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PIANTE

Stefano Sturloni

Linaria comune

Quel giallo di strada da serbare per l’inverno

Abstract

L’incontro dei bambini e delle bambine con le narrazioni incredibili della mitologia greca prova qui a trovare un punto d’approdo in un’esperienza formativa costruita per appassionarli alle vicende fantastiche ideate nell’antichità. È il tentativo di promuovere una disposizione a guardare e a cogliere, dietro e dentro le leggende, gli aspetti più significativi della realtà naturale e sociale: quasi una metodologia, finalizzata alla comprensione dei testi di un mondo a loro sconosciuto. La scommessa è diventata quella di accompagnare i bambini verso una rappresentazione disegnata e coreografica degli eventi raccontati, per verificare le loro intuizioni, le loro capacità di penetrazione e di interpretazione intorno a quanto è stato sperimentato e vissuto.

 

Parole chiave Miti, leggende, paure, maschere, magie, suoni

 

Contatti angelo.rimondi@tiscali.it

"Lungo alcune strade si incontrano giardini involontari: li ha creati la natura. Non danno l’impressione di essere selvatici e tuttavia lo sono. Un indizio, un fiore particolare, un colore vivo, li distingue dal paesaggio circostante”

Gilles Clément, 1991

Linaria comune: Linaria vulgaris

Famiglia: Piantaginacee

Dal greco línon = lino, per la somiglianza con le foglie del lino; da vúlgus = volgo, perché pianta molto comune.

Autunno inoltrato, gran parte delle erbe di strada ha rinunciato agli slanci seduttivi. Molte stanno riversando le ultime energie nell’opera silenziosa della fruttificazione, altre, già rinsecchite, confidano nel vento e nella consunzione per favorire la dispersione dei propri semi. Certo, c’è tutto un verde che resiste, indomito, avido di luci, di piogge, e corolle che ancora occhieggiano ai pronubi, mentre al suolo folte rosette di foglie attendono pazienti i fasti primaverili. Ma ciò che sorprende maggiormente di questi “giardini involontari” è il tocco vivace donato al paesaggio dalla fioritura della Linaria comune, già presente in tarda estate ai margini degli asfalti, nelle aiuole urbane, nei parcheggi, in incolti e coltivi. Un’apparizione di indubbia bellezza.

Eccola innalzarsi eretta in gruppi più o meno numerosi, dando sfoggio sommitale a dense infiorescenze di un giallo pallido bollato d’arancio. Partiamo da qui, dal fiore, che proprio per la sua fattura e bicromia ricorda un uovo fritto, al punto da essersi guadagnato il nomignolo anglofono di butter and eggs. Siamo in presenza di una corolla cosiddetta bilabiata e personata, perché composta da un labbro superiore bilobo completamente giallo, e da un labbro inferiore trilobo caratterizzato da un evidente rigonfiamento di colore arancio, chiamato palato, che chiude la fauce di accesso alle componenti fertili interne.

Insomma, se da un lato il colore arancione ha una funzione attrattiva, dall’altro la gibbosità che se ne avvale, oltre a proteggere il polline dalle intemperie, seleziona i potenziali impollinatori che approdano sul fiore assetati di nettare. Al di là della camera foggiata a custodia di stami e carpelli femminili, infatti, la corolla si protende a tergo in uno sperone affusolato di un centimetro e più contenente la preziosa ricompensa per chi sa come superare la strettoia della fauce. Si potrebbe dire che il peso ha un suo peso, perché posandosi sul palato della Linaria gli insetti di una certa stazza lo scostano, aprendosi senza volerlo un varco. Ma attenzione, la natura ne inventa sempre di nuove, per cui accade che alcuni imenotteri abbiano imparato a perforare dall’esterno lo sperone rapinando il nettare senza contropartite.

Continuiamo con qualche numero aggiungendo che le corolle misurano fino a 3 centimetri di lunghezza, comprensivi dello sperone, e formano infiorescenze cosparse sia di peli sia di piccole ghiandole. Ciascun fiore è sostenuto da peduncoli di 2-8 millimetri, dotati di strette brattee basali e dispone di un calice costituito da 5 segmenti ovato-lanceolati che persistono nel frutto.

La specie è considerata eliotropica, perché orienta i fiori in direzione del sole. La sua diffusione è favorita da un fusto strisciante, lignificato alla base, che in corrispondenza dei nodi sforna radici e getti eretti, ramificati, fogliosi, che possono raggiungere gli 80 centimetri d’altezza. Le foglie sono lanceolato-lineari, sessili, con inserzione alterna e spiralata. Le più grandi si trovano nella metà superiore, dove sfoderano misure medie di 1,5 x 5 centimetri. Uninervie e generalmente con lamina revoluta, tendono spesso al verde glauco.

Il frutto è una capsula ovoide composta di due loculi contenenti numerosi semi discoidali e bruni circondati da un’ala pergamenacea.

Sia edule sia officinale, la Linaria è un’erba acre con proprietà depurative, diuretiche, lassative, emollienti, sfiammanti ed emostatiche, un tempo usata per lenire i gonfiori e i disturbi della pelle. Un tipico esempio di malerba di pregio estetico e sottostimata utilità.

Clément G., Il giardino in movimento, Macerata, Quodlibet,
2011

“Questo è un fiore strano, non è come le margherite” “È fatto diverso, senza i petali!” “Ha una punta da questa parte” “Sì, ma non punge” “Le foglie sono strettissime”

Grafiche e parole di bambine e bambini di 5 anni della scuola comunale
dell’infanzia Salvador Allende di Reggio Emilia
© Scuole e Nidi d’infanzia – Istituzione del Comune di Reggio Emilia
© Sulle fotografie Stefano Sturloni

Stefano Sturloni, formatore e naturalista, già atelierista delle
Scuole comunali dell’infanzia di Reggio Emilia.

BIBLIOGRAFIA

Di Lernia F., Eppure il vento soffia ancora. Un’antropologia rapsodica, Roma, Bordeaux Edizioni, 2018.

Eibl-Eibesfeldt I., Etologia umana. Le basi biologiche e culturali del cambiamento, Torino, Bollati Boringhieri, 2001.

Guerra M., Le più piccole cose. L’esplorazione come esperienza educativa, Milano, FrancoAngeli, 2019.

Ingold T., Antropologia come educazione, Bologna, La Linea, 2019.

Malavasi L., Fuori mi annoio. Che cosa rimane ancora da dire in merito al rapporto educazione-natura?, Bergamo, Zeroseiup, 2018.

Martini D., Mussini I., Gilioli C., Rustichelli F., Progetto e/è ricerca. Approfondimenti ed esperienze nei servizi educativi per l’infanzia, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2020.

MI, Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia, 2022.

Fosha D., Siegel D.J., Solomon M.F., Attraversare le emozioni. Neuroscienze e psicologia dello sviluppo, Milano, Mimesis, 2011.

DOMANDE GENERATIVE

Francesca Ciabotti

Le storie di tipo meraviglioso, che introducono elementi soprannaturali in ambientazioni realistiche, suscitano nei bambini e nelle bambine, e non solo, interesse, emozione e passione. Le vostre biblioteche di sezione includono testi con queste caratteristiche?

Le domande che nascono dall’ascolto di una narrazione coinvolgente incoraggiano i bambini e le bambine a creare collegamenti, a mettere in moto il ragionamento, a esplorare diverse prospettive e interpretazioni. L’apertura alle domande, a partire dalla comprensione di un testo, è abituale nel vostro lavoro educativo?

 

 

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