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LAVORI IN CORSO

a cura di Barbara Zoccatelli e Silvana Buono

Luoghi narranti

Il nido tra natura, cultura e memoria per la comunità

 

Elisa Bonapace

“Il servizio educativo diventa promotore di iniziative sul proprio territorio, punto di riferimento educativo, partecipante attivo per far vivere esperienze educative esterne alle proprie famiglie. Può aprire inoltre i propri spazi alla comunità con progettazioni mirate per farsi conoscere e coinvolgere altre famiglie, anche non appartenenti al servizio stesso”

(MI, 2022, p. 29)

All’interno delle comunità, i luoghi di cultura rivestono un ruolo fondamentale nel processo educativo, diventando veri e propri punti di riferimento. Luoghi che, pur avendo radici nel passato, si possono trasformare in ambienti dinamici e innovativi dove genitori e servizi collaborano alla progettazione di esperienze condivise per i bambini. In filosofia il termine luogo è definito come un “contesto in cui qualcosa esiste o avviene”1 . È proprio questo l’incipit del nostro racconto, che parte dalla Val di Rabbi, una piccola vallata laterale della Val di Sole in Trentino. La valle è un incantevole angolo montano conosciuto per la sua tradizione agricola che tutt’oggi vive. Le malghe, case di montagna dove i pastori portano il bestiame in estate, sono un elemento distintivo della valle. Il nido d’infanzia di questa valle è fortemente radicato nel territorio, esprimendone l’essenza e il carattere. La sua identità prende forma e si sviluppa attraverso il contesto circostante. Il legame con le proprie origini diventa il punto di partenza per costruire sé stessi, offrendo a ogni bambina e bambino l’opportunità di sentirsi parte di un luogo fisico e di una cultura più ampia. I luoghi, dunque, non sono semplici spazi fisici, ma vere e proprie realtà vive, capaci di tramandare storie. Non solo spazi educativi, ma microcosmi in cui si intrecciano relazioni, si vivono emozioni ed esperienze che diverranno memoria e identità. Luoghi che sanno raccontare la vita che li anima.

CREARE CONNESSIONI TRA INFANZIA E TERRITORIO, CONDIVIDENDO PERCORSI CON LE FAMIGLIE

La nostra scommessa è stata il Mulino Ruatti nella frazione di Pracorno di Rabbi, un autentico esempio di tradizione rurale alpina, restaurato per preservare la memoria storica della valle. Oggi il mulino, trasformato in museo, offre un’opportunità unica per conoscere la storia locale, rappresentando una preziosa testimonianza della vita contadina e dell’artigianato di montagna. Il Mulino Ruatti era il posto giusto in cui accendere questa connessione e presentare i nostri progetti.

QUALE CONNESSIONE TRA IL NIDO E IL MULINO?

Il nido di Rabbi ha sempre coltivato un legame profondo con il territorio, promuovendo progetti e coinvolgendo i custodi di antiche tradizioni, come la filatura, la battitura del grano e la conoscenza delle erbe. Al tempo stesso, ha posto al centro dei suoi percorsi educativi la connessione con la natura, valorizzando i prati che si estendono verso i monti e sviluppando attività dedicate in cui bambini e bambine possano immergersi guardando alle montagne e ascoltando le storie dei grandi alpinisti che, come i bambini, sognavano e desideravano l’avventura verticale.

RACCONTARE COME?

Abbiamo scelto di utilizzare la fotografia come mezzo per trasmettere messaggi, emozioni, storie. Una narrazione poetica in grado di raccontare le esperienze vissute al nido, riattualizzando arti e tradizioni, alla ricerca di echi, risonanze e nuovi slanci emersi dal lavoro con i bambini.

UNA RETE DI RELAZIONI

La richiesta delle autorizzazioni per l’uso dello spazio e la gestione delle questioni organizzative sono diventate occasioni di conoscenza e di comunicazione tra il servizio e il territorio. Questi scambi, inizialmente burocratici, si sono trasformati in momenti significativi e ricchi. La possibilità di confronto con l’amministrazione comunale e con il personale che gestisce la struttura del mulino ha dato la possibilità di aprire un dialogo di conoscenza sul fare e sul pensiero educativo del servizio. Questi scambi sono risultati preziosi dal punto vista non solo relazionale ma anche di condivisione. L’amministrazione comunale si è dimostrata sensibile, aperta e curiosa rispetto alle tematiche. Ha apprezzato la volontà del servizio di tenere dentro nei processi il territorio e i suoi enti. Questo piccolo passo ha aperto la porta a un legame più forte con le istituzioni, in particolare con il Sindaco di Pracorno, e la comunità in generale.

L’ESPOSIZIONE

Per un giorno, il mulino e il nido hanno dato vita a una narrazione inedita che ha intrecciato memoria e futuro. La mostra fotografica, allestita nelle sale del mulino, ha reso lo scambio ancora più profondo, offrendo un’opportunità preziosa per arricchire le progettualità. Le famiglie, i membri del territorio e le istituzioni sono stati coinvolti in un’occasione di incontro, in cui il passato (inteso come tradizioni e persone che hanno partecipato e collaborato nel tramandare antiche arti) e il presente (esperienze dei bambini) hanno messo in connessione le generazioni. Gli oggetti del museo, come l’aratro, il filatoio, gli arnesi per il lavoro nei campi e nelle stalle e le immagini storiche sono diventati parte integrante della narrazione, mescolando tempi e linguaggi. In questo spazio, la documentazione fotografica dei progetti del nido ha dialogato con gli attrezzi e gli spazi della tradizione, restituendo il senso profondo dell’esperienza vissuta dai bambini. Il mulino, con le sue radici antiche, si è trasformato in un luogo vivo, in cui il sapere dei più piccoli ha incontrato quello del passato, tracciando nuove prospettive di crescita e di appartenenza.

MAPPARE IL TERRITORIO

Questa è stata per noi una tappa fondamentale. Conoscere gli spazi disponibili, anche quelli non convenzionali, ci ha permesso di osare nella ricerca e riflettere sul significato delle nostre azioni per entrare in un processo di connessione, conoscenza e appartenenza alla nostra identità culturale, in un atto di costruzione comunitaria. Il territorio può essere un motore di cambiamento, e questi luoghi si trasformano in laboratori viventi di sperimentazione culturale e sociale in cui le famiglie non solo partecipano attivamente alla vita educativa dei figli, ma condividono esperienze che li avvicinano direttamente alla cultura locale aprendo nuovi spazi di relazione, scambio e condivisione.

¹L. Taddio (a cura di), Costruire, abitare, pensare, Udine, Mimesis, 2010.

Si ringraziano il nido di Rabbi in gestione alla cooperativa La Coccinella (Tn), il comune di Rabbi, il Mulino Ruatti, il Gruppo antichi mestieri e il Laboratorio erbe e fauna per il contributo e le immagini.

Elisa Bonapace, Coordinatrice pedagogica, Cooperativa La Coccinella, Trento.

Barbara Zoccatelli, coordinatrice pedagogica nido dell’Università di Trento, responsabile Atelier Cooperativa sociale La Coccinella (Trento), professore a contratto Università di Verona.

Silvana Buono, responsabile dell’area pedagogico-educativa della Cooperativa sociale La Coccinella (Trento).

 

 

BIBLIOGRAFIA

Acanfora F., La “Convivenza delle Differenze”, in “Autismo, comunicazione & inclusione”, 2021, www.fabrizioacanfora.eu/la-convivenza-delle-differenze. Agamben A., L’uso dei corpi, Milano, Neri Pozza, 2017.

Berger J., Capire una fotografia, Milano, Contrasto, 2014.

Cecotti M., Fotoeducando, Parma, Edizioni Junior-Spaggiari Edizioni, 2016.

Deligny F., I bambini e il silenzio, Bologna, Spirali, 1997. Deligny F., Una zattera sui monti, Roma, Alefbet, 1977.

Falcinelli R., Figure, Torino, Einaudi, 2020.

Lill G., Spunti sul lavoro aperto, Bergamo, Zeroseiup, 2016.

DOMANDE GENERATIVE

L’esperienza descritta determina dei cambi di posizione continui per assumere diversi punti di vista: quale domanda-guida può utilizzare l’équipe per non scivolare in un’inconsapevole cristallizzazione di processi e significati?

Nella convivenza tra famiglie, ognuna diversa a suo modo, non solo quelle con background migratorio, favorire una comunicazione multilaterale è una precisa responsabilità: cosa possiamo mutuare dall’esperienza dell’articolo?

La fotografia fissa significati ma le persone cambiano continuamente: quale libertà e quali limiti devono intrecciarsi per dare voce ai mutamenti?

Francesca Romana Grasso

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