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LE PAROLE DELL’EDUCAZIONE

Media

Cesare Rivoltella

Pier Cesare Rivoltella, professore ordinario di Didattica e Tecnologie dell’educazione, Dipartimento delle Arti, Università di Bologna.

La letteratura sul rapporto tra il bambino e gli schermi digitali suggerisce di evitare di esporvi i bambini e le bambine con meno di 3 anni. I possibili effetti vanno dall’aumento di peso alla contrazione del vocabolario, dalla diminuzione dell’interesse alla ridefinizione dei ritmi dell’attenzione. E non serve sostenere che programmi “adatti”, “educativi”, servirebbero a sviluppare in modo precoce gli apprendimenti: prima dei 24 mesi non conta “cosa”, ma “quanto”. E gli effetti – studi longitudinali lo dimostrano – durano nel tempo.

Però, di fatto, già prima dei 3 anni il bambino si trova immerso in una realtà mediatizzata in cui l’experience diretta o mediata degli schermi difficilmente gli può essere impedita. Per mediatizzazione si intende un fenomeno in base al quale i media pervadono la vita individuale e sociale delle persone (come ormai si usa dire, i media sono onlife), colonizzano i nostri tempi, “scompaiono” negli oggetti d’uso quotidiano: è il caso di tutto ciò che intorno a noi sta diventando “smart” – orologi, giocattoli, televisioni – per il semplice fatto di avere al suo interno un chip e di essere connesso alla rete. E occorre non dimenticarsi che anche dove l’esperienza non sia diretta, essa passa comunque dal modellamento dell’adulto: non solo usare, ma veder usare produce effetti sul piccolo consumatore.

Aggiungiamo un ulteriore elemento. I media non rappresentano solo un problema, ma anche un’opportunità. Possiamo pensare agli oggetti che ci circondano come a delle chiavi psichiche: svolgono una funzione transizionale, sono occasioni per il Sé, le sue aperture, le sue trasformazioni. E così i media digitali possono funzionare come oggetti trasformativi del Sé, offrono occasioni per l’elaborazione creativa e la chiusura difensiva, moltiplicano le occasioni di accogliere, immagazzinare, esplorare, esprimere emozioni, ansie, conflitti psichici.

Quindi: prima dei 3 anni sarebbe meglio di no; tuttavia, i media ci sono e difficilmente si può fare in modo che il bambino non venga a contatto con essi; comunque possono svolgere una funzione importante in relazione alla crescita.

Cosa fare allora dal punto di vista dell’intervento educativo? Le soluzioni radicali non funzionano: il bambino anche se in sezione non ne fa esperienza, a casa verrà a contatto con i media. E siamo sicuri che i genitori saranno in grado di affiancarlo? La strategia più adeguata sarà di ridurre l’impatto dei rischi e di liberare le opportunità, abilitando il bambino a vivere in una società mediatizzata. Quindi i media al nido possono starci, ci possiamo immaginare un “angolo del digitale” accanto a quello “del morbido” o “dei camuffamenti”. E potremo lasciarci guidare dalla regola delle “tre A” suggerita dallo psichiatra francese Serge Tisseron (2024).

La prima A è quella di alternanza. Significa promuovere diete di consumo variate. Non va bene che il bambino faccia solo e soltanto una cosa. Occorre che frequenti media diversi, ma anche che non passi tutto il suo tempo sugli schermi: ci sono giochi e materiali analogici, c’è l’aria aperta, ci sono gli altri bambini.

La seconda A è quella di autoregolazione. Significa non proteggere, ma fare empowerment. Il bambino deve imparare gradualmente a regolarsi da sé e questo già prima dei 3 anni può essere messo in pratica con il tempo del consumo: imparare a capire quando è troppo, sapere quando occorre smettere.

La terza e ultima A rende possibili le altre due. È la A di accompagnamento. Significa rispecchiare l’esperienza del bambino, aiutarlo a verbalizzare vissuti e problemi, condividere con lui il momento del consumo e fare attività di glossa: mentre guardiamo un cartone animato, commentiamo, chiediamo, sollecitiamo le domande del bambino. Proprio come quando gli leggiamo un libro a voce alta: fermiamoci, capiamo i suoi vissuti, rispondiamo alle sue curiosità. A questa capacità di accompagnamento occorrerà avvicinare anche i genitori, in modo che il bambino viva a casa le stesse modalità di accostamento ai media che gli vengono proposte al nido.

Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)

1 Legge 205/2017, commi 594-601, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020.

2 Al momento della scrittura del presente articolo, l’implementazione della legge è in fase di attuazione e i decreti attuativi non sono stati emanati.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Marangi M., Addomesticare gli schermi. Il digitale a misura dell’infanzia 0-6, Brescia, Scholé, 2023.

Tisseron S., 3-6-9-12. Diventare grandi con gli schermi digitali, Brescia, Scholé, 2024.

L’educazione è un dipanarsi di momenti, spesso molto simili gli uni agli altri, eppure tutti straordinari. Come una luce che entra all’improvviso, o un colore che cambia le cose, sospendendo spazio e tempo e mostrando tutto in un’altra prospettiva. Non serve molto, se non uno sguardo continuamente aperto a cogliere il divenire e a introdurre piccole variabili che evidenzino nuove possibilità. Che poi è moltissimo.

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