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La supervisione pedagogica: non più pratica per pochi
Alcune esperienze di cura e consapevolezza emotivaElisabetta Mariani
Sofia Dal Zovo Ph.D,
formatrice, supervisore educativo e pedagogista
Abstract
La supervisione pedagogica è una pratica di cui sempre più servizi del territorio e scuole manifestano necessità: si tratta una di una possibilità dove la revisione di interventi educativi, modi differenti di lavorare collettivamente e individualmente e la comunicazione emotiva intrecciati insieme possono trasformare un contesto in ottica di potenziamento di risorse educative, cambiamenti educativi e gestione delle relazioni.
Parole chiave
Supervisione educativa, consapevolezza emotiva, gestione personale, inclusione, cambiamento
Contatti
sofiadalzovo@gmail.com
La supervisione pedagogica è uno strumento metariflessivo attraverso cui chi lavora nell’ambito dell’educazione può essere accompagnato ad acquisire maggiore consapevolezza della progettualità e dell’intenzionalità sottesa alla propria pratica. Nel lavoro educativo, infatti, si riflette, si disvela e al tempo stesso si producono tutta la complessità e la criticità dell’educare, che si mostra quale processo complesso nel quale si manifestano, agiscono e si generano saperi ingenui e scientifici, generati nel quotidiano operativo e negli ambienti accademici (Olivieri, 2024). In un panorama così delineato, la formazione di base, per solida che possa essere, non è sufficiente – come non lo sono la progressiva esperienza e l’aggiornamento in servizio – a consentire a chi opera di farlo con sufficiente competenza e consapevolezza. Il lavoro educativo chiede sempre più a gran voce di essere adeguatamente supportato nel suo dispiegarsi, anche dallo strumento della supervisione pedagogica, una componente essenziale che non può essere considerata una pratica “per pochi”. La supervisione pedagogica è dunque, dal punto di vista educativo e scolastico, un trampolino di lancio verso la profondità dell’essenza educativa. Il ruolo del supervisore deve puntare sia alla costruzione di reti attorno allo 0-6 sia all’abbattimento di schemi rigidi e chiusi, in ragione di un approccio collaborativo, flessibile e accogliente.
ALCUNE BUONE PRATICHE
Alcune buone pratiche sono ricondotte ad alcuni spazi educativi della provincia di Asti dove il prendersi cura di educatori ha sancito uno spazio di supervisione individuale in cui il confronto su fatiche educative e sulla necessità di raccogliere nuovi strumenti pedagogici per l’azione sul campo ha permesso di individuare in modo operativo alcune strade di intervento a volte singole, a volte collettive e di équipe. Inoltre il momento di pianificazione educativa settimanale ha permesso di pensare bene alle priorità educative (emergenziali e non) e di dividere in modo equilibrato il carico di lavoro, secondo il meccanismo delle “3C”: consapevolezza, coerenza, chiarezza. • Consapevolezza dei propri turni di lavoro, delle proprie risorse attuali e dei propri limiti o difficoltà nel conoscere o meno una realtà, una situazione o un caso particolare, di essere messi nelle condizioni di poter avere una supervisione educativa individuale o di équipe. • Coerenza con il mandato educativo ricevuto, bussola importante che accompagna l’intervento educativo in modo preciso e contemporaneamente a maglie larghe, per garantire autonomia educativa e partecipazione ai processi decisionali. • Chiarezza nella manifestazione di dubbi, consegne poco chiare o compiti percepiti come troppo difficili o troppo lunghi. Manifestare apertamente con il coordinatore o con il supervisore consente di aggiustare il tiro educativo in corsa, evitando incomprensioni e conflitti tra colleghi, e garantisce la possibilità di comunicare in modo più completo e sicuro su tutti gli aspetti del lavoro educativo. Uno strumento che sancisce la pratica di supervisione educativa è l’agenda settimanale (Demo, 2016). L’agenda settimanale è uno strumento cartaceo o digitale nelle mani dei coordinatori e del supervisore che aiuta gli educatori nell’individuare le priorità educative per ciascun bambino di settimana in settimana, i compiti educativi più urgenti e quelli di routine; inoltre prevede uno spazio d’azione anche personale che l’educatore inserisce nel momento in cui vorrebbe aggiungere qualcosa di sua iniziativa o vorrebbe chiedere un aiuto a un collega per lo svolgimento di un lavoro più complesso o più lungo. Al termine della settimana, coordinatori e supervisori, si ritrovano appunto in circle time per fare un momento di valutazione e autovalutazione in gruppo (ma in caso di necessità anche con ciascun educatore) per valutare l’esecuzione, la comprensione e la riuscita dei compiti educativi affidati a ciascuno di loro (Dal Zovo, 2020).
IL DIARIO DI BORDO DEL SUPERVISORE EDUCATIVO
Ci troviamo di fronte ad un’educatrice (che chiameremo Sara) in un momento di supervisione individuale . Sara scoppia a piangere; crede molto nel lavoro di squadra e nella forza delle relazioni soprattutto da un punto di vista di consapevolezza, propositività e alleanza tra educatori stessi. Il suo pianto è dato dal fatto che una collega, che ha appena lasciato il posto di lavoro, non ha voluto avere con lei alcun tipo di chiarimento personale, prima di andarsene, nonostante i loro frequenti litigi o lunghi silenzi. La collega in questione nelle ultime supervisioni individuali era molto sfuggente e aveva segni di malessere fisico molto evidenti: occhi rossi, mancanza di saluto al mattino, tremolio del corpo, digiuni frequenti e, da un punto di vista di lavoro educativo, qualsiasi cosa venisse proposta all’interno dell’équipe da altri non le andava mai bene. Sara ha provato a chiedere al supervisore se non fossero per caso entrate in competizione al punto tale da aver contribuito a un atteggiamento di chiusura della collega: il suo terrore era quello di non essere stata capace di favorire un clima di cooperazione sano, trasparente, virtuoso e proficuo tra loro per il bene dei bambini e delle bambine della scuola dell’infanzia. Il supervisore, una volta analizzate le azioni messe in campo da Sara e ascoltato il suo punto di vista, ha lavorato per favorire:
• l’accettazione rispetto alla libertà di scelta della sua collega di non essere d’accordo con le proposte che faceva lei;
• la gestione delle emozioni che Sara metteva in campo con i bambini e soprattutto con la collega;
• la dimensione del lasciar andare. Nel momento in cui, nonostante le risorse messe in campo, non si riescono a ottenere comprensione, accettazione e lavoro di squadra, probabilmente la mia parte relazionale l’ho fatta e questo non deve farmi sentire rassegnata ma deve farmi sentire consapevole del fatto che ho utilizzato gli strumenti educativi che avevo tano di formazione specifica in merito ad alcune tematiche, e di condivisione delle informazioni essenziali con il coordinatore.
Sarà poi utile per il supervisore creare spazi di confronto con il coordinatore e con un educatore storico del servizio, e identificare gli strumenti per attivare nell’équipe di osservazione le occasioni di verifica e autovalutazione a più voci (ad esempio visiva, testuale e orale). È prevista anche l’organizzazione di percorsi di supervisione per tutti gli educatori per favorire la valorizzazione dei talenti e delle differenze di ciascuno e di ciascuna, ma anche per offrire un supporto per ridurre il rischio di burnout ed esaurimento emotivo dei professionisti che lavorano con il disagio e con le fragilità (Penny, 2024). Infine è bene prevedere tempi e spazi di accoglienza del personale nuovo (pratica di benvenuto e momenti di onboarding) per includere e rendere noto fin dal principio gli stili e le visioni educative della struttura educativa o dell’istituto. La supervisione pedagogica, quindi, è ritenuta rilevante anche per le nuove forme di organizzazione didattica improntate sulla partecipazione, sull’apertura e sull’autodeterminazione, poiché potrebbe portare a interessanti innovazioni in senso inclusivo (Dal Zovo e Farinella, 2022).
In Lombardia il CPT si realizza a livello di ambito territoriale dei comuni presenti nel territorio del Piano di Zona di cui alla l.r. 3/228.
Il CL06 è un organo previsto dalla D.g.r. N. XI/6397 del 22/05/2022 solo per la Regione Lombardia, in considerazione della complessità organizzativa del CPT e dell’elevato numero di servizi educativi e scuole infanzia presenti nella regione.
Il CL06 è un organo di rappresentanza locale che ha la funzione di coadiuvare il CPT.
BIBLIOGRAFIA
Dal Zovo S., Mindfulness e benessere a scuola, Trento, Erickson, 2020.
Dal Zovo S., Farinella A., Inclusione, innovazione e consapevolezza: la supervisione educativa a scuola e nei servizi territoriali, in “Dida”, settembre 2022, pp. 64-69.
Demo H., Didattica aperta e inclusione, Trento, Erickson, 2016.
Olivieri F., La supervisione pedagogica, Roma, Carocci, 2024.
Penny H. et. al., Guida pratica alla supervisione, Trento, Erickson, 2024.