My EduBox

Menu

La narrazione per raccontare e per raccontarsi

Letture ed esperienze per i più piccoli

 

Chiara Guzzini

Educatrice e responsabile di servizio, nido Il Glicine, Mesero (Mi)

© Scuola dell’infanzia Casa del Bambino, Ferrara

Abstract

Nella quotidianità del nido e nella progettazione educativa, la narrazione ha assunto un ruolo sempre più centrale, diventando una preziosa risorsa educativa. Come educatrici, all’interno del nostro servizio, ci siamo domandate: come possiamo sostenere la predilezione di bambini e bambine per il linguaggio narrativo? Come possiamo rendere la narrazione una pratica di cura e un’opportunità per far vivere nuove esperienze? A partire da queste domande abbiamo compreso quanto le storie, attraverso la narrazione, possono tramutarsi in nuove, inedite e molteplici esperienze insieme ai più piccoli.

Parole chiave

Nido, narrazione, ascolto, linguaggi inediti, nuove scoperte

Contatti

resp-ni-glicine@coopselios.com

Le immagini si riferiscono ai servizi educativi della cooperativa Il Mosaico Servizi (Lo)

INTRODUZIONE

Duccio Demetrio (2012) ci spiega come già dalla primissima infanzia raccontare le fiabe a bambine e bambini, lasciare a loro disposizione alcuni libri, giornali, riviste e raccontarsi alla fine della giornata diventano momenti spontanei di formazione dei piccoli-grandi narratori, i quali, per esperienza, sapranno dell’esistenza delle storie, dei racconti, dei testi, prima ancora di incontrarli direttamente. I narratori, allora, crescono laddove vi siano le condizioni per sviluppare quella competenza innata, laddove vi sia uno spazio per il racconto e per la storia.

LA NARRAZIONE AL NIDO

Il Glicine sorge a Mesero, un piccolo paese in provincia di Milano. All’interno del nido, che ospita un’unica sezione di 28 bambini e bambine di età compresa tra i 6 e i 36 mesi, i libri sono sempre a disposizione e vengono proposti come strumenti da esplorare, conoscere e manipolare poiché capaci di coinvolgere totalmente i bambini offrendo loro la possibilità di sperimentare diverse sensazioni tattili e associare immagini e materiali che sono in grado di stimolare l’interesse e la curiosità. Inoltre, la storia che prende vita dalla voce dell’educatrice permette di esplorare o conoscere le proprie emozioni e di accrescere le competenze cognitivo-linguistiche. È compito dell’adulto educatore osservare il processo di apprendimento di ogni singolo bambino e bambina nella sua unicità: quel percorso che parte da una proposta, dalla curiosità e dall’osservazione e che si trasforma in un’indagine che potrà stimolare nuovi punti di vista e dar vita a nuove esplorazioni; il racconto, infatti, scatena conversazioni interessanti che possono essere messe in relazione con altre esperienze (Goldschmied, 2015). Durante la quotidianità del nido, come educatrici, ci siamo accorte di quanto la narrazione possa diventare una vera e propria relazione di cura: il racconto va oltre la parola, il corpo comunica con il timbro della voce, la postura, i movimenti, lo sguardo, la mimica facciale e i bambini arricchiscono le loro narrazioni con interpretazioni originali e coinvolgenti.

PROGETTARE ATTRAVERSO LA NARRAZIONE

I bambini e le bambine si appassionano a differenti storie tra le quali, per esempio, I colori delle emozioni di Anna Llenas (2012), Il lupo vegetariano e i sette capretti di Francesca Pirrone (2015), I tre porcellini di Tony Wolf (1994), Il piccolissimo bruco Maisazio di Eric Carle (1969) e molte altre ancora. Queste storie diventano per noi un punto di partenza nella progettazione educativa e rappresentano una bussola che ci guida in nuove indagini e inedite scoperte. Attraverso le storie i bambini incontrano e sperimentano nuovi linguaggi vivendo la narrazione attraverso nuove materialità. Far vivere la narrazione al nido significa far incontrare ai bambini e alle bambine dei contesti per loro inediti come, per esempio, raccontare le storie attraverso le luci e le ombre: grazie alle proiezioni a parete la narrazione diventa uno scenario suggestivo che può essere esplorato con tutto il corpo. Un’altra possibilità di narrazione nasce dall’incontro con la creta, materiale naturale dal grande potere evocativo, che i bambini esplorano con entusiasmo grazie alla sua caratteristica di essere plasmabile e trasformabile sotto il loro tocco. Con la creta i bambini riescono a ricreare le storie ascoltate. Attraverso la grafica, invece, i bambini provano a rendere visibile il proprio pensiero e attraverso di esso i personaggi delle storie riprendono vita: “Ho fatto il mostro della tristezza” (C., 2 anni). Inoltre, durante l’anno, i bambini incontrano la narrazione anche attraverso la teatralità e il teatro dei burattini, che sostiene il loro desiderio di protagonismo e di divertimento.

NARRARE ATTRAVERSO INDAGINI DAL VERO, LINGUAGGI DEL CIBO E COSTRUTTIVITÀ

Abbiamo visto quante occasioni i bambini possono avere per incontrare la narrazione all’interno della loro esperienza al nido e come gruppo educativo abbiamo compreso quanto attraverso di essa si possano incontrare differenti linguaggi e quanto questi incontri possano essere affascinanti tanto per noi adulti quanto per i bambini che tutti i giorni incontriamo. Attraverso le storie si possono conoscere personaggi, emozioni, colori; si possono incontrare consistenze e forme sempre diverse; si possono scoprire sapori, odori, profumi… Per questo motivo, molto spesso durante la quotidianità all’interno del nostro servizio educativo, facciamo incontrare al gruppo cibi e alimenti: i linguaggi del cibo mettono in gioco aspetti differenti, non solo narrativi ma anche sensoriali, metaforici e costruttivi. Per conoscere e scoprire il mondo che ci circonda, l’osservazione è sempre il primo passo poiché costituisce un tempo prezioso di ascolto. Durante questo tipo di ricerche, le educatrici cercano di lasciare a ciascun bambino e bambina il tempo necessario per avvicinarsi al materiale proposto in modo che l’indagine dal vero possa essere un approccio immersivo in cui tutti i sensi vengono coinvolti. Indagare i linguaggi del cibo è meraviglioso poiché grazie a essi si può cogliere l’intensità della ricerca di bambini e bambine che per esplorare i dettagli utilizzano tutti i loro sensi. L’incontro con il melograno, ad esempio, frutto affascinante, inatteso e non sempre conosciuto dai bambini e dalle bambine più piccoli dà origine a esplorazioni totalizzanti: dapprima ne osservano la buccia esterna, rigida e opaca; in un secondo momento, insieme alle educatrici, aprono con stupore il frutto da cui escono i chicchi succosi color rosso vivo. Il melograno è però solo uno dei tanti frutti o delle tante verdure che i bambini incontrano al nido: le zucche, i cavolfiori, i broccoli, i cavoli viola sono altri elementi naturali per vivere i concetti di trasformazione e di cromaticità grazie a tante curiose e inaspettate sperimentazioni. La narrazione si lega inevitabilmente anche alla costruttività, un concetto che indaghiamo spesso con i bambini e le bambine: durante l’anno vengono infatti proposti diversi scenari che possano diventare sfondi per nuove narrazioni.

Mao Fusina (2025) ci dice come la costruttività, molte volte, mette in relazione la persona che costruisce con l’espressione costruita attraverso una narrazione lieve e nascosta e con un’identificazione in alcuni materiali che fungono da elementi transizionali tra il sé e la materia. I materiali naturali ricchi di imperfezioni, di forme asimmetriche e di consistenze particolari si prestano a una ricerca costruttiva unica e proporre una storia attraverso differenti forme narrative è una possibilità che genera nuove idee e apre ai bambini nuovi punti di vista. Durante un’esperienza di costruttività nel parco del nido, i bambini hanno iniziato ad allineare alcuni cilindri di varie grandezze, cercando di creare la casa del lupo, oltre che a inserire i legnetti nei cilindri più grandi per “accendere il fuoco”. Hanno costruito, decostruito e nuovamente ricostruito, rinarrando la storia dei Tre Porcellini, ascoltata e vissuta nelle mattinate precedenti, riuscendo a elaborarla senza l’utilizzo delle parole. È proprio per questo che durante il nostro lavoro quotidiano con i bambini e le bambine ci piace indagare tutti quei linguaggi che possono dar vita a nuove ricerche. La narrazione può essere un punto di partenza, di arrivo, un modo per orientarsi nel lavoro educativo con i più piccoli, ricordando sempre la prima regola dell’Arte di Ascoltare di Marianella Sclavi (2003): “Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca”.

CONCLUSIONI

L’incontro con la narrazione al nido permette di trasmettere dei messaggi ai bambini e alle bambine e consente loro di cogliere nuovi significati, originando nuove conversazioni e apprendimenti in relazione ad altre esperienze. Occorre quindi predisporre contesti, pensarli e arricchirli di materiali di volta in volta diversi e interessanti per sostenere i percorsi di ricerca dei bambini. Lella Gandini ne I cento linguaggi dei bambini (2017), afferma che l’ambiente acquista una funzione educativa ed è considerato il “terzo educatore” insieme agli insegnanti. Affinché ciò avvenga, è necessario che lo spazio sia flessibile e modificabile da parte di bambini e adulti, in modo da rispondere al loro bisogno di costruire attivamente la loro conoscenza. D’altronde, tornando a Demetrio (2012), i narratori crescono dove vi siano le condizioni per sviluppare quella competenza innata che portiamo con noi, laddove vi sia uno spazio per il racconto e per la storia. Come gruppo di lavoro siamo consapevoli che l’esperienza educativa debba predisporre ambienti e avvenire in tempi che consentano a chi vi entri di potersi sperimentare. La narrazione può diventare così un’occasione privilegiata per trovare uno spazio di comunicazione tra adulto e bambino, carico di fantasie ed emozioni. 

Vanna Iori, membro del Direttivo dell’Istituto di Studi Superiori “Toniolo” di Milano. Già professoressa ordinaria di Pedagogia Generale e Sociale all’Università Cattolica di Milano.

1 www.topipittori.it/it/topipittori/corpi- narranti (ultima consultazione: 15/3/2025). 2 Definizione attuale di museo secondo l’ICOM (International Council of Museu- ms Italia): www.icom-italia.org/defini- zione-di-museo (ultima consultazione: 15/3/2025).

 

 

BIBLIOGRAFIA

Carle E., Il piccolissimo bruco Maisazio, Milano, Mondadori, 1969.

Demetrio D., Educare è narrare. Le teorie, le pratiche, la cura, Milano, Mimesis, 2012.

Edwards C., Gandini L., Forman G., I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2017.

Fusina M., “Il gioco costruttivo per abitare mondi”, in S. Bonaccini (a cura di), Abitare mondi. Naturali, digitali, artificiali, Atti del XVI Convegno Internazionale “Sentieri possibili”, Reggio Emilia, Edizioni Junior, 2025.

Goldschmied E., Persone da zero a tre anni. Crescere e lavorare nell’ambiente del nido, Parma, Edizioni junior, 2015.

Llenas A., I colori delle emozioni, Milano, Gribaudo, 2012.

Sclavi M., Arte di ascoltare e mondi possibili. Come si esce dalle cornici di cui siamo parte, Milano, Bruno Mondadori, 2003.

Pirrone F., Il lupo vegetariano e i sette capretti, Firenze, Terra Nuova Edizioni, 2015.

Wolf T., I tre porcellini, Milano, Dami Editore, 1994.

DOMANDE GENERATIVE

Provando a ragionare sugli albi preferiti dai bambini, quali mondi aprono quelle letture, quali elementi rimangono più a lungo nella mente e nelle parole dei bambini? In che modo si possono aiutare i bambini a tenere i fili delle storie ascoltate? Quali contesti permanenti rendono possibile abitare le storie? Potrebbe essere interessante prendere nota di ciò che accade nei giochi dei bambini a seguito della lettura di albi che li vedano partecipi ed emotivamente coinvolti.

Cinzia D’Alessandro

Scopri gli altri ruoli della PSLZero6

Attuale