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DIRITTI DI BAMBINE E BAMBINI
a cura di Elisabetta Biffi e Chiara Carla Montà
Le prospettive degli educatori sui diritti nella prima infanzia
Uno studio in Inghilterra e Galles
in aree socioeconomicamente svantaggiate
Ioanna Palaiologou e Jacky Tyrie
Questo articolo presenta i risultati di una ricerca in corso sulle prospettive degli educatori della prima infanzia riguardo ai diritti dei bambini che vivono in aree socioeconomicamente svantaggiate in Inghilterra e Galles (Regno Unito). Prima di approfondire il tema, è importante sottolineare che l’educazione e la cura della prima infanzia nel Regno Unito (Inghilterra, Irlanda del Nord, Scozia e Galles) seguono sistemi educativi distinti. In Inghilterra, il curriculum per i bambini dalla nascita ai 5 anni si basa sul Early Years Foundation Stage, che include le “Sette caratteristiche chiave” di una pratica efficace:
1. il miglior interesse per ogni bambino;
2. cure di alta qualità;
3. il curriculum – cosa vogliamo che i bambini imparino;
4. pedagogia – aiutare i bambini a imparare;
5. valutazione – verificare ciò che i bambini hanno appreso;
6. autoregolazione e funzioni esecutive;
7. collaborazione con i genitori.
In Galles, invece, il curriculum per la prima infanzia copre la fascia di età 3-16 anni e include linee guida sia per le scuole sia per le strutture private. Le risorse si concentrano sul gioco, l’apprendimento e la cura per i bambini da 0 a 5 anni. Il Curriculum per il Galles si basa sulla precedente “FoundationPhase curriculum” e promuove il gioco come strumento per consolidare l’apprendimento, sperimentare, risolvere problemi e prendere decisioni. Inoltre, i diritti umani dei bambini rappresentano un tema trasversale nel nuovo curriculum gallese: bambini e adulti devono conoscere, comprendere e vivere i propri diritti, acquisendo anche competenze per difenderli.Entrambi i curricoli sono guidati dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia delle Nazioni Unite (UNCRC), che ha influenzato profondamente le politiche per l’educazione e la tutela dei minorenni nel Regno Unito. In Inghilterra e Galles è stata introdotta la figura del Children’s Commissioner, con il compito di promuovere e proteggere i diritti di tutti i bambini, prestando particolare attenzione a quelli che vivono lontano da casa o ricevono servizi sociali. Tuttavia, nonostante l’enfasi teorica sul benessere dei bambini, le condizioni di svantaggio socioeconomico ostacolano spesso la piena attuazione dei loro diritti. Problemi globali come la pandemia da Covid-19, l’aumento del costo della vita, i conflitti e i cambiamenti climatici hanno accentuato povertà, violenze e disuguaglianze, influenzando in modo sproporzionato i bambini delle aree svantaggiate (UNICEF, 2021; Loopstra et al., 2019). In particolare, i diritti dei bambini sotto i 5 anni risultano spesso limitati (Correia et al., 2019; Urbina-Garcia et al., 2022).
LA RICERCA
La nostra ricerca si è basata su interviste qualitative semi-strutturate con educatori della prima infanzia che lavorano in aree socioeconomicamente svantaggiate. L’obiettivo iniziale era esplorare le loro prospettive sull’accesso ai diritti da parte di questi bambini. I risultati hanno evidenziato che gli educatori hanno opinioni diverse su cosa siano effettivamente i diritti. Da un lato, sono emersi i diritti legali, come il diritto alla sicurezza, alle cure e alla protezione da abusi o negligenze, garantiti da politiche di salvaguardia: “Abbiamo una politica sui diritti dei bambini, che è stata pubblicata e distribuita a tutto il personale” (citazione di un partecipante). Dall’altro lato, quando si parla di accessibilità ai diritti per i bambini sotto i 5 anni, soprattutto nelle aree svantaggiate, emergono molte difficoltà. I partecipanti hanno sottolineato: “Tutto si riduce alla stabilità. Se si parla dei diritti dei bambini, dovrebbero includere salute, benessere ed equilibrio emotivo” (citazione di un partecipante). In entrambi i Paesi, ma soprattutto in Inghilterra, l’enfasi sulla salute e sul benessere si scontra con la realtà di condizioni abitative precarie, che compromettono la salute dei bambini. Alcuni esempi includono difficoltà nell’accesso a cibo sano (Articolo 24), abbigliamento adeguato e uno standard di vita dignitoso (Articoli 6 e 27). “Alcuni bambini vivono in famiglie che forniscono il minimo necessario, ma a fatica. Vestono sempre gli stessi abiti, giungono presso i servizi stanchi o affamati” (citazione di un partecipante). “Abbiamo un aumento dell’obesità perché le famiglie si affidano a cibi economici e ipercalorici, non avendo conoscenze per cucinare” (citazione di un partecipante).
CONCLUSIONI
Dai dati raccolti, è emerso che gli educatori considerano prioritari i seguenti aspetti per promuovere i diritti dei bambini sotto i 5 anni:
• salute e benessere emotivo (Articoli 6 e 24);
• aspirazioni. Offrire opportunità di realizzazione personale (Articoli 6, 28, 29);
• diritto al gioco (Articolo 31);
• accesso all’apprendimento (Articolo 28);
• partecipazione alle decisioni (Articoli 12, 13, 14).
Gli educatori hanno evidenziato l’importanza di:
• ascoltare i bambini e coinvolgerli nelle decisioni;
• promuovere il gioco come strumento educativo;
• aiutare i bambini a riconoscere e gestire le proprie emozioni;
• rispettare e celebrare culture e religioni diverse;
• insegnare abitudini di salute fisica;
• creare legami affettivi con lo staff;
• offrire una varietà di esperienze;
• sensibilizzare i genitori sui diritti e i servizi accessibili.
In conclusione, la ricerca ha evidenziato che, nonostante le politiche formali, l’accesso ai diritti per i bambini delle aree svantaggiate rimane limitato. Gli educatori giocano un ruolo cruciale nel garantire che questi diritti vengano rispettati, ma è necessaria una maggiore attenzione alle condizioni socioeconomiche che ostacolano il loro pieno esercizio.
Ioanna Palaiologou, University of Bristol, UK.
Jacky Tyrie, Swansea University, UK.
Elisabetta Biffi, professoressa di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Chiara Carla Montà, ricercatrice di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
PER APPROFONDIRE
Correia N., Camilo C., Aguiar C., Amaro F., Children’s right to participate in early childhood education settings. A systematic review, in “Children and Youth Services Review”, 100, 2019, pp. 76-88.
Eisenstadt N., Oppenheim C., Parents, poverty and the state: 20 years of evolving family policy, Bristol, Policy Press, 2019.
Loopstra R., Reeves A., Tarasuk V., The rise of hunger among low-income households. An analysis of the risks of food insecurity, in “Journal Epidemiology and Community Health”, vol. 73, n. 7, 2019, pp. 668-673.
UNICEF, The state of the world’s children. On my mind: promoting, protecting and caring for children’s mental health, 2021.
Urbina-Garcia A., et al. (2022), Voices of young children aged 3–7 years in educational research. An international systematic literature review, in “European Early Childhood Education Research Journal”, vol. 30, n. 1, pp. 8-31.