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IDEE E PRATICHE DI SOSTENIBILITÀ
Letizia Luini e Francesca Rota
La partecipazione dei bambini
e delle bambine
quale processo trasformativo
Letizia Luini
La partecipazione delle giovani generazioni, qui intesa quale processo in cui ci si impegna nel prendere parte attivamente a questioni che riguardano le proprie condizioni di vita, sia individuali sia collettive, appare un valore fondamentale per promuovere contesti di vita sostenibili, nel senso che invitano tutti e ciascuno a far sentire la propria voce in ambienti di ascolto inclusivi, equi e democratici.
La crescente attenzione verso esperienze e pratiche partecipative ha dato impulso a progetti ed esperienze con i bambini, finalizzate a promuovere cambiamenti sociali, istituzionali e strutturali, favorendo pratiche trasformative orientate al miglioramento delle loro vite attraverso esperienze democratiche, che permettono anche ai più piccoli di ascoltarsi reciprocamente, rispettare le opinioni altrui e individuare spazi fertili per uno scambio costruttivo (Malone, Hartung, 2009).
In continuità, anche alcuni tra i principali documenti di orientamento dei servizi educativi (Ministero dell’istruzione, 2021), dichiarano che obiettivi irrinunciabili di un’educazione per la cittadinanza e per la sostenibilità prevedono un avvicinamento e una sensibilizzazione, sin dalla più tenera età, alle prime forme di partecipazione, attraverso la valorizzazione di progressive dinamiche collaborative tra pari e con gli adulti di riferimento, al fine di sperimentare delle prime esperienze contestualizzate di democrazia diretta.
Da questo punto di vista anche l’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (Onu, 2015) sottolinea la necessità di promuovere pratiche democratiche che permettano a bambini e giovani di partecipare attivamente alle decisioni politiche e comunitarie, evidenziando una visione complessa di sostenibilità che include il benessere sia delle persone sia del pianeta stesso, l’equità, l’inclusione e il rispetto dei diritti fondamentali di ciascuno.
I bambini e le bambine sono in tal senso intesi quali soggetti di diritto poiché portatori di diritti inviolabili come quello alla salute, all’istruzione, al gioco, solo per citarne alcuni, ma anche alla partecipazione e alla libertà di espressione (Onu, 1989).
La Convenzione Onu (1989) riconosce infatti che i bambini hanno visioni personali e sono capaci di condividere informazioni, desideri e bisogni se messi nelle condizioni di poterlo fare: gli adulti in questo senso dovrebbero garantire ad ogni bambino e a ogni bambina la possibilità di esprimere la propria voce affinché venga ascoltata, accolta e considerata seriamente rispetto a tutte le questioni che li riguardano. In particolare, l’articolo 12 afferma che i bambini hanno il diritto di condividere opinioni rispetto a contesti ed esperienze di vita che vengono loro offerti, influenzandoli significativamente alla luce del proprio sentire.
Ciò implica una responsabilità da parte degli adulti che accompagnano, ovvero di saper ascoltare autenticamente le loro opinioni e includerle nei processi decisionali, siano essi politici, sociali o culturali, attraverso modalità e strumenti che cercano di assecondare le modalità comunicative ed espressive delle persone più piccole.
In questo senso, l’articolo 13 della Convenzione sancisce il diritto di esprimersi attraverso diversi canali e linguaggi, scritti, orali o artistico-espressivi, partecipando liberamente alla vita culturale e sociale della propria comunità di appartenenza, in modi adeguati all’età e alle competenze e agli interessi di ognuno.
Coerentemente, anche gli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia (Ministero dell’istruzione, 2022) affermano che nei contesti educativi sia essenziale valorizzare molteplici linguaggi espressivi, poiché questa pluralità di codici promuove diverse intelligenze, offrendo ai bambini opportunità di ascolto reciproco, dialogo ed esperienza diretta sin dai primi anni di vita.
Si evince pertanto che la partecipazione nei contesti per la prima infanzia può essere garantita e preservata soprattutto generando delle occasioni di ascolto delle voci dei più piccoli, che non necessariamente si esprimono attraverso le parole: questo si traduce non solo offrendo strumenti differenti ma anche, per esempio, nell’osservazione attenta delle libere iniziative di ognuno, così come sostenendo lo sviluppo delle prime autonomie, del pensiero critico, dell’empatia e del rispetto reciproco (Ministero dell’istruzione, 2021).
Troppo spesso la partecipazione rischia ancora oggi di essere intesa solo in termini di ruoli che gli adulti attribuiscono ai bambini, quando invece è possibile dedurre che, per permettere a ciascuno di partecipare attraverso modalità personali e rispettose, è necessario riflettere su come i processi partecipativi più istituzionalizzati possano limitare l’ascolto delle voci dei più piccoli.
Riconoscere il valore intrinseco dei contesti quotidiani e considerare i bambini in qualità di soggetti competenti e autonomi significa anche e soprattutto accettare che i loro criteri di partecipazione potrebbero differire da quelli adulti, e che l’imitazione di modelli adultocentrici non sempre rappresenti, per loro, la modalità di partecipazione più autentica o significativa.
Si deduce quindi che educatori e insegnanti dovrebbero valorizzare il potenziale degli ambienti di vita quotidiani, sviluppando delle pratiche di partecipazione basate sull’osservazione sensibile piuttosto che su presupposti adulti (Malone e Hartung, 2009): in tal senso la partecipazione di tutti, qui intesa come presupposto educativo ma anche quale orizzonte trasformativo cui tendere, appare fondamentale (Derr, 2017) poiché le pratiche partecipative possono riconoscere il diritto delle generazioni future di influenzare i contesti in cui vivono, garantendo, anche nel domani, un mondo più giusto e sostenibile per tutte e tutti.
Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)
1 Legge 205/2017, commi 594-601, Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020.
2 Al momento della scrittura del presente articolo, l’implementazione della legge è in fase di attuazione e i decreti attuativi non sono stati emanati.
PER APPROFONDIRE
Derr V., Participation as a supportive framework for cultural inclusion and environmental justice, in “Revista Internacional de Educación para la Justicia Social (RIEJS)”, vol. 6, n. 1, 2017, pp. 77-89.
Malone K., Hartung C., “Challenges of participatory practice with children”, in B. Percy-Smith, N.P. Thomas (a cura di), A Handbook of children and young people’s participation. Perspectives from theory and practice, London, Routledge, 2009, pp. 24-38.
Ministero dell’Istruzione, Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, 2021.
Ministero dell’Istruzione, Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia, 2022.
Onu, Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, 1989.
Onu, Trasformare il nostro mondo. L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, 2015, https://unric.org/it/wp-content/uploads/sites/3/2019/11/Agenda-2030-Onu-italia.pdf.
L’educazione è un dipanarsi di momenti, spesso molto simili gli uni agli altri, eppure tutti straordinari. Come una luce che entra all’improvviso, o un colore che cambia le cose, sospendendo spazio e tempo e mostrando tutto in un’altra prospettiva. Non serve molto, se non uno sguardo continuamente aperto a cogliere il divenire e a introdurre piccole variabili che evidenzino nuove possibilità. Che poi è moltissimo.
Letizia Luini, assegnista di ricerca di Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Francesca Rota, dottoranda in Educazione nella Società Contemporanea, Università degli studi di Milano-Bicocca, insegnante di scuola dell’infanzia e primaria.