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SENTIERI INCLUSIVI
a cura di Elisa Rossoni e Moira Sannipoli

La preziosa fragilità dei bambini

Mina è una bambina che adora la notte. Ama stare in cima a un albero con le gambe a penzoloni lasciandosi oscillare nel lento scorrere del tempo e osservare “la bellissima bellezza del mondo”.
È una “strana creatura”, che con le sue curiosità e i suoi interrogativi sui misteri della vita importuna la maestra, che la definisce “sciocca, cocciuta, indisciplinata” perché ha sempre la testa tra le nuvole e delude le aspettative di una scuola che per Mina è una gabbia.
Una prigione che rinchiude chi è diverso dentro etichette diagnostiche, che vorrebbe normalizzare la “stramberia” di Mina (se necessario con delle pillole!) e utilizza il sarcasmo per mettere a tacere gli “sconfinati e sconfinanti” (Lorenzoni, 2014, p. 202) pensieri dei bambini.
Mina scrive storie che non hanno un andamento lineare, non hanno senso secondo i parametri valutativi e standardizzati degli adulti. Storie meravigliose che mettono “in risonanza il cosmo e l’intimità di ciascuno” (ivi, p. 207) e che le permettono di respirare, di esprimere i suoi pensieri e le sue emozioni, il dolore legato alla perdita del padre, le scoperte strabilianti del mondo.
Mina gioca con le parole, le fa mormorare e urlare, cantare e danzare, vagare e serpeggiare, ma sa anche guardare e ascoltare il silenzio di una pagina bianca. E sa attendere che un uccello la attraversi come nel cielo sgombro per riempirla di “ricordi, di storie drammatiche, di sogni e di visioni”.
Mina è la protagonista del romanzo per ragazzi di David Almond, ma che crediamo dovrebbe essere letto da chiunque si prenda cura dell’infanzia e che dovrebbe avere la responsabilità di accogliere e rispettare l’irriducibile differenza di ogni bambino e di ogni bambina.
Silvia Vecchini (2023) ha raccontato e illustrato poeticamente che i bambini si possono rompere facilmente se non vengono rispettati nella loro identità di bambini e nella loro dignità di persone, se vengono considerati soggetti passivi di intenzioni e immagini altrui, se non vengono custoditi il loro mistero e la loro alterità.
L’alterità è dimensione costitutiva di ognuno, ma siamo soliti connotarla negativamente come concetto escludente sulla base di un presunto parametro di “normalità”.
L’immaginario collettivo, indica Canevaro (2015), tende a separare, allontanare e, talvolta, a segregare coloro che sono ritenuti estranei e fragili in relazione a una presunta popolazione normale, a cui queste caratteristiche non dovrebbero appartenere e da cui tenta di difendersi.
“Crediamo che la fragilità sia una malattia infantile che passa crescendo” (ivi, p. 6).

“UN UCCELLO CHE È NATO PER LA GIOIA PUÒ MAI CANTARE SE LO CHIUDI IN GABBIA?”

William Blake

Così, nei contesti educativi i bambini e le bambine che, come Mina, non si adeguano ai parametri dell’autonomia, dell’efficacia e dell’adattamento – imperativi del tempo presente che guidano e intenzionano le pratiche educative (Antonacci, 2019) – devono essere addomesticati o aggiustati per rientrare nella norma, per raggiungere quanto prima l’età adulta. Chi è fragile, chi è reso vulnerabile da una situazione contestuale particolare (come può essere la nascita di un fratellino o qualunque altro evento che richiede un accompagnamento emotivo che può momentaneamente destabilizzare un bambino) viene immediatamente inviato a intraprendere un percorso diagnostico. Sono esageratamente aumentate le richieste di una valutazione neuropsichiatrica e l’accesso ai servizi quando i bambini si mostrano irrequieti, quando non stanno al passo con la programmazione e non raggiungono gli obiettivi previsti nei tempi standardizzati della valutazione, quando sovvertono il consueto e le certezze delle nostre pratiche educative che si perpetuano indefinitamente perché si è sempre fatto così, quando interpellano la nostra fragilità.
Ci dimentichiamo o fatichiamo a riconoscere che la fragilità è in ciascuno di noi, che i connotati costitutivi di vulnerabilità si esprimono nella relazione con l’altro e che “nella fragilità si nascondono valori di sensibilità e di delicatezza, di gentilezza estenuata e di dignità, di intuizione dell’indicibile e dell’invisibile che sono nella vita, e che consentono di immedesimarci con più facilità e con più passione negli stati d’animo e nelle emozioni, nei modi di essere esistenziali, degli altri da noi” (Borgna, 2014, pp. 3-4).
Il riconoscimento della fragilità come una condizione universale apre alla possibilità di prendersi cura della vita che è frangibile in ogni istante e che quindi è preziosa, di “aver cura dell’altro nella sua interezza, a prescindere dalle forme, dalle manifestazioni che contraddistinguono il suo essere al mondo, e dalla diversità che le connota” (Miatto in Crocetta, Emilio, Miatto, 2022, p. 18).
È compito educativo ed esercizio di umanità vedere, riconoscere e accogliere l’altro nella sua singolarità e nella sua unica e naturale vocazione a “essere di più”, a essere “una bambina che si chiama Mina ma anche qualcosa di più di una bambina che si chiama Mina” (Almond, 2011, p. 10).
Come afferma Charles Gardou (cit. in Crocetta, Emilio, Miatto, 2022, p. 12), “la storia più bella dell’uomo è la sua diversità. Non vi sono diverse umanità: una forte e una debole; una dritta e l’altra storta; una eminente e l’altra insignificante: ma una sola depositaria della nostra condizione universale”, abitata dalla fragilità e dalla vulnerabilità.
Guardare la fragilità da una prospettiva pedagogica non significa allora etichettarla o respingerla ma riconoscerla nella sua dimensione costitutiva come istanza di cura e attenzione reciproca. “Sarebbe tradire la missione educativa trasmettere una visione dell’apprendimento contrapposta all’aiuto reciproco” (Canevaro, 2015, p. 15) e l’altro da sé non può che divenire possibilità impensata di apprendimento e arricchimento. Possiamo pensare di educare al noi solo rispettando gli io differenti (Felini, Di Bari, 2019), rendendoci disponibili a incontrare bambini e bambine come Mina, possiamo educare nella prospettiva inclusiva solo se rispettiamo e riconosciamo i molteplici volti luminosi e oscuri dell’umano che comprendono anche la fragilità e la vulnerabilità, nostra e dei bambini.

Elisa Rossoni, docente a contratto, Dipartimento di Scienze umane per la formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Moira Sannipoli, professoressa associata di Didattica e Pedagogia speciale, Università di Perugia.

PER APPROFONDIRE

Almond D., La storia di Mina, Salani, Milano, 2011.
Antonacci F., Il cerchio magico. Infanzia, poetica e gioco come ghirlanda dell’educazione, FrancoAngeli, Milano, 2019.
Borgna E., La fragilità che è in noi, Einaudi, Torino, 2014.
Canevaro A., Nascere fragili. Processi educativi e pratiche di cura, EDB, Bologna, 2015.
Crocetta C., Miatto E., Emilio M., Fragile o vulnerabile? Traiettorie per una semantica interdisciplinare, Pensa MultiMedia, Lecce, 2022.
Felini D., Di Bari C., Il valore delle differenze. Tra teorie e pratiche educative, Reggio Emilia, Edizioni Junior-Bambini S.r.l., 2019.
Lorenzoni F., I bambini pensano grande. Cronaca di una avventura pedagogica, Sellerio, Palermo, 2014.
Vecchini S., I bambini si rompono facilmente, Bompiani/Giunti, Milano, Firenze, 2023.

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