sonorità dei loro nomi e quelli danesi: “Avevano dei nomi stranissimi però io non me li ricordo” (L., 5 anni); ma anche quelle fisico-estetiche: “Sono un po’ diversi da noi, loro sono tutti biondi” (G., 5 anni), “Una aveva i capelli lunghi gli altri invece corti” (E., 5 anni), “Noi abbiamo i capelli di tanti colori, i miei sono marroni, ma loro erano tutti biondi!” (A., 5 anni); esprimendo infine un grande entusiasmo: “Abbiamo incontrato i bambini danesi!!!” (A., 5 anni), “Sì, loro erano nel computer!” (L., 5 anni), e il desiderio di condivisione con il gruppo sezione allargato: “Possiamo raccontarlo anche agli altri?” (L., 5 anni). Fra un incontro e l’altro le Farfalle hanno continuato a lavorare al progetto pensando a quale esperienza proporre ai bambini danesi e la scelta è ricaduta sulla produzione di statuine di animali di pongo e su un gioco di indovinelli. I bambini hanno deciso di inviare alcune e-mail per presentare la loro proposta ai compagni e hanno concordato di allegare i disegni degli animali da costruire per far sì che “I bambini danesi possono capirli perché i disegni si capiscono anche in un’altra lingua” (A. 5 anni). Nel secondo incontro, sempre a settembre, i bambini in collegamento hanno realizzato gli animali di pongo, come concordato nella corrispondenza, e, terminate le statuette, è cominciato il gioco degli indovinelli utilizzando i loro manufatti ma anche versi, imitazioni e parole inglesi. L’incontro seguente, nel mese di dicembre, ha visto i bambini danesi proporre uno “spettacolo natalizio”: gli Oranges, tutti travestiti, hanno intonato e recitato canzoni tipiche della loro cultura. Le Farfalle, catturate dalla rappresentazione, sono rimaste così affascinate che, al rientro dalle vacanze, hanno voluto preparare a loro volta uno spettacolo: hanno inventato una storia in inglese, hanno steso il copione e pensato, con la collaborazione delle famiglie, alla realizzazione dei costumi. La scenografia ha coinvolto anche l’atelierista della scuola (Edwards et al., 2017) per la realizzazione grafico-creativa degli elementi definiti dai bambini come necessari al supporto narrativo. Dopo aver inviato una lettera di invito agli Oranges, nel quarto incontro di febbraio, le Farfalle hanno messo in scena il loro spettacolo riscuotendo grande interesse da parte dei bambini danesi; ne è seguito un gioco di identificazione dei vari costumi con la conseguente traduzione nelle tre lingue. Prima di salutarsi, gli Oranges hanno posto ai compagni italiani una nuova richiesta: realizzare il gioco hide and seek (nascondino). Una volta conclusa la chiamata, nonostante le perplessità degli adulti, i bambini si sono attivati subito nella progettazione: “Basta che noi ci nascondiamo, magari non tutto il corpo e loro guardano nello schermo se vedono una testa o un piede” (A., 5 anni); “E poi se ci trovano urlano e lo dicono!” (A., 5 anni); “Sì, e poi tocca a noi a cercarli!” (E., 5 anni). Anche questa volta è stata inviata una e-mail di presentazione della proposta. L’opera di progettazione è continuata attraverso l’identificazione dei possibili nascondigli, realizzando una piantina della struttura e nominando gli spazi in inglese7 . I bambini hanno scelto anche quale parte del corpo rendere visibile generando così un’ulteriore possibilità di approfondimento della lingua inglese. Nel quinto incontro di marzo, i bambini hanno giocato a nascondino in modalità virtuale e le insegnanti dei due contesti, spostandosi negli spazi delle due scuole con i PC in mano, hanno cercato di inquadrare le zone che i bambini avevano scelto come nascondigli, permettendo loro di “vedere” gli spazi non noti dell’altra scuola8 . Al termine del gioco, i bambini hanno continuato a manifestare il loro entusiasmo e si sono soffermati sulla differente organizzazione strutturale della scuola danese e sugli arredi, per esempio hanno definito il playground “come una città”. L’obiettivo del sesto incontro, di aprile, era il “passaggio di testimone”, fra le Farfalle e le Crisalidi con il gruppo degli Oranges uscente9 , “Dobbiamo fare vedere come si parla con i danesi e come si gioca perché così anche le Crisalidi sanno come si fa a incontrarli!” (L., 5 anni). Al termine del collegamento i bambini della scuola italiana hanno manifestato molta curiosità: “Dovranno fare i compiti con le lettere?” (G., 5 anni);
“Faranno cose metà della scuola e metà dell’asilo?” (E., 6 anni); “Impareranno a usare trapano e cacciavite?” (G., 5 anni); “Ma noi non potremo più vederli? Alla scuola primaria faremo ancora le chiamate?” (B., 5 anni). Nel settimo incontro, a maggio, tutti i bambini “uscenti” e i “nuovi” protagonisti, hanno cantato insieme la canzone di rito e si sono salutati vicendevolmente avvicinandosi a turno al PC. In questo momento conclusivo è stato possibile notare una profonda familiarità, maturata dal gruppo, nella gestione dell’esperienza: l’approccio, da parte dei bambini di entrambi i contesti è sembrato molto più intimo, rispettoso e fluido rispetto ai primi incontri.
RIFLESSIONI SUL PROGETTO
Il progetto aveva fra i suoi primi obiettivi educativo-formativi, quello di potenziare alcune competenze chiave europee10 e alcune soft skill, in particolare le competenze digitali e sociali. Il percorso ha permesso però di raggiungere risultati decisamente superiori alle aspettative. I momenti di collegamento e quelli di debriefing hanno permesso di mettere in atto un approccio didattico di cooperative learning (Cacciamani, 2008) approfondendo anche altre competenze trasversali. In merito alle competenze alfanumerica e multilinguistica, i bambini hanno comunicato, sia oralmente sia per iscritto grazie alla mediazione degli adulti, utilizzando le lingue madri e la lingua inglese, imparando ad adattare “il proprio registro ai contesti e alle situazioni”. Riguardo alle competenze matematiche, i bambini hanno “pensato insieme” attivando modalità di pensiero logico-spaziale e cooperando alla costruzione di progetti utili per presentare e/o realizzare le loro idee. Il potenziamento delle competenze digitali è stato il comune denominatore del progetto, insieme all’incremento delle competenze personali e sociali e delle capacità di “imparare a imparare”. I bambini hanno anche potuto potenziare le proprie competenze in materia di cittadinanza, le competenze imprenditoriali e le competenze in materia di consapevolezza ed espressione culturale. Guardando al processo formativo dal punto di vista delle competenze trasversali e citando dal diario delle educatrici: “I bambini, sin dal primo incontro, hanno ‘abitato la distanza’, senza percepirla come tale e sono entrati immediatamente e facilmente in relazione, osservando attentamente, ascoltando, comunicando e ponendo domande”, attivando dunque un modo di pensare critico-riflessivo, potenziando la capacità di comunicare e relazionarsi efficacemente e risolvendo creativamente i problemi nati nella vita pratica per poi prendere decisioni e procedere nell’esperienza con i “compagni”. Come ulteriori obiettivi raggiunti vi è sicuramente la partecipazione delle famiglie al progetto poiché, come racconta un’educatrice: “Le famiglie hanno occupato un ruolo importante e privilegiato a cui raccontare, e dove mettere in atto e allenare le nuove competenze acquisite restituendo grande valore ai pensieri e agli agiti dei bambini e rafforzandone il significato”.
CONCLUSIONI
Il progetto OIC, che ha avuto come principio guida il far collaborare “adulti e bambini, visti come artefici del processo di conoscenza, co-costruttori di saperi e capaci di superare i confini geografici, creando una rete caratterizzata da competenze e ideali comuni” (dal diario di una educatrice), ci ha permesso di vedere la potenza formativa delle esperienze di cooperazione per tutti coloro che vi partecipano. Alla luce di quanto raccontato, l’auspicio delle scriventi è che questa esperienza possa essere trasferibile anche in altre forme di “gemellaggio”, non necessariamente fra contesti linguistici distanti, ma come progetti che ne mantengano la struttura processuale e la proposta didattica di cooperative learning, modificandone obiettivi e contenuti. Il progetto, che all’inizio sembrava di difficile realizzazione, partendo dai bambini e dalla loro capacità di usare “Cento linguaggi” (Edwards et al., 2017), ci ha dimostrato come la condivisione e la cooperazione fra bambini e adulti può permettere di immaginare una società caratterizzata da sentimenti di rispetto, uguaglianza e da forme di convivenza democratica nonché di oltrepassare il proprio contesto locale, vivendo “i limiti”, risignificandoli e promuovendo un immaginario e una pratica educativa capaci di andare oltre le proprie aspettative, oltre ai propri limiti, in altre parole, “Oltre I propri Confini”
Vanna Iori, membro del Direttivo dell’Istituto di Studi Superiori “Toniolo” di Milano. Già professoressa ordinaria di Pedagogia Generale e Sociale all’Università Cattolica di Milano.
1 La parte del progetto OIC relativo alla formazione dei professionisti non verrà presentata in questo articolo.
2 Il diario, nato pensando ai diari e alle note di campo della tradizione etnografica e antropologica, ha permesso di monitorare sia il processo sia la riflessione a posteriori sull’esperienza vissuta da parte delle educatrici.
3 Gli incontri sono stati svolti nelle seguenti giornate: 08/09/22; 22/09/22; 02/12/22; 22/02/23; 10/03/23; 28/04/23; 23/05/23
4 Con questo termine le professioniste italiane intendono un momento di scambio, confronto e rielaborazione con i bambini su quanto esperito con i compagni danesi nel corso delle videochiamate.
5 Presso la scuola dell’infanzia Ugo Bassi i gruppi di bambini di diverse età vengono indicati come segue: “Farfalle”, bambine/i di 5-6 anni; “Crisalidi”, bambine/i di 4 anni e “Bruchetti”, bambine/i di 3 anni.
6 In Danimarca i bambini sono divisi in gruppi omogenei per età: il gruppo dei bambini di 5-6 anni è quello degli “Oranges”.
7 Sono stati scelti i seguenti spazi: Library, Corridor, Atelier, Bathroom, Entrance, Stairs e l’Officina delle Farfalle (spazio riservato ai progetti del gruppo dei “grandi”).
8 I precedenti collegamenti erano avvenuti tutti nella medesima stanza, la biblioteca della scuola.
9 Il sistema scolastico danese prevede che i bambini di 6 anni compiuti passino a una classe transitoria di preparazione alla primaria, questo passaggio avviene verso la fine del mese di aprile.
10 Raccomandazione del Consiglio, del 22 maggio 2018, relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente. Testo rilevante ai fini del SEE (europa.eu).
BIBLIOGRAFIA
Bruner J., La cultura dell’educazione, Milano, Feltrinelli, 2000.
Cacciamani S., Imparare cooperando. Dal cooperative learning alle comunità di ricerca, Roma, Carocci, 2008.
Dewey J., Le fonti di una scienza dell’educazione, Firenze, La Nuova Italia, 1951.
Edwards C., Gandini L., Forman G., I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2017.
Giudici C., Krechevsky M., Rinaldi C. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento. Bambini che apprendono individualmente e in gruppo, Reggio Emilia, Reggio Children, 2009.
Saccardo D., “La politica linguistica nella scuola italiana”, in C.A. Melero Rodriguez (a cura di), Le lingue in Italia, le lingue in Europa. Dove siamo, dove andiamo, Venezia, Ca’ Foscari University Press, 2016.
Sclavi M., A una spanna da terra. Una giornata di scuola negli Stati Uniti e in Italia e i fondamenti di una metodologia umoristica, Torino, Mondadori, 2005.
Vigna D., Imparare ad osservare, Roma, Borla, 2006.
DOMANDE GENERATIVE
Come si inanellano tra loro le differenti soft skills durante il procedere delle esperienze? E in cosa si assomigliano o differiscono le ricostruzioni del processo in base all’età? Questa esperienza potrebbe avviare la progettazione di buone pratiche per facilitare, anche da casa, oltreché a scuola, le interazioni con persone che si allontanano temporaneamente o definitivamente? Quali forme assume l’interesse per le lingue parlate?
Francesca Romana Grasso