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Le parole dell’educazione
Movimento
Andrea Ceciliani – Ricercatore e docente in Teorie e didattiche dell’attività motoria presso il QUVI, Università di Bologna

Qualsiasi derivazione etimologica o definizione rispetto alla parola “movimento”, si riconduce a concetti quali: dinamicità, spostamento, animazione, vivacità. Il movimento manifesta l’intenzione del bambino, già dai primi mesi di vita, a relazionarsi con l’ambiente, trasferendo su esso le energie emotive e cognitive in attività piacevoli di esplorazione, conoscenza e vissuto corporeo. L’intenzionalità, ovvero il desiderio di agire, di conseguire uno scopo preciso, come raggiungere e afferrare un oggetto, sostiene la motivazione a impegnarsi con tutto se stesso per dare compimento all’intenzione stessa.
Il movimento, sospinto dalla motivazione, diviene un importante elemento di sviluppo e maturazione basato sulle attese di riuscita, sul rapporto tra ciò che si vuole fare e quanto si sa fare realmente: “la motivazione non è nel singolo o nell’ambiente, bensì nelle complesse relazioni fra persona e contesto […] nell’esistenza di uno scopo da raggiungere” (De Beni e Moè, 2000).
Muoversi, giustifica un’agire tonico-emotivo in cui l’attività mentale si esprime come intelligenza interazionale dinamica (Siegel, 2001), attiva e propositiva, in situazioni sociali basate sulla relazione con gli altri, l’ambiente e gli oggetti.
Il rapporto tra movimento, corpo, emozione e relazione è talmente evidente che gli stessi squilibri emotivi, sostenuti da ansie o disagi, si evidenziano attraverso comportamenti tonico emozionali esagerati e opposti: ipermotricità, passività motoria o stereotipia motoria (Aucouturier, 2005). L’espressione del movimento si realizza attraverso due principali forme di abilità: le abilità grosso-motorie (gattonare, camminare, correre, saltare, arrampicare) e le abilità fino-motorie (afferrare, portare, gettare, manipolare). L’integrazione di tali abilità consente lo sviluppo di competenze motorie attraverso comportamenti sempre più complessi e articolati, che garantiscono la padronanza dello spazio, del tempo e degli oggetti in essi collocati (Ceciliani, 2016).
Non esiste il movimento fine a se stesso, il bambino utilizza le abilità grosso-motorie per dominare lo spazio e portare la mano a contatto con gli oggetti o le cose, e appropriarsene, anche culturalmente, attraverso le abilità fino-motorie (manipolazione).
Questo circuito virtuoso consente al bambino di maturare conoscenze incorporate (embodied) che sviluppano le funzioni esecutive, a cominciare dall’inibizione: controllo sugli oggetti e autocontrollo su di sé (Ceciliani e Tafuri, 2017).
Il movimento sostiene la relazione non verbale, corporeo- cinestesica, ancora prima dell’avvento della parola, attraverso un agire intelligente come risposta unitaria che integra mente, corpo ed emozione. Accogliere il movimento del bambino significa valorizzare un processo di sviluppo che avviene dall’interno verso l’esterno, dal bambino verso l’adulto che deve solo accoglierlo e facilitarlo, offrendo opportunità.
In contesti simili, il movimento manifesta l’intelligenza corporeo-cinestesica, attraverso la sollecitazione della maestria motoria, cioè la capacità di risolvere con efficacia situazioni ed esperienze vissute.
L’agire del corpo non è un’appendice da attivare o inibire ma è l’essere stesso al mondo, reca in sé una significatività soggettiva, colma di emozione e sensazione, che a volte può non essere compresa dall’adulto ma che è ben presente nel bambino (Gamelli, 2005).
Bibliografia
Aucouturier B., Il metodo Aucouturier, FrancoAngeli, Milano, 2005.
Ceciliani A., Gioco e movimento al nido, Carocci, Roma, 2016.
Ceciliani A., Tafuri D., “Embodied Cognition in Physical Activity and Sport Science”, in F. Gomez (a cura di), Embodied Cognition. Theories and Applications in Education Science, Nova Science Publisher, New York, 2017, pp. 145-174.
De Beni R., Moe A., Motivazione e apprendimento, Il Mulino, Bologna, 2000.
Gamelli I., Sensibili al corpo, Meltemi, Roma, 2005.
Siegel D.J., La mente relazionale, Raffaello Cortina, 2001.
Per approfondire
• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio