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Laboratorio delle culture
Un’esperienza di co-partecipazione tra genitori ed educatrici
Maria Gerlandia De Oliveira Aquino, Lucia Maroni, Elena Moroni e Silvia Scaccabarozzi
Scuola dell’infanzia Bacone, Comune di Milano
Abstract
Nella scuola dell’infanzia Bacone del Comune di Milano i genitori sono stati invitati a proporre attività laboratoriali inerenti alla propria cultura di origine, dedicate a tutti i bambini e le bambine del servizio e alle loro famiglie. I laboratori sono stati organizzati in orario extra curricolare, per favorire un clima informale, che ha reso possibile il consolidamento di relazioni personali anche oltre il contesto istituzionale. Un’occasione di co-partecipazione tra genitori ed educatrici al progetto educativo della scuola, verso la costruzione di una comunità accogliente e aperta alla diversità.
Parole chiave
Inclusione, intercultura,
corresponsabilità educativa,
sostenibilità, cittadinanza
Contatti
lucia.maroni@comune.milano.it
“I DIRITTI DI PARTECIPAZIONE SONO DIRITTI DI LIBERTÀ: RICONOSCERLI ALL’INFANZIA SIGNIFICA RICONOSCERE LA LIBERTÀ DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE ED È SU QUESTO RICONOSCIMENTO CHE IL MONDO ADULTO VIENE SFIDATO
LA COSTRUZIONE DI UNA DIMENSIONE INTERCULTURALE
All’inizio dell’anno, come gruppo educativo siamo partiti dal desiderio di approfondire la conoscenza delle diverse culture presenti all’interno del servizio, in modo che tutte le famiglie potessero sentirsi accolte.
A tal proposito, ci siamo documentate soprattutto sull’approccio interculturale. Traendo ispirazione dai lavori di Clara Silva, che si era occupata di queste tematiche già negli anni Ottanta, abbiamo deciso di adottare un modello educativo che tendesse a scoprire le risorse racchiuse nelle differenze (Silva, 2004). Interessante ci è apparsa la seguente definizione delle competenze richieste alle educatrici per avere un “atteggiamento interculturale”:
“[…] indica le capacità, le conoscenze e le abilità necessarie a una persona per relazionarsi in maniera efficace e profonda con persone portatrici di culture diverse dalla propria, evitando fraintendimenti e malintesi” (Granata, 2016, p. 157).
Così ci siamo trovate anche noi, come gruppo educativo, a riflettere insieme su alcune domande. Come favorire sempre di più l’integrazione di famiglie portatrici di culture differenti? Come mettere in rilievo le risorse di questa diversità, che caratterizza il nostro servizio? Come rendere le nostre pratiche educative sostenibili in una società multiculturale?
Partendo da questi spunti, abbiamo elaborato il progetto “Laboratorio delle culture”. Obiettivo di fondo era favorire una “cultura dell’accoglienza”, facilitando la diffusione di “idee in movimento”, che potessero coinvolgere le famiglie di culture differenti e creare nuovi spazi di dialogo e di accoglienza, forti della convinzione che una pedagogia orientata all’ascolto e alla partecipazione potesse far scaturire pratiche di sostenibilità sociale per una comunità più inclusiva.
Abbiamo pensato di coinvolgere i genitori all’interno del servizio, con l’obiettivo di condividere aspetti delle loro origini e favorire la conoscenza di altre realtà. Per farlo, li abbiamo invitati a proporre attività laboratoriali volte a “fare insieme”, che consentissero ai bambini e
alle bambine di vivere l’ambiente scolastico in interazione con i genitori, costruendo un’alleanza fra il gruppo educativo della scuola e le famiglie. La “differenza” è diventata così risorsa creativa, e i genitori che solitamente stavano ai margini del servizio si sono sentiti protagonisti attivi in uno spazio in cui poter essere narratori della propria storia. In questo senso, il progetto restituisce un’accezione sociale dell’educazione alla sostenibilità, legata all’inclusione, all’intercultura e alla cittadinanza.
ARTICOLAZIONE DEL LAVORO
Fase esplorativa Lo spazio delle bacheche poste all’ingresso è stato individuato come luogo adibito alla documentazione a supporto di questo progetto. Inizialmente abbiamo avuto l’esigenza di indagare quali fossero le famiglie con un background culturale “altro”. Come simbolo e strumento per conoscerci meglio e aprirci alle nuove culture, abbiamo collocato una grande mappa del mondo all’ingresso, a disposizione delle famiglie, sulla quale i genitori potessero osservare con i propri bambini il proprio percorso migratorio. Durante il lavoro nelle sezioni con le educatrici, la mappa è diventata un’opportunità per una riflessione sull’origine dei compagni e sul mondo che ci circonda, in un primo esercizio di cittadinanza che inizia dalla percezione di sé come parte del mondo.
Per rendere questo percorso ancora più completo e significativo, a dicembre, in occasione delle vacanze invernali e la fine dell’anno solare, abbiamo pensato di coinvolgere i genitori allestendo uno spazio dedicato allo scambio di pensieri, frasi e dediche. A ciascuna famiglia abbiamo distribuito dei bigliettini, invitandole così a scambiarsi riflessioni e auguri nelle proprie lingue o dialetti di origine e appenderli sul cartellone.
Fase immersiva La seconda fase è stata prevalentemente laboratoriale. Durante le prime riunioni di sezione è stato presentato ai genitori il progetto, in modo da accogliere le loro proposte e candidature. In seguito, abbiamo preparato un calendario con le idee raccolte e invitato tutti i genitori della scuola a partecipare con i propri bambini e bambine. I laboratori si sono svolti mensilmente dal mese di gennaio al mese di maggio in orario pomeridiano.
Letture e racconti dal mondo È opinione condivisa che le famiglie che frequentano oggi i servizi educativi sono profondamente diverse, soprattutto a livello di lingue e linguaggi. È ciò che è emerso in questo primo laboratorio, in cui quattro mamme provenienti dal Perù, dalla Palestina, dall’Egitto e dall’Olanda ci hanno accompagnati in un bellissimo viaggio attraverso la lettura di storie nelle loro lingue d’origine. Il laboratorio ha ricevuto un’ottima adesione in termini numerici da parte delle famiglie e dei bambini; e secondo i feedback ricevuti è stato considerato una preziosa occasione di confronto e di scoperta delle tradizioni di altre culture. Le letture sono state intervallate da momenti di esplorazione di odori, spezie e profumi provenienti dai diversi paesi, e l’attenzione dei bambini è stata altissima proprio perché non vi sono stati momenti di sola lettura. Toccare e guardare tessuti, stoffe e oggetti che non avevano mai visto ha destato interesse e curiosità, e il setting previsto (un grande tappeto con teli e disegni delle varie nazioni creati da loro) è stato funzionale per i bambini, perché ha dato loro la possibilità di sedersi o sdraiarsi in libertà durante la lettura. Anche nei giorni successivi i bambini e le bambine nelle sezioni hanno dato forma ai pensieri e alle sensazioni relativi all’esperienza vissuta.
Benessere, storia e arte
Secondo l’approccio pedagogico interculturale, la relazione è un elemento essenziale in quanto presuppone lo scambio, senza la costrizione di rinunciare alla propria identità culturale. La pedagogia interculturale è un settore del pensiero sull’educazione che intende delineare strategie efficaci, dal punto di vista organizzativo e delle finalità, affinché soggetti portatori di culture diverse possano imparare a comunicare fra loro indipendentemente dalle differenze di lingua, comportamenti culturali e credenze (Favaro e Demetrio, 1990).
Nella relazione tra i genitori e l’istituzione educativa è essenziale conoscere il luogo, il contesto sociale e ambientale in cui il bambino è inserito. Questa conoscenza più approfondita di due contesti familiari è stata offerta nel pomeriggio dedicato a due paesi nord europei: la Finlandia e la Germania. I genitori, assieme ai loro bambini e bambine, hanno potuto prima sperimentare lo yoga finlandese, per poi immergersi nella cultura tedesca con il racconto di una storia, che si tramanda di generazione in generazione, di un personaggio che accompagna i bambini la sera prima di andare a letto. Anche questa esperienza laboratoriale ha dato la possibilità alle famiglie, ai bambini e a noi di ampliare le nostre conoscenze su due culture diverse da quella italiana. Inoltre, abbiamo assistito alla creazione di un clima sereno, rispettoso dei ruoli, quasi familiare. Abbiamo notato anche la voglia e il piacere dei genitori, dei bambini, ma anche nostri, dello stare insieme.
Musica dal mondo.
Il terzo laboratorio ha fatto emergere le diverse sonorità e armonie presenti in altri paesi. Protagoniste sono state le famiglie originarie delle Filippine, della Romania e dello Sri Lanka. È stato un laboratorio ricco di energia positiva, emozioni, collaborazione, allegria e curiosità, che ci ha mostrato come attraverso la mediazione della musica sia possibile comunicare oltre le barriere linguistiche e culturali.
Sapori dal mondo.
La multiculturalità si incontra, oltre che nella varietà di lingue e musica, anche nelle cose semplici come la scoperta di sapori e cibi diversi. La ghiotta occasione ci è stata offerta da due mamme dell’Egitto che hanno fatto assaporare a tutti i presenti, insieme a immagini e passi di danza, la peculiarità della pasticceria egiziana. Tutti hanno potuto assaggiare e mettere le mani in pasta per preparare insieme i sauabih-zinab, buonissimi dolcetti arabi.
Giochi dal mondo.
In questo percorso di conoscenza, anche i genitori italiani, con diverse provenienze regionali, hanno espresso il desiderio di mettersi in gioco. Nel quinto e ultimo laboratorio, la protagonista è stata una mamma siciliana, che ha accompagnato i bambini in un viaggio nel tempo. Ha preparato un percorso con i giochi di cortile che si facevano all’epoca della sua infanzia, riportandoci a una dimensione temporale in cui non esistevano cellulari e videogiochi e i bambini si divertivano con materiali molto semplici. Questo ultimo incontro ci ha dato l’occasione per rilanciare per l’anno successivo nuove proposte, raccogliendo nuove candidature per laboratori dal tema “giochi dal mondo”.
Fase riflessiva
Alla fine di ogni laboratorio abbiamo esposto le fotografie su un totem realizzato con i bambini e le bambine e collocato nello spazio adibito alla documentazione. In questo caso, anche l’esposizione dei materiali si è presentata come uno strumento per rendere partecipi tutti i genitori delle esperienze vissute. Sia alle famiglie sia ai bambini è piaciuto molto rivedersi e rivedere le fotografie, che hanno generato nuovi racconti e narrazioni. Il ruolo delle educatrici è stato non solo quello di favorire e coordinare l’organizzazione delle attività, ma di creare possibili connessioni, reti sociali, relazioni tra adulti, oltre a un lavoro di rilancio degli spunti emersi dagli stessi bambini e bambine durante i circle time di preparazione o restituzione delle esperienze vissute.
INTERCULTURA E SOSTENIBILITÀ SOCIALE COME PRATICA DI CITTADINANZA
Un primo fattore positivo che sembra opportuno mettere in rilievo è che questo progetto ha favorito una conoscenza reciproca più profonda tra personale educativo, bambini e bambine e genitori. È stato un momento di crescita e di arricchimento culturale perché ha dato l’occasione di conoscere in maniera diretta nuove tradizioni, usi e costumi di altri paesi, anche rimanendo nella propria città. Possiamo estrapolare anche una seconda riflessione: con i laboratori pomeridiani si sono consolidati e intensificati i rapporti tra le famiglie e la scuola. Un dato oggettivo e molto evidente è stata la forte partecipazione riscontrata negli adulti.
I genitori hanno portato al servizio educativo elementi delle loro culture di origine e hanno sentito che le loro tradizioni venivano valorizzate. Hanno potuto vivere la scuola in modo attivo e partecipato, diventando protagonisti. Un terzo elemento di riflessione è che, per le educatrici, ospitare i genitori all’interno della struttura in questa nuova veste è stata una buona occasione per compiere un passo in più verso quel legame di fiducia che riteniamo tanto importante per il sereno percorso di crescita del bambino. Infine, un altro punto importante che abbiamo colto è stata la gioia dei bambini nel vedere i propri genitori che facevano giocare i propri compagni.
In definitiva, parlare di intercultura nel nostro servizio all’infanzia ha significato promuovere occasioni informali capaci di innescare nuove relazioni e forme di conoscenza. Proprio come spiega Agostino Portera, il prefisso latino “inter” indica la presenza di un movimento, di una dimensione di incontro e/o scambio che si realizza nel confronto con l’altro (Portera, 2023). Questi momenti vissuti insieme tra famiglie, bambini e bambine, educatrici, sono stati tempi distesi in cui era possibile mettersi in ascolto dell’altro, con uno sguardo pedagogico orientato all’azione e alla partecipazione.
Dall’analisi del contesto sociale in cui si trova la scuola ci si è manifestata come evidenza la necessità di una co-costruzione di una comunità inclusiva, partendo dalla nostra realtà educativa e di relazione. Il servizio educativo si fa quindi punto di riferimento del tessuto sociale e specchio del territorio in cui abitiamo insieme alle “nostre” famiglie. L’ascolto, la collaborazione, l’apprendimento, il rispetto, la valorizzazione delle reciproche risorse, il confronto con gli altri, hanno animato il nostro progetto: si tratta di apprendimenti chiave verso la costruzione di competenze di cittadinanza. Questa esperienza ci porta a pensare che nel lungo termine solo una scuola e una comunità interculturale e inclusiva siano sostenibili dal punto di vista educativo e sociale.
È opinione condivisa che la società genera nuove aspettative nei confronti dell’educazione dei bambini e delle bambine, in un sistema in continuo cambiamento, che vede coinvolte tutte le sfere della vita sociale e richiama l’attenzione delle istituzioni nel loro complesso, aprendosi al dialogo anche con le altre culture e nazioni diverse. Che è la vera sfida dell’umanità di oggi.
Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)
1 Legge 205/2017, commi 594-601, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020.
2 Al momento della scrittura del presente articolo, l’implementazione della legge è in fase di attuazione e i decreti attuativi non sono stati emanati.
BIBLIOGRAFIA
Favaro G., Demetrio D., I colori dell’infanzia: bambini stranieri nei servizi educativi, Milano, Guerini e Associati, 1990.
Granata A., Pedagogia delle diversità: come sopravvivere un anno in una classe interculturale, Roma, Carocci Faber, 2016.
Portera A., Tesori sommersi: emigrazione, identità, bisogni educativi interculturali, Milano, FrancoAngeli, 1997.
Silva C., Dall’incontro alla relazione: il rapporto tra scuola e famiglie immigrate, Milano, Unicopli, 2004.
L’educazione è un dipanarsi di momenti, spesso molto simili gli uni agli altri, eppure tutti straordinari. Come una luce che entra all’improvviso, o un colore che cambia le cose, sospendendo spazio e tempo e mostrando tutto in un’altra prospettiva. Non serve molto, se non uno sguardo continuamente aperto a cogliere il divenire e a introdurre piccole variabili che evidenzino nuove possibilità. Che poi è moltissimo.