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Le parole dell’educazione
Nascere
Gabriella Falcicchio – Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia, Comunicazione, Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari

La nascita rappresenta uno scenario interessantissimo sul piano pedagogico, grazie alle scoperte più recenti nell’ambito della ricerca scientifica e ai movimenti femminili di opposizione alla medicalizzazione e al controllo del corpo delle donne.
A partire dalla modernità e in particolare dal Settecento, infatti, le donne si trovano escluse dalla scena del parto a vantaggio dei medici, forti di un atteggiamento sempre più interventista; mentre dall’inizio del Novecento si diffondono, a partire dal mondo angloamericano, manuali per la donna/madre “moderna”, che raccomandano come “scientifiche” le modalità di accudimento distanzianti, quali l’allattamento a orari fissi, la riduzione del contatto corporeo libero e caldo, il sonno notturno separato, la scarsa o nulla risposta al pianto. I comportamenti di cura materni, a cominciare dal neonato e dal lattante, andavano razionati e razionalizzati, secondo un modello ordinato, anzi “industriale”, della cura, che avrebbe giovato anche all’indipendenza delle donne.
Oggi invece sappiamo che nelle fasi prenatale, perinatale e neonatale è scritto il futuro della salute, anche a medio e lungo termine, del singolo e della collettività. E che, se vogliamo davvero investire nel benessere di tutti, dobbiamo recuperare e sostenere la consapevolezza di una buona nascita, rispettata nel suo andamento fisiologico e di cure fondate su un caldo contatto intimo tra madri e figli. L’epigenetica, cioè la scienza che studia le modificazioni genetiche operate da variabili ambientali, ci dice che i vissuti esperiti in quei tre periodi si trasmettono di generazione in generazione: questo ci dà la garanzia che, supportando buone nascite e buone modalità di accudimento (libere dai pregiudizi secondo cui l’allattamento per anni, il sonno condiviso e il contatto libero danneggino i bambini o li “vizino”), gli effetti positivi verranno ereditati e moltiplicati attraverso le generazioni. Non è semplice, perché il potere transgenerazionale delle cure ha operato in senso inverso nel Novecento, sottraendo competenze alle donne nel dare alla luce, ma si tratta di un cortocircuito a cui è possibile porre rimedio grazie alla plasticità degli esseri umani.
Le recenti scoperte nell’ambito dell’epigenetica, dei flussi ormonali, del microbiota sono un patrimonio di conoscenze – questa volta davvero scientifico – di cui anche i servizi all’infanzia possono cominciare a giovarsi per offrire ai bambini la necessaria continuità nelle cure, anche in assenza dei genitori. A tale riguardo, nei nidi, ad esempio, è utile formare le operatrici rispetto all’allattamento materno, in modo che non venga disincentivato quando il piccolo fa ingresso nelle strutture, ma anzi venga sostenuto come momento di intimità che serve a recuperare il contatto dopo la separazione diurna e come nutrimento anche durante il giorno. Un altro esempio di presa in carico del vissuto perinatale ha a che fare con i distacchi e gli ambientamenti per i bambini nati pretermine o che hanno fatto l’esperienza, spesso traumatica, della Terapia Intensiva Neonatale. Una formazione almeno di base è opportuna rispetto all’intero capitolo della nascita, della violenza ostetrica e del vissuto delle madri, se si considera che i servizi per i bambini hanno il compito di accogliere i bisogni della diade (e della triade) considerati come sistema di relazioni. Altrettanto si può dire per il sonno dei lattanti e sui bisogni legati al cosleeping. L’importanza della formazione di chi opera e dirige strutture per i piccoli si radica nella delicatezza necessaria nella cura dei primi mille giorni (e molto oltre) e va incentivata nella prospettiva dell’investimento a lungo termine nella salute dell’intera società.
Bibliografia
Falcicchio G. (a cura di), Il primo sguardo. Prime ore di vita, cure prossimali e affettività, Fasi di Luna, Bari, 2014.
Falcicchio G. (a cura di), La donna-che-genera. Percorsi di riflessione e ricerca sul nascere, Fasi di Luna, Bari, 2018.
Per approfondire
• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio