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La sezione Elements+3
del Giffoni Film Festival

Ovvero come diventare, a 3 anni,
giurato di un festival internazionale

Antonia Grimaldi
Programmer Giffoni Film Festival

Abstract

La sezione Elements +3 del Giffoni Film Festival, nata nei primi anni 2000 per iniziativa di Claudio Gubitosi, offre a bambini dai 3 ai 5 anni la possibilità unica di diventare giurati. Attraverso cortometraggi brevi, privi di dialoghi complessi, i piccoli spettatori, accompagnati da un adulto, vivono un’esperienza formativa che unisce gioco, socializzazione e responsabilità. Non solo osservano e votano i film, ma imparano a esprimere preferenze, sviluppare il pensiero critico e riconoscere le proprie emozioni. Questa sezione, tra le più amate, consolida il legame con il festival e stimola la crescita cognitiva, sociale ed emotiva dei più piccoli.

Parole chiave Giffoni Film Festival, Elements +3, giuria infantile, pensiero critico, intelligenza emotiva

Contatti a.grimaldi@giffoni.it

NASCITA DI UNA SEZIONE

Il Giffoni Film Festival nasce nel 1971. La sua caratteristica principale è quella di affidare il compito di giudicare e premiare i film ai soli ragazzi. Inizialmente, la sezione competitiva è una sola e accoglie giurati essenzialmente provenienti da Giffoni e dalle città più vicine, dagli 8 ai 13 anni circa. Nel tempo il festival è cresciuto e ha affinato la selezione e, dunque, le sezioni competitive si sono moltiplicate per rispondere meglio alle esigenze di un pubblico in continua evoluzione. Ai ragazzi locali si sono presto aggiunti adolescenti provenienti da tutta Italia e da numerose nazioni straniere: altra caratteristica unica del festival è che, dai 13 anni, i giurati vengono ospitati dalle famiglie del territorio.

Con la crescita del festival, si trasformano anche le strutture che lo ospitano. All’inizio degli anni 2000, il vecchio Cinema Valle viene ristrutturato e fornito di alzate per accogliere i più piccoli. Perché dunque non consentire anche a loro di vedere dei film, magari in un formato breve più facilmente gestibile, e di giudicarli? Nasce così, fortemente voluta dal direttore Claudio Gubitosi, la sezione Elements +3 che accoglie bambini dai 3 ai 5 anni, accompagnati da un adulto.

NUOVA SEZIONE, NUOVA ORGANIZZAZIONE

Come tutte le sezioni del festival a coordinare il programma in sala c’è un facilitator che presenta il programma e gli ospiti, invita i bambini ad attività ludiche, coinvolgendo spesso anche i genitori, rendendo l’attività divertente e, allo stesso tempo, mantenendo l’ordine necessario a garantire la sicurezza dei più piccoli. Per loro e intorno a loro il festival ha reinventato metodi, regole e tempi.

Il programma ha una durata di circa un’ora, la competizione riguarda esclusivamente cortometraggi senza o con pochi dialoghi (in questo caso il facilitator riassume la storia introducendo il film), i registi/animatori dei film presentati sono preparati a rispondere alle domande più semplici o imbarazzanti o inaspettate. Ogni giurato ha un suo kit composto da magliette, zainetto, piccolo catalogo dei film proposti. Le schede di votazione hanno le foto dei film visti dai bambini e, con l’aiuto di mamma e papà, si può scegliere a quale dare un punteggio più alto e a quale uno più basso. Risultato? La sezione è diventata presto una delle più amate ed è la prima fondamentale tappa di un processo di fidelizzazione: molti giurati, arrivati ai 6 anni, chiedono di iscriversi alla sezione successiva.

LE STORIE

Analizzando le opere selezionate (per le sinossi e le foto si può consultare il catalogo online del festival www.giffoni.it) si può notare una costante attenzione a narrazioni che accompagnano i bambini nello sviluppo delle loro prime e fondamentali esperienze di vita. I film tendono a esplorare l’importanza dell’amicizia e le prime dinamiche di socializzazione, mostrando come si costruiscono legami e si impara a interagire con gli altri. Parallelamente, molte storie si concentrano sulla scoperta di sé e del mondo, con i protagonisti che esplorano nuovi orizzonti e affinano le proprie competenze. Un altro filone narrativo cruciale riguarda la gestione delle emozioni, offrendo ai bambini la possibilità di riconoscere e comprendere sentimenti come gioia, paura o tristezza attraverso le avventure dei personaggi. Non manca poi l’attenzione al rispetto per la natura e gli animali, spesso rappresentati in contesti idilliaci o come compagni di avventura. Le dinamiche familiari e i legami affettivi occupano anch’essi un posto di rilievo, celebrando il valore dell’amore e del supporto all’interno della famiglia.

Inoltre, la fantasia e l’immaginazione sono elementi cardine, con storie che invitano al sogno e al gioco creativo, talvolta arricchite da un pizzico di magia. Infine, un aspetto fondamentale è l’approccio alla diversità e all’inclusione, veicolando messaggi positivi sull’accettazione delle differenze, e l’esplorazione delle prime esperienze quotidiane, trasformando momenti comuni in piccole e divertenti avventure. Infine, ma è un aspetto tutt’altro che secondario, il cinema a Giffoni si apre al mondo. Le animazioni e i cortometraggi propongono scenari, culture e situazioni diverse, stimolando la curiosità e ampliando gli orizzonti cognitivi dei bambini. Partecipare al festival, con la sua atmosfera internazionale e la presenza di creatori e artisti, rende l’esperienza ancora più ricca e fornisce stimoli preziosi per la crescita culturale e personale. Per avere un’idea del tipo di produzioni proposte in questa sezione potete visionare la playlist, disponibile online, di una delle produzioni che spesso ritorna a Giffoni, la tedesca Filmbilder.

IL BAMBINO AL CENTRO

Al di là dei temi proposti dai film selezionati, qual è la valenza formativa dell’esperienza e come stimola lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale in età prescolare? Il primo importante elemento di questo processo è l’investitura, la responsabilizzazione: la consegna dei materiali e del badge che dà diritto all’ingresso per i bambini, soprattutto per quelli che hanno già visto i fratelli maggiori partecipare al festival, ha il valore dell’ingresso ufficiale in una comunità di pari, diversa da quella scolastica.

Tale differenza risiede soprattutto nella responsabilità del giudizio. Anche se attraverso un sistema “gentile”, il bambino è consapevole di essere costantemente sottoposto al giudizio degli adulti (quante volte abbiamo chiesto a nostro figlio: “Sei stato bravo? Cosa hai fatto a scuola?”) e di essere valutato in classe. A Giffoni, a essere giudicati e votati sono gli adulti, a ricevere le domande sono i grandi, a dover rendere conto del loro lavoro e delle loro decisioni sono gli autori dei film in competizione. Assistiamo dunque a un ribaltamento delle posizioni, che è uno dei tratti significativi dell’esperienza che contribuisce a rafforzare l’autostima del bambino e a fornirgli un senso di orgogliosa appartenenza e di serena responsabilità. Tuttavia, con la responsabilità arrivano anche le regole. La giuria è, per sua natura, un gruppo. I bambini scoprono dunque che sostanzialmente il regolamento scolastico è valido anche in altri contesti: anche in sala bisogna sedere insieme senza arrampicarsi sulle sedie, ascoltare le istruzioni, rispettare il turno per esprimersi e confrontarsi, anche indirettamente, con le opinioni degli altri. Questo contesto strutturato, eppure divertente, facilita la socializzazione e partecipa a un processo di acquisizione di semplici regole di convivenza già avviato a scuola.

PICCOLE VITTORIE

Quali sono le opere che negli anni i bambini sembrano preferire? Altro elemento distintivo di Elements +3 è l’enorme varietà di reazioni dei bambini. Mentre nelle giurie dei “senior” si assiste spesso a titoli che trionfano con distacchi significativi, suggerendo una certa omogeneizzazione del gusto o l’influenza di opinion leader interni, nella sezione Elements +3 lo scenario è radicalmente diverso. Qui, ogni cortometraggio e ogni animazione riceve un’accoglienza calorosa e sincera. I piccoli giurati, con la loro spontaneità, tendono a trovare bellezza e valore in un’ampia gamma di opere, premiando non tanto la popolarità preesistente o la complessità tecnica, quanto la capacità intrinseca del film di emozionare, divertire o catturare in modo immediato la loro attenzione.

Il risultato è che il Grifone, il prestigioso premio, viene quasi sempre assegnato con uno scarto minimo, spesso rasentando l’ex aequo. Questo dato è estremamente significativo: non ci sono “perdenti” in senso stretto nella giuria Elements +3, ma un coro di preferenze diverse che celebra l’intera proposta artistica. Potrebbe essere la dimostrazione che, in assenza di sovrastrutture e condizionamenti, il giudizio si frammenta in mille sfumature individuali, ognuna delle quali ha un proprio, inestimabile valore. Le opere che negli anni sembrano incontrare il maggior favore per stile e tecnica sono assolutamente diverse e, molto spesso, lontane dal mainstream e dalle produzioni che i giurati fruiscono quotidianamente. Tuttavia sono sempre quelle che riescono a toccare le corde più semplici e universali: la gioia pura come quella che si ha giocando con un cucciolo, la meraviglia per il nuovo, sia esso un gioco o un paesaggio, l’empatia verso personaggi semplici ma espressivi, l’umorismo diretto e visivo. Non c’è spazio per le mode o per le tendenze precostituite; solo l’impatto emotivo e visivo immediato conta, rendendo questa giuria un termometro infallibile della vera efficacia narrativa ed emotiva di un’opera audiovisiva.

SEMINARE PENSIERO CRITICO E SVILUPPARE INTELLIGENZA EMOTIVA

A questo punto crediamo sia chiaro che la partecipazione a Elements +3 va oltre la mera fruizione passiva di un contenuto. L’atto di dover giudicare un film, di confrontarsi con una scelta, e persino di porre delle domande su ciò che ha visto (ma anche sulla vita privata e la formazione dell’autore: “che scuola hai fatto? Hai figli? Hai un gatto? Ti piacciono i cartoni?”), attiva nel bambino un processo mentale ben più complesso del semplice assorbimento di immagini e suoni. È un invito esplicito a un coinvolgimento attivo e consapevole. I giurati vengono implicitamente guidati a diventare osservatori attenti. Questo processo sistematico di osservazione mirata è un potente stimolo per lo sviluppo della loro capacità di concentrazione, una competenza fondamentale che pone le basi per futuri apprendimenti e per la gestione dell’attenzione in un mondo sempre più ricco di stimoli.

Ma il vero salto qualitativo si ha nel momento della valutazione. Dover scegliere un film, esprimere una preferenza tra più opzioni, significa attivare un pensiero critico embrionale. Non è solo “mi piace” o “non mi piace”, ma un “mi piace perché…” o un “non mi è piaciuto quando…”. Sebbene i mezzi espressivi dei bambini di questa età siano ancora in evoluzione e possano contemplare reazioni rumorose, immediate e corporee (un battito di mani entusiasta, un sospiro collettivo, un piccolo borbottio di disappunto, un sorriso sfolgorante o uno sguardo corrucciato, una fuga in lacrime dalla sala), queste sono forme autentiche di argomentazione. Sono i primi tentativi di motivare una preferenza, di associare un’emozione o una sensazione a un elemento specifico del film. Questo esercizio, apparentemente semplice, è in realtà un fondamento per imparare a selezionare le informazioni più rilevanti, a scegliere tra stimoli diversi e a formare un’opinione propria, basata su criteri personali (anche se intuitivi). Non si tratta di formulare un’analisi cinematografica complessa, ma di sviluppare l’autonomia di pensiero, la capacità di discernimento e la fiducia nelle proprie percezioni.

Non solo. Tenendo conto che il festival propone contenuti ricchi di storie che esplorano con delicatezza e chiarezza le emozioni primarie – la gioia contagiosa, la sottile paura di fronte all’ignoto o al distacco, il calore avvolgente dell’amicizia che nasce, la pungente tristezza per una piccola perdita, o l’inesauribile curiosità che spinge all’esplorazione – la partecipazione alla giuria del Giffoni offre ai nostri giovanissimi un palcoscenico unico per vivere tali emozioni non solo individualmente, ma in un contesto condiviso e profondamente protetto. All’interno della sala, circondati da altri bambini e dalla rassicurante presenza dei genitori “spalla”, le reazioni emotive – una risata cristallina, un piccolo sussulto di apprensione, un’espressione di concentrazione – diventano parte di un’esperienza collettiva. Questo ambiente sicuro è fondamentale perché permette ai bambini di esplorare il proprio mondo interiore senza sentirsi soli o giudicati.

È nel momento del “dopo visione”, ma anche durante il film stesso, che si compie la magia formativa più grande. L’opportunità di discutere un film, di esprimere a parole (o con gesti e suoni, a seconda del grado di sviluppo linguistico) cosa li ha resi felici, cosa li ha fatti ridere o, al contrario, cosa li ha un po’ spaventati o intristiti, è un esercizio potentissimo. È in questi momenti che i bambini iniziano a dare un nome e un contesto ai propri sentimenti. Un’emozione, da vaga sensazione interna, si trasforma in qualcosa di riconoscibile e comunicabile. Questo processo è il cuore dello sviluppo dell’intelligenza emotiva: la capacità di comprendere, gestire e utilizzare le proprie e altrui emozioni in modo costruttivo. L’identificazione con i personaggi e le loro vicende gioca un ruolo chiave. Quando un piccolo spettatore si riconosce nella gioia di un coniglietto che trova una carota gigante, o nella timidezza di un orsetto che incontra il suo primo amico, sta di fatto elaborando e interiorizzando esperienze. Le storie diventano metafore del loro stesso vissuto, un veicolo per comprendere il mondo che li circonda e per dare senso alle proprie interazioni. Attraverso le prove e le vittorie dei protagonisti animati, i bambini imparano che è normale provare diverse emozioni, che le sfide possono essere superate e che l’empatia nei confronti degli altri è una risorsa preziosa.

L’ADULTO “SPALLA”

Come già anticipato, alla sezione si partecipa accompagnati dai genitori: presenze discrete ma fondamentali che trasformano la visione in sala in un prezioso momento di connessione e crescita condivisa. L’adulto, in questo contesto, assume il ruolo di “spalla”, offrendo supporto emotivo e pratico, ma lasciando al bambino il centro della scena. Questa dinamica è di straordinaria importanza formativa. Il genitore non è lì per giudicare al posto del figlio, né per influenzare il suo voto. Piuttosto, è un ulteriore facilitatore: incoraggia l’attenzione, magari sussurra una domanda per stimolare la riflessione o semplicemente gli offre conforto se una scena si rivela troppo intensa. È un’occasione unica per osservare il proprio figlio in un contesto nuovo, scoprendo le sue reazioni spontanee, le sue preferenze, il suo modo unico di interpretare le storie e il mondo. La partecipazione congiunta, in cui l’adulto si fa testimone attivo del percorso di scoperta del bambino, rafforza il legame genitore-figlio. Si crea un terreno comune di dialogo post-visione, dove le prime impressioni del piccolo possono essere accolte e discusse, senza giudizio. È un’opportunità per il genitore di sintonizzarsi con il mondo interiore del bambino, comprendendo cosa lo emoziona, lo diverte o lo incuriosisce. Il festival diventa così non solo un’esperienza del singolo, ma un ricordo condiviso che arricchisce il tessuto relazionale familiare, celebrando l’autonomia emergente del bambino.

https://www.youtube.com/playlist?list=PL11A2D932DD4020F6.

L’infanzia e le proiezioni cinematografiche hanno molto in comune. Una certa intensità. Il sogno ad occhi aperti. La gioia di vedere successivamente persone e cose apparire e scomparire. Il grande gioco delle metamorfosi”

(Comolli, 2015, p. 34).

La professoressa Emi Beseghi, nella postfazione al libro di Bergala, dona parole molto significative a riguardo. “La passione – si sa – si trasmette per contagio, accende la scintilla della curiosità, si nutre del ‘non detto’; alimenta il senso di uno scambio [...]. Come la lettura incontrata nell’infanzia è una vera e propria iniziatrice ‘le cui chiavi magiche’, racconta Proust, ‘aprono la porta di dimore in cui non avremmo saputo penetrare da soli’, così il piacere della visione, se incontrato e sperimentato nell’infanzia, lascia un segno così profondo da accompagnare anche altre età della vita”

(Bergala, 2008, p. 160).

Quella del 2025/2026 del progetto “CactusEdu” è la sesta edizione, realizzata da Long Neck Doc ETS con il sostegno della Sovraintendenza agli studi della Regione autonoma Valle d’Aosta e della Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste. Educational partner sono la Scuola Holden di Torino, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, il CREIF (Centro di Ricerche Educative su Infanzia e Famiglie) del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “G.M. Bertin” dell’Alma Mater Studiorum di Bologna e il CERIID (Centro di Ricerca “Insegnanti e Innovazione Didattica”) del Dipartimento di Educazione e Scienze Umane dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Nell’arco di circa un mese, alle classi è chiesto di visionare i cortometraggi selezionati e di provvedere alla raccolta delle votazioni. Il concorso è diviso per sezioni:

  • sezione 3+, rivolta alle classi della scuola dell’infanzia ai primi due anni della scuola primaria;

  • sezione 8+, rivolta agli ultimi tre anni della scuola primaria;

  • sezione 11+, rivolta alla secondaria di primo grado;

  • sezione 15+, rivolta alla secondaria di secondo grado.

Il festival del cinema che si tiene ogni anno ad Aosta; dall’edizione del 2023 riceve l’Altro Patrocinio del Parlamento Europeo.

Le proposte laboratoriali vengono veicolate attraverso una compilation di brevi video realizzati da professionisti quali sceneggiatrici/sceneggiatori, esperti/e di animazione, rumoristi e sonorizzatori, registe/e altri professionisti attivi nel mondo dell’audiovisivo e della narrazione di storie. I video sono girati all’interno di un set professionale.

BIBLIOGRAFIA

Lipman M., Thinking in Education, Cambridge University Press, 2003.

Marangi M., Insegnare cinema. Lezioni di didattica multimediale, Torino, Utet, 2004.

Menarini R., “Film e Screen Literacy. La formazione attraverso il cinema e i media audiovisivi”, in C. Panciroli, P.C. Rivoltella (a cura di), Didattica delle New Literacies, Mondadori, 2025, pp. 89-97.

Potter J., McDougall J., Digital media, culture and education. Theorising third space literacies, London, Pallgrave McMillian, 2017, doi.org/10.1057/978-1-137-55315-7.

Scarpini M., Per un’infanzia che fa filosofia. In dialogo con Maria Montessori e Matthew Lipman, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2023.

Scipione L., Pretesti filosofici. Discutere e argomentare nella scuola primaria. Roma, Anicia, 2022.

 

 

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