Prendersi cura dell’infanzia significa assumersi
una responsabilità collettiva, fatta di ascolto
attivo e di scelte consapevoli. La nostra rivista
da anni ci richiama proprio a questo impegno:
riconoscere che i bambini e le bambine sono
parte del nostro presente e che il loro benessere
dipende dalla qualità delle relazioni, degli spazi
e delle opportunità che offriamo loro. Quel che
vediamo dipende molto dal nostro punto di vista.
Per essere davvero buoni ascoltatori, dobbiamo
diventare esploratori di mondi possibili,
capaci di metterci in viaggio insieme ai bambini
e alle bambine, con uno sguardo aperto al nuovo,
al bello e al possibile.
Ma per rendere l’infanzia visibile, per rispettarne
i tratti autentici e per lavorare in modo sinergico,
è necessario sostenere e valorizzare chi
si occupa quotidianamente dei bambini e delle
bambine. Educatori, pedagogisti, insegnanti e
professionisti dell’infanzia possono essere sostenuti
da strumenti osservativi e progettuali
rigorosi, affinché il proprio sapere pedagogico
possa tradursi in azione educativa quotidiana.
Un bambino cresce solo se sognato, scriveva
Danilo Dolci. Il sogno che condividiamo è quello
di costruire coerenza tra pensiero e azione,
affinché l’immagine di bambino che mettiamo
nei documenti possa trovare spazio nelle nostre
quotidianità. Nei nidi, nelle scuole dell’infanzia,
nei servizi educativi 0-6, ogni gesto, ogni scelta,
ogni interazione è parte di un sistema integrato
che ha il compito di costruire un linguaggio comune
tra l’educativo, il sociale e il sanitario. Siamo
chiamati a essere parte attiva di un presente
che ci interpella, a costruire alleanze e pratiche
coerenti che diano voce alla cultura e ai bisogni
dell’infanzia di oggi. Perché l’infanzia non è solo
il tempo della crescita, ma un insieme di rappresentazioni
che compone lo specchio della società
che abitiamo così come quella che vogliamo costruire. Immersi in un costante mutamento, anche
la nostra, la vostra, rivista ha intrapreso una
ulteriore fase di rinnovamento che si dirige verso
nuove prospettive e, in particolare, in quella
del supporto al sistema integrato 0-6 che senza
le nostre rinnovate energie di attuazione rischia
di rimanere più sul piano delle intenzioni che su
quello dell’attuazione. Figure chiave, nella costruzione
del sistema integrato, sono quelle del
coordinatore pedagogico e del coordinamento
pedagogico territoriale che, ci auspichiamo, troveranno
nella nuova impostazione della rivista
un supporto alla riflessione e alla realizzazione di
azioni che, sempre più, richiedono l’integrazione
di intenzionalità educative, politiche e gestionali
capaci di dare gambe, e gambe forti, al sistema
dei servizi per l’infanzia.
La rivista si rinnova dunque con l’intenzione
di coniugare continuità e innovazione e lo fa a
partire dal cambio di direzione, con il passaggio
del testimone a Michela Schenetti.