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Le parole dell’educazione

Infanzia

Andrea Bobbio – Professore associato in Pedagogia Generale e Sociale, Dipartimento SHS, Università della Valle d’Aosta-Université de la Vallée d’Aoste

Il termine, di derivazione latina (dal lat. infantia, der. di infans -antis) definisce il primo periodo di sviluppo dell’essere umano prefigurando una condizione di dipendenza del soggetto dalle cure parentali e d’incompiutezza sul piano dello sviluppo fisico e psico-biologico. Al suo interno l’infanzia, quale categoria sociale e auxologica, si segmenta ulteriormente definendo le figure del neonato (fino al 20° giorno); del lattante (dal 20° giorno all’inizio della 1a dentizione = 6° mese); la prima infanzia (dal 6° mese alla fine della 1a dentizione = 28°-30° mese); la seconda infanzia (dal 28°-30° mese all’inizio della dentizione definitiva = 6° anno); la grande infanzia o fanciullezza o età scolastica (dal 6° anno al periodo prepubere = 11°-12° anno). La Convenzione dei diritti dell’infanzia, invece, il più conosciuto e attuale strumento di protezione del minore, in luogo del termine “infanzia”, utilizza al suo interno (segnatamente all’articolo 1) quello di fanciullo, intendendo come tale “ogni essere umano avente un’età inferiore a diciott’anni, salvo se abbia raggiunto prima la maturità in virtù della legislazione applicabile”.

Al di là delle cronologie proposte, dagli studi più recenti emerge come l’infanzia, pur se ancorata a presupposti di natura biologica ed evolutiva (che Maria Montessori aveva delineato nelle loro componenti funzionali e che Piaget aveva inquadrato nella prospettiva dell’epistemologia genetica), sia anzitutto una categoria sociale e culturale. In tempi recenti, infatti, l’ecologia dello sviluppo umano (ma anche il pensiero dialogico, la pedagogia interculturale e comparativa, l’antropologia, lo strutturalismo, il marxismo, il materialismo storico, il costruttivismo, la teoria dei sistemi) ha decostruito il volto di un’infanzia ontologica e metafisica, una sorta di categoria a-storica che permane immutabile quale a-priori dell’esperienza umana. Anche la psicoanalisi, che per certi versi l’ha ontologizzata quale figura archetipica dell’inconscio, oggi sembra più propensa a porla in una prospettiva oggettuale, quindi condizionata da scambi reali che, pur vissuti come esperienze fantasmatiche, mantengono un loro valore transattivo, quindi dialogico e contestuale. Del resto, come ricorda Egle Becchi (1996), l’infanzia e un concetto relazionale: “Si è bambini sempre relativamente a qualcuno che tale è – una generazione, una coorte di altri bambini – oppure non è, un giovane, un adulto, un anziano”.

La genesi storica del sentimento dell’infanzia, a detta di Aries (1968), risalirebbe a non prima del Diciassettesimo secolo. Tale inquadramento e oggi meno categorico, e se siamo a conoscenza dei fenomeni religiosi che sia in terre cattoliche che protestanti, in età moderna, dedicavano particolare attenzione e rispetto ai bambini; e nel secolo dei Lumi che si afferma e si diffonde una nuova concezione dell’infanzia, a partire dalla provocatoria affermazione di Rousseau nell’Emilio: “L’infanzia non è punto conosciuta, ha modi di vedere, pensare, sentire che sono suoi propri”.

Oggi l’infanzia costituisce oggetto di una vasta analisi pedagogica: le culture dell’infanzia; le immagini d’infanzia; la sua costruzione sociale; i contesti per l’infanzia; i diritti dell’infanzia costituiscono altrettanti paradigmi di una ricerca sempre più interdisciplinare, che intende il bambino come un soggetto sociale attivo, un produttore ed elaboratore di cultura, un soggetto capace di influire sul mondo degli adulti orientandone le scelte, i valori e i significati.

Bibliografia

Amadini M., Bobbio A., Bondioli A., Musi E., Itinerari di pedagogia dell’infanzia, Scholé, Brescia, 2018.

Ariès P., Padri e figli nell’Europa medievale e moderna, Laterza, Roma-Bari, 1968.

Becchi E., Julia D. (a cura di), Storia dell’infanzia, 2 voll., Laterza, Roma-Bari, 1996.

PER APPROFONDIRE

Per approfondire

• Biffi E., Cosa può fare ed essere un bambino oggi? Riflessioni pedagogiche sul contributo dell’infanzia nella
società contemporanea, in “Pedagogia oggi”, vol. 16, n. 2, 2018, pp. 205-226.
• Cavarero A., Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano, Feltrinelli, 1997.
• Montà C., Children’s education for participation in public, formal and structured decision-making
processes. Moving between policy and practice, Roma, Armando Editore, 2022.
• Rinaldi C., Giudici C., Krechevsky M. (a cura di), Rendere visibile l’apprendimento, Reggio Emilia, Reggio

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