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Le parole dell’educazione

Natura

Stefano Sturloni – Naturalista e atelierista della scuola comunale dell’infanzia “Salvador Allende”, Reggio Emilia

In ambito educativo oggi se ne parla e scrive senza sosta, il bisogno di Natura è sempre più sentito; un bel segno. Si raccontano esperienze, ricerche, avventure, se ne trattano aspetti tra i più vari; ma che cos’è Natura? 

Chi se ne fa scudiero non ha esitazioni: vita, erba, acqua, bellezza, benessere, una madre amorevole, forza vitale, serenità, perfezione, armonia… Elementi, qualificazioni, scorci sentimentali generalmente idealizzanti. Personalizzano, estrapolano senza definire. Si dice cos’è natura non cosa sia la Natura. Sarà questo che intende Pessoa affermando che: “La Natura è parti senza un tutto” (Demetrio, 2016). O Goethe, in una riflessione del 1790: “Vive tutta nei suoi figli; ma la madre dov’è?” (Goethe, 1983). 

Non c’è motivo di scoraggiarsi, perfino la scienza preferisce riservarle una non definizione. Elio Cadelo così sintetizza un dibattito sull’Idea di natura avvenuto tra tredici luminari di differenti discipline: “Il concetto di natura non ha alcuna definizione da parte della scienza, intendendo per natura quel sistema unitario e in equilibrio che comunemente si pensa essa sia” (Cadelo, 2012). Chiaro, no!? Del resto, è la parola in sé a farsi labirinto. “Natura è uno dei termini più ambigui della storia della filosofia”, dichiarano Bondí e La Vergata (2014). 

Come si fa a definire qualcosa che è contenuto e contenitore di ogni esistente? Natura è il tutto, così come tutto è Natura, compresi noi stessi, con il corredo di effetti e prodotti del nostro agire. Insomma, non siamo un’eccezione. 

Perché mai allora questo termine: “Natura”, non bastava dire semplicemente “Tutto”? Ve lo figurate un bambino invitato a mettersi gli stivaletti per fare un’escursione nel Tutto: “Ma come, maestra, non ci siamo già!?”. 

Un minimo di chiarezza s’impone, anche in coerenza con binomi a noi cari, come Bambino e Natura, Cultura e Natura, Natura e Artificio. Sappiamo che non si tratta di polarità contrapposte, esprimono il bisogno di promuovere convergenze tra i nostri de sideri culturali e le prospettive d’essere del mondo naturale, alla ricerca di sintonie sentimentali, di comunanza, appartenenza, di dialogo. 

Da qui l’esigenza di tradurre la Natura in ambito e sostanza, convenendo dove si dà, cosa ci si può leggere e fare, come riconoscerne la specificità quando la incontriamo, consapevoli che si tratterà comunque di una semplificazione e che non potrà essere risolta in questo breve testo. 

Cosa intendiamo dunque per Natura? “La risposta più semplice possibile è anche la migliore”: Natura è tutto ciò che “può esistere indipendentemente da noi” (Wilson, 2008). 

Nella frase del celebre biologo è implicito il conferimento di valore al carattere più autentico della Natura: la sua identità selvaggia. È questo che occorre cercare e riconoscere là fuori, adulti e bambini insieme: l’incredibile e diversificata meraviglia di una progettualità altra e indifferente alla nostra, quel “determinismo autonomo, preciso, rigoroso” che presiede alla capacità auto-organizzativa del vivente (Monod, 1970). Forme, strategie di sopravvivenza, relazioni rappresentano un patrimonio esemplare di ricerca, di apprendimento, di appagamento estetico e spirituale. Se vogliamo farne una promessa di futuro dovremo imparare a considerare la Natura uno sconfinato territorio di diritti a esistere nei modi propri di ciascuna sua singolarità. 

Bibliografia

Bondí R., La Vergata A., Natura, Il Mulino, Bologna, 2014.

Cadelo E. (a cura di), Idea di natura. 13 scienziati a confronto, Marsilio, Venezia, 2012.

Demetrio D., Di che giardino sei? Conoscersi attraverso un simbolo, Mimesis, Sesto S. Giovanni (Mi), 2016.

Goethe J.W., La metamorfosi delle piante, Guanda, Parma, 1983.

Monod J., Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea, Mondadori, Milano, 1970.

Wilson E.O., La creazione, Adelphi, Milano, 2008.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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