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Le arti circensi

Un modo per aiutare lo sviluppo corporeo e le relazioni fra i bambini

Alessandra Farneti Già docente di Psicologia dello sviluppo presso l’Università di Bolzano Caterina Carreri Insegnante di scuola dell’infanzia, master “Il clown al servizio della persona”, Università di Bologna

ABSTRACT

In un mondo in cui la comunicazione è sempre più a distanza, è importante che i bambini e i ragazzi abbiano a disposizione strumenti per riscoprire la corporeità. Le arti circensi offrono uno strumento per mettere a nudo, giocando, i propri e gli altrui limiti, permettendo di accettare la diversità e favorendo l’inclusione. Si tratteranno qui alcune caratteristiche delle discipline circensi, con particolare riferimento al clown.

PAROLE CHIAVE Arti circensi, corporeità, identità, immagine di sé, clownerie

CONTATTI ale.farneti.49@gmail.com

 

Per semplicità nel testo verranno usati
i termini “bambini” e “ragazzi”, facendo
naturalmente riferimento a bambini/
bambine e ragazzi/ragazze

IL CIRCO: UN MONDO A SÉ

I girovaghi sono “cittadini del mondo”, come disse tanto tempo fa David Larible, il grandissimo clown. Il circo è un mondo particolare, in cui si vive isolati dal resto della popolazione e, nel contempo, si è in contatto con tante realtà diverse. Quello che avviene nelle comunità delle carovane ha sempre incuriosito artisti e registi: Picasso, Fellini, Chaplin, per citarne solo alcuni (Genova, 2008).

Si pensa sempre al circo come a uno spettacolo per bambini ma spesso proprio i bambini sono ambivalenti nei confronti di quel tendone in cui si muovono personaggi strani, vestiti in modo vistoso, truccati con colori accesi, vestiti in modo luccicante. E talvolta ci sono fiere e animali esotici, che non fanno che aumentare la paura e insieme l’attrazione. Federico Fellini racconta del suo primo incontro con il mondo del circo, quando, da bambino, si trovò di fronte a un tendone che era stato montato nella notte vicino a casa sua. Da quell’attimo di timore misto a meraviglia cominciò il suo amore per quello che considerava una metafora della vita e, soprattutto, del mondo del cinema. In molti dei suoi film, infatti, tornano personaggi e situazioni del mondo circense: basti ricordare La strada, I clowns, 8 e 1/2, Le notti di Cabiria ecc. (Fellini, 1970).

Sarebbe impossibile qui ripercorrere la lunghissima storia delle arti circensi, dovremmo tornare ai tempi dell’antico Egitto (Cervellati, 1961; Pretini, 1989; De Ritis, 2008; Serena, 2008). Quello che stupisce è che il circo sia sopravvissuto a tutti i cambiamenti del mondo e abbia, proprio negli ultimi decenni, ritrovato una nuova vitalità, pur con le inevitabili modifiche, culminate nell’attuale nouveau cirque (circo contemporaneo). E la curiosità verso chi nasce e vive nel circo continua, tanto che Walter Veltroni (2024) ne ha fatto l’ambiente di un suo giallo, mettendo in luce tutte le possibili contraddizioni e difficoltà che possono incontrare gli artisti sotto il tendone. Le arti circensi comportano un notevole sforzo fisico e psichico. Si tratta, infatti, di un addestramento lunghissimo, fin dai primissimi anni e proseguendo per tutta la vita, che porta al completo controllo, alla consapevolezza della propria corporeità e a una sincronia con la corporeità dell’altro, necessaria in molti numeri di equilibristi e trapezisti. Bisogna, inoltre, considerare che gli artisti circensi sono poliedrici e possono svolgere ruoli molto diversi all’interno del circo: per esempio, i clown sono stati spesso giovani acrobati e si sono poi riciclati come clown quando non sono più stati in grado di affrontare il trapezio.

Al circo non solo bisogna imparare un mestiere difficile, ma anche abituarsi alla convivenza e alla condivisione in un ambiente ristretto, dove si vive gomito a gomito per tutta la vita. Sosteneva Chaplin nel film Il circo del 1928: “Risuona un messaggio per tutti: il circo è come la vita, non ha bisogno di buffoni costruiti ad hoc che recitano una parte ma di persone vere che vivono le emozioni mettendovi cuore e passione ed anche poesia. Forse è questa la chiave della felicità?” E ancora: “Il Circo è la concentrazione silenziosa dell’Arte di giocare senza dire nessuna parola, l’antiteatro, la tecnica dei sordi e dei muti, i grandi attori del mondo”.

LE ARTI CIRCENSI NELLA SCUOLA Da tempo esistono diverse associazioni che portano le attività circensi nelle scuole di ogni ordine e grado e si possono trovare alcuni articoli su riviste per la scuola che descrivono attività educative svolte attraverso tali arti (ad esempio, Pento, 2004; scuola “Case Finali” di Cesena, 2008; Schiavone, 2019). Online si trovano numerosi corsi di formazione frequentabili; a Torino è stato anche istituito il Corso di Laurea Triennale per Artista di Circo contemporaneo (Classe L03 – Dams), di cui ci sono già i primi laureati, che al momento è l’unico in Italia. Sono dunque ampiamente riconosciute le potenzialità educative delle attività circensi.

Quando si parla di attività circensi nelle scuole non bisogna pensare che a scuola si possa ricreare l’atmosfera magica del circo vero e proprio: un conto è imparare a camminare su una fune in palestra e un altro farlo nel tendone. Tuttavia, le attività circensi sono così varie che gli educatori potranno scegliere di proporre, ai bambini o ragazzi, discipline diverse che saranno sempre importanti per la psicomotricità e per uno sviluppo armonico del Sé.

Riporteremo qui i principi pedagogici dell’associazione altoatesina Animativa perché troviamo che riassumano molto bene il valore delle arti circensi per bambini e ragazzi: “Il circo è un misto di piacere, eccitazione, avventura, conoscenza dei limiti, successi, e comprende una molteplicità di nuove forme di apprendimento (auto-organizzazione, apprendimento per curiosità, learning by doing). Nella produzione creativa, nella combinazione di varie arti, come danza, teatro, musica

prende vita qualcosa di speciale. Ognuno è unico, ma allo stesso tempo parte di un tutto. Questa percezione estetica favorisce e promuove l’autonomia e la creatività; lavorare insieme contribuisce in modo rilevante a una migliorata capacità di socializzazione. Noi ci orientiamo alle capacità di bambini, giovani e adulti. Lo sviluppo della personalità e l’autodeterminazione sono molto importanti per noi. In tutte le attività lo spirito di competizione passa in secondo piano”. Di seguito analizzeremo sinteticamente alcuni punti chiave delle arti circensi, nella consapevolezza di non poter essere completamente esaustivi.

CONCRETEZZA VS VIRTUALITÀ

Avvicinare i bambini e i ragazzi alle arti circensi è un modo per permettere loro di giocare col proprio corpo e di acquisire familiarità con i propri limiti e con quelli degli altri, maturando capacità di movimento e comunicazione gestuale. Il mondo sta diventando sempre più virtuale e anche le relazioni vengono vissute prevalentemente su cellulari e tablet, perdendo molte delle caratteristiche della comunicazione umana, come l’avvicinarsi o allontanarsi, il toccarsi, l’accarezzarsi, il guardarsi negli occhi, ma anche emettere profumi od odori. I ragazzi, ma anche gli adulti, vengono spesso molto rapiti dal mondo astratto, capace di condizionare anche negativamente la costruzione dell’identità e di spingere persino ad atti di cui non si comprende bene la pericolosità.

Quando sentiamo che dei ragazzi anche molto giovani attaccano altri coetanei con ferocia, è evidente che non sono ben consapevoli che ferire fisicamente nella realtà è molto diverso dal farlo in un videogioco. La violenza verbale, inoltre, può distruggere identità fragili come quelle degli adolescenti e dei preadolescenti (Brighi e Guarino, 2016). Un’educazione corporea, in tante forme diverse, può aiutare a ritrovare una concretezza che si sta perdendo. Inoltre, cimentarsi con la propria debolezza e con quella degli altri, misurarsi con le proprie difficoltà fisiche e superarle attraverso l’esercizio costante diventa importantissimo per stare, come si suol dire, “coi piedi per terra”. Nei bambini in età prescolare mettere le basi perché crescano apprezzando il rapporto diretto e corporeo è un buon antidoto perché non si perdano in un mondo virtuale fittizio.

LA COSTRUZIONE DELL’IDENTITÀ E IL MIGLIORAMENTO DELL’IMMAGINE DI SÉ 

L’immagine di sé costituisce il punto di partenza per tutti i rapporti umani e, in base al fatto che sia più o meno positiva, determinerà anche il giudizio altrui. Sappiamo che nei primi 18-20 mesi di vita non siamo in grado di riconoscere la nostra immagine allo specchio e “siamo quello che di noi ci dicono gli adulti”: se un bambino si sente dire che è bello, bravo e buono, si sentirà tale; al contrario se verrà disprezzato o maltrattato si sentirà un bambino che non merita niente. Nel corso del tempo, l’immagine che abbiamo di noi risentirà di molti fattori socioculturali e familiari e potrà modificarsi in meglio o in peggio; soprattutto in adolescenza essa sarà soggetta a cambiamenti dovuti per lo più alle relazioni con i coetanei.

La costruzione del Sé è stata oggetto di studi e teorie in ogni ambito della psicologia e rappresenta la base del nostro essere nel mondo. “Chi sono e come sono io? Come mi vedono gli altri?” sono domande cruciali che, a seconda della risposta, determinano in buona parte la possibilità di sviluppare tutte le proprie potenzialità e di trovare o meno la strada giusta nella vita. In particolare nell’adolescenza assistiamo alla costruzione definitiva dell’identità ed è dunque fondamentale far sì che i ragazzi

accettino la loro immagine di sé e siano in grado di resistere anche agli attacchi dei coetanei. I bulli puntano proprio a distruggere l’autostima e, oggi, attraverso le piattaforme di condivisione, è diventato molto facile mostrare gli aspetti meno piacevoli degli altri o, addirittura, crearne ad hoc. Sono troppi gli stati di grave malessere dei ragazzi che non sopportano questi attacchi alla loro immagine.

Le arti circensi, da un lato, aiutano a migliorarsi e a rendere il corpo più agile; dall’altro lato, facilitano il confronto con le debolezze proprie e altrui, mettendo i bambini e i ragazzi in un gioco di rispecchiamento e di accettazione reciproca. L’immagine di sé potrà modificarsi quando si riuscirà, con l’esercizio, a raggiungere certi obiettivi oppure si potranno sorprendere gli altri con giochi di prestidigitazione o numeri di giocoleria.

Sembrerà strano ma anche nella scuola dell’infanzia i giochi di prestigio suscitano grande interesse: naturalmente i bambini non sono in grado di capirli e li vivono come vere e proprie magie, attribuendosi spesso il risultato. Una volta mandammo un prestigiatore a giocare con bambini dai 3 ai 5 anni e, quando chiedevamo loro com’era stato possibile che qualcosa fosse sparito da una mano e ricomparsa nell’altra, i piccoli rispondevano che erano stati loro a fare la magia! Erano molto fieri di provarsi in semplici giochi pensati apposta per loro e li ripetevano continuamente, sentendosi molto bravi! Imparare a usare con destrezza una pallina, dopo un esercizio costante per giorni, contribuirà ad accrescere la fiducia nelle proprie capacità. E questo vale per esercizi corporei adatti all’età ma pur sempre difficili da apprendere.

LA CORPOREITÀ E LA COMUNICAZIONE NON VERBALE

Sarebbe impossibile, in poche righe, affrontare in modo esaustivo il tema della comunicazione. Esiste una bibliografia sterminata su questo tema, fondamentale in molti ambiti della vita umana e, oggi, sempre più alla base delle informazioni e, di conseguenza, delle idee che ci facciamo del mondo. Basterà, come un esempio fra i tanti, citare la scuola di Palo Alto, sistemico-relazionale, che ha basato il lavoro psicoterapeutico sull’analisi della comunicazione.

La comunicazione è alla base di tutte le relazioni: non si può, infatti, non comunicare, sia che la comunicazione sia volontaria o involontaria, efficace o non efficace, sia che decidiamo di stare in silenzio o di parlare, di voltare le spalle o di andarcene. Anche quando decidiamo di non comunicare stiamo mandando un messaggio. Di conseguenza riceveremo sempre una risposta. Noi adulti comunichiamo mediante la parola e il corpo (comunicazione analogica), ma il linguaggio verbale è sempre accompagnato da quello corporeo. Come comunichiamo è, perciò, molto più importante di cosa comunichiamo. E sappiamo che i “doppi messaggi” (dire una cosa con un tono che esprime l’esatto contrario) sono pericolosi e spesso patogeni.

Bisogna, infine, considerare che la comunicazione è circolare, nel senso che siamo portati a rispondere positivamente a chi ci approccia in modo amichevole e, al contrario, negativamente a chi si mostra ostile. Il circolo può così diventare virtuoso o vizioso ed è molto difficile modificarne l’andamento e soprattutto comprendere chi ha dato il via al processo, come si dice tecnicamente “punteggiare” (Anolli, 2008). Le teorie psicodinamiche, cognitive e sociali hanno fatto del corpo uno degli elementi fondanti della conoscenza, dell’immagine di sé, dell’autostima, della comunicazione e dell’espressione delle

 

emozioni. Sono numerosissimi gli autori, di diversa formazione, che hanno scritto sui significati e sullo sviluppo dell’immagine corporea. Quello su cui tutti gli autori concordano è che il corpo rappresenta non solo lo strumento fondamentale della conoscenza ma anche il “nostro biglietto da visita” nella comunicazione interpersonale (Galimberti, 2013).

L’analisi transazionale di Berne (1978) ha messo in luce l’importanza dei gesti e delle posizioni corporee nella comunicazione. Imparare a conoscere la propria gestualità e a decodificare quella dell’altro è il primo passo per porsi in modo corretto e per innescare una circolarità positiva: se, per esempio, si tengono le braccia serrate quando si parla con qualcuno, questo viene letto come un gesto di chiusura, e produrrà probabilmente una risposta negativa. Non è un caso che alle hostess di aereo insegnino ad avvicinarsi ai passeggeri a braccia aperte e col corpo piegato in avanti, in un gesto di accoglienza.

Diviene fondamentale, quindi, educare il corpo altrettanto quanto educare la mente, non solo attraverso la classica educazione fisica, ma anche attraverso l’esplicitazione del significato dei gesti, la riflessione sull’immagine che ciascuno si forma del proprio corpo e sul significato che tale immagine avrà nel corso della vita. Le arti circensi offrono una grande opportunità per un’educazione corporea e gestuale, perché per imparare un esercizio di agilità o un numero di prestidigitazione o una scenetta di clown, è necessario comprendere molto bene come muoversi, come atteggiare l’espressione del viso, come mettersi in relazione con l’altro senza usare il linguaggio. Nei più piccoli la gestualità è per molto tempo spontanea e inconsapevole ma è già un modo per accettare o rifiutare qualcuno, per farlo sentire amico o meno, per dimostrare la simpatia o l’antipatia. La comunicazione non verbale diverrà lentamente consapevole ma è importante insegnarne il significato attraverso il gioco, il racconto di fiabe animate, la danza, la musica.

L’UMILTÀ 

L’umiltà è una virtù non solo rara ma molto importante per rendere più facili le relazioni. Socrate diceva che è fondamentale “sapere di non sapere”. Sperimentare la propria e l’altrui incapacità nell’eseguire esercizi spesso difficili da imparare, dover ammettere la fatica che comporta camminare su una riga sottile tracciata per terra, arrampicarsi su una pertica o, ancora, giocare con clave o palline senza farle cadere, sopportare il peso di qualcuno sulle spalle ecc. sono modi per prendere coscienza della propria fragilità e pochezza e capire meglio che ogni conoscenza implica impegno e fatica e che nessuno deve sentirsi superiore agli altri o prendersi gioco dei più fragili.

Il termine umiltà deriva da humilis (dalla terra), che ci riporta facilmente a quanto detto a proposito della concretezza. In questo caso il sentirsi incapaci e in difficoltà di fronte a esercizi che ci mettono alla prova contribuisce a sviluppare quel senso di umiltà, così importante per procedere nell’apprendimento con costanza e senza pensare di sapere già tutto. È evidente la ricaduta che questo può avere sul modo di affrontare qualsiasi compito che ci verrà affidato. Maria Montessori (2022) e Piaget (1966), per citare due pilastri fra i tanti altri pedagogisti e psicologi, ci hanno insegnato a lasciare i bambini liberi di affrontare l’ambiente e gli ostacoli che esso ci pone dinanzi, perché le difficoltà e le frustrazioni aiutano a scoprire i nostri limiti e a costruire l’adattamento, base dell’intelligenza e di ogni conoscenza.

IL GIOCO 

Il gioco è la base necessaria di tutte le attività circensi e assume, a seconda dei numeri, tutte le caratteristiche messe in luce da Caillois (1981):

  • L’agon: in cui si collocano tutti i giochi di competizione allo scopo di veder riconosciuta la propria superiorità. La possiamo trovare nelle corse con i cavalli, nelle prove di forza e di resistenza fisica ecc.

  • L’ilinx: in cui il divertimento deriva dalla vertigine e dalla paura che bisogna vincere per lanciarsi nel vuoto appesi a una fune o fare acrobazie sul trapezio.

  • La mimicry: in cui il divertimento scaturisce dal travestimento e dal mascheramento, in un temporaneo cambio d’identità, per esempio nei costumi vistosi, nel mascheramento dei clown ecc.

Sappiamo come il gioco sia alla base di tante capacità cognitive e dello sviluppo della creatività, come sia importante che abbia un suo tempo e un suo spazio, in tutte le fasi della vita ma, soprattutto nell’infanzia. Basterà qui ricordare che attraverso il gioco possiamo apprendere con gioia, esprimere parti inconsce di noi, andare alla scoperta dell’ambiente e tanto altro (Huizinga, 1973; Bruner et al., 2000). Nelle arti circensi il gioco è prevalentemente corporeo, ma si devono sviluppare anche la fantasia e la creatività per inventare numeri, utilizzare gli oggetti in modo originale, muoversi nello spazio inventando posizioni e

modi diversi per giocare con i compagni. Infine, non è da sottovalutare il fatto che si tratta di attività divertenti: l’apprendimento è sempre facilitato quando è piacevole.

IL CLOWN

Le nostre competenze sono soprattutto legate alla figura del clown e a come, attraverso il clowning, si possa modificare positivamente l’immagine del Sé in bambini, ragazzi e adulti, insegnando, per esempio, a non vergognarsi dei propri difetti fisici e, al contrario, a giocarci e a riderci su. Purtroppo, sappiamo che la vergogna, pur essendo un’emozione fondamentale nella vita sociale, può diventare molto pericolosa e causare perfino un grave disagio psichico (Battacchi e Codispoti, 1992).

La figura del clown è “svergognata” per eccellenza: si mostra apparentemente stupido e si diverte con i propri difetti. È molto agile ma sembra goffo, stupisce con le sue acrobazie, anche se veste panni ingombranti e indossa scarpe sproporzionate. Imparare a divertirsi ridendo di sé stessi, e non deridendo gli altri, permette, attraverso il gioco e la mimica corporea e facciale, di comunicare attraverso il rispecchiamento, modificando completamente la circolarità della comunicazione.

Se ci si presenta indossando il naso rosso, la maschera – che abitualmente indossiamo per avere l’approvazione degli altri – cade immediatamente e, di conseguenza, cade anche quella del mio interlocutore. Se comunico con un clown, non ho bisogno di mostrare il meglio di me, perché sono di fronte a una maschera. In questo modo la circolarità della comunicazione si interrompe e possiamo ridere insieme. Medici, manager, infermieri, indossato il naso rosso, cominciano a fare cose che mai avrebbero fatto senza questa piccola maschera che smaschera le parti bambine di ciascuno di noi (Farneti, 2010, 2013 e 2020). La stupidità, definita come “l’altra faccia dell’homo sapiens” (Battistelli et al., 2003), è intesa, nel gioco del clown, come “consapevolezza della propria pochezza” e diventa un modo per denudarsi e far denudare, un’esaltazione delle proprie e altrui “parti piccole”.

Nel circo il numero classico è quello fra il clown Bianco (o Luis) e l’Augusto (o Rosso). Il Bianco ha un trucco che rende il suo viso sprezzante e duro, è molto elegante e saccente, e sgrida l’Augusto, che invece si mostra impacciato e pasticcione. Alla fine del numero l’Augusto fa sberleffi e spesso prende calci ma fa anche capriole e numeri di agilità. È un esempio della relazione fra le parti adulte e quelle infantili, fra l’Io e il Super-Io, dove, alla fine, il bambino si fa sberleffi dell’adulto in una serie di comportamenti liberatori.

PER CONCLUDERE

È evidente che le diverse discipline circensi andranno adeguate all’età e alle competenze cognitive e psicomotorie dei bambini ma, come nel circo l’addestramento comincia fin da quando i bambini fanno i primi passi, così sarà possibile svolgere le prime attività fin dalla scuola dell’infanzia.

In un’esperienza di diversi anni fa in una scuola dell’infanzia di Merano, un clown professionista, André Casaca, ha lavorato con i bambini e gli insegnanti per un intero anno scolastico, partendo da piccole esibizioni per arrivare a costruire con i bambini veri e propri numeri, singoli e a coppie. È stato stupefacente vedere le abilità e la partecipazione dei bambini, a partire da quelli di 3 anni. Il clown non parlava e si faceva comprendere solo attraverso la mimica e la gestualità e i bambini lo imitavano senza alcuna difficoltà e divertendosi moltissimo. Gli insegnanti erano più impacciati e facevano molta fatica ad abbandonare la propria immagine ma, alla fine, è stato costruito un piccolo ma vero e proprio circo, con tanto di tendone, e i bambini si sono esibiti di fronte ai genitori in acrobazie e numeri comici (Farneti e Palloni, 2010).

Per concludere, dunque, auspichiamo che le arti circensi si possano diffondere in altre realtà educative. La nuova scuola di formazione universitaria permetterà di avere degli artisti competenti anche in pedagogia e psicologia, in modo che le arti circensi vengano utilizzate ad hoc nelle tante situazioni: si potranno, infatti, adattare ai diversamente abili, si potranno organizzare corsi diversi per ogni disciplina, a seconda del contesto, della cultura e dell’età dei bambini. Si potrebbe pensare anche al coinvolgimento dei genitori e degli insegnanti, in modo da creare un clima di collaborazione divertente che permetta di superare i tanti conflitti, e le paure, che portano spesso alla prevaricazione, all’intolleranza e persino al bullismo precoce. Si contribuirà così a gettare le basi per un percorso scolastico fruttuoso, anche negli anni della scuola primaria e dell’adolescenza.

 

www.animativa.org

BIBLIOGRAFIA

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Serena A., Storia del Circo, Milano, Bruno Mondadori, 2008.

Veltroni W., Buonvino e il circo insanguinato, Venezia, Marsilio, 2024.

DOMANDE GENERATIVE Cinzia D’Alessandro

Che cosa accadrebbe presentandosi ai bambini con un naso rosso? Come potrebbe diventare uno strumento di comunicazione?

Una formazione con esperti circensi sulla dimensione della corporeità degli adulti potrebbe giovare al gruppo di lavoro e generare riflessioni e pratiche per sostenere la corporeità di bambini e bambine?

Utilizzando la metafora del circo e traslandola al gruppo di lavoro nel nido e nella scuola, quali personaggi del circo sentite più vicini a ciò che fate come professioniste e professionisti?


Ho formattato le domande generative di Cinzia D’Alessandro seguendo lo stile dei blocchi precedenti.

Con questa sezione abbiamo completato l’intero contributo sulle arti circensi e la clownerie, inclusa la bibliografia e le riflessioni finali. Hai altri testi da revisionare o desideri che faccia un controllo di coerenza generale su quanto abbiamo raccolto finora?

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