My EduBox

Menu

L’APPROFONDIMENTO

Seminare rispetto, nutrire comprensione

L’importanza dell’educazione al genere, all’affettività e alla sessualità nella prima infanzia

di Silvia Demozzi
Silvia Demozzi Professoressa associata di Pedagogia dell’Infanzia e di Educazione all’affettività e alla sessualità, Dipartimento di Scienze Dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”, Università di Bologna
Abstract

L’educazione al genere, all’affet-tività e alla sessualità fin dalla prima infanzia riveste un ruolo cruciale nell’ambito educativo. Favorisce la promozione di una visione inclusiva e rispettosa della diversità umana, sfidando gli stereotipi e le norme sociali; contribuisce alla formazione di individui1 consapevoli, capaci di costruire relazioni interpersonali sane e soddisfacenti; facilita lo sviluppo di una visione equilibra-ta e non distorta della sessualità, promuovendo un atteggiamen-to positivo e responsabile.

Affrontare questi temi durante la prima infanzia richiede un ap-proccio consapevole, sensibile e inclusivo, nonché un impegno attivo nel promuovere un am-biente che sia aperto al dialogo, alla diversità e al rispetto delle diverse soggettività. Affinché ciò avvenga, tuttavia, è fondamen-tale che i professionisti della pri-ma infanzia siano educati a loro volta a compiere una riflessione critica sul proprio ruolo e sulle proprie percezioni riguardo al genere e alla sessualità, facendo emergere quel “curricolo laten-te” che, spesso, più che rivelarsi aperto al plurale, rischia di chiu-dere orizzonti.

Parole chiave

Educazione di genere, educazione all’affettività e alla sessualità, prima infanzia, servizi educativi 0-6 anni, riflessività

Contatti

silvia.demozzi@unibo.it

Il contributo qui presentato è una riela-borazione del testo, scritto dall’autrice, all’interno del volume Oltre gli stereoti-pi. Promuovere l’educazione al genere nell’infanzia, edito da Zeroseiup (2023).

PERCHÉ È IMPORTANTE FARE EDUCAZIONE AL GENERE, ALL’AFFETTIVITÀ E ALLA SESSUALITÀ NELLA PRIMA INFANZIA

Introdurre l’educazione al gene-re, all’affettività e alla sessualità fin dalla prima infanzia è cru-ciale per diversi motivi: non solo contribuisce a promuovere una visione inclusiva e rispettosa del-la diversità umana, ma svolge anche un ruolo fondamentale nel favorire la formazione di in-dividui consapevoli, empatici e capaci di relazionarsi in modo sano e rispettoso con gli altri. Educare alle differenze di genere fin dalla prima infanzia permette di sfidare e superare gli stereo-tipi che possono influenzare il modo in cui bambini e bambine si vedono e vedono gli altri. Que-sto aiuta a creare un ambiente in cui potersi esprimere libera-mente, resistendo all’influenza di aspettative predefinite o di nor-me sociali molto rigide.

In secondo luogo, educare all’af-fettività fin dalla prima infanzia è essenziale per favorire lo svi-luppo di relazioni interpersonali sane e soddisfacenti. Lavorare per comprendere e gestire le proprie emozioni, nonché ap-prezzare e rispettare quelle degli altri, contribuisce alla creazione di legami affettivi positivi e alla costruzione di una solida com-petenza relazionale.

Infine, introdurre concetti le-gati alla sessualità (come, per esempio, l’igiene, il rapporto con il corpo proprio e altrui, ma an-che il consenso e il rispetto dei confini) fin dalla prima infanzia in modo appropriato e sensibi-le può aiutare a sviluppare una visione equilibrata e non distorta della sessualità umana, nonché un atteggiamento positivo e re-sponsabile.

In generale, affrontare argomen-ti quali l’educazione di genere e affettivo-sessuale, e la valoriz-zazione delle differenze, offre un’opportunità per un apprendi-mento più completo e profondo riguardo al rispetto delle diverse umanità. Questo campo edu-cativo si collega a molteplici di-mensioni dell’esistenza e richiede una considerazione approfondita delle diverse prospettive presenti nei contesti educativi. Attraverso la sfida degli stereotipi e dei pre-giudizi identificati nella letteratu-ra accademica, il dibattito sull’e-ducazione alle differenze offre una guida preziosa (Ghigi, 2023; Selmi, Roberti, 2021). Educare alle differenze implica la creazione di ambienti che promuovono e rispettano le singole diversità, quali etnia, genere, orientamen-to sessuale, abilità fisiche e co-gnitive, lingua madre, religione ecc., fornendo supporto per il po-tenziamento delle competenze necessarie per il pieno sviluppo individuale (Lopez, 2019). Nella pratica, ciò si traduce nell’inclu-sione di una varietà di prospet-tive nei materiali didattici e nelle attività proposte (Guerrini, 2013).

Sebbene da tempo si discuta di educazione e valorizzazione del-le diversità, è cruciale che i pro-fessionisti della prima infanzia sviluppino una sensibilità verso tali differenze e siano capaci di valorizzarle per evitare che di-ventino fonte di disuguaglianza (Demozzi, a cura di, 2023; Ghigi, 2023). Per esempio, la tradizio-nale assegnazione delle don-ne alle mansioni domestiche e di cura, escludendole da ruoli pubblici e politici, ha contribuito a discriminazioni che hanno ali-mentato disuguaglianze econo-miche, di potere e gerarchiche. Questa asimmetria è stata spes-so giustificata come naturale, ma in realtà ha rafforzato gli ef-fetti marginalizzanti e svalutanti delle differenze di genere.

Per questa ragione ci chiedia-mo qui come fare questo tipo di educazione all’interno dei ser-vizi educativi, cioè come offrire esperienze il più diversificate e plurali possibili, prendendo in considerazione le sfumature che caratterizzano le singole peculia-rità dei soggetti che frequenta-no quotidianamente nidi, scuole dell’infanzia e altri servizi rivolti alla prima infanzia. Non si tratta di imporre rigide prescrizioni ri-guardo alle differenze di genere, né di adottare un approccio uni-dimensionale che contrappone il “femminile” al “maschile” o vice-versa. Tuttavia, è possibile defi-nire orizzonti e orientamenti che guidino il ruolo educativo. Que-sto richiama la responsabilità e il dovere di essere soggetti che interagiscono con altri soggetti in fase di formazione e svilup-po, con l’obiettivo di creare spa-zi di opportunità per tutti, senza esclusione alcuna.

DECOSTRUIRE LE PAURE PER APRIRE ORIZZONTI DI PLURALITÀ
Si osserva frequentemente una confusione riguardo ad alcuni concetti, come per esempio il ter-mine “genere”, che corrisponde alla traduzione del termine “gen-der” dall’inglese e può assume-re diverse accezioni nella lingua italiana, quali il genere gram-maticale, il genere assegnato alla nascita o un costrutto so-cio-culturale (Marzano, 2015). È importante sottolineare che non si tratta necessariamente di una ideologia, ma, nel caso della sua interpretazione come costrutto sociale, di un ambito di studio denominato “studi di genere” o “gender studies”, che analizzano fenomeni attraverso la lente del genere, coinvolgendo discipline quali la sociologia, l’antropologia e la pedagogia. Ciò implica, per esempio, l’analisi dell’impatto del-le differenze di genere sull’orien-tamento scolastico o sulle oppor-tunità di carriera e di istruzione universitaria, come l’accesso all’i-struzione superiore. È importante notare che tali studi non si limita-no esclusivamente al genere, ma integrano diverse prospettive che possono includere fattori come l’origine geografica o l’età, rap-presentando così ulteriori dimen-sioni attraverso cui comprendere la realtà (Crenshaw, 2017).
In relazione a questi argomen-ti, emergono alcune paure, che derivano direttamente dalla mancanza di chiarezza e di in-formazioni corrette. Per esempio, c’è una diffusa preoccupazione riguardo alla possibilità che l’“in-segnamento” del genere (“nella scuola di mia figlia vogliono inse-gnare il gender!”) possa causare “danni alla salute”. Tuttavia, non c’è nulla da insegnare nel senso tradizionale del termine, poiché il genere, come evidenziato, è in parte attribuito alla nascita e in parte un aspetto che si forma (costruisce/decostruisce) all’in-terno della società e dei contesti sociali nell’intreccio di più piani: da quello individuale (micro) a quello delle interazioni, sino a comprendere il livello istituziona-le (macro). Piuttosto, c’è bisogno di sensibilizzare e mostrare come il genere possa influenzare la vita delle persone in modi diversi spesso con conseguenze negati-ve a causa degli stereotipi e dei pregiudizi a esso associati.

Altre preoccupazioni derivano dai discorsi che suggeriscono che l’educazione di genere e sessuale possa compromettere lo svilup-po individuale. Dal punto di vista socio-psicologico ed emotivo, è una priorità considerare la sa-lute e il benessere dei bambini e delle bambine in ogni momento, tuttavia è opportuno definire che cosa si intenda quando si parla di infanzie e genere o di infan-zia e sessualità. Molta letteratura sostiene che un’educazione che valorizzi le differenze, includendo aspetti come il genere, l’affettivi-tà, la comunicazione, le relazioni, la gestione dei conflitti e il rispetto dell’individualità di ciascun indivi-duo sia cruciale sin dalla prima infanzia per uno sviluppo armo-nico e positivo delle soggettività (Demozzi, Ghigi, 2024). Questo implica creare professionalità e contesti in grado di accogliere tutte le inclinazioni e le attitudini, indipendentemente dal genere, comprese quelle che possono manifestarsi con un maggiore interesse per determinate atti-vità o uno stile comunicativo di-versificato. In questa prospettiva, non c’è nulla da compromettere. Se le preoccupazioni riguardano principalmente l’identità sessuale (concetto che tiene insieme, tra le altre cose, il sesso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale), è importante considerare che la costruzione di tale identità è un processo complesso e gradua-le che può continuare anche ol-tre l’adolescenza. Lavorare sulle emozioni o sulla sfida delle con-cezioni di maschile e femminile sin dalla prima infanzia non ha impatti diretti sulla costruzione dell’identità sessuale, ed even-tuali argomentazioni a sostegno di questa tesi non sono supporta-te scientificamente.

PER UN LESSICO COMUNE

Per garantire una comprensione condivisa, è importante chiarire alcuni termini spesso utilizzati superficialmente o addirittura confusi tra loro: si tratta di parole come sesso, sessualità, genere, identità di genere e orientamen-to sessuale.

Il sesso biologico si riferisce alla caratterizzazione corporea asse-gnata alla nascita (a partire dai caratteri sessuali primari), che può essere femminile o maschile.

È importante notare che il sesso biologico non è rigidamente bi-nario, in quanto alcune persone possono nascere con caratte-ristiche intermedie, note come intersessualità. Di conseguenza, è consigliabile riflettere sul fatto che spesso ci si riferisce al corpo umano come “maschile” o “fem-minile” basandosi sulle caratteri-stiche sessuali, ma tale distinzio-ne non è così semplice. Quando si parla di sesso, si fa riferimento al sesso biologico e non all’attività sessuale. In modo simile, la ses-sualità non si limita all’atto ses-suale comunemente inteso, ma include anche comportamenti sessuali, attrazioni e tutta la sfera dell’esistenza individuale, com-presi desideri e passioni.

Il genere, invece, si riferisce alla categorizzazione sociale basata sul nostro sesso assegnato alla nascita. Fin dalla nascita, venia-mo classificati come maschi o femmine e inizia il processo di socializzazione di genere, che include aspettative e norme di comportamento associate al ge-nere assegnato. Questo proces-so, che permea molte sfere della nostra vita, come il gioco, i gio-cattoli, la pubblicità e le pratiche educative, può essere oggetto di discussione e revisione per con-trastare gli stereotipi di genere.

Durante il processo di crescita e sviluppo della nostra identità, svi-luppiamo anche la nostra identità di genere, che può corrispondere o meno al genere assegnato alla nascita. L’identità di genere è un concetto in evoluzione e com-prende varie identità come ci-sgender, transgender, agender, bigender, non binary2. È essen-ziale promuovere spazi inclusivi e rispettosi delle diverse identità di genere, affinché tutti possano sentirsi riconosciuti e accettati.

Infine, l’orientamento sessuale riguarda le persone verso cui siamo affettivamente e ses-sualmente attratti, che possono essere dello stesso sesso, dello stesso genere, del sesso oppo-sto con identità di genere diver-sa, o di entrambi i sessi, inclusi individui non binari. È importante comprendere che l’orientamento sessuale si sviluppa nel tempo e non dovrebbe essere oggetto di etichettatura, specialmente nei servizi educativi per l’infanzia3, dove è fondamentale creare un ambiente inclusivo e rispettoso della diversità.

FARE CULTURA DI ACCOGLIENZA
Un tema cruciale per coloro che operano nel settore della prima infanzia è la questione della socia-lizzazione di genere, poiché, come già evidenziato, durante questo processo vengono trasmessi ste-reotipi, condizionamenti e pregiu-dizi che possono limitare le oppor-tunità e chiudere orizzonti.
Perciò, il primo passo nei servizi educativi è quello di impegnarsi nella decostruzione di stereotipi e condizionamenti che spesso offuscano la visione delle cose e portano a interpretazioni distor-te, non in linea con la realtà. Per esempio, nel progettare attività educative è importante riflettere sulla consapevolezza che le pra-tiche consolidate talvolta vengo-no ripetute come ricette senza essere messe in discussione o confrontate con l’evoluzione so-cio-culturale.

È necessario quindi favorire so-luzioni meno strutturate e meno condizionate dalla socializza-zione di genere e dagli stereo-tipi, specialmente nei giochi, nei giocattoli e nei testi proposti (Scosse, 2015), per consentire ai bambini e alle bambine di speri-mentare liberamente e in modo paritario. Inoltre, è importante prestare maggiore attenzione ai comportamenti che conferma-no stereotipi riguardanti i generi, come l’associazione tra pianto e mancanza di assertività da un lato e aggressività e incapacità di esprimere emozioni connesse a un’idea di fragilità dall’altro.

Esiste una diffusa preoccupa-zione, soprattutto tra i genitori, riguardo al fatto che i bambini si travestano o manifestino in-teresse per giochi o comporta-menti non conformi ai tradizio-nali stereotipi di genere. Queste preoccupazioni riflettono l’idea che certe cose non siano con-siderate “normali”, mentre in realtà tali manifestazioni rap-presentano parte dello sviluppo infantile e sono fondamentali dal punto di vista evolutivo. Invece di interpretare tali manifestazio-ni come segnali preoccupanti, è fondamentale accogliere e consentire ai bambini di esplo-rare liberamente il proprio sé e le proprie espressioni di genere.

Promuovere un ambiente edu-cativo aperto al dialogo, alla di-versità e al rispetto delle identità di genere favorisce il benessere e lo sviluppo di tutte e tutti.

È importante fornire supporto e informazioni basate sulla ricer-ca scientifica per comprendere meglio l’evoluzione dell’identità di genere e degli orientamenti sessuali nel corso della vita, su-perando così i pregiudizi culturali che possono influenzare negati-vamente l’accettazione e l’inclu-sione delle persone LGBTQ nella società.

Il ruolo della comunicazione nei contesti educativi è cruciale. Va fatto esercizio di riflessività sia sul linguaggio verbale sia su quel-lo non verbale, poiché entrambi contribuiscono alla formazione e alla costruzione dell’identità dei soggetti in formazione. Bisogna fare attenzione ai modi in cui ac-cogliamo e trattiamo i compor-tamenti dei bambini, sia maschi sia femmine, poiché spesso il lin-guaggio viene utilizzato in modo differenziato in base al genere (“Non piangere come una fem-minuccia”, “non comportarti da maschiaccio”). È necessario sfor-zarsi di decostruire gli stereotipi di genere connessi al linguaggio per progettare in modo più consape-vole e inclusivo. Questo sforzo non è solo “una moda” nel cam-po dell’educazione di genere, ma è necessario per contrastare le disuguaglianze che possono insi-nuarsi fin dall’infanzia e contribu-ire a costruire gabbie (di genere) da cui sarà difficile uscire (Biem-mi Leonelli, 2016; Murgia, 2021).

Attraverso un’educazione consa-pevole che parte dalla comunica-zione, è possibile creare un am-biente educativo che promuove l’uguaglianza di opportunità per tutti i soggetti, indipendentemen-te dal loro genere. Questo ap-proccio contrasta gli stereotipi, le aspettative limitanti e le disugua-glianze che possono influenzare il percorso di sviluppo; promuove, inoltre, l’empowerment e l’auto-determinazione delle bambine, nonché la libera espressione di sé e la consapevolezza emotiva per i bambini.

L’IMPORTANZA DEL “PARTIRE DA SÉ”

Tale lavoro, però, non può pre-scindere da un esercizio di rifles-sività richiesto a chi, per mandato professionale, si trova a essere investito di responsabilità edu-cative. È essenziale, infatti, che insegnanti, educatrici, pedagogi-ste riconoscano che gli stereotipi (di genere, ma non solo) influen-zano le loro stesse aspettative e le percezioni che hanno nei con-fronti dei maschi e delle femmine. Creare un ambiente educativo inclusivo richiede un esame criti-co delle proprie reazioni sponta-nee (“il partire da sé”) rispetto ai comportamenti considerati poco femminili nelle bambine o poco maschili nei bambini.

La deontologia pedagogica (Con-tini et al., 2016) dovrebbe mirare a rompere gli schemi (di genere) restrittivi e promuovere l’ugua-glianza, il rispetto e l’inclusione, offrendo a tutti i soggetti la li-bertà di esplorare, sperimentare e sviluppare il proprio potenziale. Per questo, è fondamentale esercitare una riflessione ap-profondita sulle azioni educative (spesso diventate prassi più che pratiche) e, più in generale, sul ruolo della comunicazione. Tre li-nee guida, tratte da Ghigi (2023), non da considerare come ricette ma come orientamenti, possono essere utili in questo processo.

In primo luogo, è essenziale portare alla luce ciò che è stato trascurato, ovvero il “curricolo latente”. Questo include quegli aspetti che spesso non ricevono sufficiente attenzione nel nostro lavoro educativo. Dobbiamo in-terrogarci su cosa scegliamo di includere nei nostri processi edu-cativi e mettere in evidenza gli aspetti nascosti e automatici che influenzano la nostra pratica.

La seconda indicazione riguarda l’autoeducazione, partendo da noi stessi. È importante esamina-re i nostri atteggiamenti, le nostre convinzioni e i nostri comporta-menti in relazione al genere e alla sessualità, e affrontare eventuali pregiudizi o stereotipi che pos-siamo avere. Attraverso questo processo, possiamo diventare modelli positivi, promuovendo un ambiente educativo inclusivo e rispettoso della diversità.

Infine, è cruciale costruire rela-zioni e dialogo all’interno della comunità educativa. Creare spa-zi di confronto e condivisione in cui figure educative, famiglie e altri soggetti coinvolti possa-no discutere apertamente delle questioni relative a questa edu-cazione e sviluppare strategie comuni per promuovere un’edu-cazione inclusiva.

1 Esclusivamente per ragioni di scorre-volezza, in questo testo si è deciso di rinunciare all’uso contemporaneo del femminile e del maschile, dell’asterisco o della ə, nella consapevolezza, tutta-via, dell’importanza di un riconoscimen-to pubblico delle soggettività e delle esperienze femminili e non binarie.

2 Cisgender: è un termine utilizzato per descrivere una persona il cui genere identitario corrisponde al sesso asse-gnato alla nascita. In altre parole, una persona cisgender si identifica con il genere che gli è stato attribuito in base alle caratteristiche fisiche al momento della nascita.

Transgender: il termine si riferisce a una persona che ha una identità di genere diversa dal sesso assegnato alla nascita. Per esempio, una persona assegnata come maschio alla nascita potrebbe identificarsi come femmina. Essere transgender riguarda l’identità di genere e non ha nulla a che fare con l’orientamento sessuale.

Agender: il termine si riferisce a una per-sona che non si identifica con nessun genere specifico o che rifiuta completa-mente le categorie di genere. Le perso-ne agender possono percepirsi al di fuo-ri del binarismo di genere tradizionale, senza un’identità di genere definita.

Bigender: il termine si riferisce a una persona che si identifica con due gene-ri distinti. Le persone bigender possono sperimentare e riconoscere l’apparte-nenza a due identità di genere, che possono essere maschile e femminile o altre combinazioni di generi.

Non-binary: il termine “non-binary” (o genderqueer) si riferisce a una perso-na che non si identifica esclusivamen-te come uomo o donna. Le persone non-binaries possono sperimentare un’identità di genere che si colloca al di fuori del binarismo tradizionale dei generi maschile e femminile. Questo termine è un’ampia categoria che comprende diverse identità di genere, diverse dalla norma binaria.

Queste definizioni sono generali: le esperienze e le identità di genere pos-sono variare tra le persone.

3 L’età prescolare non è il momento in cui si definiscono l’orientamento sessuale o la disforia di genere (non riconoscersi nel genere assegnato alla nascita e nel proprio corpo). Le sperimentazioni e le esplorazioni dei bambini riguardo al genere e al ruolo sessuale sono parte del normale svi-luppo e possono manifestarsi durante l’infanzia. È comune osservare bambi-ni che desiderano sperimentare ruoli, comportamenti o abiti tipicamente as-sociati all’altro genere.

PER APPROFONDIRE
BIBLIOGRAFIA

Biemmi I., Leonelli S., Gabbie di genere. Retaggi sessisti e scelte formative, To-rino, Rosenberg & Sellier, 2016.

Contini M., Demozzi S., Fabbri M., To-lomelli A., Deontologia pedagogica. Riflessività e pratiche di resistenza. Mi-lano, Franco Angeli, 2016.

Crenshaw K., On Intersectionality: Es-sential Writings, New York, The New Press, 2017.

Demozzi S., a cura di, Oltre gli stereoti-pi. Promuovere l’educazione al genere nell’infanzia, Bergamo, Zeroseiup, 2023. Demozzi S., Ghigi R., Insegnare il gene-re e la sessualità. Dal pregiudizio sessi-sta al contrasto della violenza, Milano, Mondadori, 2024.

Ghigi R., Fare la differenza. Educazione di genere dalla prima infanzia all’età adulta, Bologna, il Mulino, 2023.

Guerrini V., La relazione educativa a scuola. Educare al valore della diffe-renza di genere per una società inclu-siva, in “Formazione & Insegnamento”, XI (1), 249-255, 2013.

Lopez A.G., Pedagogia delle differenze. Intersezioni tra genere ed etnia, Pisa, ETS, 2019.

Marzano M., Papà, mamma e gender, Torino, UTET, 2015.

Murgia M., Stai zitta. E altre nove frasi che non vogliamo sentire più, Torino, Einaudi, 2021.

Roberti V., Selmi G., Una scuola arcobale-no. Dati e strumenti contro l’omotransfo-bia in classe, Cagli (PU), Settenove, 2021. Scosse, Leggere senza stereotipi. Per-corsi educativi 0-6 anni per figurarsi il futuro, Cagli (PU), Settenove, 2015.

Scopri gli altri ruoli della PSLZero6

Attuale